Le donne hanno svolto un ruolo attivo nella storia della fotografia fin dai tempi della sua nascita, convenzionalmente collocata nel 1839, con la presentazione al pubblico dell'invenzione del dagherrotipo attribuita al francese Louis Daguerre..
A differenza della pittura e della scultura, l'arte della fotografia offrì loro una maggiore possibilità di partecipazione, non essendo materia di studio accademico e non essendo soggetta alle medesime convenzioni cui erano sottoposte le arti tradizionali..
Nel corso del XIX secolo molte donne sperimentarono l'uso e le potenzialità di questo mezzo, utilizzandolo a livello amatoriale per registrare momenti della propria vita o eventi particolari, per immortalare vedute panoramiche, come fece una delle prime dagherrotipiste, Franziska Möllinger, oppure se ne servirono nell'ambito della propria professione, ad esempio nelle scienze o nel campo dell'archeologia, come accadde per Anna Atkins e Alice Le Plongeon. Soprattutto nel nord Europa molte donne praticarono la fotografia come opportunità di lavoro e di guadagno, aprendo studi in Danimarca, Svezia, Germania e Francia a partire dagli anni quaranta dell'Ottocento, mentre è in Gran Bretagna che fotografe amatoriali appartenenti a famiglie benestanti svilupparono la fotografia come arte alla fine del 1850..
Nei primi decenni dalla sua nascita, tuttavia, la fotografia fu appannaggio di una ristretta cerchia di persone, perlopiù appartenenti alle classi agiate, che condivise al proprio interno le conoscenze tecniche su questo nuovo strumento, allora non di semplice utilizzo, e che fu in grado di procurarsi i materiali necessari per il suo funzionamento. Molte donne in quegli anni affiancarono i riconosciuti pionieri della fotografia, loro mariti o conoscenti, sia nella pratica fotografica, che nello sviluppo delle sue tecniche, e ne furono esse stesse sperimentatrici e innovatrici.
Dalla fine dell'Ottocento, grazie al progresso delle scoperte e delle tecniche nel procedimento di produzione delle immagini, la fotografia risultò alla portata di più ampie fasce sociali e si moltiplicarono i suoi usi commerciali e la schiera di coloro che utilizzarono il mezzo a livello amatoriale e non, fra cui molte donne, che si dedicarono soprattutto al genere del ritratto..
Alcune fotografe, come la pioniera del pittorialismo Julia Margaret Cameron, lo volsero a fini d'arte, adottando scenografie e pose ispirate ai dipinti classici o a scene bibliche; altre, come Denise Colomb, Madame d'Ora (pseudonimo di Dora Kallmus), Ida Kar e Alice Boughton, si specializzarono in questo genere per rispondere alla crescente richiesta di coloro che desideravano avere immagini di sé o testimoniare il raggiunto status economico, culturale o sociale; altre ancora, come Yva, per pubblicizzare prodotti commerciali, oppure, come Geraldine Moodie, per documentare etnie diverse.. Durante il nazismo la fotografa tedesca Eva Lendvai-Dircksen lo utilizzò per promuovere le ideologie razziste; per il femminismo degli anni settanta il ritratto e l'autoritratto rappresentarono uno strumento di contestazione degli stereotipi femminili e di scoperta e affermazione della propria identità..
Nel corso del Novecento numerose fotografe parteciparono attivamente ai principali movimenti che segnarono la storia della fotografia, come il pittorialismo, il fotosecessionismo (Gertrude Käsebier, Eva Watson-Schütze, Mary Devens), la straight photography (Diane Arbus, Berenice Abbott), così come presero parte alle sperimentazioni delle avanguardie artistiche: Bauhaus e dadaismo (Hannah Höch, Marianne Brandt), surrealismo (Lee Miller, Claude Cahun), futurismo (Wanda Wulz).
Le artiste che vissero l'esperienza della Repubblica di Weimar, per lo più di origini ebraica e quasi tutte emigrate in altri paesi dell'Europa e degli Stati Uniti durante il nazismo, diedero un importante contributo al rinnovamento dell'estetica fotografica, spesso esprimendo nella loro produzione idee sul genere e sulle relazioni sociali..
Nella Repubblica di Weimar degli anni venti e in seguito nel resto dell'Europa, come effetto della crescita esponenziale della stampa illustrata, si affermò il fotogiornalismo (le fotografe europee più richieste furono Rogi André, Eva Besnyö e Germaine Krull, negli Stati Uniti, fra le altre, si distinse Margaret Bourke-White), mentre negli Stati Uniti negli anni trenta, grazie al patrocinio federale, in particolare della FSA (Farm Security Administration), l'agenzia federale che promosse la raccolta di documentazione sugli effetti della Grande Depressione, conobbe un grande impulso la fotografia documentaria, di cui una delle più note esponenti fu Dorothea Lange, che con le sue foto raccolte in diverse regioni del paese, mostrò al grande pubblico le difficili condizioni di vita della popolazione rurale e dei migranti.
Durante la seconda guerra mondiale diverse fotografe divennero corrispondenti di guerra, mentre nei decenni precedenti esse avevano rappresentato un'eccezione, come nel caso di Gerda Taro durante la guerra civile spagnola, o di Olive Edis (1876-1955), la prima fotografa di guerra ufficiale della Gran Bretagna.
Negli anni sessanta e settanta il movimento femminista mise in luce l'occultamento e l'emarginazione delle donne dalla storia dell'arte e gli stereotipi femminili presenti nella cultura visiva, evidenziando come i canoni artistici fossero fondati sullo sguardo maschile e perpetuassero la struttura patriarcale;. la produzione delle fotografe femministe o sensibili alle questioni poste dal femminismo, come Martha Rosler, Barbara Kruger e Cindy Sherman, si concentrò sul tema del corpo, della sessualità, delle relazioni, e sulla decostruzione delle rappresentazioni femminili, cercando altre vie per affermare una nuova estetica basata sulla differenza sessuale.
A partire dagli anni ottanta altri temi che percorsero il dibattito fra le fotografe, specie negli Stati Uniti, furono la classe e l'etnia in relazione al genere e alla biografia, e la questione LGBT, mentre la sperimentazione e l'ibridazione di tecniche diverse - fotografia, collage, video, performance - connotarono sempre di più il lavoro di tutte le artiste. Non va dimenticato il notevole contributo alla fotografia d'architettura, genere storicamente affidato agli uomini, che seppe dare dagli anni Ottanta del Novecento l'austriaca Margherita Spiluttini.
Origini
Un piccolo numero di donne contribuì alla preistoria della fotografia e prese parte alla sperimentazione scientifica che precedette l'annuncio del dagherrotipo e dei processi di negativo su carta nel 1839; ad esempio, gli studi sulla chimica dell'argento della scienziata britannica Elizabeth Fulhame, attiva alla fine del XVIII secolo, e i suoi esperimenti di conservazione delle immagini attraverso l'interazione di luce e sali di metallo, di cui vennero pubblicati i risultati nel 1794, sono ritenuti una pietra miliare nella nascita e nella prima storia della fotografia.
Quando nel 1839 venne presentato in pubblico il processo della dagherrotipia messo a punto da Louis Jacques Mandé Daguerre, fra i molti che si fecero avanti per rivendicarne l'invenzione vi fu anche una donna, la pittrice tedesca Friederike Wilhelmine von Wunsch, residente da tempo a Parigi, che nel febbraio di quell'anno così scrisse al re prussiano Federico III: "Sono felice e orgogliosa di poter dire a sua Maestà che la nostra patria non ha più bisogno di sentirsi abbandonata in questa gloria e che le mie indagini sono non solo antecedenti a quelle dei miei saggi emulatori, ma che hanno superato di gran lunga i loro risultati".
La Gran Bretagna è ritenuta la culla della diffusione fra le donne della fotografia amatoriale, affermatasi in particolar modo attraverso la presenza, nell'ambiente familiare o sociale di provenienza, di mariti, padri o conoscenti, sperimentatori di questo nuovo mezzo. Ad esempio, molte delle donne che si interessarono allo sviluppo del processo di stampa fotografica ai sali d'argento, noto come calotipia, una tecnica innovativa che - al contrario del dagherrotipo - consentiva la riproduzione in serie di un'immagine, erano amiche gallesi e parenti del suo inventore, il britannico William Fox Talbot, che lo brevettò nel 1841..
La pioniera della fotografia femminile è ritenuta l'artista britannica Sarah Anne Bright, autrice nel 1839 del fotogramma di una foglia di ranuncolo realizzato con carta patinata di nitrato d'argento e noto come Quillan Left. Nel 2015 i risultati di alcune ricerche avviate per scoprire la paternità dell'opera, messa in vendita a un'asta da Sotheby's a New York e successivamente ritirata per i dubbi sorti sulla legittimità della sua attribuzione a Nicolaas Henneman e William Fox Talbot, hanno stabilito che l'autrice era invece l'acquarellista e fotografa Sarah Anne Bright, figlia di Richard Bright (1754–1840), un ricco mercante e banchiere con interessi scientifici, fra i fondatori nel 1823 della Bristol Institution for the Advancement of Science, Literature and the Arts.
Il contributo femminile alla fotografia non fu solo di carattere eccezionale od occasionale: Constance Fox Talbot, moglie di Talbot, partecipò attivamente alla sperimentazione di quel processo; l'immagine di un breve verso del poeta irlandese Thomas Moore, a lei attribuita, la colloca fra le prime fotografe conosciute, e anche la moglie del botanico e fotografo John Dillwyn Llewelyn, Emma Thomasina Talbot, cugina di Talbot, costituì un supporto indispensabile nell'attività fotografica del marito, in particolare nella stampa dei negativi. Non va dimenticata l'importanza della sorella minore di John Dillwyn, Mary Dillwyn, più dotata del fratello in fotografia e prima fotografa del Galles, accreditata per essere stata la prima al mondo ad aver fotografato un pupazzo di neve.
Rappresenta tuttavia un caso estremamente raro di "collaborazione egualitaria fra coniugi", l'insistenza con cui il naturalista e fotografo britannico Robert Christopher Tytler intervenne presso la Photographic Society di Calcutta, perché venisse riconosciuto anche alla moglie Harriet il lavoro fotografico svolto per sei mesi in India sui luoghi dei combattimenti seguiti all'ammutinamento delle truppe sepoy, a lui interamente attribuito, ma in realtà svolto da entrambi.
Lo sviluppo delle tecniche fotografiche e la diffusione della fotografia su carta condussero sempre più numerose donne provenienti da ambienti aristocratici o benestanti, nei quali circolavano le informazioni tecniche, i mezzi e le conoscenze necessarie per padroneggiare questo processo, alla sperimentazione di questo nuovo strumento a livello amatoriale, per ritrarre la propria famiglia e gli ambienti domestici, ma anche, nel caso di donne impegnate in attività collegate alle scienze, per testarne l'applicazione alla ricerca scientifica.
La botanica e fotografa britannica Anna Atkins, ad esempio, utilizzò nel suo lavoro di classificazione e di registrazione dei campioni di materiali la tecnica di fissaggio dell'immagine introdotta da John Herschel, realizzando fotogrammi cianotipici di alghe essiccate. Il suo Photographs of British Algae: Cyanotype Impressions, pubblicato nel 1843, è ritenuto uno dei primi libri con illustrazioni fotografiche.
Thereza Dillwyn Llewelyn (1834-1926), botanica e astronoma, è ritenuta una pioniera della fotografia scientifica; in collaborazione con il padre John Dillwyn Llewelyn realizzò alcune delle prime fotografie della luna a metà degli anni cinquanta dell'Ottocento.