Il becco a scarpa (Balaeniceps rex ) è un grande uccello pelecaniforme, unica specie vivente della famiglia Balaenicipitidae e del genere Balaeniceps.
Il suo nome deriva dal suo grande becco dalla vaga forma di una scarpa. A causa della sua anatomia, in passato fu classificato come un Ciconiiformes, sebbene tutt'oggi le sue vere affiliazioni con gli altri uccelli siano piuttosto ambigue. Oggi alcuni ricercatori lo classificano come un Pelecaniformes. Gli esemplari adulti presentano un piumaggio grigio cenere, mentre i nidiacei presentano una peluria marroncina. Vive negli ambienti tropicali dell'est dell'Africa, nelle grandi paludi dal Sudan allo Zambia.del Hoyo, J. Elliott, A. & Sargatal, J. (editors). (1992) Handbook of the Birds of the World. Volume 1: Ostrich to Ducks. Lynx Edicions. ISBN 84-87334-10-5
Descrizione
Il becco a scarpa si distingue per la mole notevole, il collo tarchiato e la grossa testa. È un uccello alto, la cui altezza può variare dai 110 ai 140 centimetri, e alcuni esemplari possono raggiungere anche i 152 centimetri. La lunghezza corporea, dalla coda alla punta del becco, può variare da 100 a 140 centimetri, mentre l'apertura alare è di 230-260 centimetri. Il peso varia da 4 a 7 kg. I maschi sono più grandi e pesanti delle femmine raggiungendo un peso medio di 5,6 kg, rispetto alle femmine che normalmente arrivano a 4,9 kg di peso.
La caratteristica distintiva della specie è il suo enorme becco bulboso, che ricorda vagamente uno zoccolo di legno, di colore paglierino con macchie grigiastre irregolari. Il culmen esposto (la lunghezza del becco lungo la parte superiore della mascella) è di 18.8-24 centimetri, rendendolo il terzo becco più lungo tra gli uccelli esistenti dopo pellicani e cicogne di grandi dimensioni, e superando il becco dei pellicani in circonferenza, specialmente se viene presa in considerazione anche la parte cheratinosa del becco. Come nei pellicani, la mascella è fortemente carenata e termina con un uncino appuntito. L'ampia mandibola, invece, è rivestita da una membrana coriacea. Le zampe di colore scuro sono piuttosto lunghe, il cui tarso può raggiungere dai 21.7 ai 25.5 centimetri. I piedi del becco a scarpa sono eccezionalmente larghi e non presentano palmatura, e il solo dito medio può raggiungere dai 16.8 ai 18.5 centimetri di lunghezza, aiutando l'animale a farsi strada nella fitta vegetazione acquatica del suo habitat mentre caccia. Il collo è relativamente corto e più spesso di altri trampolieri dalle lunghe zampe, come aironi e gru. Le ali sono larghe, con una lunghezza alare (la lunghezza presa dal polso alle penne primarie, quando l'uccello tiene le ali chiuse) compresa tra i 58.8 e i 78 centimetri, e ben adattate al volo planato.
Il piumaggio degli adulti è di colore blu-grigio, mentre le penne remiganti e le timoniere sono più scure. Il petto presenta piume allungate, che hanno calami più scuri. L'occipite è marcato dalla presenza di un breve ciuffo di penne. L'iride è gialla in entrambi i sessi. I giovani hanno una livrea simile a quella degli adulti, ma sono più scuri e con sfumature marroncine. Alla nascita, il becco è di dimensioni più modeste, ed è di colore grigio-argenteo. Il becco diventa più grande quando i pulcini raggiungono i 23 giorni di vita, sviluppandosi completamente entro 43 giorni.
Volo
Durante il volo le ali vengono tenute piatte e, come nei pellicani e nelle cicogne del genere Leptoptilos, il becco a scarpa vola con il collo retratto sul dorso. La frequenza durante il volo battuto è di circa 150 battiti al minuto, è una delle più lente di qualsiasi uccello, a eccezione delle specie di cicogne più grandi. Alterna cicli di volo battuto e planata di circa sette secondi ciascuno, con una lunghezza di planata intermedia tra quella delle cicogne più grandi e quella del condor andino (Vultur gryphus). Quando vengono costretti alla fuga, di solito, cercano di volare non più di 100-500 metri. I becchi a scarpa percorrono raramente grandi distanze in volo, e compiono di rado voli oltre la loro distanza minima di 20 metri per nutrirsi. Sono uccelli che prediligono vivere al suolo, dove nidificano e dormono, spiccando raramente il volo a meno che non vengano spaventati, cercando rifugio sui rami degli alberi.
A distanza ravvicinata, il becco a scarpa può essere facilmente identificato dalle sue caratteristiche uniche. In volo, se il suo caratteristico becco non è visibile, la sua sagoma ricorda quella di una cicogna o di un condor; le sue piume, però, sono di un caratteristico grigio-blu. La coda è dello stesso colore delle ali. In cattive condizioni visive, le sue dimensioni e l'apertura alare larga possono distinguerlo dagli altri uccelli del suo habitat. Le zampe, lunghe all'incirca come quelle di una cicogna, si estendono all'indietro ben oltre la coda quando è in volo.
Distribuzione e habitat
Il becco a scarpa vive primariamente nelle paludi d'acqua dolce dell'Africa tropicale centrale, dal Sudan meridionale e dal Sudan del Sud attraverso parte del Congo orientale, Ruanda, Uganda, Tanzania occidentale e Zambia settentrionale. La specie è più numerosa nella sub-regione del Nilo occidentale e nel Sudan del Sud (in particolare il Sudd, principale roccaforte della specie); vi sono popolazioni significative anche nelle zone umide dell'Uganda e della Tanzania occidentale. Sono stati riportati avvistamenti più isolati di becchi da scarpa in Kenya, Repubblica Centrafricana, Camerun settentrionale, sud-ovest dell'Etiopia e Malawi. Sono stati avvistati anche esemplari vagranti nel bacino dell'Okavango, nel Botswana e nella parte superiore del fiume Congo. La distribuzione di questa specie sembra coincidere in gran parte con quella del papiro e dei dipnoi africani. L'animale si trova spesso in aree di pianure alluvionali intervallate da papiri e canneti. Tendono a evitare le acque troppo profonde a meno che non vi sia un letto di vegetazione galleggiante. Prediligono anche gli acquitrini dove l'acqua è scarsamente ossigenata. Ciò fa sì che i pesci emergano più spesso per respirare aria, aumentando le probabilità di cattura da parte del becco a scarpa. Il becco a scarpa non è un uccello migratore, e compie solo movimenti stagionali limitati in base ai cambiamenti dell'habitat, alla disponibilità di cibo e all'interferenza umana.
I petroglifi di Oued Djerat, Algeria orientale, mostrano che il becco a scarpa apparve durante l'Olocene inferiore molto più a nord, nelle zone umide che coprivano l'attuale deserto del Sahara.
Il becco a scarpa predilige come dimora le paludi d'acqua dolce estese e dense. Quasi tutte le zone umide in cui nidifica questo uccello sono ricche di papiro (Cyperus papyrus), e canneti di Phragmites e Typha. Sebbene la loro distribuzione sembri in gran parte corrispondere alla distribuzione del papiro nell'Africa centrale, la specie sembra evitare le paludi composte solamente da papiro, ed è più attratta da aree con vegetazione mista. Più raramente, la specie è stata avvistata in cerca di cibo nelle risaie e nelle piantagioni allagate.
Tassonomia
Il becco a scarpa era già ben noto sia agli antichi egizi sia agli arabi, ma venne classificato solo nel XIX secolo, dopo che alcune pelli, e in seguito anche degli esemplari vivi, furono portati in Europa. John Gould descrisse l'animale nel 1850, dandogli il nome di Balaeniceps rex. Il nome del genere deriva dalle parole latine balaena ossia "balena", e caput ossia "testa", abbreviato in -ceps per comporre il nome.
Originariamente classificato come una cicogna (Ciconiiformes), la sua classificazione rimase invariata nella tassonomia di Sibley-Ahlquist, il cui "Ciconiiformes" raggruppava un enorme numero di taxa non correlati tra di loro. Più recentemente, il becco a scarpa è stato avvicinato ai pellicani (sulla base di confronti anatomici) o agli aironi (sulla base di prove biochimiche). L'analisi microscopica della struttura del guscio delle uova condotta da Konstantin Mikhailov, nel 1995, ha rilevato che i gusci delle uova dei becchi a scarpa somigliavano molto a quelli di altri Pelecaniformi, avendo una copertura di materiale microglobulare molto spesso sui gusci cristallini. Un recente studio sul DNA rafforza la loro appartenenza a Pelecaniformes.
Finora, sono stati descritti due parenti fossili del becco a scarpa: Goliathia risalente all'Oligocene inferiore dell'Egitto, e Paludavis dal Miocene inferiore sempre dall'Egitto. È stato suggerito che anche l'enigmatico Eremopezus possa essere un suo parente, ma le prove di ciò non sono confermate. Tutto ciò che si conosce di Eremopezus è che era un grande uccello africano, probabilmente incapace di volare e dai piedi flessibili.
Biologia
Il becco a scarpa è noto per i suoi movimenti lenti e la tendenza a rimanere fermo per lunghi periodi in attesa della perfetta occasione per colpire la sua preda, il che ha portato a descrizioni della specie, come "a forma di statua". Questi uccelli sono abbastanza sensibili ai disturbi umani e possono abbandonare i loro nidi se scoperti dagli umani. Tuttavia, durante la caccia, se tra l'animale e le persone vi è una fitta vegetazione a garantire una qualche sorta di protezione per il volatile, questo trampoliere mantiene un comportamento piuttosto docile. Il becco a scarpa è attratto da acque scarsamente ossigenate, che costringono i pesci ad affiorare spesso per respirare. Nonostante la sua mole notevole, il becco a scarpa si appollaia spesso sulla vegetazione fluttuante, facendolo apparire un po' come una jacana gigante, sebbene l'airone golia (Ardea goliath), di dimensioni simili e occasionalmente simpatrico, è anch'esso noto per appollaiarsi sulla vegetazione acquatica galleggiante. I becchi a scarpa tipicamente si nutrono in acque fangose e, essendo solitari, cercano il cibo a 20 metri o più l'uno dall'altro, anche in aree densamente popolate. Questa specie insegue la sua preda pazientemente, in modo lento e silenzioso. Durante la caccia il becco a scarpa avanza molto lentamente, rimanendo a tratti immobile, e non distogliendo mai lo sguardo dal suo obiettivo, in quanto questi uccelli cacciano interamente facendo affidamento sulla vista. Quando la preda viene individuata, ed è alla sua portata, l'animale scatta in avanti con tutto il corpo, quasi tuffandosi in acqua, lanciando in avanti il becco e catturando la preda. Questo gesto viene anche chiamato "collasso". Tuttavia, a seconda delle dimensioni della preda, il becco a scarpa può impiegare fino a 10 minuti per sottometterla e ingoiarla. Circa il 60% dei colpi è di successo. Spesso insieme alla preda, il becco a scarpa afferra anche acqua e vegetazione circostante, che fuoriuscirà dai bordi del becco. Talvolta, l'attività degli ippopotami può inavvertitamente giovare al becco a scarpa, poiché quest'ultimi quando nuotano sul fondale possono spingere i pesci in superficie.
Dieta