La cosiddetta rinascita, restaurazione o rinascenza comnenaIn un suo studio sulla portata culturale dell'epoca comnena, Aleksandr Každan ha ricordato l'ampio novero di pubblicazioni che si è espresso a proposito di una "rinascenza", pur contestandone la definizione e giudicandola fragile sotto vari punti di vista. Egli ha preferito adottare l'espressione pre-rinascenza per l'XI-XII secolo, ricordando che sì fu un periodo creativo, ma caratterizzato da una «timorosa» attività di ricerca e dall'incapacità di elevare l'essere umano «alla condizione di signore della natura», come accaduto in Occidente durante l'Umanesimo. Tali fragili premesse resero pertanto impossibile approdare a una rinascenza vera e propria. Per approfondire, si veda: fu un periodo storico compreso tra l'affermazione al potere di Alessio I Comneno (1081) e la morte di Andronico I Comneno (1185) durante il quale l'Impero bizantino visse una fase di rigenerazione politica, militare, culturale ed economica. La dinastia dei Comneni mise in atto un intenso programma riformista e si preoccupò a più riprese di sanare le urgenze primarie dello Stato, quali le difficoltà in campo bellico, la paralisi amministrativa dovuta a sistemi inadeguati e le lancinanti dispute in seno all'aristocrazia. Fu esercitata inoltre una maggiore ingerenza sulla materia ecclesiastica, così come si assistette a un generale accentramento del potere e della società attorno a Costantinopoli. Sotto il profilo diplomatico e commerciale, gli scambi furono particolarmente frenetici sia con l'Oriente sia con l'Occidente, con cui si allacciarono strette connessioni, più o meno lineari, dovute anche alla proclamazione delle crociate.
Le brillanti azioni di Alessio I (regnante dal 1081 al 1118), Giovanni II (r. 1118-1143) e Manuele (r. 1143-1180), i tre sovrani più capaci della dinastia, consentirono di raggiungere notevoli risultati nell'immediato e probabilmente mascherarono ambizioni universalistiche ormai anacronistiche e rivelatesi troppo onerose da assecondare. Non appena infatti l'impalcatura cominciò a vacillare, si patì un collasso immediato dovuto a una tendenza eccessiva alla feudalizzazione, a un insostenibile grado di centralizzazione per un impero così vasto e ai costi immensi delle innumerevoli campagne militari concluse. Proprio per questo, alcuni studiosi hanno espresso dei dubbi in merito all'esatta natura della cosiddetta rinascenza comnena, ritenendo incerto se fosse stata un'effettiva fase di risveglio generale. Si è infatti immaginato che la situazione si fosse temporaneamente stabilizzata soltanto per via della comprovata capacità politica dei sovrani succedutisi, la cui scomparsa avrebbe immediatamente svelato le criticità prima sapientemente celate. Lungi dal raggiungere una conclusione definitiva sui temi più complessi, gli esperti tendono ad esprimere pareri meno discordanti sull'ambito economico, demografico, sociale e culturale, dove si registrarono i traguardi maggiormente incoraggianti.
Storia Situazione precedente
L'Impero bizantino aveva toccato il proprio apogeo sotto Basilio II Bulgaroctono (regnante dal 976 al 1025), fautore di notevoli conquiste nei Balcani, nel Mediterraneo e nella turbolenta Asia Minore, che sembrava essere stata finalmente riappacificata... Alla sua scomparsa, si affermarono per circa un cinquantennio sovrani effimeri ed estratti quasi sempre dall'aristocrazia civile. Pregiudizialmente avversa al mondo bellico, la maggioranza degli imperatori del 1025-1081 si dimostrò inadatta a preservare un accettabile grado di efficienza dell'apparato militare e diplomatico. La riduzione dell'autorità centrale e la conseguente incapacità di reazione avevano reso Bisanzio estremamente vulnerabile e l'avevano esposta a pressioni simultanee provenienti da più fronti, tra cui i Peceneghi e gli Uzi dalle steppe, i Selgiuchidi dall'Oriente, specie dopo la decisiva battaglia di Manzicerta del 1071, e i Normanni da Occidente.. A questa crisi territoriale si aggiungevano croniche difficoltà economiche, tra cui la svalutazione monetaria e la disgregazione degli equilibri sociali tradizionali, che rendevano impellente un profondo riassetto dello Stato. Alla vigilia dell'ascesa dei Comneni, l'Impero bizantino versava pertanto in condizioni gravissime.
L'epoca dei Comneni
Alessio I Comneno (r. 1081-1118)
Originaria di Comnè, nei pressi di Adrianopoli, ma proprietaria soprattutto di possedimenti stanziati in Paflagonia,. la famiglia dei Comneni era riuscita a inserirsi stabilmente nei circoli del potere costantinopolitano grazie a una combinazione di carriere militari, alleanze matrimoniali e allacci con altre illustri genealogie aristocratiche. Il primo esponente della discendenza a imporsi al trono fu Isacco I Comneno (r. 1057-1059), legato all'aristocrazia bellica dell'Asia Minore e deciso a ripristinare l'efficienza delle forze armate anche a costo di duri sacrifici economici..
Il ritorno al vertice dei Comneni avvenne con un nipote di Isacco I, Alessio I, che si impose al potere con la forza nel 1081 sfruttando le proprie capacità di generale, la sua arguzia politica e il solido rapporto che aveva con l'autorevole famiglia dei Ducas, derivante dal suo matrimonio con Irene Ducaena... Le sfide che si palesarono dinnanzi ad Alessio furono molteplici e improcrastinabili.. Una delle prime di cui si preoccupò fu l'annosa gestione della crisi militare, che affrontò ricorrendo a misure straordinarie come l'impiego di mercenari stranieri e l'utilizzo di risorse ecclesiastiche per finanziare la difesa.. Sviluppò in parallelo un'intensa attività diplomatica e strinse coalizioni strategiche con potenze come la Repubblica di Venezia, il cui supporto navale si rivelò provvidenziale contro i Normanni. Ciò comportò la sofferta stipula di intese commerciali (su tutte, la crisobolla del 1082) che alterarono gli equilibri economici dell'impero... Archiviata la minaccia normanna, Alessio sventò il pericolo pecenego nei Balcani grazie all'alleanza con i Cumani e alla vittoria di Levounion nel 1091..
La situazione in Anatolia rimase comunque compromessa, costringendo l'imperatore ad adottare una politica pragmatica basata sulla diplomazia e sul riconoscimento di fatto dei potentati turchi locali.. Gli aiuti militari verosimilmente richiesti da Alessio alla Santa Sede si tramutarono nel fenomeno delle crociate, il quale rappresentò un ulteriore elemento di complessità.. La connotazione che le spedizioni assunsero suscitò un impatto ideologico diverso, poiché mentre per l'Occidente costituivano un'impresa religiosa atta a riprendere la Terra Santa, per Bisanzio apparivano il mezzo più immediato per intervenire politicamente e militarmente nei territori perduti.Per i greci, non era ammissibile che il potere spirituale prevalesse su quello temporale. Inoltre, alle spedizioni partecipavano anche candidati ostili a Bisanzio (si pensi ai comandanti normanni e, in futuro, tedeschi), i quali rendevano difficile la coesistenza per motivi culturali, ideali e politici: ... Alessio riuscì inizialmente a veicolare i "franchi"Con il termine "Franchi" (Ifranj) erano indistintamente chiamati in lingua araba tutti i cristiani europei che si recavano in Terra Santa per unirsi alle crociate. nella propria strategia, imponendo loro giuramenti di fedeltà e ottenendo la restituzione di alcune città in Anatolia, ma la fondazione dell'autonomo Principato di Antiochia da parte di Boemondo I d'Altavilla irritò il monarca bizantino.... Sul piano interno, la prima crociata accentuò gli screzi tra i fautori della collaborazione con l'Occidente e i sostenitori di una politica più isolazionista, alimentando tensioni già esistenti tra imperatore, aristocrazia e Chiesa..
Parallelamente alla gestione delle emergenze militari, Alessio I avviò una viscerale riorganizzazione dello Stato nei più disparati ambiti. In definitiva, grazie alla sua abilità diplomatica e alla capacità di sfruttare le rivalità tra i diversi nemici dell'impero, il suo programma permise un effettivo rilancio della potenza romea.. Le profonde e ambivalenti trasformazioni avvenute garantirono una ripresa immediata, ma sedimentarono al tempo stesso delle fragilità strutturali destinate a emergere nei decenni successivi..
Giovanni II Comneno (r. 1118-1143)
A causa della scarsità di testimonianze coeve, il regno di Giovanni II Comneno è relativamente meno documentato rispetto a quello del padre, ma le fonti concordano nel tramandarne un ricordo complessivamente positivo.. La sua ascesa al trono nel 1118 fu resa possibile dalla stabilizzazione dinastica operata da Alessio I, che gli trasferì i diritti successori escludendo Costantino Ducas e provocando l'opposizione della figlia Anna Comnena e del marito Niceforo Briennio... Nonostante intrighi e tentativi di usurpazione, Giovanni riuscì a imporsi senza ricorrere a misure estreme, limitandosi a sanzioni moderate nei confronti dei congiurati, mentre Anna si ritirò in convento, dove compose lAlessiade.. Soprannominato Kaloioannes ("il Buono") per le sue virtù morali, Giovanni II si distinse per pietà, austerità e senso del dovere, imponendo alla corte uno stile sobrio e distaccandosi dalle pratiche di favoritismo dinastico del padre.. Egli si affidò altresì a collaboratori di origini modeste, come il generale Giovanni Axuch, rafforzando così l'efficienza amministrativa e militare.. La sua politica si caratterizzò per un approccio prudente e costante, volto a consolidare le conquiste comnene, garantire la sicurezza dei Balcani e rafforzare la pressione sugli aggressori turchi e sui domini crociati..
Deciso sin dal suo insediamento ad allargare le frontiere orientali, sul solco del padre,. dal 1119 improntò l'azione bellica contro i Turchi e riespugnò centri nevralgici come Laodicea, inclusi i collegamenti strategici con Attalia. Subito dopo ritenne prioritario scongiurare la minaccia pecenega, compito portato con successo a termine grazie alla decisiva vittoria di Beroia del 1122, a seguito della quale integrò parte degli avversari sconfitti nell'esercito imperiale.. Negli anni successivi, intervenne contro la Serbia e l'Ungheria nei Balcani, il principale serbatoio fiscale e umano dell'impero, ristabilendo l'autorità bizantina ma contribuendo ad accrescere le tensioni con il regno magiaro. Il rapporto con la Serenissima rimase problematico e sfociò in una guerra, con Giovanni che tentò inizialmente di revocare i privilegi commerciali concessi da Alessio, ma fu infine costretto a ripristinarli nel 1126 per evitare ulteriori danni causati dalla flotta nemica..
Riappacificata la situazione europea, poté riprendere l'offensiva in Oriente, ottenendo importanti successi contro i Danishmendidi e rafforzando la posizione bizantina in Anatolia... Assicurato il controllo sulla Cilicia armena, Giovanni avanzò verso la Siria e nel 1137 impose la propria sovranità sul Principato di Antiochia, costringendo Raimondo di Poitiers a riconoscerlo come proprio signore.. Tuttavia, le relazioni con i crociati si rivelarono complesse e segnate da diffidenza reciproca, come evinse durante la campagna contro la fortezza di Shaizar, dove la scarsa collaborazione dei latini impedì di neutralizzare Zengi, il rampante atabeg di Aleppo... Nonostante tali difficoltà, Giovanni continuò a perseguire una politica di espansione e consolidamento, alternando successi e battute d'arresto nelle operazioni anti-turche.. Negli ultimi anni progettò una nuova offensiva in Siria, ma la morte improvvisa nel 1143, causata da una ferita accidentale durante una battuta di caccia, interruppe i suoi piani, generando in un certo senso sollievo negli animi dei crociati, che temevano di finire soggiogati..