La Stele degli avvoltoi è un monumento sumerico del periodo protodinastico III, (2600-2350 BC) celebrante una vittoria del sovrano della città-stato di Lagash, Eannatum, sulla sua vicina e rivale Umma. Essa trae il suo nome dagli avvoltoi che sono raffigurati nella sua parte superiore. La stele è composta di vari registri in cui sono scolpite scene di battaglia assieme a scene religiose-mitologiche. Era costituita da un unico blocco in pietra calcarea di cui sono stati recuperati solo sette frammenti, attualmente esposti presso il Dipartimento delle Antichità Orientali del Museo del Louvre. Questa è la prima stele, storicamente nota, che celebra una vittoria militare e il ruolo bellico del sovrano, e di conseguenza è il primo manufatto artistico noto che raffiguri un fatto storico.
La scoperta I primi tre frammenti furono ritrovati durante degli scavi a Telloh (l'antica città santa di Girsu satellite della città stato di Lagash) nel sud dell'Iraq nel 1881 dall'archeologo francese Ernest de Sarzec e poi analizzati, tradotti e pubblicati da Léon Heuzey nel 1884. Altri tre frammenti emersero durante degli scavi nel 1888-1889. Un settimo frammento, che più tardi fu riconosciuto come parte della stele, fu acquistato sul mercato delle antichità dal British Museum nel 1898 e, dopo due rifiuti, definitivamente consegnato al Louvre il 29 dicembre del 1932 al fine di ricostituire la massima parte possibile della stele.
Descrizione Il monumento completo, come è stato ricostruito ed esposto al Louvre, è alto 1.80 m, largo 1.30 m, spesso 11 cm, con la cima arrotondata. Era costituito da un unico blocco di calcare con rilievi scolpiti da entrambi i lati.. La stele può essere considerata propria dell'usanza tra la metà e la fine del terzo millennio a.C. in Mesopotamia di celebrare le vittorie militari con monumenti in pietra. Un monumento simile è la Stele della vittoria di Naram-Sin, quarto sovrano dell'Impero accadico..
I due lati della stele mostrano distintamente scene differenti e sono stati interpretati come il lato mitologico e il lato storico.
Lato mitologico Il lato mitologico è diviso in solo due registri. Il registro superiore, che occupa i due terzi dell'altezza, mostra una grande figura maschile, identificabile come il dio Ningirsu., che porta nella mano destra uno scettro e nella sinistra l'Anzû, un essere mitologico simile ad un grifone con zampe leonine, simbolo del potere del dio, il quale sostiene, con i suoi artigli, una larga rete che intrappola i corpi nudi di molti uomini. Questi sono i nemici di Lagash, catturati durante la battaglia e offerti a Ningirsu. Quest'ultimo, con la mano destra, colpisce, sulla testa con una mazza, di uno di loro che cerca di uscire dalla rete, probabilmente lo sconfitto re di Umma. Dietro Ningirsu si erge una piccola figura femminile che indossa una fascia per capelli con delle corna e delle stecche protrudenti dalle spalle. Il suo aspetto consente di identificarla come la dea Ninhursag, madre del dio Ningirsu e che gli consegna l'Anzû. Il registro inferiore, più piccolo, sebbene in pessime condizioni, in base a confronti con rappresentazioni contemporanee, potrebbe figurare il dio Ningirsu su una biga probabilmente trainata da animali mitologici, non visibili nel frammento rimasto.
Lato storico Il lato storico è diviso in quattro registri orizzontali. Del registro superiore fa parte il frammento che mostra degli avvoltoi, dai quali deriva il nome della stele, che aleggiano su resti umani asportandone gli occhi e le teste. Lo spettatore è portato a pensare che questi resti appartengano ai soldati della città nemica di Umma, sconfitta dal re Eannatum di Lagash, che fece erigere la stele. Un secondo frammento è più completo e mostra le truppe di Lagash che avanzano, armate di lance e scudi, calpestando i corpi dei loro nemici, con il loro re (ensi) Eannatum alla testa. Nel terzo frammento di questo registro sono rappresentati i nemici già sconfitti. Questi, cioè i soldati della città di Umma, sono rappresentati nudi, legati, ammucchiati l'uno sull'altro. C'è dunque una profonda dicotomia, nella stele, fra il modo in cui sono rappresentate le potenti truppe di Eannatum, ben organizzate ed ordinate, in cui tutti i soldati sono esattamente uguali, schierati in modo preciso, e quello dei soldati di Umma che appaiono più piccoli, sconfitti e disomogenei fra loro. Eannatum è riconoscibile per il suo articolare copricapo, caratteristico dei sovrani di questo periodo. Nel museo di Baghdad è conservata una copia di questo tipo di copricapo, appartenuta al re Meskiagnunna di Ur, dello stesso periodo; si tratta di un elmo d'oro, che riproduce i capelli e le orecchie del re. Nella stele degli avvoltoi, Eannatum, non è rappresentato in dimensioni maggiori rispetto ai suoi soldati, come invece avviene, per Naram-Sin nella citata stele della vittoria. Nel periodo protodinastico sumero, infatti, il potere politico era nelle mani della classe sacerdotale ed il sovrano, era considerato solo un amministratore al servizio del dio cittadino. Questa stele, tuttavia, costituisce una novità perché è la prima conosciuta a glorificare le figura di un sovrano vincitore, se pur subordinato al dio cittadino. L'esaltazione della figura del sovrano fino alla sua deificazione verrà sviluppata in modo significativo solo nel periodo successivo, durante l'Impero di Akkad, come dimostrato dalla stele della vittoria di Naram-Sin. Il secondo registro vede avanzare nuovamente l'esercito di Lagash con Eannatum alla sua testa. Questi ora è raffigurato sopra un carro da guerra, di cui solo una parte rimane oggi visibile, e si sta preparando a scagliare una lancia in direzione dei soldati di Umma. Il re ed i soldati vestono il tipico abito lungo in ciocche di lana, il kaunakes, raffigurato anche in altre opere dell'epoca (come la tavoletta perforata di Ur-Nanshe). Nel terzo registro, si svolgono i rituali successivi alla battaglia. I corpi dei morti ammucchiati a sinistra sono coperti da un tumulo la cui costruzione è opera di personaggi che si arrampicano su una scala per scaricare la terra che portano in ceste sul capo. Era infatti uso, dopo la vittoria, lasciare sul campo di battaglia i cumuli formati dai nemici uccisi, ricoperti di terra, come avvertimento contro future aggressioni da parte degli sconfitti, il numero di tali cumuli veniva registrato e citato nelle iscrizioni di vittoria. Nella scena accanto è rappresentato il rituale della vittoria, con un sacerdote nudo che esegue libagioni di fronte a una figura seduta di cui restano solo i piedi, che potrebbero essere del re vincitore o del dio della città. Del quarto ed ultimo registro è stata ritrovata solo una porzione molto limitata. È visibile solo una lancia tenuta da una mano, che si protende fino a raggiungere la testa di un personaggio situato di fronte nel registro. Probabilmente si tratta del re Eannatum che giustizia il suo avversario, il re di Umma...
Le iscrizioni della stele
Le iscrizioni sulla stele sono mal conservate. Riempiono gli spazi vuoti tra le scene e scorrono con continuità da un lato all'altro. Il testo cuneiforme è scritto in sumero e riferisce che la stele è stata commissionata da Eannatum, Ensi (sovrano) di Lagash, intorno al 2460 a.C... Su di essa, egli descrive un episodio del lungo conflitto con la città di Umma per il possesso di un fertile terreno agricolo situato tra le due città-stato, la Guedenna.. Questa fase si concluse con la battaglia in cui Eannatum, descritto come il prediletto del dio Ningirsu, trionfò sull'esercito di Umma. Probabilmente, stando al testo delle iscrizioni, nel dichiarare la guerra, Eannatum sfruttò l'occasione di un indebolimento dell'alleanza fra le città Umma e di Kish. La battaglia fu dura ed in principio incerta, lo stesso Eannatum rimase ferito. Terminata la battaglia, il signore di Umma, sconfitto, giurò sei volte nel nome di sei diverse divinità, che non avrebbe mai più violato territorio di Lagash, pena la punizione divina. Eannatum, da parte sua, concesse alla città di Umma lo sfruttamento di una parte del terreno conteso dietro pagamento di una tassa, restaurò la stele che delimitava i confini del territorio di Lagash e ne eresse una nuova.. Il conflitto però si riaccenderà durante il regno dei successori di Eannatum, affievolendosi e concludendosi solo con la perdita dell'autonomia delle due città sotto il dominio prima dell'impero di Lugalzagesi, poi dell'Impero di Akkad ed infine della terza dinastia di Ur..
Analisi critica della stele La Stele degli Avvoltoi è un documento storico di eccezionale importanza e pertanto è stato analizzato da molti storici ed archeologi, che le hanno dedicato numerosi ed approfonditi articoli e testi specifici, alcuni dei quali citati nella bibliografia. Qui segue una sintetica carellata dei vari aspetti, argomenti e caratteristiche della stele, approfondite dagli studi negli anni.
Aspetto iconografico