Lassedio di Damietta fu una delle operazioni militari della quinta crociata, nella quale le forze crociate attaccarono l'insediamento portuale di Damietta. La città, allora sotto il controllo del sultano ayyubide al-'Adil I, fu posta sotto assedio nel 1218 e presa dai crociati nel 1219.
Preparativi
L'imprevedibile esito della quarta crociata rendeva necessario per il mondo cristiano compiere una nuova spedizione che potesse effettivamente raggiungere la Terra Santa e consentire la riconquista di quanto perduto verso la fine del XII secolo. In tal senso, fino al principio del 1218 e anche oltre, l'attività di papa Onorio III fu molto energica e tesa a riunire un numero quanto più ampio possibile di popoli che potessero imbarcarsi verso il Vicino Oriente.. In virtù del massiccio afflusso di combattenti che si prevedeva avrebbero raggiunto la Palestina, il re di Gerusalemme Giovanni di Brienne e i baroni locali si convinsero fosse opportuno distogliere dalla Siria l'attenzione del sultano al-'Adil I (noto nelle fonti cristiane come Safedino), fratello dell'ormai defunto Saladino, conducendo pertanto una campagna diversiva in Egitto.. Oltretutto, questa condizione veniva resa essenziale in vista dell'arrivo dell'estate, poiché sarebbe stato impensabile condurre nei mesi caldi un'offensiva nelle aride terre che separavano i possedimenti cristiani da Gerusalemme. Si credeva poi che l'Egitto avrebbe potuto sostenere un esercito impegnato in una campagna, considerando che la regione era decisamente più ricca e fertile rispetto alla Terra Santa..
Il piano concordato prevedeva di dirigersi verso il delta del Nilo per cercare di conquistare l'importante porto di Damietta, una delle tre principali piazzeforti dell'Egitto. Essa avrebbe poi dovuto fungere da punto di partenza per la porzione meridionale di una manovra a tenaglia su Gerusalemme, mentre la porzione settentrionale sarebbe partita da Acri. Il controllo dell'area avrebbe inoltre garantito entrate economiche per finanziare la continuazione della crociata e ridotto le capacità operative della flotta musulmana e dell'esercito egiziano..
Nel marzo 1218, le navi crociate partirono alla volta di Acri. Da lì, il 24 maggio, le forze assegnate all'assedio di Damietta salparono per l'Egitto. Il contingente comprendeva gruppi di Cavalieri templari, ospitalieri e teutonici, flotte dalla Frisia e dall'Italia e altre truppe raccolte in tutta Europa da numerosi capi militari..
Fasi dell'assedio Arrivo e sbarco
Le prime navi arrivarono presso le coste egiziane il 27 maggio, ma il grosso delle forze crociate, tra cui i principali comandanti, furono rallentati da difficoltà organizzative e dal maltempo. Nell'attesa che arrivasse il resto della flotta, Simone III di Saarbrücken fu scelto come comandante temporaneo delle operazioni militari.. Sotto il suo comando, le forze crociate riuscirono a cogliere di sorpresa le truppe del sultano e a stabilire una testa di ponte sulla costa il 29 maggio senza incontrare alcuna resistenza. I crociati stabilirono il loro campo presso la Jīzat Dimyāṭ ("Penisola di Damietta"),. un triangolo di terra sulla sponda occidentale del Nilo posto proprio di fronte alla città e compreso tra il fiume, un vecchio canale semi-interrato noto come al-Azraq ("l'Azzurro") e il Mediterraneo.
Più tardi, il medesimo giorno, giunsero anche le restanti navi cristiane, con a bordo il duca d'Austria Leopoldo VI di Babenberg, i Gran maestri Guillaume de Chartres, Guerin de Montaigu ed Ermanno di Salza e, soprattutto, il re di Gerusalemme Giovanni di Brienne, cui fu affidato il comando generale delle operazioni.....
Non disponendo di un numero sufficiente di uomini per affrontare i crociati in campo aperto e preferendo quindi attendere l'arrivo di rinforzi dalla Siria, al-Kāmil, figlio maggiore del sultano giunto dal Cairo per guidare l'esercito saraceno, decise di accamparsi pochi chilometri a sud di Damietta, in un luogo che egli ribattezzò al-'Ādiliya in onore di suo padre..
Presa della torre di Damietta
Situata a poca distanza dalla foce, Damietta sorgeva sulla sponda orientale del corso d'acqua, protetta dal lago Manzala.. La città era ben fortificata, essendo circondata da un fossato e protetta da tre cinte murarie di diversa altezza difese da ventotto torri.. Un'inefficace attacco compiuto dai crociati nel 1169 aveva insegnato che il bersaglio non poteva essere attaccato efficacemente se non dal fiume e da terra contemporaneamente. All'epoca dell'assalto del 1218-1219, su di un'isola fluviale appena più a valle era stato realizzato il Burj al-Silsila (la "Torre della Catena"), così chiamato per via della grande catena di ferro che, tesa fra la torre stessa e le mura esterne della città, poteva chiudere il passaggio sul fiume. Questa massiccia fortificazione era costituita da 70 livelli, era fornita di diversi armamenti e poteva ospitare fino a 300 soldati e provviste sufficienti per un anno, rendendola un inaggirabile ostacolo sul cammino per raggiungere Damietta.. Una volta occupata la linea costiera e fortificato l'accampamento, il primo obiettivo dei crociati era quindi la cattura di questa torre che proteggeva l'accesso via fiume alla città. Tuttavia, trovare un modo per assaltarla era tutt'altro che semplice, dato che le linee di approccio alla torre erano limitate al solo lato nord: il braccio orientale del fiume intorno all'isola era infatti chiuso dalla già citata catena, mentre quello occidentale era troppo poco profondo per permettere il passaggio delle navi.
Il 23 o il 24 giugno le forze crociate lanciarono un primo grande attacco contro la torre, cui presero parte quasi 80 navi, alcune delle quali dotate di catapulte. L'attacco fu tuttavia sostanzialmente inefficace contro le massicce fortificazioni e i crociati, bombardati dalle continue salve delle truppe egiziane, dovettero presto ritirarsi.... Per superare le difese musulmane, i cristiani idearono e realizzarono due nove imbarcazioni apposite: la prima, capitanata da Leopoldo VI, era costituita da due cocche legate assieme su cui poggiavano diverse scale da assedio; la seconda, capitanata da Adolfo III di Berg, era una nave, detta maremme, dotata di una piccola fortezza in cima all'albero maestro da cui i soldati potevano lanciare rocce e giavellotti. Il 1º luglio, le nuove imbarcazioni furono portate in posizione e fu lanciato un nuovo assalto alla torre. L'attacco fu tuttavia un completo fallimento: la maremme fu presto costretta a ritirarsi a causa della maggiore potenza di fuoco dei difensori, mentre le scale da assedio che i crociati erano riusciti ad assicurare alle mura della torre collassarono sotto l'eccessivo peso dei soldati..
Per quasi due mesi, i crociati cercarono più volte di prendere la torre, ma ogni tentativo fu fallimentare. Per riuscire nella loro impresa, le forze cristiane dovettero costruire un nuovo tipo di arma d'assedio navale, la cui invenzione viene spesso attribuita al cronista e vescovo Oliviero di Paderborn, che ebbe l'idea di combinare le caratteristiche delle due imbarcazioni costruite in precedenza.. Due navi furono legate assieme e su di esse furono innalzati quattro alberi e quattro pennoni, sui quali fu poi costruita una torre d'assedio fornita di una scala a chiocciola. La struttura fu poi coperta da uno strato di pelli animali per proteggerla dal fuoco greco dei saraceni. Il 24 agosto, la macchina d'assedio fu trasportata presso la torre e grazie a essa i soldati crociati riuscirono a farvi irruzione; il giorno dopo, la guarnigione a difesa della torre si arrese e la flotta crociata poté spezzare la catena che chiudeva il passaggio verso Damietta;. inoltre, fu distrutto il ponte di barche che collegava l'isola alla città e ne fu costruito uno nuovo verso la sponda occidentale del fiume..
Il 31 agosto, l'anziano al-'Ādil I morì per un attacco cardiaco, forse causato proprio dalla notizia della caduta della torre di Damietta. Suo figlio al-Kāmil, già comandante delle operazioni militari, gli succedette come sultano d'Egitto...
Pausa delle operazioni e arrivo dei rinforzi
Sebbene il maggiore ostacolo alla navigazione sul fiume fosse ora stato rimosso, l'esercito crociato non seppe approfittarne per attaccare immediatamente la città o l'accampamento musulmano, dando tempo ad al-Kāmil di riorganizzare le difese. Le cause di questa apparente inazione non sono pienamente chiare: secondo Oliviero da Paderborn, i soldati furono «presi da indolenza e pigrizia» dopo la vittoria; mentre secondo Jacques de Vitry, i comandanti preferirono attendere la fine del periodo di piena del Nilo e l'arrivo dei rinforzi che il papa aveva promesso.. Diversi fra i combattenti crociati, soprattutto tra i soldati tedeschi e frisoni, cominciarono effettivamente i preparativi per tornare in patria, ritenendo la conquista della torre uno sforzo sufficiente ad adempiere al loro voto, ma le loro partenze furono più che compensate dalle nuove truppe che giunsero già dalla settimana successiva. Agli inizi di settembre giunse un contingente pontificio guidato dal cardinale e legato pontificio Pelagio Galvani e da Robert Curson, seguito pochi giorni dopo da un esercito formato da vari nobili inglesi, tra cui Ranulph de Blondeville e Oliver FitzRoy, figlio illegittimo del re Giovanni d'Inghilterra; entro fine ottobre giunse anche un cospicuo contingente di crociati francesi guidati da cinque vescovi e da vari nobili..
Il cardinale Pelagio Galvani era stato inviato da Onorio III con l'obiettivo di mantenere l'unità dell'esercito crociato e di agire come mediatore per mitigare i contrasti tra le varie fazioni, tuttavia con la sua intransigenza e il suo approccio ideologico e dogmatico egli avrebbe finito invece per esacerbare quei contrasti, influendo pesantemente sull'andamento non solo dell'assedio, ma anche dell'intera crociata. Appena sbarcato al campo crociato, Pelagio mise immediatamente in discussione il ruolo di comandante di Giovanni di Brienne, reclamandolo invece per sé; egli sosteneva infatti che, essendo le crociate uno sforzo collettivo di tutti i cristiani, i soldati crociati agissero come servitori della Chiesa e non del Regno di Gerusalemme, e che quindi la propria autorità in quanto emissario della Chiesa fosse superiore a quella del sovrano temporale.. L'approccio al comando di Pelagio fu dispotico ed egli non si limitò a controllare gli aspetti organizzativi e spirituali della spedizione, ma prese decisioni e iniziative anche in ambito militare, spesso contro il consiglio di altri comandanti ben più esperti.
Contrattacchi saraceni Queste settimane di tregua si rivelarono essenziali per al-Kāmil per riorganizzare e rifornire le truppe saracene, demoralizzate e disunite dopo la caduta della torre. Addirittura, le forze musulmane poterono agire talmente indisturbate da riuscire a costruire una diga sul fiume poco lontano dal campo cristiano per bloccare il passaggio alle navi nemiche e ci vollero diversi assalti da parte dei crociati per riuscire a ricacciare indietro i saraceni e demolire la diga.. Il sultano fece allora caricare alcune imbarcazioni con grosse pietre e le fece poi affondare nel fiume un paio di chilometri a nord di Damietta, riuscendo a bloccare l'accesso al Nilo fino alle prime settimane del 1219.