Proclamato santo nel 2018 da papa Francesco, è venerato dalla Chiesa cattolica con memoria liturgica il 29 maggio.
Biografia Infanzia e formazione
Giovanni Battista Montini nacque il 26 settembre 1897 a Concesio, un piccolo paese all'imbocco della Val Trompia, a nord di Brescia, dove la famiglia Montini, di estrazione borghese, aveva una casa per le ferie estive. I genitori, l'avvocato Giorgio Montini e sua moglie Giuditta Alghisi (appartenente alla piccola nobiltà rurale locale), si erano sposati nel 1895. Era il secondo di tre figli: i suoi fratelli furono Lodovico, avvocato, deputato e senatore della Repubblica e Francesco (1900-1971), medico. Il padre, al momento della nascita del futuro pontefice, non esercitava la professione forense ma era impegnato come giornalista, dirigendo il quotidiano cattolico Il Cittadino di Brescia; fu poi nominato deputato per tre legislature nel Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo. Giorgio Montini e Giuditta Alghisi morirono entrambi nel 1943, a pochi mesi di distanza.
Venne battezzato il 30 settembre 1897, medesimo giorno in cui morì Teresa di Lisieux, nella chiesa parrocchiale di Concesio (dove ancora oggi è conservato il fonte battesimale originario). I genitori gli assegnarono cinque nomi, chiamandolo Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini.
Nel 1903 venne iscritto come studente esterno (a causa della cagionevole salute) nel collegio "Cesare Arici" di Brescia, retto dai padri Gesuiti. In questa medesima scuola, frequentò fino al liceo classico, partecipando attivamente ai gruppi giovanili degli oratoriani di Santa Maria della Pace.
Nel 1907 compì il suo primo viaggio con la famiglia a Roma, in occasione di un'udienza privata di papa Pio X. Nel giugno dello stesso anno gli vennero impartiti i sacramenti della prima comunione e della cresima.
Nel 1916 ottenne la licenza presso il liceo statale "Arnaldo da Brescia" e nell'ottobre dello stesso anno entrò, sempre come studente esterno, nel seminario della sua città.
Dal 1918 collaborò con il periodico studentesco La Fionda, pubblicando numerosi articoli di notevole spessore. Scrisse, ad esempio, nei primi di novembre del 1918:
Nel 1919 entrò nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), che raccoglieva i gruppi studenteschi universitari cattolici.
Ordinazione sacerdotale
Il 29 maggio 1920 ricevette l'ordinazione sacerdotale nella cattedrale di Brescia dal vescovo Giacinto Gaggia; il giorno successivo celebrò la sua prima messa nel Santuario di Santa Maria delle Grazie di Brescia.
Nel novembre dello stesso anno si trasferì a Roma dove si iscrisse al corso di Filosofia alla Pontificia Università Gregoriana e a quello di Lettere all'Università statale. Successivamente si iscrisse anche ai corsi di Diritto canonico e Diritto civile. Successivamente, su richiesta di Giuseppe Pizzardo, viene avviato agli studi diplomatici presso la Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici nel 1921, collaborando tra gli altri con Francesco Borgongini Duca, Alfredo Ottaviani, Carlo Grano, Domenico Tardini e Francis Spellman. Iniziò così la sua collaborazione con la Segreteria di Stato, per volere di papa Pio XI, dovette perciò rinunciare all'esperienza parrocchiale che egli avrebbe voluto perseguire e che non sperimentò mai nella sua vita. Fu inviato a Varsavia per un periodo di prova di cinque mesi (giugno-ottobre 1923) come addetto alla nunziatura apostolica. Continuò a finanziare anche a distanza le opere della Biblioteca Morcelliana di Brescia, focalizzata nella promozione di una "cultura cristiana ispirata".Biografia di Sua Santità Paolo VI, Santa SedePAOLO VI, papa, santo, Enciclopedia Treccani.
Esperienza diplomatica in Polonia L'unica esperienza di diplomazia estera di Montini fu al seguito dell'arcivescovo Lorenzo Lauri alla nunziatura apostolica di Varsavia, in Polonia, nel 1923. Come Achille Ratti prima di lui, Montini dovette confrontarsi con il problema del nazionalismo locale: "Questa forma di nazionalismo tratta gli stranieri come nemici, in particolari quelli con cui lo stato ha frontiere comuni, quasi che uno cerchi l'espansione del proprio paese a spese degli immediati vicini. Le persone crescono con un sentimento in tal guisa. La pace diventa un compromesso di transizione tra le guerre."Antonio Fappani, Franco Molinari, Giovanni Battista Montini: giovinezza, documenti inediti e testimonianze, Torino, Marietti ed., 1979, p. 404 Quando venne richiamato a Roma fu lieto di ritornare in patria, dicendo "questo conclude un episodio della mia vita, utile certo, ma non una delle esperienze più felici che io abbia mai provato".Antonio Fappani, Franco Molinari, Giovanni Battista Montini: giovinezza, documenti inediti e testimonianze, Torino, Marietti ed., 1979, p. 265
Quando da papa era intenzionato a fare ritorno in Polonia nell'ambito di un pellegrinaggio mariano, tale permesso gli venne negato dal governo comunista dell'epoca, richiesta che non poté essere invece negata al nativo Giovanni Paolo II qualche anno dopo.
Rientrato in Italia, nel 1924 conseguì tre lauree: in filosofia, diritto canonico e diritto civile.
Incarico nella FUCI Nell'ottobre 1925 fu nominato assistente ecclesiastico nazionale della FUCI. Collaborò con il presidente nazionale Igino Righetti, che era stato nominato nello stesso anno, e i due si trovarono ad agire in un iniziale clima di diffidenza, rasserenatosi solo col tempo, tra studenti che vedevano con sospetto la nuova dirigenza imposta forzosamente dalle gerarchie. Montini sperimentò ben presto le resistenze opposte da alcuni ambienti della Chiesa (come i Gesuiti) che resero difficile il suo compito e lo portarono, nel giro di meno di otto anni, alle dimissioni. Tali resistenze originavano da divisioni ecclesiastiche non solo sul comportamenti da tenere nei confronti del fascismo, ma anche sugli atteggiamenti culturali e le scelte educative.
Montini profuse un attivo impegno nella FUCI con un'azione di profonda riorganizzazione della Federazione. Divenne così il bersaglio privilegiato delle accuse e denunce degli ambienti ecclesiastici ostili. La situazione degenerò al punto tale da convincerlo, a malincuore, a rinunciare all'incarico. Le dimissioni, presentate in febbraio, furono accettate e formalizzate il mese successivo. Motivò la sua scelta con la difficoltà di conciliare quel ruolo con gli impegni, in effetti sempre crescenti, in Segreteria di StatoGiovanni Maria Vian, , in Enciclopedia dei Papi (2010).
Nel 1931, durante il suo lavoro nella FUCI, Montini aveva avuto l'incarico di visitare celermente Germania e Svizzera, per organizzare la diffusione dell'enciclica Non abbiamo bisogno, nella quale Pio XI condannava lo scioglimento delle organizzazioni cattoliche da parte del regime fascista. Nel 1933 ebbe termine il suo impegno di essere assistente ecclesiastico nazionale della FUCI.
Sostituto alla Segreteria di Stato, poi Pro-segretario
Il 13 dicembre 1937 Montini fu nominato sostituto della Segreteria di Stato; iniziò a lavorare strettamente al fianco del cardinale segretario di Stato Eugenio Pacelli. Il 10 febbraio 1939, per un improvviso attacco cardiaco, morì papa Pio XIMontini fu il primo ad essere chiamato al capezzale del papa morente.. Alle soglie della seconda guerra mondiale, Pacelli venne eletto pontefice con il nome di Pio XII.
Poche settimane dopo, Montini collaborò alla stesura del radiomessaggio di papa Pacelli del 24 agosto per scongiurare lo scoppio della guerra, ormai imminente, in cui furono pronunciate le famose parole: Durante tutto il periodo bellico svolse un'intensa attività nell'Ufficio informazioni del Vaticano, occupandosi dello scambio di informazioni sui prigionieri di guerra sia civili sia militari.
In questo periodo fu l'interlocutore principale delle autonome iniziative intentate in tutta segretezza dalla principessa Maria José di Savoia, nuora del re Vittorio Emanuele III, per stringere contatti con gli americani ai fini di una pace separata. Tali iniziative, peraltro, non ebbero esitoDino Grandi, Renzo De Felice (a cura di), 25 luglio, quarant'anni dopo, Bologna, Il Mulino, 1983, p. 36..
Il 19 luglio 1943 accompagnò Pio XII nella visita al quartiere San Lorenzo colpito dai bombardamenti alleati.
Va ricordato che terminata la guerra vi furono violentissime polemiche relative al ruolo della Chiesa, e in particolare di Pio XII, che fu accusato di aver mantenuto verso il nazismo un atteggiamento privo di prese di posizione, anzi sospetto di collaborazionismo. Montini fu investito solo relativamente dalla tempesta, nonostante la sua vicinanza al Papa, tenuto anche conto che, nel periodo dell'occupazione tedesca di Roma era ancora vivo il Segretario di Stato Luigi Maglione, al quale erano affidate le relazioni con la diplomazia germanica. Peraltro, Montini si occupò più volte e a vario titolo dell'assistenza che la Chiesa forniva ai rifugiati e agli ebrei, ai quali distribuì ripetute provvidenze economiche a nome di Pio XII. In tale periodo la Chiesa riuscì di nascosto a salvare oltre 4 000 ebrei romani dalle deportazioni, azione che, secondo alcuni studiosi, non avrebbe potuto compiere se si fosse schierata apertamente contro gli occupanti tedeschi.
Dopo la liberazione di Roma, nell'estate del 1944 Montini, alla morte del cardinale Maglione, assunse la carica di Pro-segretario di Stato, insieme a Domenico Tardini (futuro segretario di Stato di Giovanni XXIII), e si trovò a lavorare ancor più a stretto contatto con Pio XII.
Al termine della seconda guerra mondiale, Montini fu in piena attività per salvaguardare il mondo cattolico nello scontro con la diffusione delle idee marxiste; ma in modo meno aggressivo rispetto a molti altri esponentiSvolse tuttavia un ruolo decisivo per ostacolare l'attività di don Zeno Saltini, il fondatore di Nomadelfia, che, accusato di una visione troppo aperta ad istanze sociali, trovò ostacolo sia nella Chiesa (appunto Montini) sia nello Stato (Scelba).. Nelle elezioni amministrative del 1952 non fece mancare il suo appoggio a uno dei politici che stimava di più, Alcide De Gasperi.
Il 29 novembre 1952 Pio XII suddivise le funzioni dei due pro-segretari di Stato affidando a Montini gli affari ordinari e a Tardini quelli straordinari.
Arcivescovo di Milano
Il 1º novembre 1954, dopo la morte di Alfredo Ildefonso Schuster, Pio XII lo nominò arcivescovo di Milano. A molti questo parve un allontanamento dalla Curia romana, perché improvvisamente Montini venne estromesso dalla Segreteria di Stato e assegnato all'arcidiocesi ambrosiana per precise disposizioni di papa PacelliTra l'altro è da notare che nemmeno nel Concistoro del 1953 i due sostituti alla Segreteria di Stato, Montini e Domenico Tardini, erano stati nominati cardinali..
Non esistono dati storicamente certi per interpretare questa decisione del Pontefice; ci fu chi parlò di “esilio” dalla Santa Sede, dando dunque una connotazione negativa alle disposizioni di papa Pacelli, però questa ipotesi non è l'unica né la più attendibile: il filosofo Jean Guitton ne parla in altri termini, sostenendo che la nuova missione che veniva affidata a Montini doveva essere una sorta di prova per verificare la sua forza e il suo carattere pastorale.
Montini fu consacrato vescovo il 12 dicembre nella basilica di San Pietro in Vaticano dal cardinale Eugène Tisserant, co-consacranti Giacinto Tredici, vescovo di Brescia e Domenico Bernareggi, vicario capitolare di Milano. Il 6 gennaio 1955 prese possesso dell'arcidiocesi. Come arcivescovo di Milano seppe risollevare le precarie sorti della Chiesa lombarda in un momento storico difficilissimo, in cui emergevano i problemi economici della ricostruzione, l'immigrazione dal sud, il diffondersi dell'ateismo e del marxismo all'interno del mondo del lavoro.