Il Tactica o Taktika () è un trattato militare scritto da o per l'imperatore bizantino Leone VI il Saggio (al potere dall'895 al 908) e successivamente curato da suo figlio, Costantino VII Porfirogenito. Rifacendosi ai contenuti di autori precedenti come Eliano Tattico (fl. II secolo), Onasandro (fl. 49 d.C.) e lo Strategikon dell'imperatore Maurizio (VI secolo), si tratta di una delle maggiori opere relative tattica militare bizantina, scritta alla vigilia di una fase di rinascita per i romei. Il titolo greco originale è ("Brevi insegnamenti sulle tattiche di guerra"). Il Tactica affronta un'ampia gamma di argomenti, tra cui analisi relative alle formazioni di fanteria e alla cavalleria, alle esercitazioni, all'assedio e alla guerra navale. L'opera è stata scritta in un linguaggio tipico degli atti legislativi e include 20 "costituzioni" (, Diataxeis), un epilogo e dodici capitoli aggiuntivi principalmente dedicate alle tattiche antiche riprese dal Sylloge Tacticorum (in greco: ), un manuale militare probabilmente risalente alla metà del X secolo.
La stesura
Il manuale in esame fu scritto tra gli anni 886 e 912, cioè prima del grande periodo di riconquista vissuto dall'impero bizantino partito nell'XI secolo sotto i successori di Leone VI il Saggio. Nonostante la stesura di questo complesso manuale militare per i suoi successori, durante il regno dell'autore ebbero luogo pochi conflitti di una certa rilevanza ed egli non condusse mai di persona i suoi eserciti. Il primo che si può menzionare è la guerra bulgaro-bizantina dell'894-896, combattuta contro l'influente zar Simeone I.. Scoppiata per via di una disputa commerciale, la lotta si concluse con una vittoria dei bulgari riportata nella battaglia di Bulgarofigo. La seconda guerra concerne la continuazione della conquista islamica della Sicilia, la quale era incominciata nell'anno 827 (cioè 59 anni prima dell'avvento di Leone VI sul trono) e che si concluse nel 902 con la caduta di Taormina.. L'imperatore condusse inoltre poche operazioni di saccheggio durante il suo regno. Dopo il sacco di Tessalonica del 904 da parte di Leone di Tripoli, Leone inviò una spedizione a Creta nel 911 che si concluse con un fallimento.. Tra le altre schermaglie su scala minore si devono segnalare quelle che avvennero sul confine anatolico tra l'impero bizantino e gli Arabi che erano già cominciate dall'824, con il risultato che il confine fu fortificato e divenne più spopolato.
L'opera Il titolo originale dell'opera è ("Brevi insegnamenti sulle tattiche di guerra"). Il Tactica affronta un'ampia gamma di argomenti, tra cui analisi relative alle formazioni di fanteria e alla cavalleria, alle esercitazioni, all'assedio e alla guerra navale. L'opera è stata scritta in un linguaggio tipico degli atti legislativi e include 20 "costituzioni" (, Diataxeis), un epilogo e dodici capitoli aggiuntivi principalmente dedicate alle tattiche antiche riprese dal Sylloge Tacticorum (in greco: ), un manuale militare probabilmente risalente alla metà del X secolo. I primi venti capitoli sono in gran parte tratti dallo Strategikon scritto durante il regno dell'imperatore Maurizio tra il 582 e il 602, ma vennero aggiornati e adattati alla visione di Leone VI intorno al X secolo. Non mancano inoltre passaggi che si rifanno ad altri autori di epoca precedente, come ad esempio Eliano Tattico (fl. II secolo) e Onasandro (fl. 49 d.C.).. Il materiale non è organizzato per autori o testi, ma in base a uno schema logico, per argomenti..
Il testo presenta alcuni problemi editoriali, tanto che spesso si verificano delle ripetizioni e in parole apposte in posizioni errate, nonostante le promesse fatte dall'imperatore al lettore nella prefazione: «Non mi sono preoccupato dell'eleganza e ho badato più all'essenza delle cose che a eventuali orpelli. Ho cercato il più possibile di rendere la mia narrazione semplice, chiara e precisa».
Il testo del Tactica è sopravvissuto grazie a diversi manoscritti, il più antico dei quali risale a quando Leone era ancora in vita. L'imperatore sostiene che il cristianesimo avrebbe dovuto adottare la dottrina islamica della «guerra santa» in campo militare.
Un'edizione in gran parte ispirata a un manoscritto fiorentino del X secolo è stata pubblicata nel 2010 con la sua traduzione in lingua inglese.
Contenuto Prefazione L'imperatore annuncia di cosa tratta questo libro, ovvero non dimenticare le antiche tattiche militari e insegnare quelle moderne. A suo giudizio, avere un'ottima conoscenza della tattica e delle conoscenze militari, trascurate o addirittura dimenticate dai suoi generali, risulta addirittura meglio che fare affidamento sul numero delle sue truppe: « [...] non è con una moltitudine di uomini che la guerra finisce felicemente [...], ma con la capacità di disporli, di farli muovere e di gestirli»..
Preparativi per la guerra Capitolo I - Sulla tattica e sul generale Il primo capitolo spiega innanzitutto l'interpretazione della tattica, descritta come «la scienza dei movimenti che si compiono in guerra [...] l'arte di schierare le truppe e di disporre delle diverse armi». In una seconda fase, si evoca la separazione del personale militare in due categorie: «le persone destinate a combattere» (truppe a piedi e truppe a cavallo) e «quelle che seguono» (tutti i servi, medici e altro personale non combattente). In terzo luogo, si affermano le funzioni e gli oneri che ricadono in capo a un generale: « [...] è responsabile dell'amministrazione civile e militare della provincia in cui comanda, deve radunare le truppe disperse, formare il corpo d'armata e preservare la disciplina [...]». Una simile descrizione rievoca il sistema amministrativo del thema (greco: : Themata)..
Capitolo II - Le qualità necessarie a uno strategos Questo capitolo elenca molte qualità o virtù che un buon generale o stratego (in greco: , strategos) dovrebbero possedere. Ecco l'elenco delle principali:.
Non deve governare per avidità, ma per devozione al suo compito: « [...] che disprezzerà il denaro quando non permetterà che si corrugga, che governerà [...] senza altro scopo che l'onore di farli avere successo». Non deve essere né troppo giovane né troppo anziano perché « [...] la giovinezza è volubile e non radiosa e [...] in vecchiaia [...] non si ha la forza di agire [...]». Deve essere amato dai suoi uomini: «Un generale che ama le truppe le governerà facilmente [...] non rifiuteranno alcun pericolo». Deve essere un oratore carismatico: «La voce di un generale è migliore del suono della tromba; agita l'anima con maggiore forza, [...] ]». Non dovrebbe essere nominato in base alla sua ricchezza, ma piuttosto per la sua competenza, indipendentemente dal suo potere. Deve essere un cristiano fedele e pio: « [...] senza l'assistenza divina nulla riuscirà [...]; che senza di essa non sconfiggerete i nemici più deboli, perché la Provvidenza governa tutto [...]».
Capitolo III - La struttura delle forze e i gradi dell'esercito Questo capitolo tratta innanzitutto del reclutamento delle truppe, oltre che del genere di persone da reclutare o meno. In seguito analizza le modalità con cui si dovrebbero ripartire le truppe l'esercito e qual è la gerarchia da adottare. Si tratta quindi anche di tutti i gradi o funzioni eventualmente impiegati in un esercito, di cui questi sono i più importanti.: Generale (, Stratego) Luogotenente generale (, Ipostratego) Drungario (, Drungario) Conte (, Conte) Centurione (, Centarco) Decurione (, Decarco) Soldato (, Stratiota)
Sono elencate molte altre funzioni come: il portatore del vessillo (, Bandofore), il comandante della singola unità (, Protostate), le spie (, Sculacatore), i dottori (, Scrieo), i medici (, Ecri) e molti altri.. Infine, si analizza anche l'organizzazione degli uomini nelle diverse formazioni schierate e delle conoscenze richieste per centurioni e decurioni.
Capitolo IV - Consigli militari e decisioni Questo capitolo riguarda il processo attraverso il quale dovrebbe passare una decisione o un progetto, sia amministrativo che militare. In primo luogo, deve essere formato un consiglio di popolo ritenuto interessato per una deliberazione del piano previsto dal generale. Questo consiglio serve a discutere la fattibilità del piano, come dovrebbe avere luogo e perché dovrebbe essere eseguito. I partecipanti alla deliberazione devono sempre avere una visione lungimirante e non mostrarsi miopi durante il consiglio. Si consiglia inoltre che i partecipanti ai dibattiti siano discreti e non rivelino nulla, dicendosi anche che un'azione proposta in un consiglio deve risultare possibile e utile, altrimenti la si potrà giudicare imprudente. Infine, si afferma che è possibile agire da soli (se questa è considerata l'unica opzione), ma il generale non deve farsi sopraffare dalle sue emozioni e preoccupazioni..
Capitolo V - Armi In questo passaggio si sostiene che le armi devono versare sempre in condizioni idonee all'uso immediato. Si indicano anche le armi, le armature e gli equipaggiamenti di cui devono munirsi le diverse truppe dislocate. Si ritiene inoltre che tenga conto dell'uso di carri per il trasporto di cibo, armi, combattenti o altro materiale. Viene anche menzionato l'uso potenziale di varie armi d'assedio (se ci sono a disposizione per lo scontro), così come l'impiego di piccole imbarcazioni di legno per attraversare i fiumi o di navi da trasporto/guerra se esse appaiono idonee allo scontro..
Capitolo VI - Armi della cavalleria e della fanteria Si analizza quanto concerne le armature e l'armamentario dell'equipaggiamento che arcieri, cavalleria e fanteria devono indossare (in particolare gli ultimi due). Classificando anche allo stesso tempo i diversi corpi d'armata: Cavalieri: i catafratti (, katafraktoi, la cavalleria con armatura pesante) e i non catafratti (, koursors, raggruppamento di cavalleria a reazione e cavalieri di lancia) Fanti: portatori di scudi (, Skoutatoi, una sorta di versione moderna degli opliti dell'antica Grecia) e psilisti (, Psiloi, armati di archi e poche altre protezioni)
Oltre all'enumerazione dell'equipaggiamento, si susseguono consigli di vario genere: «Più il soldato è armato e attrezzato a dovere, più aumenta il suo coraggio e infonde timore nel nemico. Sfruttate i mesi invernali o di riposo per scoprire quali attrezzature o animali mancano o sono necessari». Nel momento della conclusione si descrivono vecchi tipi di fanteria, ovvero la classe dei peltasti e delle falangi macedoni..
Capitolo VII - Addestramento Questa sezione tratta i diversi addestramenti e compiti che i soldati devono svolgere quando sono a riposo (in inverno, in accampamento, ecc.). Le esercitazioni dovrebbero abituare i soldati ai pericoli che li attendono, tenerli pronti e mantenerli motivati. Gli allenamenti effettuati devono essere numerosi e diversi a seconda della classe del soldato (oplita, arciere, cavaliere, ecc.), possono essere svolti da soli o in gruppo o possono assumere a volte la veste di una competizione tra due squadre con spade e frecce smussate o di legno. Inoltre, si possono compiere delle esercitazioni sulla formazione dell'esercito e sugli ordini che verranno impartiti in battaglia o, nelle situazioni di maggiore calma, eseguire delle attività di pulizia e manutenzione. Tutti questi compiti cercano di creare una maggiore sinergia tra i soldati e il loro ufficiale, facendo sì che non rimangano con le mani in mano in accampamento. Si procede poi a un'accurata descrizione delle esercitazioni, le formazioni e delle "simulazioni" di battaglia che possono essere insegnate e praticate durante questi periodi di riposo. Infine, si riporta un elenco di comandi vocali da impartite a soldati e ufficiali..
Capitolo VIII - Punizioni