La stampa a caratteri mobili è una tecnica di stampa basata sull'uso di elementi mobili per riprodurre testi su un supporto di carta. Fu inventata in maniera indipendente in Cina e in Europa. Venne introdotta per la prima volta in Cina attorno al 1041 dall'inventore Bi Sheng, che ideò caratteri in terracotta; in Europa nel 1453-55, dal tedesco Johannes Gutenberg, che realizzò caratteri in metallo.
Il procedimento di stampa Per quanto riguarda l'Europa, la lega tipografica di Gutenberg era formata da piombo, antimonio e stagno, raffreddava velocemente e resisteva bene alla pressione esercitata dal torchio. Il torchio tipografico usato per la stampa era derivato dalla pressa a vite impiegata per la produzione del vino: esso permetteva di applicare efficacemente, e con pressione uniforme, l'inchiostro sulla pagina.
La tecnica tipografica di Gutenberg consisteva nell'allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina, che veniva cosparsa di inchiostro e pressata su un foglio di carta. L'innovazione stava nella possibilità di riutilizzare i caratteri. Con la tecnica precedente, cioè la xilografia (da cui il torchio xilografico), le matrici di stampa venivano ricavate da un unico pezzo di legno, che poteva essere impiegato solo per stampare sempre la stessa pagina, finché non si rompeva la matrice, cosa che accadeva molto spesso.
Questa tecnica si rivelò di gran lunga migliore rispetto ai procedimenti tradizionali e si diffuse in pochi decenni in tutta Europa: solo 50 anni dopo erano stati stampati già titoli per una tiratura complessiva superiore ai 12 milioni di copie. Il primo testo fu la Bibbia a 42 linee, cioè 42 righe per pagina, con il testo stampato su due colonne. I libri stampati con la nuova tecnica tra il 1453-55 e il 1500 vengono chiamati incunaboli.
Storia
L'invenzione dei caratteri mobili
Cina e Corea
I caratteri mobili furono inventati in Cina durante la dinastia Song intorno all'anno 1041 da Bi Sheng. I caratteri di Bi Sheng (incisi nella porcellana, poi induriti nel fuoco e assemblati in resina) non si prestavano tuttavia per la stampa in larghe quantità poiché erano soggetti a una facile rottura. Il funzionario Wang Zhen (attivo fra il 1290 e il 1333) migliorò il sistema di Bi Sheng introducendo caratteri mobili incisi nel legno. Successivamente, la stampa a caratteri mobili fu sviluppata in Cina e in Corea verso il 1490 con la realizzazione di caratteri di bronzo da parte del tipografo Hua Sui (1439-1513).
I primi libri noti per essere stati stampati con caratteri in lega metallica apparvero in Corea durante la dinastia Goryeo. Nel 1234 fu pubblicata una serie di libri rituali, Sangjeong Gogeum Yemun, compilata da Choe Yun-ui. Questi libri non sono sopravvissuti e ad oggi il libro più antico esistente al mondo ad essere stato stampato in caratteri mobili metallici è il Jikji, un libro sul buddhismo coreano stampato in Corea nel 1377.
La stampa a caratteri mobili in metallo inventata in Corea differiva dalla stampa europea nei materiali utilizzati per il tipo, il punzone, la matrice, lo stampo e nel metodo di pressione. Si sono sollevati dibattiti e speculazioni accademiche sul fatto che la stampa a caratteri mobili orientale si possa essere diffusa in Europa tra la fine del XIV secolo e l'inizio del XV secolo.
In Europa
In Occidente la stampa a caratteri mobili in metallo fu inventata dall'orafo tedesco Johannes Gutenberg a Magonza. Il primo libro stampato da Gutenberg con la nuova tecnica fu la «Bibbia a 42 linee» (1453-55); il testo utilizzato fu quello della Vulgata, la bibbia latina tradotta dal greco da san Gerolamo nel V secolo. In tre anni ne furono prodotte 180 copie, 48 delle quali sono arrivate fino a noi. Quaranta copie furono stampate su pergamena e 140 su carta di canapa importata dall'Italia. A differenza delle stampe a caratteri mobili in Oriente, il sistema di stampa a caratteri mobili di Gutenberg vide fin da subito una rapida diffusione in tutta Europa, tanto che nel 1480 erano presenti nel continente ben 110 macchine da stampa, 50 delle quali in Italia.
Con il procedimento ideato da Gutenberg, testi di qualsiasi natura potevano essere pubblicati in modo più veloce, economico e in maggiore quantità. La stampa a caratteri mobili diede un contributo decisivo alla diffusione del libro. A sua volta, la diffusione del libro creò un nuovo settore di attività economica, quello dell'editoria.
Secondo molti teorici delle scienze della comunicazione si aprì così una nuova epoca dello sviluppo della comunicazione umana: questa rivoluzione è stata analizzata particolarmente da Vilém Flusser o da Marshall McLuhan nel saggio La galassia Gutenberg.
La diffusione della stampa a caratteri mobili in Europa Una dopo l'altra, in tutte le principali città europee nacquero delle officine di stampa (Colonia: 1466, Roma: 1467, Venezia: 1469, Parigi e Napoli: 1470, Segovia: 1472, Cracovia: 1473, Valencia: 1474, Londra: 1477). Già nel 1480 in Germania e in Italia vi erano stamperie in ben 40 città; i due Paesi sono considerati i principali centri editoriali in termini di quantità e di qualità. Secondo una stima, alla fine del XV secolo vi erano almeno mille torchi da stampa disseminati in 200 città europeeGutenberg e Roma. Le origini della stampa nella città dei papi (1467-1477), Napoli, Electa, 1997, p. 18.. Secondo Elizabeth Eisenstein, nei primi 50 anni dopo l'invenzione gutenberghiana furono stampati otto milioni di libri nelle diverse lingue europeeElizabeth Eisenstein, The Printing Revolution in Early Modern Europe, Cambridge, 1993, pp. 13-17, citata in: Angus Maddison, Growth and Interaction in the World Economy: The Roots of Modernity, Washington, 2005, p. 17 e segg.. Dai torchi uscivano volumi di differenti tipologie: testi antichi di diritto, libri di medicina, messali finemente decorati e libri liturgici, classici della letteratura latina, testi universitari, opuscoli d'occasione, fogli volanti e testi sui più vari argomenti, sia in latino che in volgare.
Nel 1472 Johannes Parix stampò a Segovia il Sinodal de Aguilafuente per il vescovo Arias Dávila. Nel 1473 a Cracovia Kasper Straube pubblicò lAlmanach cracoviense ad annum 1474. Nel 1476 una pressa fu montata in Inghilterra da William Caxton. Alla fine del XV secolo l'uso della stampa era già diffuso in tutta l'Europa occidentale. Le biblioteche si arricchirono di copie. I libri circolarono e favorirono il confronto delle opinioni. Ai libri stampati affidarono le loro idee grandi scienziati come Copernico (1473-1543).
Nella seconda metà del XVII secolo si diffuse la distinzione tra la lettera 'V' e la lettera 'U' per favorire la lettura dei testi.
In Italia Diffusione
Con non meno di edizioni nel XV secolo e nel XVI, tenendo conto solo delle edizioni giunte fino a noi, l'Italia ebbe un ruolo rilevante nella prima età della stampaCharlotte Gandi, Il controllo della stampa a Venezia. Padroni dei libri e dell’informazione, Università Ca' Foscari, pag. 20.. Il primo libro stampato fuori della Germania fu realizzato nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco (tra Lazio e Abruzzo). Fu opera di Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz (il primo della diocesi di Magonza e il secondo di quella di Colonia). Giunti nella penisola nel 1464, tra il 1465 e il 1467 pubblicarono: un Donato minore ovvero Donatus pro puerulis (una grammatica latina per fanciulli, ora disperso), il De oratore di Cicerone, il De Civitate Dei di Sant'Agostino e tre opere di Lattanzio: tutti con una tiratura di 275 copieEnrico Mistretta, L'editoria - un'industria dell'artigianato, Il Mulino, Bologna, 2008..
Il carattere delle edizioni stampate è denominato sublacense: le minuscole sono semigotiche, mentre le maiuscole sono ispirate alla scrittura epigrafica latina. Questa novità fu esclusivamente italiana: i due tipografi non la importarono dalla Germania, ma la introdussero dopo aver visto, sui muri del monastero, antiche epigrafi romane e dopo aver letto, nella libreria del monastero, manoscritti di epoche molto anteriori alla loroGabriele Paolo Carosi, Da Magonza a Subiaco. L'introduzione della stampa in Italia, Busto Arsizio, Bramante Editrice, 1982, pp. 23-25.. Nello stesso periodo veniva impiantata la prima stamperia a Roma, ma non si è conservato nessun incunabolo romano anteriore al 1467. Di certo i primi stampatori furono tedeschiLa prima officina tipografica nell'Urbe fu costituita anteriormente al 1466 da Simone Cardella e dal tedesco Ulrich Han. Produsse dei libri, ma nessuno di questi è sopravvissuto. Per gli incunaboli stampati a Roma nel 1467, vedi Ulrich Han e Sixtus Riessinger.. Nel 1470 apparvero, sempre nell'Urbe, le prime opere di quello che è considerato il primo tipografo italiano: Giovanni Filippo De Lignamine. Nel 1471 Papa Paolo II fece riprodurre a stampa la bolla con cui preannunciava il VII Giubileo del 1475Non fece in tempo ad indirlo poiché morì nello stesso anno.. Fu il primo documento pontificio a stampa.
Nel 1470 Johannes Numeister, allievo di Gutenberg, stampò a Foligno il De bello Italico adversus Gothos dell'umanista Leonardo Bruni. Sempre nel 1470 a Venezia fu stampato dal tedesco Vindelino da Spira il primo libro in volgare italiano con data certa: il Canzoniere e i Trionfi di Francesco Petrarca. L'11 aprile 1472 a Foligno fu finita di stampare da Numeister e da Evangelista AngeliniAltri identificano l'«Evangelista mei», citato nel colophon dell'edizione, con il mecenate folignate Emiliano Orfini, finanziatore di Numeister. la Divina Commedia. Sempre nel 1472 Jacopo da Fivizzano stampò nella sua città d'origine le Opere di VirgilioAmedeo Benedetti, Jacopo da Fivizzano, Genova, Tipolito Torre, 2014.. Il primo libro al mondo stampato in greco con data certa apparve a Milano nel 1476: fu una grammatica della lingua (Ἐρωτήματα, Erotémata di Costantino Lascaris). L'Italia detiene il primato anche della prima opera stampata con caratteri arabi: nel 1514 uscì a Fano il Kitāb ṣalāt al‐sawā'ī o Horologium breve, ad opera del tipografo Gregorio de' Gregori.
Una pressa come quella di Gutenberg venne impiantata a Venezia nel 1469. Nel 1500 vi erano a Venezia ben 417 stampatori. La Serenissima in questo senso fu una città molto fertile, anche grazie a personaggi come Aldo Manuzio (le cui edizioni, denominate "aldine", sono ancora oggi molto pregiate), Francesco Marcolini da Forlì ed altri. A Roma, durante gli anni 1467-1500 furono stampati titoli. Nel complesso, delle 110 tipografie europee in attività nel 1480, una cinquantina erano attive in Italia, una trentina in Germania, 9 in Francia, 8 in Spagna e le restanti negli altri Paesi del continente.
Venezia, grazie a ciò, ottenne diversi primati, come il primo libro di musica con caratteri mobili (Harmonice Musices Odhecaton di Ottaviano Petrucci), il primo trattato di architettura con illustrazioni, la stampa del primo libro in armeno (Ուրբաթագիրք Urbat’agirk’, "Libro del venerdì", 1512), in cirillico bosniaco (Ofičje svete dieve Marie traslitterato in lettere latine, "Ufficio della Vergine Maria"), oltre che la realizzazione delle prime edizioni a stampa della Bibbia rabbinica (Daniel Bomberg, 1516-17), del Talmud (Bomberg, 1520-23) e del Corano (Paganino Paganini, 1538). Fu stampato sempre in Italia, ma non a Venezia bensì a Reggio Calabria, il primo libro impresso in lingua ebraica a recare una data certa, il Commentarius in Pentateuchum (18 febbraio 1475)
Il primato veneziano, offuscato solo a metà del Cinquecento a causa della Controriforma, che costrinse molti editori a trasferirsi nell'Europa del nord, riprese vigore nella seconda metà del secolo e rimase tale sostanzialmente fino al tardo Settecento.
La diffusione della stampa a caratteri mobili in Oriente