L'ultimo assedio di Costantinopoli (in greco Ἅλωσις τῆς Κωνσταντινουπόλεως; ), detto anche caduta di Costantinopoli o conquista di Costantinopoli, fu la battaglia che valse la conquista turco-ottomana di Costantinopoli, capitale dell'Impero bizantino, al culmine di un assedio durato 53 giorni, dal 6 aprile al 29 maggio 1453.

L'esercito ottomano era guidato dal sultano ventunenne Maometto II (in seguito soprannominato Il Conquistatore), mentre quello bizantino era guidato dall'imperatore Costantino XI Paleologo. Con la caduta della capitale, ufficialmente conseguente alla morte dell'imperatore Costantino XI Paleologo (1449-1453), cessarono di esistere gli ultimi resti dell'Impero romano d’Oriente, 1058 anni dopo la sua fondazione.

Nonostante Costantinopoli possedesse la cinta muraria più sicura ed impenetrabile d'Europa (e del mondo conosciuto), gli ottomani disponevano di uno strumento bellico d'assoluta avanguardia: il cannone ottomano; per ironia della sorte, questa portentosa invenzione bellica venne inizialmente proposta ai bizantini che, in pieno decadimento, la rifiutarono per l'alto costo. Oltre all'avanzata tecnologia, il rapporto tra ottomani e bizantini era di dieci a uno, salvo poi aumentare di un terzo durante il protrarsi del conflitto.

Secondo alcuni storici, la caduta, alternativamente alla scoperta delle Americhe, è da intendere come la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna..

Fonti

La caduta di Costantinopoli fu al centro della narrazione di numerose cronache e resoconti di storici contemporanei. Tra queste, la cronaca del veneziano Nicolò Barbaro, testimone oculare dell'assedio, viene spesso considerata l'opera più completa per ricostruire le vicende accadute nella primavera del 1453. Barbaro annotò infatti accuratamente la cronologia della caduta di Costantinopoli giorno per giorno, sebbene il suo pregiudizio verso i genovesi, ritenuti responsabili di numerosi eventi, traspaia in maniera evidente..

Lo scritto fornisce un elenco completo dei nobili veneziani che presero parte alla battaglia e di quelli fatti prigionieri, al netto di alcune imprecisioni e contraddizioni nel testo di Barbaro.. Tra gli altri autori latini, anche la lettera dell'arcivescovo Leonardo di Chio, inviata al papa poco dopo la fine dell'assedio, risulta un documento prezioso, nonostante l'autore si dimostri tutt'altro che neutrale verso i Greci.. Tra gli altri autori di testi più o meno lunghi che forniscono dettagli sull'assedio in quanto presenti si devono segnalare il genovese Montaldo, Cristoforo Riccherio, lo studioso bresciano Ubertino Pusculo e il soldato fiorentino Tedaldo, a cui si deve il contributo più approfondito.

Tra le fonti greche, il racconto di Giorgio Sfranze è stato oggetto di discussione per diverso tempo con riferimento alla sua attendibilità. Pur avendo il bizantino partecipato all'assedio, l'opera principale a volte nota come Cronaca minore è particolarmente lacunosa sull'evento.. L'opinione prevalente è che lo storico avrebbe perso i suoi appunti dopo la sua cattura. Tuttavia, un testo del XVI secolo attribuito a Sfranze e noto come Cronaca maggiore include un resoconto molto più dettagliato dell'assedio di Costantinopoli. A partire dagli anni '30 il testo è stato considerato un falso, attribuibile a Macario Melisurgo, un avventuriero bizantino.. Nonostante tutto, alcuni storici dell'assedio come Steven Runciman continuarono a far leva su questo resoconto dei fatti, insistendo sul presupposto che Macario Melisseno si fosse semplicemente limitato a pubblicare gli appunti perduti di Giorgio Sfranze.. L'opinione storiografica prevalente tende a considerare il resoconto dell'assedio inaffidabile, così come il resto della Cronaca maggiore.

Sebbene non si abbia conoscenza di resoconti dettagliati di testimoni greci dell'assedio, diversi storici ellenici hanno raccontato gli eventi negli anni successivi, tra cui innanzitutto Ducas e Laonico Calcondila. Il primo si distingue perché è l'unico a menzionare l'episodio della Kerkoporta; il secondo, ammiratore di Erodoto e Tucidide, scrive in uno stile «classico e volutamente arcaico». Anche Critobulo, sebbene non avesse partecipato alla battaglia, indica qualche elemento utile per ricostruire l'evento.. Il suo vivido racconto, che si lascia talvolta chiaramente andare a toni morbidi perché Critobulo era un funzionario al servizio del sultano, a cui tra l'altro è dedicata la sua opera, non manca di interesse se non altro per il ricorso a fonti a volte greche, a volte turche..

Vi sono anche due cronache slave di un certo interesse che forniscono una ricostruzione della battaglia, di cui una prima è Il Diario del Giannizzero Polacco scritto da un certo Michele d'Ostrovica in un misto di polacco e antico slavo. Nel maggio 1453 Costantino di Ostrovica era un membro del distaccamento inviato da Đurađ Branković. Il suo testo è interessante perché illustra il punto di vista di un cristiano convertito all'Islam e combattente all'interno delle truppe ottomane (si arruolò nel corpo dei giannizzeri dopo l'assedio).

Il secondo testo slavo, la Cronaca Slava, fu redatto in diverse lingue e l'autore risulta sconosciuto, malgrado la versione russa sia a nome di un certo Nestor Iskander. È molto probabile che lo scrittore avesse preso parte alla battaglia, considerata la precisione e la cura delle descrizioni. Malgrado alcuni errori notevoli, sia in termini di date che di aggiunta di personaggi immaginari come un patriarca o un'imperatrice, l'opera non può essere ignorata. Quanto alle fonti ottomane, esse risultano sorprendentemente poche, specie se paragonate alla risonanza riscossa dall'evento storico nel resto del continente.. Si può citare a tal proposito il resoconto di Tursun Beg, che fu forse un testimone oculare dell'assedio e che racconta anche il primo ingresso di Maometto II nella Cattedrale di Santa Sofia,. e quello di Sa'ad ed-Dīn, completato però cronologicamente più tardi.. Tuttavia, ad eccezione dell'assalto finale, i cronisti ottomani dedicano poco tempo a descrivere l'assedio, e preferiscono concentrarsi sugli aspetti politici. In ultimo, bisogna ricordare che testi successivi come quello di Evliya Çelebi nel XVII secolo sono infarciti di dettagli fantasiosi..

Antefatti Impero Bizantino

Costantinopoli fu fondata nel 330 d.C. sotto l'imperatore romano Costantino I. Negli undici secoli successivi, la città fu assediata molteplici volte,La popolazione della capitale si era ridotta da circa nel XII secolo a tra e nel 1450. ma fu conquistata precedentemente soltanto durante la Quarta Crociata nel 1204. I crociati proclamarono l'Impero latino di Costantinopoli, che comprendeva la città e alcuni territori circostanti, mentre il resto dell'impero si divise in una serie di Stati successori, come Nicea, Epiro e Trebisonda.

I Nicei riuscirono ad eseguire la riconquista di Costantinopoli a scapito dei latini nel 1261, ristabilendo l'Impero bizantino sotto la dinastia dei Paleologi. Nonostante ciò, l'Impero andò incontro ad una lenta ed inesorabile decadenza, perdendo gradualmente territori in guerre contro serbi, bulgari ed in particolare turchi ottomani.

Per avere un'idea di quanto fosse grave e inesorabile il declino della città all'inizio del XV secolo basta prendere come esempio i dati relativi ai proventi delle dogane sui Dardanelli: le dogane genovesi fruttavano alla città ligure monete d'oro, Costantinopoli dalle sue dogane imperiali ne ricavava appena . - nota 239 a pagina 78 La città durante il XV secolo perse abitanti e prosperità economica: l'antico splendore degli edifici andò in rovina e la sua moneta perse il suo valore di un tempo, il commercio europeo con l'Asia era entrato in crisi per la competizione con i mongoli.

Alla vigilia dell'assedio, l'impero estendeva i suoi confini poco oltre Costantinopoli e nel Peloponneso. Nonostante ciò la capitale continuava ad essere ritenuta l'insediamento più sicuro al mondo. Lo storico Fernand Braudel la definì «una città isolata, un cuore, rimasto miracolosamente vivo, di un corpo enorme da lungo tempo cadavere».AA.VV., Storia d'Italia Einaudi, vol. II, 1972, p. 2103.

Temendo un possibile attacco navale lungo le coste del Corno d'Oro, Costantino ordinò che fosse posta una catena difensiva all'imboccatura del porto della città, che poteva essere alzata o abbassata, lasciando entrare gli alleati e impedendo l'accesso agli ottomani; la catena, oltre che la fortificazione delle Mura Teodosiane, servirono ai bizantini per prendere tempo, in attesa di rinforzi europei.

Al disperato grido di aiuto di Costantinopoli risposero solo una squadra di catalani, napoletani (tra i quali perse la vita, sotto le mura della città di Costantinopoli, il duca di Venosa Gabriele del Balzo Orsini), veneziani e 700 genovesi guidati dal Nobile Condottiero e Capitano Genovese Giovanni Giustiniani, accolti con esultanza ed applausi, giunti con una spedizione finanziata dallo stesso Giustiniani, amico personale dell'imperatore, provenienti in 400 dall'avamposto della Superba sull'isola di Chio e in 300 dal porto di Genova. Il Giustiniani per il suo curriculum di comando (nonostante la giovane età era già stato governatore di molte città-colonie genovesi), successi in battaglie nell'Egeo e nel mar Nero, e difese in assedi con inferiorità numerica, fu posto da Costantino al comando delle forze della città.

L'imperatore bizantino Costantino XI chiese aiuto alle altre potenze cristiane per la difesa della città, ma ottenne magri risultati. Anche perché il Papa attendeva dal concilio fiorentino del 1440 la riunificazione della Chiesa d'Oriente con quella d'Occidente (che venne finalmente proclamata il 12 dicembre 1452, tra contrasti con la popolazione bizantina). La Repubblica di Venezia, intenzioni a parte, mantenne la flotta ormeggiata a Negroponte, anche dopo l'episodio dell'affondamento dell'imbarcazione di Antonio Rizzo, lasciando tuttavia ai propri mercanti piena libertà di decidere se rimanere neutrali o schierarsi a favore dei bizantini, mentre la Repubblica di Genova mantenendo un comportamento ambiguo consentì ai propri mercanti di stringere accordi commerciali con la capitale inviando truppe difensive ben equipaggiate ed addestrate.

Impero Ottomano

Maometto II succedette al padre all'età di diciannove anni. Molte corti europee acclamarono la sua salita al trono perché erano fiduciose che l'inesperienza del giovane sultano avrebbe portato in rovina l'Impero Ottomano..

All'inizio del 1452 iniziarono i lavori per la costruzione del castello di Rumelihisarı sul lato europeo del Bosforo, parecchi chilometri a nord di Costantinopoli. La nuova fortezza si trovava direttamente dall'altra parte dello stretto rispetto alla fortezza di Anadoluhisarı, costruita dal sultano Bayezid I. La coppia di forti assicurava il controllo del traffico commerciale diretto a Costantinopoli.

Maometto ingaggiò inoltre numerosi ingegneri arabi ed europei per potenziare l'artiglieria ottomana, in particolare fu appositamente progettato e costruito dall'ingegnere ungherese Urban il cannone ottomano, capace di 5 colpi al giorno, ma in grado di sgretolare le mura teodosiane di costruzione tardo-romana con palle di granito di 63 centimetri pesanti 350 kg. Nell'ottobre 1452, Maometto inviò un'importante guarnigione nel Peloponneso per impedire a Tommaso e Demetrio, despoti di Morea, di fornire aiuti a loro fratello Costantino durante l'imminente assedio.

Alla vigilia dell'assedio gli ottomani schierarono un numero tra i 50 mila e gli 80 mila soldati, compresi tra i 5 mila e i 10 mila giannizzeri,. 1500 cavalieri serbi che Đurađ Branković fu costretto a fornire come parte del suo obbligo nei confronti del sultano ottomano.

Europa min|upright=0.7|Ciriaco d'Ancona, che si adoperò in ogni modo per impedire la caduta di Costantinopoli