La collezione Spada è stata una collezione d'arte nata a Roma nel XVII secolo e appartenuta alla famiglia, di origini ravennate, degli Spada.
Costituita a partire dalla metà del Cinquecento, si accrebbe e si consolidò sotto il cardinale Bernardino, raggiungendo i massimi splendori grazie soprattutto alla notevole raccolta di pitture di matrice emiliana. La raccolta rappresentava una delle più importanti collezioni della Roma barocca, rientrante quindi nella grande stagione mecenatica del XVII secolo.
Caduto il casato in difficoltà economiche nei primi dell'Ottocento, la collezione fu parzialmente smembrata con l'arrivo dei francesi. La raccolta fu poi acquistata nel 1926 dallo Stato italiano assieme allo storico palazzo romano Capodiferro, noto in particolar modo per la galleria prospettica che il Borromini eseguì su commessa dello stesso cardinal Bernardino, andando così a costituire la Galleria Spada.
Storia
Origini della famiglia
La famiglia Spada ha origini romagnole, di Brisighella. Paolo Spada (1541-1631) fu un mercante che assunse il ruolo di consigliere di Stato di papa Paolo V Borghese, dalle cui relazioni consolidò il ruolo di prim'ordine della sua famiglia sul panorama romano. La famiglia si stanziò nella capitale pontificia presso il palazzo Fani al Campidoglio con i propri figli in seconde nozze avuti con Daria Albicini (1569-1612), originaria di Forlì, quindi Francesco, Bernardino e Virgilio, gli ultimi due che intraprenderanno la carriera ecclesiastica..
Dal testamento di Paolo si comprende quanto Bernardino abbia assunto sin dal principio un ruolo decisivo nelle sorti della famiglia: sarà infatti colui che verrà indicato dal padre per custodire «i beni stabili, mobili e semoventi di Roma, intendendo anche quelli che sono in Bologna per servizio del Cardinale (comprendendovi argenti e ori in baccili, boccali e vassellamenta di ogni sorte, la lettiga e muli e altri annessi per quel servizio che sono oggi in Romagna)».
Virgilio di contro verrà invitato a lasciare suppellettili e quasi tutti i mobili al fratello Bernardino. Le proprietà romagnole di Faenza e di Imola, furono lasciate a Giacomo Filippo Spada (1576-1636), figlio del primo matrimonio di Paolo con Francesca Ricciardelli, che poi confluiranno successivamente nel ramo romano del casato, mentre a Francesco (1593-1643), primogenito in seconde nozze, andranno le proprietà di Forlì.
La collezione del cardinale Bernardino Spada
Le commesse del periodo bolognese Bernardino Spada compì gli studi in utroque iure tra Bologna, Perugia e Roma, in quest'ultima dov'era assieme al fratello Virgilio tra il 1608 e il 1614, presso la dimora dello zio Orazio (1537-1607), di fronte a Sant'Andrea della Valle. La sua carriera ecclesiastica fu particolarmente apprezzata da tutti i papi del suo tempo: Paolo V Borghese lo nominò referendario del Supremo tribunale della Segnatura apostolica (sia della corte di Grazia che di Giustizia), Gregorio XV Ludovisi gli affidò l'incarico di far parte dei prelati della Congregazione del buon governo, Urbano VIII Barberini lo nominò nunzio pontificio a Parigi nel 1624 e arcivescovo di Damiata, assumendo anche ruoli di portavoce del pontefice nei rapporti con Luigi XIII, nel 1626 fu invece eletto cardinale col titolo di Santo Stefano al Celio mentre nel 1627 fu inviato a Bologna come legato pontificio distinguendosi soprattutto per le azioni intraprese durante la peste del 1630..
Le prime notizie in merito al collezionismo di Bernardino risalgono al 1622, dove sono registrati gli acquisti di due ritratti, uno di Urbano VIII e un altro del cardinale Barberini, e di un busto in bronzo di papa Gregorio XV (tutte opere non pervenute). Già dal suo approdo in Francia nel 1627 viene documentato il trasferimento di casse piene di oggetti d'arte, tra cui anche dipinti di autore non menzionato: «[...] un quadro d'una girandola, un quadro di 3 magi, doi quadri di paesi, la prospettiva della cappella di Santa Maria Maggiore, un ritratto di Papa Urbano»..
Quando fu a Bologna il cardinale continuò l'implementazione della propria collezione con l'immissione di diverse opere che descrivono sin dal principio quelli che erano i propri gusti artistici, ossia i ritratti: si fece infatti ritrarre due volte, entrambe nel 1631, la prima da Guido Reni, a figura intera, e poi dal Guercino, a mezzo busto (entrambi oggi in Galleria Spada). Nel palazzo del Legato della città emiliana intanto lo Spada commissionò nel 1630 a Girolamo Curti e Michelangelo Colonna la decorazione ad affresco della sala Urbana (dedicata al pontefice Barberini), dov'erano presenti giochi di prospettiva, che saranno anche questi un elemento peculiare dei gusti del committente nel corso della sua vita.
Bernardino entrò in contatto con Guido Reni per motivi alquanto fortuiti: infatti grazie ad una commessa che avanzò nel 1627 il re di Spagna Filippo IV, il quale voleva un dipinto con il Ratto di Elena di mano del pittore, per l'occasione il cardinale Barberini chiese allo Spada di supervisionare l'operato. In tale circostanza Bernardino propose al pittore bolognese l'esecuzione del proprio ritratto, capolavoro della maturità artistica del Reni, nonché una copia del collaboratore di bottega, Giacinto Campana, del Ratto di Elena eseguito intanto per il re spagnolo: tutto ciò è registrato nei mandati di pagamento del 2 maggio 1631, dove si elargiscono complessivi 200 ducati per i due quadri, facendo menzione, in merito al secondo, del fatto che «Elena [è] perfettionata da Guido stesso».
I contatti col Guercino avvennero invece intorno al 1628 grazie a Maria de' Medici, regina di Francia, di cui era divenuto amico durante la sua nunziatura a Parigi qualche anno prima e che proprio alla nobile il Bernardino propose nel 1629 l'acquisto del Ratto di Elena del Reni, che per motivi di incomprensioni tra il pittore e la committenza videro ruppersi ogni tipo di accordo tra le parti. Lo Spada fu infatti incaricato dalla regina di raggiungere Cento per visionare le opere del Guercino così da poter definire la commessa di alcuni cicli di pitture per il palazzo del Lussemburgo. In questa circostanza al pittore furono commesse tre opere, un altro Ritratto del cardinale, questa volta ripreso a mezzo busto, un San Luca e un Marte. L'opera eseguita per la regina fu invece quella della Morte di Didone, ma una volta completata la sua realizzazione, anche in questo caso la commessa cadde nell'oblio a causa della fuga di Maria fuori la Francia, avvenuta il 18 luglio 1631: il cardinale Spada quindi il 30 settembre dello stesso anno invia una lettera al pittore per fargli conoscere le intenzioni di acquistare la grande tela per sé, cosa che avvenne dietro il corrispettivo di 400 scudi (equivalente a 320 ducati, ossia 1.600 lire).. Il dipinto viene spedito a Roma nel 1632 e da questo momento in poi si instaura un sodalizio tra il cardinale e il Guercino che durerà anche successivamente: nel 1634 viene infatti richiesto il contributo del pittore alla decorazione delle nuove sale del palazzo Capodiferro, al 1635 risulta una notula di pagamento di 34 scudi per un quadro con lAstrologia, nel 1640 viene invece pagato 20 scudi il pittore per un San Pietro.
Il Reni e il Guercino non furono gli unici pittori dell'ambiente bolognese con cui Bernardino Spada entrò in contatto durante i suoi anni nella città emiliana: sono registrati infatti altre commesse ad artisti quali Francesco Albani, Giovanni Filippo Landa e Francesco Negri..
L'arrivo a Roma e l'acquisto del palazzo Capodiferro
Nel 1631 Bernardino torna a Roma e porta con sé tutta la sua collezione d'arte, che già all'epoca doveva essere certamente consistente. Al tempo alloggiava nel palazzo del principe di Massa presso piazza Navona, ma già un anno dopo acquista palazzo Capodiferro, sontuoso edificio cittadino edificato per volere del cardinale Girolamo Recanati nella metà del Cinquecento su progetto di Bartolomeo Baronino, dove sarà trasferita tutta la raccolta di famiglia.
Instauratosi nel complesso, per volere di Bernardino furono avviati ingenti lavori di ristrutturazione che hanno ampliato l'edificio su tutta l'ala sinistra, dove verranno realizzati lo studio del cardinale e la Galleria grande, adorna di quadri della sua collezione.. Furono commissionati nel 1635, anche in questo caso a Michelangelo Colonna, coadiuvato da Agostino Mitelli, già attivi a Bologna nei cicli del palazzo del Legato, i lavori ad affresco delle sale interne del palazzo riprendenti ancora una volta storie celebrative della politica di Urbano VIII e giochi prospettici in trompe-l'œil. Numerosi altri artisti locali lavorarono agli ambienti del palazzo, tra cui François Perrier fu il più noto, mentre altri citati nei documenti d'archivio e che figureranno nelle ricevute di pagamento per lavori svolti almeno fino al 1658 sono Pietro Ferri, Pietro Contini, Alessandro Agazzini, Giovan Battista Ruggeri, Giovan Battista Magni, Andrea Generoli, Giovan Battista Laurenzi e altri ancora..
A seguito di questi lavori Bernardino si adoperò per abbellire gli ambienti con sculture e altri oggetti di marmo utili come ornamento delle sale. Furono commissionati per l'occasione diversi busti, tra cui quello del papa Barberini, Urbano VIII, assegnato a Gian Lorenzo Bernini e databile tra il 1637 e il 1644, quello di Paolo Spada, attribuito alla cerchia di Ercole Ferrata, ed altri ritraenti Orazio Spada senior (1537-1607), i cardinali Bernardino e Fabrizio Spada, oltre ad acquisti di altri busti antichi di imperatori romani, che acquistò grazie ai legami che il cardinale aveva con il noto mercante e antiquario Leonardo Agostini. Nel 1637 è registrato l'acquisto presso il rigattiere Francesco Balderati di una «statuetta di marmo di buffoncello antico» identificabile con il Putto ammantato, pagato 12 scudi. Dalle fonti storiche sembra che il cardinale avesse più interesse verso la statuaria antica che moderna, dove si registrano pochi marmi contemporanei rispetto all'entità dell'intera raccolta, tra cui lAmor sacro e l'Amor profano di Francois Duquesnoy e il cosiddetto Sonno, replica in marmo bianco dell'Algardi della sua stessa versione del 1635 in marmo nero realizzato per la collezione Borghese.
Nel contempo non mancarono anche in questa fase ulteriori acquisti e commissioni avanzate sia ad artisti del panorama romano, tra cui opere caravaggesche di cui ben due attribuite, erroneamente, proprio al Merisi (un Ritratto virile e un Ritratto di giovane con berretto piumato),. che di quello fiammingo, che bolognese. Al 1641 risulta un acquisto di due tele di Karel Philips Spierincks, al 1643 ben sette dipinti di Niccolò Tornioli, tra cui quattro giunti sino ad oggi (la Carità Romana, la Madonna col Bambino dormiente e San Giuseppe, la Maddalena dormiente mentre una Madonna col Bambino e un angelo andrà distrutta a Berlino, dov'era presso l'Ambasciata italiana durante la seconda guerra mondiale), al 1647 risalgono invece due quadretti di bambocciate realizzate da Michelangelo Cerquozzi..Altre immissioni avvennero da altri esponenti del casato, su tutti dal fratello Virgilio e dal nipote Orazio Spada, il quale grazie alle nozze con Maria Veralli acquisì in dote tutta la raccolta della nobildonna, dove oltre a diverse pitture vi erano anche cospicuo numero statue d'antichità, citate nel 1643, quando risultano in trasferimento dal palazzo Veralli in piazza Colonna a quello Capodiferro.
Nel 1648 Bernardino Spada fu nominato vescovo di Albano Laziale. Nel 1652 compra dagli eredi di Niccolò Tornioli il Caino che uccide Abele,. mentre un anno dopo fu commissionato al Borromini la galleria prospettica sul cortile interno, opera che diverrà tra le più celebri dell'artista nonché icona dell'architettura barocca.