La chiesa dell'Immacolata Concezione è uno storico edificio di culto della città di Mazzarino, ubicato nel centro storico.

La chiesa afferisce alla diocesi di Piazza Armerina ed è una rettoria della chiesa Madre di Santa Maria della Neve. Storicamente rilevante, essa è stata una delle chiese privilegiate dai Branciforti e sede di una attiva confraternita, votata alla celebrazione della festa dell'Immacolata Concezione.

Storia

Il Cinquecento Stando alle fonti storiche pervenute, la chiesa ha origini molto antiche; sarebbe sorta, infatti, intorno ai secoli XIV-XV; connessa, a partire dal 1574, ad un convento di Frati Minori, avrebbe visto la nascita, nel 1592, dell'Opera del Miseremini.

Inizialmente, la chiesa fu dedicata a Maria della Catena, il cui culto si stava propagando in quei secoli. A seguito dell'impulso dei monaci e della presenza del principe Giuseppe Branciforti, la chiesa cambiò denominazione venendo dedicata all'Immacolata Concezione negli anni '40 del Seicento.

Il Seicento

I Frati Minori Conventuali, nel tentativo di propagare il culto della Vergine, commissionarono al pittore Filippo Paladini una pala d'altare che avrebbe dovuto raffigurare l'Immacolata Concezione. Il Paladini terminò l'opera nel 1606, firmandosi "Philippus Paladini, florentinus pingebat".Nel 1604, si costituì la "Congregazione dei Figli di Maria Immacolata", alla quale, a metà Seicento, vorrà iscriversi anche principe Giuseppe Branciforti.

Tra i doveri delle congregazione vi era quello di celebrare la solennità dell'immacolata Concezione, impegnandosi nella diffusione del suo culto.

Con lettera del 5 ottobre 1642, il viceré di Sicilia, Alfonso Henriquez de Cabrera, ordinava la celebrazione della festa dell'Immacolata Concezione con ogni solennità. L'Ordinario di Siracusa, con missiva del 19 novembre dello stesso anno, ne notificava la volontà ai Frati Conventuali.

Con atto del notaio Minolfo, il principe concedeva quindici giorni di fiera da celebrarsi ogni anno in occasione della festa dell'Immacolata. Successivamente, il principe concesse, nel 1669, anche il "Giuoco", operando concessioni e privilegiando l'associazione religiosa per la "particolare devozione" nei confronti della Vergine. Secondo l'Ingala, grazie agli introiti della fiera si poté realizzare la Cappella del Purgatorio all'interno della chiesa. Fondata con atto del notaio Musarra nel 1666 da Marino e Giovambattista Triolo, essa avrà un ruolo di primo piano nel corso dei secoli, venendo considerata una degli altari principali della chiesa, fino alla sua demolizione nel XX secolo.

Con atto del notaio Arancio, del 1688, il notaio Vincenzo Triolo, "per la massima devozione [...] come pure per patrio amore" donava alla chiesa le reliquie dei santi Vito, Prospero e Felice. Lo stesso Triolo, inoltre, volle erigere la torre campanaria, a proprie spese, curando la realizzazione, ad opera del sacerdote Rizzo, della testa dell'Addolorata in cartapesta.

Il Settecento Nel corso del Settecento si susseguirono diversi procuratori sia della chiesa che della cappella del Purgatorio. In questo secolo si registrano numerosi lavori alla struttura architettonica, operati prima dal notaio Antonino Riccobene (che curò la pavimentazione generale), da don Salvatore Padellaro e don Angelo Catania.

L'Ottocento Il XIX secolo è stato un grande secolo per la chiesa, poiché in esso si sono concentrati numerosi eventi e si sono avvicendati diversi procuratori che hanno abbellito la struttura interna della chiesa e fornito ulteriori elementi al suo miglioramento. Il secolo si apre con il procuratorato nella cappella del Purgatorio del Canonico Antonino Privitelli (1798-1808), a cui si ascrive la commissione a Filippo Quattrocchi, nel 1805, la statua lignea dell'Immacolata Concezione. Nel 1811, i procuratori della chiesa ricevettero una missiva che autorizzava la processione della statua lignea dell'Immacolata a Mazzarino. Nel 1813 prima e nel 1841, poi, la statua dell'Addolorata fu venduta alla confraternita omonima. A metà secolo, il Canonico Salvatore Bonaffini si comportò da benefattore per la chiesa, ricoprendo l'incarico di procuratore ininterrottamente per trentacinque anni dal 1814 al 1849; questi operò diversi interventi di restauro alla struttura, ridotta ormai ad un "casaleno senza tetto". In questo contesto, il Bonaffini commissionò a Giacomo Tinnirello gli affreschi sulla volta e a Calogero Sesta, di Serradifalco, la realizzazione dei capitelli. A lui, inoltre, si deve la costruzione degli altri altari laterali, i restauri all'altare maggiore e la commissione, al palermitano Corrado Leone, dell'altare maggiore ligneo, dipinto da Giovanni Nobile di Ragusa.

Successivamente, nel 1837, fu fatto costruire l'organo da Ignazio Gatto. A seguito della sua morte, nel 1854, a lui seguirono don Luigi Bonaffini, don Vincenzo Bellanti e don Rocco Bognanni. Dei primi due si sono registrati numerosi interventi all'interno della chiesa, ma di poco conto; il secondo, invece, è passato alla storia per il suo ruolo di secondo benefattore della chiesa. Procuratore per 47 anni ininterrotti (1870-1916), a lui si ascrivono grandi lavori di restauro e rifacimento di elementi sacri.

Nel 1870, fu fatto costruire il portone maggiore, ancora oggi visibile, realizzato il primo fercolo per la statua, sistemare le vetrate e scolpire il bambinello ligneo tutt'oggi esistente. Nel 1878, il Canonico fece piantare alcuni alberi nello spiazzo antistante la chiesa. Nel 1883 venne rifusa l'antica campana, realizzata "sumptibus populi".

Il Novecento Il Novecento si aprì con il procuratorato del Canonico Bognanni fino al 1916 e la realizzazione, nel 1900, della cupola campanaria, in pietra bianca di Melilli. Successivamente a questo, il Canonico Luigi Cutrera si occupò della pavimentazione in marmo della chiesa, mentre la confraternita, nel 1917, redigeva il suo secondo Statuto storico in cui specificava meglio le proprie prerogative, aggiornandosi al mutare dei tempi. Retta da un Commissario pro tempore dal 1927 al 1928 (don Antonio Li Destri), essa vedrà l'avvicendarsi dei Canonici Bognanni e Quattrocchi; quest'ultimo amministrò la chiesa per tutto il periodo della Seconda guerra mondiale.

A seguito del conflitto, la confraternita entrò in un periodo di decadenza che si manifestò e acuì negli anni Sessanta. Riformata, dopo un periodo di stasi, nel 1992, la confraternita è tutt'oggi attiva. Descrizione La chiesa presenta un'unica navata, ha longitudine rivolta a ponente, possiede una sacrestia e un locale ad uso della confraternita ivi operante.Presenta una torre campanaria, realizzata nel 1688, con copertura a botte in pietra di Melilli terminata nel 1900 dal Can. Rocco Bognanni, con ai quattro lati "ANNO IUBILARI MCM" (a sud), "ANNO 1900" (a ovest), "LAUS GLORIA" (a nord), "DEO DEI PAREQUE B. M. V. I." (a est). La facciata a edicola manca del frontone conclusivo ed è realizzata in bugnato. Interno La chiesa in passato aveva sette altari, compreso il maggiore, che espone la pregevole tela di Filippo Paladini dell'Immacolata concezione e San Francesco che intercede per le anime purganti, in cui il pittore fiorentino si auto-ritrae col saio francescano e mostra la scritta: «Filippus Paladini Florentinus pingebat, anno 1606».

L'altare maggiore è opera di Corrado Leone, in legno intarsiato e dorato, sormontato da due coppie di colonne che sorreggono un timpano triangolare.

Il primo altare di destra era dedicato a San Tommaso Apostolo con tela del santo dipinta da Tommaso Pollace, come si legge "Thomas Pollace Panorm.us pin.ebat anno 1608". Il secondo altare era dedicato alle anime sante del purgatorio, con tela del "Catanese". Il terzo altare, invece, era dedicato a San Giovanni Battista con tela del Pollace.

Il primo altare di sinistra era dedicato ai santi Crispino e Crispiniano con tela anch'essa del Pollace. Il secondo altare in una nicchia esponeva la statua di san Vito, presente ancora oggi. Nel terzo altare vi era un crocifisso scolpito a grandezza naturale, presente ancora oggi. In una cappelletta, nel Santa-Sancorum, è custodita la statua dell'Immacolata Concezione, opera dello scultore Filippo Quattrocchi, del 1805.

Le pereti laterali, in corrispondenza degli altari, sono scandite da cinque arcate, con lesene e paraste decorate con stucchi in stile tardo barocco siciliano. La volta a botte, anch'essa decorata con stucchi, presenta dei dipinti di Giacomo Tinnirello.

Esterno La facciata è in gran parte occupata dal grande portale in bugnato, affiancato da paraste e sormontato da una trabeazione di ordine dorico. Sul portale si apre una finestra con arco a tutto sesto. La torre campanaria a base quadrata, presenta una loggia campanaria con archi a tutto sesto. Il campanile venne edificato nel 1688, dal notaio Vincenzo Triolo, mentre la cupola fu realizzata nel 1900 per opera del Can. Bognanni; essa poggia su un tamburo quadrato.

La Confraternita dell'Immacolata Concezione Costituitasi nel 1604, grazie alla spinta dei Frati Minori Conventuali, che abitavano al tempo il convento intorno alla chiesa, la "Compagnia" ebbe come fine principale la propagazione del culto della Vergine Immacolata. A metà dello stesso secolo, il principe Giuseppe Branciforti, per il quale impulso si era operato un cambio di denominazione dalla Catena all'Immacolata, volle esprimere la propria devozione religiosa iscrivendosi direttamente all'associazione, come risulta dai documenti. Per essa, il principe concesse la "Franchiggia" e il "Giuoco" nel 1669, commissionando al Provenzali un quadretto di San Gaetano, a cui la confraternita eresse un altare. Successivamente, il principe soggiogò i debiti al suo Governatore, Giordano La Torre.

L'associazione di fedeli si occupò di propagare il culto dell'Immacolata ininterrottamente sino alla seconda metà dell'Ottocento, allorquando nel 1860 si rese necessario riformarla una prima volta.

Superato indenne il secolo XIX, l'associazione iniziò un secondo periodo di stasi dalla fine degli anni Cinquanta, allorché gli organi amministrativi erano receduti e la festa era svolta senza portare a spalla il simulacro, fin quando, nel 1992, si procedette ad una seconda riforma amministrativa interna.

Ad oggi, l'associazione è ancora in piena attività.

Note

Bibliografia AA. VV. I luoghi della memoria. Conoscenza e valorizzazione dei Centri Storici di Mazzarino, Riesi e Sommatino. Salvatore Sciascia ed., Caltanissetta, 1999.

AA. VV. Percorsi di archeologia e Storia dell'arte. Paruzzo ed., 2009.

V. Camilleri, Storia della Chiesa dell'Immacolata Concezione e della sua Confraternita. Lussografica, Caltanissetta, 2024.

A. D'Aleo, Mazzarino e la sua storia. Nocera ed., San Cataldo, 19902.

S. R. Ferruggia, Memorie istoriche dello antichissimo comune di Mazzarino. Colajanni, Trapani, 1857.

P. G. Ingala, Mazzarino, ricerche e considerazioni storiche. Salvatore Sciascia ed., Caltanissetta, 19962.

S. Mannella, I Carmelitani a Mazzarino e i principi Giuseppe Branciforti e Carlo Maria Carafa, Lussografica, Caltanissetta, 2010.

P. Russo, Scultura in legno nella Sicilia centro-meridionale nei Secoli XVI-XIX, Messina, Società Messinese di Storia Patria, 2009.

P. Russo - U. Vicari, Filippo Paladini e la cultura figurativa nella Sicilia centro-meridionale tra Cinque e Seicento. Itinerario storico-artistico per un progetto di museo diffuso. Lussografica, Caltanissetta, 2007.

P. Russo, Un genio vagante...in giro nella Sicilia. Filippo Paladini e la pittura della tarda Maniera nella Sicilia centrale, Lussografica, Caltanissetta, 2012.

G. Testa, Nostra signora della Catena. Storia della Basilica di Riesi, Opere Sociali Salesiane, Caltanissetta, 2007.

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