Nel 2014 il Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute dell'Università degli Studi del Molise è stato intitolato in suo onore. Ai suoi studi sulle muffe è dedicato il documentario Vincenzo Tiberio, l'uomo che scoprì gli antibiotici. Nel film Campo di battaglia, di Gianni Amelio è citato quale precursore delle scoperte antibatteriche.

Biografia Infanzia e adolescenza Vincenzo Tiberio nacque in una famiglia molisana benestante: il padre, Domenicantonio, esercitava la professione di notaio, e la madre, Filomena Guacci, apparteneva ad una famiglia dell'agiata borghesia dedita al commercio..

Quando Vincenzo aveva soli 7 anni e il fratello Sebastiano 9, la madre morì e il padre si ritrovò vedovo con due figli ancora piccoli da crescere. Per questo motivo, il notaio si risposò con Rosa Palladino di Guardiaregia (figlia del medico Giulio Palladino e di Maria Colomba Lucente), con il pieno consenso di entrambi i figli - tanto che Vincenzo nel suo diario si riferiva a lei con l'appellativo di “mamma" - decidendo di chiamare Rosa la sua prima figlia.

Nel paese natale Vincenzo compì gli studi elementari e quindi quelli medi ginnasiali, frequentando il Ginnasio “Catone”. Nell'anno scolastico 1883/1884 sostenne gli esami di licenza ginnasiale presso il Liceo "Mario Pagano" di Campobasso, superandoli brillantemente con il massimo dei voti in greco e in latino. Ottenuta quindi l'ammissione, si trasferì a Campobasso per frequentarvi il Liceo, che completò nell'anno scolastico 1888/1889. Conseguita la licenza liceale, si iscrisse alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Napoli.

Carriera universitaria Per frequentare l'università si trasferì presso gli zii Graniero ad Arzano, ospite della sorella del padre. Qui ebbe modo di conoscere la cugina Amalia Teresa, della quale si innamorò, e che sarebbe successivamente diventata sua moglie.

Prima ancora di terminare gli studi di medicina, egli cominciò a frequentare l'istituto di Igiene, dove venne a contatto con le metodiche di laboratorio batteriologico e chimico. Nel 1892 ebbe la nomina di studente interno dell'Istituto d'Igiene, e 7 luglio del 1893, in anticipo di un anno sul piano di studi, conseguì la laurea in medicina.

Neolaureato si iscrisse al corso di Igiene Pubblica per aspiranti Ufficiali Sanitari, e a questi corsi partecipò anche come docente, avendo ricevuto la carica di Assistente Volontario. Nello stesso anno sulla rivista medica "Annali dell'Istituto d'Igiene sperimentale dell'Università di Roma" fu pubblicato il suo primo lavoro scientifico, intitolato “Esame chimico microscopico e batterioscopico di due farine lattee italiane”.

Nel giugno 1894 fu bandito il concorso per titoli all'incarico di Ufficiale Sanitario del Comune di Campobasso. Sebbene il risultato del concorso fosse risultato negativo, ciò non costituì una battuta d'arresto per la sua carriera, in quanto era già divenuto assistente ordinario, con nomina annuale rinnovabile, nell'Istituto di Patologia Medica Dimostrativa, diretto dal professor Gaetano Rummo. In quest'Istituto il lavoro era duplice: oltre alla didattica vi era l'obbligo di tenere aperto un ambulatorio pubblico di diagnosi e terapia per tre giorni alla settimana, e in più c'era l'incarico legato alla redazione del giornale scientifico "La Riforma Medica", fondato dallo stesso Rummo; quest'ultimo aveva voluto che la rivista da settimanale divenisse un quotidiano contenente articoli firmati e recensioni di gran parte della letterature medica pubblicata nel mondo.

Nel periodo di assistentato, che durò circa un anno, Tiberio recensì oltre 180 lavori, molti dei quali tradotti dal francese; tra le recensioni ci fu anche quella relativa alle sue ricerche sulle muffe, lavoro pubblicato nel gennaio del 1895, sempre dalla rivista “Annali d'Igiene sperimentale”, con il titolo “Sugli estratti di alcune muffe”. In questo lavoro egli individuò il potere battericida di alcune particolari muffe, scrivendo:

Questo studio faceva parte di una corrente metodologica e di ricerca dell'epoca, come quelle di Sir William Roberts nel 1874, Louis Pasteur e Ernest Duschesne nel 1897.

Prima che terminasse il suo anno di assistentato, Tiberio vinse il concorso per Ufficiale medico della Regia Marina, e senza esitazione abbandonò la carriera universitaria per quella militare.

Carriera militare

Tiberio prese servizio il 1º gennaio 1896 con il grado di Medico di seconda classe, e fu assegnato al terzo Dipartimento Marittimo.

Nel febbraio dello stesso anno fu imbarcato sulla nave da battaglia “Sicilia”, inviata, con una squadra navale internazionale, a Creta, dove erano scoppiati contrasti tra la comunità greca e quella turca. Della squadra navale facevano parte Germania, Austria, Francia, Inghilterra, Russia e Italia; il comando era affidato all'italiano Felice Napoleone Canevaro. Una volta sull'isola, dovette occuparsi della disinfestazione degli alloggi dei marinai e del risanamento della rete idrica, dove vi erano infiltrazioni pericolose per la potabilità dell'acqua. Si trovò a curare, infatti, numerosi casi di tifo, paratifo e dissenteria. Si distinse per il suo modo di operare e per l'efficacia del suo metodo, al punto da ricevere una lettera d'encomio dallo statista greco Eleutherios Venizelos, e da guadagnarsi la stima di entrambe le fazioni in lotta.

Rientrò in Italia nel 1898 e fu assegnato all'ospedale della Marina di Venezia, nel reparto venereo prima, in quello chirurgico poi, e infine nel laboratorio analisi. Durante tale incarico pubblicò “Due casi di anchilostomiasi intestinale”; “Sul modo di fissare le anse di platino”; “Il vitto dei militari della Regia Marina destinati al servizio a terra sulle navi”.

Nel dicembre del 1900, su sua richiesta, fu imbarcato sulla cannoniera “Volturno” diretta in missione a Zanzibar. Giunti sul posto trovarono un'epidemia di vaiolo e dovettero fermarsi alla fonda per nove mesi; lì il medico dovette risolvere diverse problematiche, dalla potabilizzazione dell'acqua, alla dieta dei marinai e alla cura dei numerosi casi di malaria e beri-beri. La missione terminò nel giugno 1902 quando la nave rientrò in Italia. Di essa ci resta una pubblicazione dello stesso dottor Tiberio: “Alcuni casi di beri-beri osservati sulla regia nave Volturno a Zanzibar”. Dalla lettura dei suoi diari emerge tutto il suo orgoglio per l'appartenenza alla Marina, per la divisa da lui indossata e per la Bandiera italiana, essendo stato educato, come tutti gli italiani di quella generazione, allo spirito del Risorgimento e all'amor di patria.

Rientrato in Italia, fu promosso Ufficiale medico di prima classe e prestò servizio presso l'ospedale dipartimentale della Maddalena, dove rimase fino al marzo 1903. A questo periodo risale la pubblicazione “Note sul vitto degli ospedali della Regia Marina”.

Di seguito si imbarcò sulla nave ospedale Re d'Italia dove studiò e pubblicò un lavoro su “Ventilazione e riscaldamento delle navi con termosifone”. Nel 1904 fu nominato “Capitano medico della Regia Marina" e fu trasferito al secondo Dipartimento Marittimo.

Il 28 dicembre 1908 vi fu il tragico terremoto di Messina, e il governo organizzò una nave ospedale che fu inviata a Messina, ed il cui direttore sanitario era il Tenente colonnello medico Tacchetti, coadiuvato dal capitano Tiberio. Sulla nave furono imbarcati più di 2000 tra profughi e feriti, che da Messina furono condotti a Genova. Il suo impegno nella missione gli fece meritare la menzione d'onore “per essersi segnalato in operosità, coraggio e filantropia”.

Nell'aprile del 1912 assunse la direzione del Gabinetto di batteriologia nell'Ospedale Militare Marittimo alla Maddalena; l'incarico durò solo otto mesi poiché, nel gennaio 1913, conclusa la guerra libica, fu inviato alla base navale di Tobruk, dove gli fu affidata la direzione dell'infermeria con annesso gabinetto scientifico. Il 16 agosto dello stesso anno fu promosso maggiore. A questo periodo risalgono gli studi sulle infezioni tifose ed enteriche e sulla patologia tropicale, da cui originò la pubblicazione “Patologia libica e vaccinazione antitifica”. I risultati ottenuti furono tutt'altro che deludenti: la sua lotta antitifica e l'uso della vaccinazione fece sì che in tutto il 1913 nella base di Tobruk ci furono solo due casi di paratifo B di lieve entità. Grazie ai risultati ottenuti alla base infatti ricevette pubblico elogio dalla Direzione della Sanità militare e promozione a Maggiore.

Il matrimonio con la cugina Nel 1905 sposò la cugina, Amalia Teresa Graniero, che fin dall'inizio aveva ricambiato il suo amore. Nonostante la consanguineità, il matrimonio fu ben accetto dalla famiglia, poiché in essa si erano già verificati in precedenza casi di matrimonio tra cugini. A spaventare Tiberio era il rischio di una prole con problemi di handicap, rischio aggravato sia dalla consanguineità dei due coniugi, sia dalla presenza congenita di un grave handicap psicofisico nelle due sorelle della moglie. Era questa preoccupazione che lo aveva trattenuto dal dichiararsi subito alla cugina, poiché allora le conoscenze sull'ereditarietà delle malattie erano ancora in una fase iniziale. Superata tale preoccupazione, un altro ostacolo si poneva di fronte alla loro unione: all'epoca, infatti, un ufficiale in servizio attivo non poteva unirsi in matrimonio senza l'autorizzazione dei comandi, i quali richiedevano non solo le referenze sulla famiglia della sposa, ma l'adeguatezza della dote della nubenda, che non doveva essere inferiore a una cifra stabilita, detta Dote militare. Il matrimonio fu celebrato, mediante autorizzazione Reale, il 5 agosto 1905 nella cappella della casa dei suoceri ad Arzano, e portò in seguito alla nascita di tre figlie.

Ultimi anni e morte Tornò in Italia nel gennaio del 1914 e fu nominato Direttore del Gabinetto di Batteriologia e Igiene dell'Ospedale Militare Marittimo di Venezia.

Quando nel resto d'Europa era già in atto la prima guerra mondiale, alla quale l'Italia ancora si asteneva, venne trasferito a Napoli a dirigere il Gabinetto di Igiene e Batteriologia dell'Ospedale della Marina a Piedigrotta, forse sperando di riprendere gli studi sulle muffe, a cui, durante gli anni di servizio nella Marina Militare e i frequenti trasferimenti, non aveva potuto dedicarsi in maniera costante e prolungata. Gli studi sull'azione battericida richiedevano molta attenzione e non potevano essere fatti con cura nei ritagli di tempo; inoltre le sue ricerche erano indirizzate a tematiche più attinenti alle attività di servizio.

Una volta rientrato a Napoli, non ebbe tuttavia il tempo di portare avanti i suoi studi, poiché un infarto miocardico lo stroncò il 7 gennaio del 1915, all'età di soli 45 anni.

A lui sono dedicate quattro strade, a Roma, a Campobasso, a Napoli e ad Arzano. Nel 2007 l'Università del Molise gli ha dedicato una giornata celebrativa. Nello stesso anno, il Presidente della Regione Molise Michele Iorio ha ufficialmente avanzato la proposta di intitolargli la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Ateneo.

Nel 2015, il Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute dell'Università del Molise è stato ufficialmente intitolato a Vincenzo Tiberio.

Attività scientifica Gli studi sull'azione battericida di alcune muffe