Lo squalo elefante (Cetorhinus maximus ), detto anche cetorino o squalo pellegrino, è un pesce cartilagineo, unico membro attuale del genere Cetorhinus e sola specie esistente della famiglia dei Cetorinidi. Con una lunghezza media di 10 metri ed una massima che può raggiungere i 12 m., questo squalo è considerato il secondo pesce più grande attualmente vivente sulla Terra dopo lo squalo balena.
Facilmente riconoscibile grazie all'alta pinna dorsale e alla bocca che viene distesa al massimo quando si nutre, lo squalo elefante è presente negli oceani e nei mari temperati. Imponente, lento e privo di aggressività - il suo nome in inglese, Basking shark, si può tradurre in «squalo che si crogiola al sole» -, questo squalo è assolutamente innocuo per l'essere umano. Questo gigante dei mari si nutre principalmente di plancton, alghe o animali microscopici che assorbe attraverso la grande bocca.
Come molti squali, anch'esso figura tra le specie minacciate e la sua diversità genetica non sembra essere molto elevata. Sebbene non si disponga di dati precisi sulla sua popolazione totale, la specie è considerata in pericolo.
Etimologia Nomi scientifici
Nel 1765, Johan Ernst Gunnerus fu il primo a descrivere l'animale con il nome scientifico Squalus maximus, a partire da un esemplare rinvenuto in Norvegia. Successivamente, l'animale assunse numerosi altri nomi, tra cui Squalus pelegrinus, Squalus elepha o ancora Selache maximus. Ciò è dovuto al fatto che i naturalisti lavoravano quasi esclusivamente su campioni naturalizzati ed «è molto difficile conservare questi animali nei musei; si deformano durante i processi di essiccazione, perdendo una parte delle loro caratteristiche; ciò spiega perché le raffigurazioni che ci hanno lasciato i diversi autori differiscano così tanto tra loro» . Nel 1816, Henri-Marie Ducrotay de Blainville propose la denominazione «Cetorhinus» per stabilire il genere dell'animale. Questo termine è un nome composto derivante dal greco antico κῆτος (ketos), che significa «mostro marino» ma designa in senso più ampio i grandi cetacei, e da ῥινός (rhinos), cioè «naso». Nonostante alcune variazioni nel corso degli anni, questo appellativo ha infine prevalso sugli altri.
Nomi comuni
Lo squalo elefante deve questo appellativo non solo alle sue dimensioni, ma anche al fatto di possedere, nei primi anni di vita, un «naso» particolarmente allungato e prominente. L'altro nome con cui viene indicata questa specie, squalo pellegrino, non deriva dalla sua abitudine di spostarsi su lunghe distanze, ma per ragioni morfologiche e «di abbigliamento». Secondo Alfred Brehm , «è chiamato pellegrino a causa della somiglianza che si voleva trovare tra i colletti del mantello dei pellegrini [la pellegrina] e le pieghe fluttuanti formate dal bordo libero delle membrane interbranchiali di questo squalo».
Descrizione Morfologia generale Presente, tra l'altro, nelle acque temperate d'Europa, questo animale si distingue facilmente dagli altri squali per le sue grandi dimensioni. Infatti, la dimensione massima segnalata è di 12,2 m. A riposo, si caratterizza per le sue fessure branchiali allungate, che occupano quasi l'intera altezza della testa, il muso appuntito e l'ampia bocca. Quando si nutre, nuota tenendo la bocca spalancata con le fessure branchiali distese lateralmente che filtrano il plancton, mentre lascia emergere dalla superficie la pinna dorsale e la parte superiore della pinna caudale a forma di mezzaluna.
Il corpo dello squalo elefante è fusiforme, e nella parte posteriore termina progressivamente a punta a partire dal margine anteriore della prima pinna dorsale - punto in cui raggiunge il suo diametro maggiore - al peduncolo caudale. La testa, corta rispetto al tronco, è leggermente compressa lateralmente a livello della bocca. Il muso è molto corto, appuntito e conico, prolungato in una sorta di proboscide, tronco nella parte anteriore e terminante con una punta che presenta numerose ampolle di Lorenzini sulla superficie dorsale. Gli occhi, situati leggermente indietro al punto da cui ha origine la bocca, sono piccoli, privi di membrana nittitante o pieghe suboculari.. Le fessure branchiali dello squalo elefante sono molto grandi, e si estendono dal lato superiore della testa fino al livello della gola. La prima di queste è la più lunga, la quinta la più corta. Delle branchiospine ricoprono la superficie interna degli archi branchiali. Grazie al loro numero e alla forma simile a fanoni, essi costituiscono un efficace setaccio che filtra il plancton dall'acqua ingerita. La bocca è grande e occupa quasi l'intera lunghezza della testa. Arrotondata negli adulti, essa è quasi trasversale nei giovani. L'articolazione della mascella è molto flessibile in corrispondenza delle sinfisi, e questo consente alla bocca di estendersi molto verso i lati. I denti sono piccoli: misurano 3 millimetri di lunghezza in uno squalo di 4 metri e appena 6 millimetri in un esemplare di 10 metri e hanno una forma a uncino.. Essi sono ripartiti su 4-7 file funzionali, e, su ogni fila, si trovano quasi un centinaio di denti per ciascun lato della bocca. I denti centrali sono bassi e triangolari; quelli laterali sono conici, leggermente ricurvi e compressi lateralmente, con una parte basale striata e, su ciascun lato, una cresta laterale. Sulla mascella superiore, i denti mediani sono isolati, sparsi su un ampio spazio nel mezzo della mascella; questo diradamento dei denti non si nota sulla mascella inferiore.
Le pinne La prima pinna dorsale ha origine in un punto situato leggermente più avanti della metà della lunghezza totale (pinna caudale esclusa). Essa ha la forma di un triangolo equilatero. Il margine anteriore è diritto o leggermente convesso; quello posteriore è leggermente concavo, o, in alcuni casi, leggermente convesso. La sommità è arrotondata, non appuntita. Il margine posteriore è libero per circa un quarto della sua lunghezza alla base. Il centro di questa pinna è approssimativamente equidistante tra la punta del muso e il centro depresso della biforcazione caudale. La seconda dorsale è notevolmente più piccola; la sua altezza è pari solo a un quarto di quella della prima. Essa è grosso modo situata all'origine della terza parte posteriore della lunghezza totale. I suoi tre lati sono sostanzialmente uguali; la sommità è piuttosto arrotondata, il bordo posteriore concavo. La lunghezza del bordo libero è uguale alla lunghezza della base della pinna stessa.
La caudale misura dal 20 al 25% della lunghezza totale. A forma di mezzaluna, presenta un lobo superiore nettamente più sviluppato di quello inferiore e rivolto verso l'alto come quello di tutti i Lamnidi. Il bordo posteriore, inclinato di 60° rispetto all'orizzontale, è quasi diritto, con incisure subterminali ben marcate. La lunghezza del lobo inferiore della caudale è pari al 60-65% di quella del lobo superiore. L'inclinazione del suo margine posteriore è di circa 70° rispetto all'orizzontale.
La pinna anale è piccola, posizionata ventralmente dietro la seconda dorsale e delle stesse dimensioni di questa. La sua origine si trova sulla perpendicolare risultante del margine posteriore della seconda dorsale. Le due pinne pelviche, la cui origine si trova a 2/3 della distanza dalla punta del muso all'origine della caudale, hanno anch'esse la forma di triangoli equilateri. La loro altezza è pari a circa 2/3 di quella della prima dorsale. Le pettorali sono robuste. Hanno origine immediatamente dietro la quinta fessura branchiale e la lunghezza del loro margine anteriore, leggermente convesso, è pari a un settimo della lunghezza totale, vale a dire un quinto della lunghezza dalla punta del naso all'origine della pinna caudale. Il margine posteriore è concavo e arrotondato alla base in prossimità del suo margine interno. La punta di queste pinne è arrotondata.
Il colore
La parte superiore dell'animale varia dal nerastro al grigio-bruno o al blu-grigio. La colorazione si attenua sui fianchi e sul ventre, passando progressivamente al bianco. La parte inferiore è spesso segnata da macchie chiare situate dietro la testa e a livello dell'addome. I fianchi possono essere percorsi da bande chiare e da macchie. Sono stati segnalati casi di albinismo. La pelle è spessa, ricoperta da denticoli cutanei cornei di piccole dimensioni, disposti in bande o piastre con degli spazi nudi negli intervalli. Questi denticoli eretti presentano la sommità ricurva, una cresta mediana sulla superficie anteriore e una base allargata e increspata.
Biologia Alimentazione
Lo squalo elefante è quasi esclusivamente planctofago (assieme a sole altre due specie di squalo, lo squalo balena e lo squalo dalla bocca grande), come ha dimostrato l'esame del contenuto stomacale degli animali attivi in prossimità della superficie, dove si concentra lo zooplancton catturato dalle sue branchiospine specializzate. In primavera ed estate si trattiene nei punti dove si radunano i banchi di plancton, in acque dalla temperatura di 11-14 °C, e nuota con la bocca spalancata attraverso questi banchi, ingoiando l'acqua con ciò che contiene. L'acqua ingerita esce dalle fessure branchiali e i piccoli animali che costituiscono il plancton (specialmente Calanus helgolandicus) vengono trattenuti nel filtro costituito dalle branchiospine, lunghe e sottili, disposte su ciascun arco branchiale. Essi vengono quindi ingeriti, mentre l'acqua filtrata ed espulsa esce dalle fessure branchiali rigenerando l'ossigeno del sangue. Tuttavia, questa specie non si nutre esclusivamente di plancton, ma cattura anche piccoli pesci gregari: capelani, sgombri, sardine, aringhe, ecc. Alcuni autori hanno potuto «stimare a circa 400 chili la quantità di aringhe trovate nello stomaco di un adulto». Nello stomaco di uno squalo elefante catturato in Giappone sono stati rinvenuti anche dei gamberi pelagici di acque profonde, il che lascia ipotizzare che la specie faccia affidamento anche su fonti alimentari mesopelagiche.
Ciclo vitale e riproduzione Le caratteristiche del ciclo vitale e della riproduzione dello squalo elefante sono poco conosciute, ma sono probabilmente simili a quelle degli altri lamniformi. Lo squalo elefante è ovoviviparo: la femmina mette al mondo dei piccoli vivi, che misurano da 1,5 a 2 m. Il periodo di gestazione sarebbe di circa 2-3-4-5-6 anni, il più lungo tra tutte le specie animali, eccezione fatta per lo squalo dal collare, e il periodo tra un parto e l'altro di 2-4 anni. Gli embrioni devono essere espulsi in inverno, in quanto se ne trova raramente traccia in aprile-maggio. I comportamenti di parata nuziale e le cicatrici suggeriscono che gli animali si accoppino in primavera: in questo periodo dell'anno, possiamo osservare due o tre squali elefante che nuotano insieme, uno dietro l'altro, quasi sempre con una femmina davanti e i maschi dietro. È stato possibile notare che il muso dei maschi che seguono e i loro pterigopodi presentano delle ferite da sfregamento, mentre la femmina non presenta mai sangue sul muso, bensì un'abrasione della regione cloacale. La produttività annuale stimata è la più bassa conosciuta tra tutti gli squali e la durata di una generazione è di 22-33 anni.