Prima Repubblica è un'espressione mediatica italianaMa entrato anche nella pubblicistica ufficiale: v. il sintagma the so-called “First Republic” utilizzato nel § 24 del rapporto dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa The progress of the Assembly's monitoring procedure (January-December 2018) and the periodic review of the honouring of obligations by Iceland and Italy (Doc. 14792 Part 3 (IT) Report ), 2019, p. 8. che si riferisce al sistema politico della Repubblica Italiana vigente tra il 1946 e il 1994, in contrapposizione a quello della Seconda Repubblica in cui avvenne un radicale mutamento partitico.
Storia Il secondo dopoguerra ed il miracolo economico Il 2 giugno 1946 fu indetto un referendum tra monarchia e repubblica: 12 717 923 cittadini votarono per la repubblica e 10 719 284 cittadini votarono la monarchia. Inoltre si tennero le elezioni dell'assemblea costituente: nella costituzione si trovò un compromesso tra le varie parti politiche, con elementi comunisti, socialisti e cattolici.
I primi quindici anni della Prima Repubblica furono detti del «centrismo», in quanto caratterizzati da governi mono-colore della DC che occupava stabilmente il centro dello schieramento partitico.
Erano gli anni in cui stava prendendo progressivamente avvio il miracolo economico italiano, favorito da un'elevata disponibilità di manodopera, dovuta a un forte flusso migratorio dalle campagne alle città e dal sud verso il nord. La crescita media del PIL del 6,3% tra il 1958 ed il 1963 consentì la riduzione del divario storico con paesi quali Regno Unito, Germania Ovest (divenuta Germania dopo la riunificazione con la Germania Est nel 1989) e Francia. L'Italia primeggiava soprattutto in due grandi settori ad alta tecnologia, quali la microelettronica e la chimica, grazie a industrie come la Olivetti e la Montecatini, ma anche nella farmaceutica, nel nucleare, nell'aeronautica, nelle telecomunicazioni; in seguito molte aziende leader di questi settori scompariranno, si ridurranno notevolmente o finiranno sotto il controllo di capitali stranieri.
La fine del centrismo ed il compromesso storico
Negli anni sessanta, all'indomani del miracolo economico, la DC, non essendo più in grado di governare da sola, aprì all'entrata dei socialisti al governo, formando il centrosinistra «organico», retto da un quadripartito DC-PSI-PSDI-PRI. A partire dagli anni settanta si verificò un graduale indebolimento elettorale dei partiti di governo. Ciò era dovuto sia a nuove forme di contestazione, avviate da quella del 1968 che in Italia, a differenza di alcune altre liberaldemocrazie occidentali, fu caratterizzata da una forte componente ideologica; sia alla mancanza di alternative praticabili. Per ovviare a questo sistema bloccato, che si basava su maggioranze sempre più deboli, prese corpo l'idea di un compromesso storico tra DC e PCI, ossia un'alleanza consociativa tra i due maggiori partiti; l'avvio di un tale progetto fu nel 1976 la fine del centrosinistra quadripartitico, e la nascita dei governi di «solidarietà nazionale» che si reggevano sull'appoggio esterno del PCI, con progressivo coinvolgimento di quest'ultimo nella maggioranza parlamentare, in vista di una sua imminente entrata nell'esecutivo. Il rapimento e l'uccisione del presidente della DC Aldo Moro (che era tra i principali sostenitori del compromesso storico), ad opera delle Brigate Rosse, fece tuttavia allontanare una simile prospettiva.
Gli anni ottanta e l'ascesa di Craxi
Nel 1981, a causa della "lite delle comari" la Banca d'Italia, che quindi non era più tenuta ad acquistare i titoli di Stato rimasti sul mercato, il debito pubblico iniziò a salire a causa del vertiginoso aumento degli interessi sugli stessi, che arrivarono al 17%. Il PSI, intanto, che si trovava ai minimi storici, schiacciato nella tenaglia del tentativo di compromesso storico tra i due maggiori partiti, chiamò a risollevare le proprie sorti il nuovo segretario Bettino Craxi, la cui ascesa politica rappresentò un fattore di innovazione nel sistema della Prima Repubblica, ormai incapace di dare risposte adeguate ai cambiamenti in atto nella società italiana. Tra i principali avversari del compromesso storico, Craxi si propose di costruire un'alternativa di sinistra alla DC, che non fosse più costituita dal solo PCI, ma da una sinistra riformista che potesse trattare col PCI da una posizione di forza, come aveva fatto ad esempio in Francia il socialista François Mitterrand che era andato al governo con i comunisti dopo averli sfidati e superati.
Perché una tale prospettiva potesse realizzarsi anche in Italia occorreva però che il PSI trovasse la sua «onda lunga» che gli permettesse di scavalcare a sua volta il PCI. In attesa che questo si realizzasse, durante gli anni ottanta il PSI di Craxi tornò ad allearsi con la DC, insieme agli altri tre partiti «laici» (PLI, PRI e PSDI) per formare un pentapartito. Negli anni ottanta, inoltre, la Presidenza del Consiglio andò per la prima volta a due politici non democristiani: Giovanni Spadolini (repubblicano, tra il 1981 e il 1982) e lo stesso Craxi (socialista, dal 1983 al 1987).
In questo rinnovato clima politico fu soprattutto il PSI a rafforzarsi, favorito anche dal tramonto delle ideologie che comportò un indebolimento del «voto di appartenenza» e un accrescimento del dinamismo elettorale da parte dei cittadini. Craxi, per parte sua, rinnovò l'immagine anche nel simbolo, eliminando il riferimento alla falce e martello. Il PCI invece, che manteneva intatti i legami con l'URSS, conobbe un progressivo declino. Il «sorpasso a sinistra» da parte del PSI restava tuttavia un traguardo ancora lontano; la democrazia italiana rimaneva bloccata, continuando a incentivare pratiche consociative e clientelari.
Craxi introdusse anche alcuni elementi di libero mercato e fu tra i primi a parlare della necessità di riforme istituzionali Norberto Bobbio nel 1992 osservò che, in tema di riforme costituzionali, «non si poteva negare che Craxi fosse stato un precursore» (testimonianza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla cerimonia in occasione del centenario della nascita di Norberto Bobbio., come ad esempio la riforma costituzionale in senso presidenzialista, sebbene egli stesso riconobbe che questi progetti resteranno alla fine un «inutile abbaiare alla luna» «Il discorso sulle riforme istituzionali che aveva rappresentato, già prima dell'assunzione della Presidenza del Consiglio, l'elemento forse più innovativo della riflessione e della strategia politica dell'on. Craxi [...] non si tradusse in risultati effettivi di avvio di una revisione della Costituzione repubblicana. La consapevolezza della necessità di una revisione apparve condivisa [...] ma [...] non seguì alcuna iniziativa concreta, di sufficiente respiro, in sede parlamentare. Si preparò piuttosto il terreno per provvedimenti che avrebbero visto la luce più tardi, come la legge ordinatrice della Presidenza del Consiglio e, su un diverso piano, significative misure di riforma dei regolamenti parlamentari»..
Le elezioni politiche del 1994 e la fine
Verso la fine degli anni ottanta la coalizione di maggioranza si consolidò nel patto informale del CAF (dall'acronimo di Craxi-Andreotti-Forlani), una solida alleanza che prevedeva un'alternanza al governo dei tre sottoscrittori del patto. Il fatto che un tale progetto politico sembrasse non prevedere alternative suscitò tuttavia una sensazione di immobilismo, dando l'impressione che i partiti si accordassero tra loro indipendentemente dal resto del Paese. Con la caduta del Muro di Berlino, che assunse il significato ideale di un crollo dell'alternativa al capitalismo, sembrarono aprirsi nuovi spazi di intesa tra il PSI e il PCI, ma tale prospettiva naufragò rapidamente per il rapporto travagliato tra i due partiti che si era andato logorando lungo tutti gli anni ottanta.
Il PCI nel contempo, dopo la crisi delle Repubbliche del Patto di Varsavia, e la conseguente caduta della Cortina di ferro, avviò un lungo processo di trasformazione interna cambiando infine nome in Partito Democratico della Sinistra (PDS). Dal partito si distaccò l'ala dell'estrema sinistra, guidata da Sergio Garavini e Armando Cossutta, che diedero vita al Partito della Rifondazione Comunista (PRC). La trasformazione avvenuta nella sinistra fece cadere in molti elettori moderati le ragioni per votare democristiano in funzione anticomunista. Tale orientamento fu intercettato da due movimenti post-ideologici nati nel 1991, la Lega Nord e La Rete, con base elettorale rispettivamente nel nord e nel Sud Italia. La Lega era una federazione di partiti regionalisti esistenti sin dal 1979, guidata da Umberto Bossi, che propugnava principalmente la risoluzione della questione settentrionale dovuta all'oneroso carico fiscale richiesto per finanziare la crescita economica nel Mezzogiorno. Il secondo, fondato da Leoluca Orlando sulla base di alcune associazioni cattoliche sociali, proponeva come tema centrale la lotta alla mafia e alla corruzione. La Federazione delle Liste Verdi, movimento di ispirazione ambientalista e riformista fondato nel 1986, era un'altra giovane formazione estranea agli schemi tradizionali, e dopo la nascita dei Verdi Arcobaleno (fondati nel 1989) ci fu la fusione nella Federazione dei Verdi nel 1990.
In quello stesso anno venne scoperta l'organizzazione Gladio: si trattava di un'organizzazione paramilitare Stay-behind segreta creata in collaborazione con la CIA americana a metà degli anni cinquanta per consentire di fermare sul nascere un'eventuale insurrezione comunista qualora i sovietici ed alleati avessero invaso i confini orientali. Ne facevano parte 622 volontari, ed erano stati predisposti depositi d'armi (quasi tutti eliminati nel 1973) cui questi agenti potessero attingere, per le loro azioni. Il magistrato veneziano Felice Casson riteneva che l'organizzazione fosse un'entità fuorilegge e avesse finalità eversive: in particolare quella di impedire che in Italia si affermassero le forze di sinistra (come il PCI). Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica nel 1990 e sottosegretario alla Difesa nel triennio 1966-1969, rivendicò con orgoglio il ruolo svolto per migliorare la struttura che a suo avviso, pur essendo segreta, era legittima «Rivendico in pieno la tutela di quarant'anni di politica della Difesa e della sicurezza per la salvaguardia dell'integrità nazionale, dell'indipendenza e della sovranità territoriale del nostro Paese nonché della libertà delle sue istituzioni, anche al fine di rendere giustizia a coloro che agli ordini del governo legittimo hanno operato per la difesa della Patria.»..
Nei mesi successivi si scatenarono continue polemiche: Achille Occhetto (segretario PDS) tuonò contro la «democrazia limitata» che sarebbe esistita in Italia durante il dopoguerra e contro l'«eversione atlantica», mentre lo stesso Cossiga minacciò di autosospendersi purché lo facesse anche Andreotti (in quel momento Presidente del Consiglio). Successivamente Casson trasmise il fascicolo sull'organizzazione, per ragioni di competenza territoriale, alla Procura di Roma, la quale dichiarò che la struttura Stay-behind non aveva carattere penalmente rilevante «La magistratura romana cui Casson aveva trasmesso perché "incompetente" il fascicolo sull'organizzazione – ma per dichiararsi incompetente aveva redatto una vera e propria requisitoria in cui asseriva la perversa natura di Gladio – fu di parere opposto al suo. Non c'era nulla nella struttura Stay-behind che avesse rilevanza giudiziaria. I gladiatori erano galantuomini.»..
Le polemiche politiche e il malgoverno fecero scendere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei partiti: alle elezioni europee del 1989 un elettore su quattro si era astenuto o aveva votato scheda bianca, mentre i referendum abrogativi dell'anno seguente, sulla caccia e sui fitofarmaci, non avevano raggiunto il quorum fermandosi tra il 42 e il 43% dei voti.