Fu autore di contributi specialistici in anatomo-fisiologia della bioluminescenza, in anatomia comparata dei vertebrati e in malacologia ed elmintologia. Fondò e diresse a Napoli il Gabinetto di anatomia comparata della Regia Università e fu il primo titolare della cattedra, appena istituita, per l'insegnamento di questa disciplina.

Biografia

Paolo Panceri nacque da Emmanuele e da Rosalba Arrigoni. Compiuti i primi studi a Milano, conseguì la licenza liceale al Liceo municipale di Sant'Alessandro (poi Liceo Cesare Beccaria dal 1865), per poi iscriversi alla facoltà di medicina dell'I. R. Università di Pavia, destinato a diventare medico, come lo era suo padre e come lo era stato suo nonno.Cfr. . La laurea in medicina e gli inizi della carriera accademica a Pavia Panceri si laureò in medicina il 10 febbraio 1856, ma non avrebbe esercitato la professione se non brevemente, come medico volontario all’Ospedale di Milano, curando i soldati feriti durante la seconda guerra d’indipendenza, nel 1859.Cfr. .

La sua passione per zoologia e l'anatomia comparata, maturata durante gli anni universitari, avevano deviato infatti i suoi interessi scientifici e professionali dalla medicina allo «studio della storia della natura»Cfr. Panceri, . a cominciare dalla scelta dell'argomento della dissertazione inaugurale per conseguire la laurea dottorale.Cfr. .Durante gli studi universitari a Pavia, Panceri aveva iniziato a frequentare il laboratorio di Mineralogia e zoologia di Giuseppe Balsamo Crivelli e aveva stretto amicizia con altri illustri naturalisti quali l'anatomista Bartolomeo Panizza, l'antropologo Paolo Mantegazza, fondatore a Pavia del primo laboratorio di patologia sperimentale in Europa, il patologo Salvatore Tommasi, Emilio Cornalia, soprintendente (poi direttore dal 1866) del Museo civico di storia naturale di Milano e Filippo De Filippi, pioniere dell'itticoltura e uno dei primi e dei più convinti sostenitori del darwinismo in Italia (cfr. ). Tema della dissertazione, dedicata a Emilio Cornalia, fu l'apparecchio respiratorio, che Panceri trattò dal punto di vista anatomo-comparato, ripercorrendone la storia a partire dai «mezzi di respirazione nell'uovo» ed estendendo lo studio «a tutta la scala animale».Cfr. Panceri, .

Fu così che, appena laureato, Panceri ottenne l'incarico di assistente alla cattedra di Giuseppe Balsamo Crivelli e fu riconfermato nel 1860, quando fu anche nominato professore reggente di storia naturale presso il R. Liceo di Pavia.Come assistente alla cattedra di Balsamo Crivelli, Panceri non si occupò solo del lavoro di laboratorio, ma si dedicò al riordino e all'arricchimento delle raccolte del Museo di storia naturale di Pavia, «un'esperienza che gli risultò molto preziosa neIl'allestimento del Museo di anatomia comparata a Napoli» (cfr. ). Nel 1860-61 tenne un corso libero di anatomia comparata all'Università di Pavia, inaugurandolo con una dotta prelezionePanceri, . e, a soli ventotto anni, ottenne per concorso l'eleggibilità a titolare di cattedra sia per questo insegnamento, sia per quello di zoologia. Nominato dapprima alla R. Università di Bologna per anatomia comparata ottenne poi,Nominato con Decreto del 10 ottobre 1861, secondo la maggior parte delle biografie o il 24 settembre 1861, secondo . per interessamento di Salvatore Tommasi e su richiesta del ministro Francesco De Sanctis, la stessa cattedra, appena istituita alla R. Università di Napoli,Con la legge del 16 febbraio 1861, sull'istruzione superiore nelle province meridionali (c.d. legge Imbriani), ci fu un riassetto della R. Università di Napoli e della Facoltà di Scienze naturali dove, in aggiunta alla cattedra di Zoologia, fu istituita la nuova cattedra di Anatomia comparata disciplina che, negli ordinamenti universitari precedenti, rientrava in quella di Anatomia generale e patologica (cfr. . destinazione che Panceri aveva auspicato nella speranza che la mitezza del clima della città giovasse alla sua salute, compromessa da congeniti problemi respiratori.Cfr. .

La nomina di Panceri attuava comunque uno dei punti centrali della riforma dell'Università di Napoli voluta, tra il 1860 e il 1861, da Francesco De Sanctis.«Si esaudì in tal modo un doppio desiderio, del ministro e del docente» (cfr. ). Nelle intenzioni dell'allora direttore dell'Istruzione pubblica (poi ministro dal 17 marzo del 1861) era prevista infatti la sostituzione di parte del preesistente personale docente con studiosi formatisi nelle Università dell'Italia settentrionale, scelti con il criterio della rigorosa valutazione delle competenze.Cfr. .

L'arrivo a Napoli e la fondazione del Gabinetto di anatomia comparata Panceri arrivò a Napoli ai primi di novembre del 1861 con il «gravoso impegno di fondare dal niente il suo istituto».Cfr. .

«Guadagnatosi le simpatie e l'aiuto del Rettore Giuseppe De Luca e di molti colleghi», Panceri costituì il primo nucleo del futuro museo esponendo le raccolte osteologiche di Antonio Nanula e di Stefano delle Chiaje, e le numerose preparazioni di Sebastiano Richiardi, relative ai sistemi circolatorio vegetativo e riproduttivo, ottenute da Gennaro Barbarisi, direttore del Gabinetto di Anatomia umana normale, annesso alla vecchia cattedra di Anatomia generale e patologica.Cfr. .

Le collezioni furono collocate in due ampie sale, al terzo piano del complesso monumentale ex gesuitico della Casa del Salvatore, messe a disposizione dal direttore del Gabinetto di Fisiologia sperimentale, il fisiologo Giuseppe Albini.

Successivamente, in seguito al trasferimento dell'Istituto di Fisiologia, il Gabinetto di Anatomia poté ampliarsi occupando nuovi locali e arricchendosi delle collezioni di Gennaro Barbarisi, della raccolta osteologica di Oronzio Gabriele Costa, tra cui alcuni preparati figurati nella Fauna del Regno di Napoli e, soprattutto, dei preparati originali via via allestiti dallo stesso Panceri, dal suo primo coadiutore Francesco Lucarelli, dal preparatore (poi coadiutore) Leone De SanctisCfr. . e, successivamente, anche da Pietro Pavesi, Francesco Gasco e Vincenzo Alesi.Cfr. .

Ma «ad avviare decisamente la costituzione del Gabinetto»Cfr. . fu, nel 1862, il fondo primitivo d'impianto, un contributo straordinario di 15.000 lire (poi ridotto del 10%)Cfr. Panceri, . concesso a Panceri dal Rettore che era riuscito a ottenere dal ministro dell'Istruzione nel terzo governo Cavour, Terenzio Mamiani della Rovere, lo storno sull'Università napoletana di un cospicuo avanzo d'amministrazione del ministero.Cfr. .

E così nel maggio del 1862, meno di un anno dopo l'arrivo di Panceri a Napoli, il Gabinetto di anatomia comparata poteva dirsi costituito, tanto che ricevette in visita il principe Gerolamo Napoleone, il Presidente del Consiglio dei ministri Urbano Rattazzì, il Ministro della Pubblica Istruzione Carlo Matteucci e, nel novembre dello stesso anno, fu aperto al pubblico.

Negli anni a seguire, e fino alla prematura morte di Panceri, il nuovo Museo continuò ad ampliarsi così che nel 1864 «fu necessario di condurre a fine una nuova ala di fabbricato [...] nella quale trovò opportuno collocamento e sviluppo il laboratorio di ogni cosa necessaria provvisto».Cfr. Panceri, .

Al contempo Panceri, «col coltello anatomico e colla penna»Cfr. . si adoperò per aumentare il patrimonio museale che crebbe grazie alle acquisizioni e alle donazioni,Tra le donazioni, e le acquisizioni ricevute in cambio, ci furono tra le più significative, le collezioni degli Echinodermi avute da Japetus Steenstrup e Christian F. Lütken del Zoologisk Museum di Copenaghen, quella di Daniel C. Danielssen e J. Koren del Universitetsmuseet di Bergen, e quella degli Aracnidi donata da Pietro Pavesi (cfr. ). E inoltre il modello di un cranio di Ritina di Steller (Hydrodamalis gigas ), un cranio di Alce, un molare di Mammuth con la branca mascellare dal Museo zoologico di Mosca e una mummia peruviana di donna, dono di Enrico Giglioli (cfr. ). grazie al lavoro interno di allestimento di preparati e grazie, soprattutto, a una intensa attività di scambio con musei e istituzioni scientifiche italiane e straniere. Particolarmente proficui furono gli scambi con il Museo Civico di Storia Naturale di Milano di cui, dal 1866, era diventato direttore Emilio Cornalia, legato a Panceri da antica amicizia.

In cambio delle numerosissime specie della fauna marina del golfo di Napoli, arrivarono al museo di Panceri esemplari della fauna lombarda, e numerose specie di grossi mammiferi e di animali esotici dei quali a Milano esistevano duplicati, e che invece mancavano a Napoli, anche nel Museo zoologico.Cfr. .

Nel 1868, a sette anni dalla fondazione, Panceri pubblicò un primo Catalogo sistematico del Gabinetto di Anatomia ComparataPanceri, . nel quale erano riportati duemila preparati di anatomia macroscopica, che sarebbero diventati tremila nel 1872Panceri, . e quattromila il 5 marzo 1877 con la messa a catalogo dell'ultimo preparato allestito da Panceri, pochi giorni prima della sua morte.Cfr. . La dotazione del museo comprendeva, all'epoca della morte di Panceri, anche circa cinquecento preparati microscopici e oltre trecento tavole murali ad uso didattico, alcune disegnate da Panceri stesso (cfr. ). Inoltre Panceri aveva costituito una biblioteca specialistica e, soprattutto, un fondo fatto di articoli scientifici estratti dai più importanti periodici del tempo, sia italiani che tedeschi, inglesi, francesi, danesi e russi. La "Miscellanea Panceri", che arrivò a comprendere 1583 pubblicazioni rilegate in 114 volumi, documentando in modo pressoché completo gli studi di zoologia e di anatomia comparata pubblicati tra il 1860 ed 1874, fu venduta per 2.400 lire alla Biblioteca dell'Università di Napoli da Panceri per far fronte alle spese del suo secondo soggiorno scientifico in Egitto (cfr. e ).

Tra i reperti acquisiti da Panceri al Gabinetto di Anatomia comparata figurava, tra i più importanti, lo scheletro della Balena di Taranto, che sarebbe diventato il primo ed unico esemplare completo, conservato in un museo, di balena franca boreale presa viva nel Mediterraneo.Cfr. . L'esemplare catturato, una femmina giovane di due o tre anni, era la prima vera balena comparsa, in tempi storici, nel bacino del Mediterraneo (cfr. ). Lo scheletro montato, avente una lunghezza di nove metri e trenta centimetri, fu esposto inizialmente nel Gabinetto di anatomia comparata per essere poi trasferito, nel 1950, nel Salone maggiore del Museo zoologico dell'Università di Napoli, che sarebbe diventato l'unico museo ad avere un esemplare mediterraneo di questo raro cetaceo nord Atlantico. Lo scheletro rappresenta lholotypus della specie Balaena tarentina , descritta da Giovanni Capellini come specie nuova, fissato per monotipia (ICZN, 1999, art. 73.1.2). Il nome è stato, successivamente, invalidato perché considerato sinonimo junior di Eubalaena glacialis () (cfr. e ). Fu catturata nel Mar Piccolo di Taranto il 9 febbraio 1877 e il suo scheletro fu acquistato dall'Università di Napoli l'8 aprile seguente. Con una lettera al Ministro della Pubblica Istruzione, una relazione e una istanza, Panceri fu il promotore della trattativa di cui non riuscì però a vedere la conclusione, né poté partecipare allo studio, alla preparazione e all'esposizione dello scheletro montato, a causa della sua morte prematura.Cfr. .