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Durante il Terzo Reich pubblicò alcune sue fotografie per riviste eugenetiche e nel 1937 ricevette l'incarico da parte del regime nazista di fotografare la nuova rete di autostrade e gli operai impegnati nella sua costruzione.

Biografia Erna Katherina Wilhelmine Dircksen nacque a Wetterburg, nell'Assia, oggi parte di Bad Arolsen, Dal 1903 al 1905 studiò pittura alla Kunsthochschule Kassel e dal 1910 al 1911 fotografia alla Lette-Verein.. Potrebbe aver aperto uno studio fotografico a Hellerau, vicino a Dresda, nel 1913. Dal 1916 al 1943 tenne uno studio a Berlino, dove realizzò, tra gli altri, i ritratti di Ricarda Huch, Käthe Kollwitz e Mary Wigman, poi pubblicati sulla rivista Die Frau.

Alla fine della prima guerra mondiale godeva in tutto il paese di una notevole reputazione come fotografa, sia per i suoi ritratti che per la sua specializzazione in nudi femminili, espressi con uno stile altamente realistico. Oltre a ritratti di persone celebri, fin dal 1911, dopo aver casualmente fotografato un fabbro e un contadino mentre erano in vacanza, si appassionò a fotografare volti di contadini provenienti da varie zone della Germania, conservati in un sempre più ampio archivio, nei quali colse un forte legame di identificazione e dipendenza con il "ländliche Heimat", la patria rurale.

A partire dal 1917 realizzò una serie di fotoritratti di tedeschi di diverse regioni, una selezione dei quali vinse il primo premio in una mostra a Francoforte nel 1926. Alcuni di questi vennero pubblicati sulla Berliner Illustrirte Zeitung nel 1930.

Nel 1924 pubblicò il libro Im Angesicht des Gebirges, con immagini di paesaggi montani e nudi di bambini immersi nella natura, corredati da testi di poeti tedeschi. Nello stesso anno divenne membro della Gesellschaft Deutscher Lichtbildner, GDL (Società dei Fotografi Tedeschi, poi Deutsche Fotografische Akademie, DFA). Nel 1925 viaggiò attraverso la Germania orientale e meridionale e partecipò nel 1926 all'Esposizione fotografica tedesca (Deutschen Photographischen Ausstellung) di Francoforte, aggiudicandosi il Premio di Stato, ricevuto dal Presidente del Reich Paul Hindenburg.

Nel 1931 pubblicò il saggio Zur Psychologie des Sehens (Sulla psicologia del vedere) nell'annuario Das Deutsche Lichtbild, in cui espresse le sue idee nazionaliste e conservatrici e la sua avversione per gli "stili stranieri", per la Nuova Oggettività, definita un "lupo travestito da agnello" e per l'estetica della fotografia moderna, concentrata - a suo parere - su "struttura, forma, design della luce, nuove prospettive, studi sul movimento", anziché sul soggetto. Queste premesse l'avrebbero portata ad escludere dal suo lavoro tematiche legate alla modernità e a manifestare il suo disprezzo per le nuove tecnologie, ritenute un pericolo per l'individuo e per il "popolo".. Secondo alcuni studi, nonostante questa critiche, nelle sue opere sarebbero tuttavia presenti modalità espressive proprie della sperimentazione modernista degli anni '20, da lei ripetutamente condannata., , ,

Nel 1933, con l'avvento di Hitler al potere, venne ammessa alla Camera della cultura del Reich, voluta da Joseph Goebbels come organizzazione professionale di tutti gli artisti tedeschi; nel 1936 divenne membro della Camera della letteratura del Reich, come fotoreporter, e nel 1944 come scrittrice..

Nella riunione della Gesellschaft Deutscher Lichtbildner svoltasi all'inizio del 1933, Lendvai-Dircksen tenne un discorso programmatico, intitolato Über Deutsche Porträtphotographie (Sulla fotografia di ritratto tedesca), nel quale evidenziò come il genere della ritrattistica, quello da lei stessa prescelto, potesse rivelarsi "uno strumento particolarmente utile per lo studio delle caratteristiche e della fisionomia razziale"...

Ritratti e tipologie umane

I libri fotografici costituiti da ritratti di particolari categorie di persone, come sequenze mirate, parti di un disegno più vasto, non rappresentavano una novità in quel periodo.. Fra i principali esempi del forte interesse per la fisiognomica e per la mappatura di tipologie umane che artisti e intellettuali avevano riscoperto durante la Repubblica di Weimar, vi furono Köpfe des Alltags (1931) di Helmar Lerski e Das Antlitz Des Alters (1930) del fotografo tedesco Erich Retzlaff, il quale avrebbe poi pubblicato nel 1931 i due volumi Die von der Scholle (Coloro che coltivano la terra, 1931) e Menschen am Werk (Persone al lavoro, 1931), apprezzati dai nazionalsocialisti quando giunsero al potere.

Ancora più emblematica fu l'opera sociologica di ritratti, una tipologia della popolazione tedesca, progettata da August Sander, Antlitz der Zeit (Volti del nostro tempo, 1929), da cui Lendvai-Dircksen trasse ispirazione, in cui i soggetti fotografati vennero classificati per professione, classe e condizione economica.

Mentre Sander intendeva ritrarre la società (Gesellschatf), in forte trasformazione, nella sua dimensione plurale e differenziata, il libro fotografico pubblicato nel 1932 da Lendvai-Dircksen, Das deutsche Volksgesicht (Il volto della razza tedesca), anch'esso basato sull'aspetto esteriore dei soggetti ritratti, una sorta di "organicismo fisiognomico", restrinse l'osservazione sulla popolazione rurale, classificandola geograficamente.. La sua interpretazione della fisionomia era caratterizzata da "un'interpretazione völkisch della razza": Lendvai-Dircksen si proponeva di catturare e fissare, attraverso i contadini, il "vero" volto della nazione tedesca (Volksgemeinschaft).

Le opere di Sander e Lendvai-Dircksen conobbero una fortuna diversa: Antlitz der Zeit nel 1936 venne sequestrato e i negativi distrutti, perché il "volk" proposto non corrispondeva al modello promosso dal regime nazista, mentre Das deutsche Volksgesicht divenne l'emblema del cosiddetto völkischen Heimat.

Das deutsche Volksgesicht Il libro, di 240 pagine, contiene circa 140 ritratti di residenti di diverse regioni della Germania, inseriti in un contesto rurale senza tempo, con incluse immagini dei paesaggi naturali e dei relativi borghi, dall'isola di Föhr della Frisia settentrionale fino all'Alta Baviera, al Mittenwald e allo Schwalm dell'Assia. Le foto sono accompagnate da una breve descrizione; i testi, eterogenei per contenuto e forma, scritti in caratteri gotici (Fraktur), si aprono e si chiudono con citazioni dall'Iperione di Hölderlin inneggianti alla tradizione e all'unione con la natura come fonte di massima felicità.. Nell'introduzione di circa dieci pagine, l'autrice espone l'idea di base del suo libro, secondo la quale i contadini "nordici", specie gli anziani - 55 ritratti sul totale - rappresenterebbero la "vera" nazione tedesca, l'Heimat rurale del paese, simbolo di un'autenticità non contaminata da nocive influenze esterne, che corrompono invece gli abitanti delle città: "l'uomo di città ha abbandonato la madre terra e una vita naturale", mentre i vecchi contadini rappresentano "il tipo più distintivo", paragonati ad un vecchio albero che "mostra più chiaramente le peculiarità individuali della sua specie"..

Diversamente dai contenuti dell'opera, attestati sulla difesa del passato e della tradizione, lo stile fotografico presenta elementi tecnici ed estetici innovativi, associabili alla fotografia modernista, come l'enfatizzazione delle diagonali, l'inquadratura ravvicinata, gli sfondi scuri o sfocati; i ritratti sono connotati da un aspetto statico, monumentale, che rimuove il contesto ed enfatizza i dettagli, producendo un "assalto visivo implacabile"...

Tra il 1939 e il 1944 il Ministero della propaganda del governo nazionalsocialista pubblicò sei volumi di Lendvai-Dircksen, sempre con il titolo principale Das deutsche Volksgesicht (Il volto del popolo tedesco), contenenti ritratti di soggetti provenienti da diverse regioni: Schleswig-Holstein (1939); Meclemburgo e Pomerania (1940); Tirolo e Vorarlberg (1941); Bassa Sassonia (1942); Kurhessen (1943); Böhmerwald (1944).

Secondo alcuni autori, se negli anni venti e i primi anni trenta i ritratti di Lendvai-Dircksen e le didascalie che li accompagnano risultavano ancora poco connotati ideologicamente, tali da poterla annoverare tra le pioniere della fotografia del folclore documentaristico, dopo essersi messa al servizio del nazionalsocialismo tedesco la sua ricerca nostalgica e idealistica del carattere del popolo si sarebbe colorata politicamente, deviando decisamente verso la razza "come ultimo denominatore dello spirito collettivo"..

Il volume Schleswig-Holstein terminò con la formula "sangue e suolo" (Blut und Boden), simbolo di un legame interiore tra il paesaggio e le caratteristiche fisiche dei suoi abitanti, e allo stesso tempo diventò il "sottotesto aggressivo dell'igiene razziale, teorizzata da ideologi nazionalsocialisti come Richard Walther Darré"..

A partire dal 1942, in seguito alle campagne di conquista della Wehrmacht, Lendvai-Dircksen realizzò una serie dal titolo Das germanische Volksgesicht (Il volto del popolo germanico), che allargava geograficamente la sua indagine ai territori occupati e alle popolazioni del Grande Reich germanico, come Fiandre, Norvegia, Danimarca.

Franz Riedweg, uno dei principali reclutatori di volontari per le SS germaniche paneuropee e antibolsceviche, scrisse nella nota conclusiva al volume di fotografie dedicate alle Fiandre, Das deutsche Volksgesicht. Flandern: "In questa serie guardiamo il volto delle persone, cioè ci rivolgiamo a quelle persone in cui le antiche correnti di razza, sangue e tradizioni nazionali sono ininterrotte e visibilmente vive".

Das deutsche Volksgesicht, fin dalla sua prima uscita nel 1932, riscosse un notevole successo, favorito dalla buona accoglienza dei libri fotografici da parte del pubblico del tempo, e dal consenso che nel paese stava ricevendo la propaganda conservatrice e di destra che indicava nei contadini i rappresentanti più puri del carattere nazionale.. Le fotografie di Lendvai-Dircksen, per lo più ritraenti persone bionde, "ariane", vestite tradizionalmente, declinavano l' "inventario umano" nel criterio di classificazione "razza", incontrando, assecondando e promovendo i principi dell'ideologia nazionalsocialista...

Reichsautobahn. Mensch und Werk

Erna Lendvai-Dircksen durante il Terzo Reich ricevette diverse commissioni statali, fra cui la più importante fu quella assegnatale da Fritz Todt, ispettore generale del sistema stradale tedesco (Generalinspektor für das deutsche Strassenwesen) e artefice della Reichsautobahn, spesso indicata come Die Straßenwesen Adolf Hitlers, la rete di autostrade che doveva unire la nazione, il più grande progetto infrastrutturale del nazionalsocialismo e uno dei più pubblicizzati simboli del nuovo regime tedesco.

Todt le chiese espressamente di realizzare ritratti dei lavoratori edili impegnati nella costruzione della nuova autostrada.. Intitolato Reichsautobahn. Mensch und Werk (Autostrada: uomo e lavoro), il libro venne pubblicato nel 1937 e in un'edizione rivista nel 1942; Fritz Todt ne scrisse la prefazione, e lo scrittore e politico Emil Maier-Dorn, della Federazione nazionalsocialista della tecnologia tedesca (NSBDT), si occupò delle didascalie delle foto e aggiunse diverse poesie.

A partire dal piano che le venne assegnato, la fotografa seguì le attività di costruzione in corso dal nord della Germania a sud nelle Alpi, illustrando per ogni regione il paesaggio e l'autostrada, in particolare i viadotti, e riprendendo immagini delle maestranze locali che lavoravano al progetto..