I Titani (, singolare ed al femminile Titanidi, ) sono dei personaggi della mitologia e della religione greca. Rappresentano la prima generazione divinatoria dei "primi dei" ().

Etimologia

L'etimologia del termine greco (singolare ed in dialetto ionico ), presenta la tipica terminazione in -ᾶνες/-ῆνες, analoga a quella di diversi etnonimi antichi come (Atamani) o (Acarnani).

Le paretimologie classiche

Nell'antichità furono avanzate diverse interpretazioni popolari e para-etimologiche:

L'etimologia esiodea: Esiodo offre un doppio gioco di parole basato sulla punizione inflitta da Urano ai suoi figli, sostenendo che fu proprio il padre a chiamarli "Titani" ( «E il padre, il grande Urano, chiamava questi figli che aveva generato con il soprannome di Titani, rinfacciando loro di essersi spinti oltre () con tracotanza nel compiere un'azione enorme, per la quale in seguito vi sarebbe stata la punizione ().»). Il poeta combina così due diverse spiegazioni assonanti dove la prima lega il nome al verbo (, "tendersi", "sforzarsi" o "spingersi in alto") e la seconda al sostantivo (, "espiazione" o "vendetta"). Come notato dalla linguistica moderna, il gioco di parole esiodeo tra e fu reso possibile dai processi di monottongazione fonetica del greco arcaico.Klaus Strunk, Untersuchungen zur Schichtung des griechischen Wortschatzes, in «Glotta», 38, 1959, p. 83.

L'ipotesi di Solmsen (Gli "Onorati"): Già suggerita da uno scolio all'IliadeScolio A a Omero, Iliade, XIV, 274., l'ipotesi riconduce al termine (ovvero il participio del verbo , "onorare", "rispettare"). Il nome designerebbe dunque originariamente "coloro che sono venerati" o "gli Onorati", attribuendo loro un significato sacrale positivo coerente con la definizione di "primi dei".Felix Solmsen, Griechische Wortforschung, in «Indogermanische Forschungen», 30, 1912, p. 35 n. 1.

La spiegazione matronimica di Diodoro Siculo: In ambito evemeristico, Diodoro riferisce una tradizione di origine nordafricana secondo cui i Titani non presero il nome da una radice cosmica o da una colpa, ma dal nome della propria madre mortale, la regina Titea (), che fu in seguito divinizzata con il nome di Gea.

Ipotesi linguistiche moderne

Gli studi del XX secolo tendono a collocare l'origine del termine al di fuori del substrato indoeuropeo greco schietto: Alfons Nehring e Albert Carnoy hanno ipotizzato che i Titani fossero in origine divinità solari provenienti dall'Asia Minore o dal substrato pelasgico. Secondo questa ricostruzione, il nome risalirebbe a una radice pre-greca ("splendore", "luminosità"), derivata dal tema indoeuropeo ("brillare", a cui si riallaccia ad esempio l'albanese ditë, "giorno").

Genealogia e nomi dei Titani

La tradizione mitografica greca non presenta un elenco unico dei Titani e se la Teogonia ne fissa il canone in sei Titani maschi e sei Titanidi femmine, altre fonti ne ampliano il numero o ne modificano la genealogia.

Secondo Esiodo, questi dodici figli nacquero dall'unione tra Urano (il Cielo) e Gea (la Terra).

I sei Titani maschi

Oceano – il fiume cosmico che circonda la Terra, il più anziano tra i fratelli. Ceo – Titano dell'intelletto, pilastro del Nord e dell'asse celeste attorno a cui ruotano le stelle. Crio – Titano delle costellazioni, dell'astronomia ed associato al punto cardinale del Sud. Iperione – Titano della luce celeste, dell'osservanza, della vigilanza ed il pilastro dell'Est. Giapeto – Titano della mortalità, del ciclo vitale, pilastro dell'Ovest ed antenato del genere umano. Crono – il più giovane ed astuto della prima generazione, guida della ribellione contro Urano divenendo il sovrano dell'Età dell'oro.

Le sei Titanidi femmine

Teia – Titanide della vista e dello splendore del cielo chiaro e dei metalli preziosi. Rea – sposa di Crono e madre dei primi sei Olimpi, associata alla fertilità, la maternità ed alla terra coltivata. Temi – Titanide della legge divina, della divina giustizia, dell'ordine cosmico (il Themis) e degli oracoli primitivi. Mnemosine – Titanide della memoria, la personificazione del ricordo e madre delle Muse. Febe – Titanide della luna, della luce lunare, dell'intelletto profetico e dell'oracolo di Delfi prima di Apollo. Teti – sposa di Oceano e personificazione delle acque fecondatrici della Terra e della maternità del mare e dei fiumi.

Varianti

Apollodoro aggiunge all'elenco anche Dione, un'antica divinità primaria legata alle sorgenti, al cielo luminoso ed alla facoltà oracolare che rappresenta la personificazione della sposa celeste primordiale.

Diodoro Siculo riferisce la tradizione secondo cui i Titani nacquero da Urano e Titea ed aggiunge che i Titani furono diciotto (non li nomina, ma probabilmente intende i dodici Titani esiodei, i tre Centimani e i tre Ciclopi uranidi) e che il nome di Titea fu poi divinizzato in Gea. In un'altra versione Diodoro scrive che i Titani fossero undici (confermando i nomi esiodei eccetto Teia) e che nacquero da Urano e Gea oppure da un curete e Titea.

Il latino Igino scrive che i Titani sono figli dell'Etere e di Gea, inoltre chiama alcuni di loro con i nomi romani ed aggiunge personaggi che, secondo i greci hanno altre associazioni od ascendenze: Briareo e Gige (considerati due dei tre Centimani da Esiodo ed Apollodoro). Sterope (un Ciclope). Atlante (da Esiodo ed Apollodoro considerato un figlio del Titano Giapeto). Dione (già citata anche da Apollodoro). le tre Furie (Aletto, Megera e Tisifone).

Secondo Platone i Titani sono solo Crono, Rea (già indicati da Esiodo) e Forco.

Diodoro di Tarso riporta uno scritto (probabilmente di Diodoro Siculo) in cui racconta che i cavalli Balio e Xanto fossero in origine due Titani che, schieratisi con Zeus e Poseidone nella guerra contro i loro fratelli e vergognandosi di essere visti dagli stessi, chiesero che la loro forma fosse mutata (in cavalli).

Mitologia

Nel mito greco, le vicende dei Titani segnano il passaggio dal caos primordiale all'ordine cosmico, articolandosi principalmente nel rovesciamento del potere paterno e nella successiva lotta per la supremazia universale.

La ribellione ad Urano e la nascita

Secondo il racconto della Teogonia, Urano odiava i propri figli concepiti con Gea (i Titani, i Ciclopi ed i Centimani) e li teneva celati all'interno di Gea (quindi dentro la Terra o sottoterra), impedendo loro di venire alla luce (nascere). Sofferente ed irata, Gea (la Terra) plasmò una falce d'adamante (, un metallo favoloso e durissimo della tradizione mitologica antica (successivamente identificato o associato al diamante) e tramò una congiura con i propri figli. Fu Crono (l'ultimo Titano concepito) ad aderire al piano materno e quando Urano si stese su Gea per unirsi a lei nella notte, Crono, afferrò con la mano sinistra i genitali del padre e li recise con la falce, gettandoli dietro di sé. (secondo Apollodoro li gettò in mare). Liberati dal giogo di Urano, i Titani poterono nascere e di conseguenza assunsero il potere sul cosmo sotto la guida di Crono.

Il regno di Crono e l'Età dell'oro

Sotto il dominio di Crono si instaurò la leggendaria "Età dell'oro", un'epoca di prosperità, pace e sovrabbondanza naturale in cui gli uomini vivevano simili ad dei, esenti da malattie, fatiche e vecchiaia che si concluse soltanto dopo la guerra cosmica tra i Titani e gli Olimpi e che fu definita Titanomachia (, letteralmente "battaglia dei Titani").

La Titanomachia e la reclusione nel Tartaro

Cinque dei sei Titani maschi (Oceano non si schierò e si ritirò ai confini del mondo) ed alcuni dei loro figli combatterono contro Zeus e gli Olimpi (maschi ed appoggiati dai loro alleati) una guerra che prese il nome di Titanomachia e che fu combattuta dai Titani (arroccati sul monte Otri) e gli Olimpi a loro volta insediati sul monte Olimpo. Sconfitti e fatti prigionieri, i Titani furono incatenati e reclusi da Zeus nel profondo del Tartaro sotto la sorveglianza dei Centimani. Con la deposizione di Crono ebbe termine l'Eta dell'Oro.

Le tradizioni locali ed esotiche in Diodoro Siculo

Nello sviluppo del proprio progetto storiografico, Diodoro Siculo raccoglie ed esamina diverse varianti regionali ed evemeristiche del mito titanico, che deviano sensibilmente dal canone esiodeo.

La tradizione cretese

Nel V libro della Bibliotheca historica, Diodoro riferisce che i Cretesi collocavano la nascita e la dimora dei Titani nei pressi di Cnosso, al tempo dei Cureti e che ognuno di loro scoprì e dono le proprie scoperte all'umanità. Sempre in ambito cretese, Diodoro ricorda la tradizione orfica secondo cui questi Titani uccisero e sbranarono un figlio di Zeus e Persefone (identificabile con Dionisio Zagreo) ed aggiunge che questa tradizione fu tramandata da Orfeo. A riguardo del personaggio ucciso, Diodoro aggiunge che i cretesi sostenevano che fosse nato nel loro paese e che formò due isole che chiamò Dionisiadi in suo onore.

La variante libica

Nel III libro racconta di un mito di origine nordafricana in cui Dioniso, dopo aver sconfitto il mostro ctonio, Campe, condusse una campagna militare in Libia contro Crono ed i Titani per punire la loro empietà e restituire il potere al padre Ammone. In questa narrazione Dioniso catturò Crono e Rea ma li perdonò, accogliendoli con onore e permettendo loro di dare alla luce il giovane Zeus, che sarebbe poi divenuto il re del mondo.

Il sincretismo egizio

Nel IV libro, riportando le tradizioni religiose dell'Egitto, Diodoro registra l'assimilazione del mito di Osiride a quello titanico ed in questo racconto furono proprio i Titani a cospirare contro Osiride, smembrandone il corpo in più parti ed occultandole, mentre il suo organo genitale fu gettato nel fiume. L'impossibilità di recuperare quest'ultima parte anatomica spinse Iside a decretarne il culto divino e a plasmarne una riproduzione, dando così origine al culto di Priapo e dell'Itifallo.

I miti orfici e la natura umana

Nella tradizione orfica, i Titani rivestono un ruolo centrale nel mito antropogonico connesso a Dioniso Zagreo. Spinti dall'invidia e su istigazione di Era, i Titani si dipinsero il volto con il gesso, attirarono il piccolo Dioniso con dei giocattoli, lo sbranarono e ne divorarono le carni. Fulminati da Zeus per l'orribile delitto, i Titani vennero ridotti in cenere. Da queste ceneri (contenenti la sostanza malvagia e ribelle dei Titani, ma anche la particella divina di Dioniso di cui si erano cibati) Zeus plasmò il genere umano. La natura umana risulta così caratterizzata da una duplice essenza: una componente corporea, terrena e colpevole (ereditata dai Titani) ed un'anima divina ed immortale (proveniente da Dioniso).Proclo, Commento al Timeo di Platone, III, 160.7.

Apollonio Rodio racconta (per mezzo dei canti di Orfeo), che i Titani fossero sudditi di Ofione ed Eurinome i quali avevano sede sull'Olimpo prima che venissero scacciati e gettati nell'oceano da Crono e Rea.

Nella Divina Commedia

Dante Alighieri riprende la figura dei Titani (sovrapponendoli in parte ai Giganti) e li colloca nel Canto XXXI dell'Inferno (nel Pozzo dei Giganti ed al confine con il nono cerchio) come simbolo della superbia e della ribellione contro la divinità superna.

Nella cultura di massa Nell'antichità erano comunque rappresentati uguali agli esseri umani, allo stesso modo degli dei, anziché in forme mostruose come in alcune loro rappresentazioni contemporanee, come nella saga videoludica di God of War o il film Disney Hercules. Nel manga di Megumu Okada I Cavalieri dello zodiaco - Episode G, appartenente alla serie di Saint Seiya creata da Masami Kurumada, i Titani, guidati da Crono, costituiscono gli antagonisti principali, contro i quali combattono i Cavalieri d'oro. In quest'opera hanno un aspetto umano e, benché dotati di poteri straordinari, non sono immortali. I titani, inizialmente prigionieri nel Tartaro, compaiono nel film del 2011 Immortals diretto da Tarsem Singh.