Nella sua opera più nota, Women Scientists in America, pubblicata in tre volumi tra il 1982 e 2012, indagò sulla presenza "invisibile" delle donne nella storia della scienza dal XIX all'inizio del XXI secolo nel contesto statunitense, ricostruendone la partecipazione e la presenza a livello di professione, e indagando sui meccanismi di esclusione presenti in ambito scientifico.

Nel 1993 coniò il termine effetto Matilda - corollario femminile dell'effetto Matteo - per definire il fenomeno secondo cui, nel settore della ricerca, i risultati delle scienziate verrebbero attribuiti ai loro colleghi uomini, durante la loro vita o successivamente, denunciando in questo modo il misconoscimento o l'omissione del contributo delle donne scienziate a causa di un sistemico pregiudizio sessista.

Secondo Rossiter, la stragrande maggioranza delle scienziate americane nell'era moderna sarebbe stata emarginata e sottoutilizzata, non per mancanza di talento o di scarse capacità, ma a causa di "forme gerarchiche e territoriali di segregazione sessuale professionale". Attraverso la "segregazione gerarchica" sarebbe stato impedito loro di salire verso posizioni apicali, di potere e di prestigio, nel mondo accademico o industriale, incanalandole in posizioni ausiliarie, di basso rango e sottopagate (assistenti nei musei, partner invisibili nei team marito-moglie, tecniche nei laboratori industriali, educatrici nelle scuole superiori, istruttrici nei college); applicando la "segregazione territoriale", si sarebbe poi provveduto a destinarle solo a lavori "femminili"..

Biografia Margaret Rossiter e il fratello gemello Charles nacquero l'8 luglio 1944, verso la fine della seconda guerra mondiale. I suoi genitori, Mary Madden e Charles Rossiter, conoscenti fin da bambini e laureati nello stesso anno lui ad Harvard e lei al Radcliff College, si sposarono qualche settimana dopo l'attacco di Pearl Harbor. Per un certo periodo vissero all'interno o vicino le basi militari statunitensi, essendo il padre di Margaret impiegato presso l'esercito.. La famiglia si trasferì in seguito nel Massachusetts vicino a Boston, prima a Malden, dove il padre insegnò storia nel locale liceo, e dal 1951 a Melrose.

Rossiter scoprì per la prima volta la storia della scienza da studente delle scuole superiori, dimostrandosi più interessata alle vite degli scienziati che agli esperimenti reali, perché "nelle sezioni di laboratorio raramente riuscivamo a far sì che gli esperimenti reali riuscissero"; i libri trovati in biblioteche e gli incontri pubblici con studiosi di scienze del tempo, cui assistette con i genitori a Boston, rafforzarono la sua curiosità per questa disciplina.. Grazie a una borsa di studio al merito, dal 1962 studiò matematica al Radcliffe College a Cambridge; cambiò specializzazione in chimica e poi in storia della scienza, in particolare del XIX secolo, laureandosi nel 1966. Durante gli studi sviluppò un interesse per la storia della scienza statunitense, un campo all'epoca ancora agli albori delle esplorazioni..

Dopo la laurea Rossiter trascorse l'estate lavorando per lo Smithsonian, e in seguito si iscrisse a una scuola di specializzazione all'Università del Wisconsin-Madison, dove però i corsi di storia delle scienze risultarono deludenti, e dovette provvedere con proprie ricerche e letture ad approfondire questo argomento.. Al conseguimento del Master si iscrisse al dipartimento di storia della scienza a Yale, dove ottenne un secondo M.Phil. Completò il dottorato di ricerca a Yale nel 1971, lavorando su temi di scienza agraria e sulla storia degli scienziati statunitensi che studiarono in Germania nel XIX secolo. Nel 1971 pubblicò sulla rivista New England Quarterly il suo primo articolo, Benjamin Silliman and the Lowell Institute: the popularization of science in Nineteenth century America..

Carriera e contributi accademici

Durante i stuoi studi a Yale, Rossiter chiese alla riunione settimanale informale dei professori e degli studenti del suo dipartimento se ci fossero state donne scienziate, e le venne risposto negativamente.. Nel 1971 ottenne una borsa di studio post-dottorato in American History presso il Charles Warren Center for Studies ad Harvard, dove avviò una ricerca sulla storia della professionalizzazione della scienza negli Stati Uniti fino al XX secolo. Studiando sul manuale di riferimento American Men of Science del 1906 (successivamente rinominato American Men and Women of Science), scoprì, nascoste al suo interno, le biografie di diverse scienziate, di cui parlò nel suo discorso al Warren Center... Questa scoperta la portò a scrivere un articolo, Women Scientists in America before 1920, che pubblicò nel 1974 sulla rivista American Scientist, dopo che venne rifiutato da Science e Scientific American..

Il successo dell'articolo la stimolò a continuare le sue ricerche su questo argomento, nonostante la tiepida accoglienza ottenuta da parte della comunità scientifica e storica. Dopo aver svolto attività come visiting professor presso la UC Berkeley, dove preparò la pubblicazione della sua tesi, uscita nel 1975 per i tipi della Yale University Press (The emergence of agricoltural science: Justus Liebig and the Americans, 1840-1880), rivolse la sua attenzione a un nuovo libro sulle scienziate, partendo dal campo della geologia. Per cercare questa presenza "invisibile", investigò per diversi anni su fonti - pubblicate e inedite - di provenienza accademica, governativa e industriale, registri di associazioni professionali, bibliografie, articoli di giornali e riviste, necrologi.

Ciò che la lasciò maggiormente stupita, tuttavia, fu come abbondassero notizie sulle donne laureate nelle scienze, ma non vi fosse alcuna indicazione di quale occupazione avessero trovato in seguito:.

Women Scientists in America, Struggles and Strategies to 1940 Non avendo a quel tempo ancora un posto di ruolo, Rossiter dovette lavorare principalmente con borse di studio; nel 1981 ottenne la Guggenheim Fellowship che le ha permise di continuare il suo lavoro. Un anno dopo, nel 1982, pubblicò il suo primo volume, Women Scientists in America, Struggles and Strategies to 1940 con Johns Hopkins University Press, che lo ripubblicò come paperback nel 1984. Il libro fu bene accolto e ricevette recensioni positive anche su The New York Times, Nature e Science. Nella sua introduzione Rossiter scrisse:

Rossiter attribuì l'omissione della presenza femminile nelle scienze alla convergenza di due fattori, apparentemente fra loro estranei: la crescita dell'istruzione superiore, dell'occupazione delle donne della classe media e del loro ruolo fuori casa; la contemporanea crescita, burocratizzazione e professionalizzazione della scienza e della tecnologia in America. Mentalità e stereotipi culturali dell'epoca avrebbero continuato ad attribuire alle donne lo svolgimento di attività ritenute proprie del loro sesso, di salute fragile, incline al sentimento, all'emotività, alla non competitività, mentre alla scienza venivano attribuiti valori opposti: rigore, razionalità, impersonalità, virilità, competizione. La donna scienziata rappresentava una contraddizione in termini, perché "innaturale": come scienziata era una donna atipica, come donna uno scienziato inconsueto. Questo elemento "psico-politico" avrebbe influenzato gran parte del comportamento di donne e uomini sull'ingresso delle donne nella scienza..

Esaminando il rapporto fra istruzione, impiego e riconoscimento, Rossiter rilevò come alla fine del XIX secolo e fino alla seconda guerra mondiale le donne alla ricerca di un impiego in campo scientifico, a prescindere dai loro studi, dall'importanza delle loro pubblicazioni e dalla loro capacità lavorativa, fossero state sottoposte a una doppia forma di "segregazione": gerarchica - a differenza di nove uomini su dieci in ascesa, esse avrebbero occupato solo i gradini più bassi della scala - e "territoriale" - sarebbero stati riservati per loro solo lavori "femminili".. Notò che nell'America di quegli anni, nella società e soprattutto nelle facoltà universitarie, vi fosse molta più disponibilità ad istruire le donne nella scienza piuttosto che ad assumerle..

Negli anni Ottanta e Novanta dell'Ottocento Rossiter registrò una reazione da parte degli uomini contro la crescente femminilizzazione della cultura americana, compresa la scienza; espellere le donne in nome di "standard più elevati" divenne un modo per riaffermare con forza il predominio maschile sulla fiorente presenza femminile: "così, anche se le donne potevano affermare nel 1920 di aver aperto le porte della scienza, era abbastanza chiaro che sarebbero state limitate a posizioni appena all'interno dell'ingresso." Vi fu una forte resistenza all'accesso delle donne alle forme tradizionali di impiego scientifico, come l'insegnamento universitario o l'impiego governativo.. Nel tentativo di aggirare queste barriere, le donne adottarono due tipi di strategia: rivendicare il diritto alla piena uguaglianza; accettare la disuguaglianza prevalente e gli stereotipi sessuali, usandoli per guadagni a breve termine, come la creazione di "aree di lavoro femminile" - fra cui la sanità pubblica, i servizi sociali, l'insegnamento, o circoli femminili separati nella scienze - ossia accettare il lavoro segregato e il sottoriconoscimento..

Dopo la pubblicazione del primo volume, nel periodo 1982-1983 Rossiter diresse per un anno il programma della NSF sulla storia e la filosofia della scienza, in sostituzione del titolare della cattedra, in congedo per un anno.. Nel 1983-1984 lavorò come visiting professor ad Harvard, dove continuò le ricerche per il suo secondo volume. Ancora priva di un lavoro fisso, fece domanda per il programma Visiting Professorships for Women (VPW) della NSF e ricevette un incarico di un anno alla Cornell, che venne prolungato prima di due (1986-1988), poi di altri tre anni, durante i quali condivise il suo finanziamento fra tre dipartimenti, tra cui studi sulle donne, agricoltura e storia..

Nel 1989, ancora impiegata alla Cornell, divenne MacArthur Fellow. Tuttavia, non facendo parte di un Dipartimento specifico, non le venne assegnato un incarico di ruolo. Fu solo quando ricevette un'offerta con un sostanzioso budget di ricerca dall'Università della Georgia che l'amministrazione dell'Università di Cornell decise di creare per lei una cattedra, collocata nel nuovo Dipartimento di studi scientifici e tecnologici, includendovi il programma di Storia e Filosofia della Scienza e della Tecnologia..

Women Scientists in America: Before Affirmative Action, 1940-1972 Dopo aver ottenuto l'incarico alla Cornell University, Rossiter riuscì a completare la ricerca per il suo secondo volume, Women Scientists in America: Before Affirmative Action, 1940-1972, pubblicato dalla Johns Hopkins nel 1995. In quest'opera, organizzata per argomento e cronologicamente, esaminò gli ostacoli posti alla piena partecipazione delle donne come scienziate, le lotte e le strategie da loro adottate, dalla seconda guerra mondiale al 1972, "un'età d'oro per la scienza" in termini di risultati e risorse disponibili per l'istruzione e la ricerca, ma da lei definita "un'età oscura" per le donne nelle professioni..

Dopo la guerra, infatti, secondo l'autrice, si sarebbe imposta una fase di "rimascolinizzazione" della scienza: tra i quasi 8 milioni di persone che in questo periodo ritornarono nelle università americane, vi furono solo 400.000 donne. Mentre il numero di uomini che ottennero un dottorato in scienze aumentò da 800 a 4000 dal 1946 al 1960, il numero di donne si mantenne sotto le 500 unità; le università preferirono di gran lunga assumere uomini nei posti apicali.. Nel 1960, su 255 donne impiegate in 20 importanti università, solo cinque di esse furono assistenti e nessuna docente ordinario..