Unica tra le città emiliane a estendersi tra la Pianura padana e le propaggini collinari, l'urbanistica della città di Bologna e in particolar modo quella del suo centro storico ha visto un'evoluzione di lungo periodo, strutturandosi su un arco di tempo di più di venti secoli.

Antichità

Origini

I primi insediamenti stabili nella zona dove oggi sorge Bologna si ebbero durante l'età del ferro, durante lo sviluppo della civiltà villanoviana. La stessa civiltà prese il nome dai ritrovamenti effettuati a Villanova di Castenaso, a breve distanza da Bologna. Le tracce più consistenti pervenuteci sono due estese necropoli, una posizionata ad est e l'altra ad ovest rispetto all'attuale centro storico..

Attorno alla metà del VI secolo a.C. prese forma un insediamento demico più consistente, ad opera degli Etruschi. Venne così a costituirsi Felsina, la principale città etrusca nel piano padano. Essa non possedeva ancora un impianto urbano strutturato ed erano scarse le costruzioni in materiale durevole; prevalenti invece le abitazioni in legname o in muratura a secco. Tuttavia, nel corso del IV secolo a.C. l'arrivo dei Galli Boi interruppe la prosperità etrusca nell'area, e probabilmente dissolsero l'impianto urbano una volta occupata la città, preferendo uno stanziamento sparso sul territorio..

Età romana

Tra III e II secolo a.C. prese avvio la conquista romana della Gallia Cisalpina; nel 191 a.C. la zona controllata dai Boi venne sottratta e qui, nel 189 a.C. venne fondata una colonia che prese il nome dal popolo precedentemente insediato, Bononia. I romani nell'opera di colonizzazione dell'agro bolognese applicarono lo schema centuriale, organizzando la nuova città e il territorio circostante secondo un impianto ortogonale..

La nuova città aveva un'estensione di circa 50 ettari ed era costeggiata dal torrente Àposa, il quale cingeva a est l'abitato; il confine ovest invece era delimitato dal rio Vallescura. Asse principale, che fungeva altresì da decumano massimo, era la Via Emilia, strada consolare che collegava Mediolanum ad Ariminum (odierne Milano e Rimini). Questo importante asse stradale corrisponde alle odierne Via Rizzoli e Via Ugo Bassi. Il cardo massimo invece era situato in corrispondenza dell'attuale via Galliera..

Al centro della maglia urbana regolare, costituita da otto decumani e sei cardini, era posto il foro col macellum (il mercato). Bononia progressivamente crebbe e da un'edilizia povera si passò a costruire in materiali più durevoli, sia importati da fuori che di provenienza locale, come laterizi, selenite e arenaria. In età augustea la città si dotò di una pavimentazione lapidea e un acquedotto che convogliava le acque dal fiume Setta. Sotto l'imperatore Claudio un incendio devastò la città, ricostruita grazie all'aiuto di Nerone..

Età tardoantica Tra III e IV secolo inizia una crisi irreversibile per la città, testimoniata anche dalla nota citazione di Sant'Ambrogio che la definisce "cadavere di città semidistrutta" (Semirutarum urbium cadavera)... Al vescovo milanese la tradizione affida anche il posizionamento delle cosiddette Quattro croci. Esse delimitavano un'area interna alla città romana: al di fuori di questo perimetro ideale infatti si stendeva, verso ovest e verso nord, la cosiddetta civitas antiqua rupta, ovvero la Bononia abbandonata in seguito alla forte crisi. Queste quattro croci di pietra poste ai margini del nucleo ancora abitato, possedevano un profondo significato spirituale, tracciando un confine ideale tra la città e il suburbio..

Alto Medioevo

Nel corso dell'alto medioevo la pianta urbana di epoca romana subì un processo di riorganizzazione che portò alla definizione di un impianto "a nuclei chiusi". Elementi ordinatori infatti non erano più gli assi stradali ma le corti gentilizie che si racchiudevano verso l'interno. I rapporti con la strada pubblica erano solamente indiretti e il luogo organizzatore del nucleo, più della chiesa di riferimento (plebana o parrocchiale) divenne la stessa corte interna..

Crisi e trasformazione Le mura di selenite

In epoca altomedievale venne eretta la prima cinta muraria di Bologna, detta "di selenite" per via dei grossi blocchi di pietra gessosa utilizzati. Come le quattro croci, esse delimitavano solo una parte dell'antica Bononia, coprendo una superficie di 19 ettari. A ovest infatti lasciava fuori gran parte dell'abitato romano, e le mura si sviluppavano lungo un asse che andava dal teatro al tempio di età repubblicana, passando per il foro e la basilica;Le cui evidenze oggi sono visibili sotto l'attuale Sala Borsa. A sud e ad est correva lungo l'antico limite della città romana. A nord presumibilmente il confine era all'altezza dell'attuale cattedrale..

L'accesso alla città era garantito da quattro porte (Ravegnana ad est, Procola a sud, Stiera ad ovest e di San Cassiano, poi di San Pietro a nord) alle quali successivamente se ne aggiunsero altre. Dato che sulla datazione delle mura non si possiedono fonti precise al riguardo, sono state stabilite diverse ipotesi, che variano all'incirca tra il IV e il VII secolo..

I centri religiosi

Sempre in epoca altomedievale sorsero due importanti poli religiosi: l'Abbazia dei Santi Naborre e Felice ad ovest e il Complesso di Santo Stefano ad est. I due luoghi di culto si caratterizzavano come notevoli aree cimiteriali rimaste al di fuori della cinta muraria; la prima ospitava i primi vescovi cittadini, mentre la seconda accoglieva le reliquie dei martiri locali, i più importanti dei quali erano i santi Vitale e Agricola..

In particolare, la Basilica di Santo Stefano costituiva assieme alla chiesa di Santa TeclaAnticamente posta all'incrocio tra le vie Santo Stefano e Farini; oggi scomparsa, al suo posto sorge una palazzina. Cfr. e alla chiesa di San Giovanni in Monte un particolare percorso simbolico-religioso legato alla Passione di Gesù. Nel corso del tempo infatti la chiesa stefaniana assunse sempre più una deliberata connessione col Santo Sepolcro, mentre gli altri edifici rappresentavano rispettivamente la Valle di Giosafat e il Monte degli Ulivi..

La mancanza di fonti riguardanti la precisa ubicazione della primitiva sede episcopale bolognese ha fatto sorgere alcune ipotesi. Tradizionalmente la funzione di cattedrale veniva attribuita, vista la loro rilevanza, alla Basilica di Santo Stefano o alla Chiesa dei santi Naborre e Felice. Studi più recenti tuttavia propendono per l'identificazione nel sito dove tutt'ora è collocata l'odierna Cattedrale di San Pietro, attestata in quel luogo però solo in epoca successiva.

Ripresa ed espansione L'addizione longobarda

Successivamente all'VIII secolo si verificò un'espansione urbana ad est dell'Aposa, inedita rispetto allo schema romano. Tradizionalmente viene fatta attribuire ad opera dei longobardi, che dopo la conquista della città avvenuta nel 727-728, secondo un passo di Paolo Diacono qui si sistemarono in castris (ovvero in accampamento). Questa zona probabilmente doveva essere protetta da eventuali contrattacchi bizantini. Tuttavia non ci è rimasta alcuna prova certa dell'insediamento stanziale dei longobardi in questa nuova area piuttosto che nell'antica città latina. L'unica evidenza è la formazione di un nuovo settore anomalo, la cosiddetta "addizione longobarda", posta al di fuori della cinta di selenite; il tessuto di questa parte, organizzato per linee concentriche, forma ancora oggi una struttura radiale convergente su Piazza di Porta Ravegnana..

Un'altra associazione tra questo sviluppo urbano e i nuovi dominatori longobardi è presente nella Basilica di Santo Stefano, che in questo momento ricevette particolari attenzioni e non a caso si trova vicino alla zona di nuova espansione. La testimonianza più evidente è il cosiddetto Catino di Pilato, che riporta in un'iscrizione il re longobardo Liutprando e il nipote Ildebrando..

La lenta ripresa Sotto il Regnum Italiae, contestualmente al resto d'Europa, la città attraversò una fase di progressiva ripresa, nonostante un saccheggio degli ungari avvenuto nel 902.

L'antica città retratta, la zona delle rovine situata ad ovest e a nord delle mura, venne progressivamente ripopolata, così come vennero edificate nuove aree a sud e ad est. In questo senso fu rilevante l'azione dei principali enti religiosi cittadini, ovvero i monasteri di Santo Stefano, San Felice e San Procolo, che attorno al X secolo erano entrati nell'orbita benedettina. Essi infatti erano proprietari di molti terreni nel suburbio, e da questo momento in poi, fino ad arrivare al Duecento ed oltre, applicarono una vasta lottizzazione residenziale dei loro possedimenti; il risultato fu un'incisiva trasformazione della periferia urbana, contraddistinta da un preciso piano progettuale, applicato tramite contratti di enfiteusi e di livello..

Presumibilmente fu in questo periodo che venne innalzata, nell'angolo nord-ovest della cerchia muraria, la cosiddetta Rocca imperiale; nel corso del tempo venne aperta nei suoi pressi una porta detta appunto "di castello".. Della rocca non si hanno attestazioni certe su quando venne edificata, ma sappiamo dalle fonti che venne distrutta nel 1115, in seguito alla morte di Matilde di Canossa. Il diploma con cui l'imperatore Enrico V perdonò i cittadini viene considerato come il primo riconoscimento del Comune di Bologna..

Le torri

Dall'origine incerta, quello delle torri fu un fenomeno che ha lasciato un'impronta significativa su Bologna. Simbolo della forza e della potenza delle famiglie nobiliari cittadine, si ritiene che il clima di instabilità politica locale e di "vuoto di potere" esterno favorì l'innalzamento di questi particolari edifici, nel periodo tra i secoli Undicesimo e Dodicesimo. L'analisi topografica ha evidenziato che le torri siano situate quasi tutte nel settore orientale più prossimo al centro della prima cinta muraria; dunque si pensa che le prime torri derivino in maniera diretta o parziale dalle strutture difensive della cerchia di selenite. Mutuato il clima politico, nel corso del Duecento molte vennero mozzate e cambiarono di funzione. Tra le tante, la Torre degli Asinelli per la sua posizione strategica diventò un importante strumento di controllo della zona di piazza di Porta Ravegnana e dell'intera città..

Basso Medioevo Età comunale I secoli XII e XIII furono quelli di maggior espansione urbana per Bologna. Il comune avviò importanti interventi di riprogettazione del tessuto urbano, mentre gli enti religiosi proseguirono il processo di lottizzazione dei loro terreni, che favorirono la crescita demografica..

I primi spazi comunali Lo sviluppo delle istituzioni comunali richiese spazi adeguati alle nuove forme di partecipazione civica. Già all'inizio del XII secolo viene attestata, come spazio in cui venivano svolte le attività politiche, la Curia Sancti Ambroxii (Curia di Sant'Ambrogio). Si trattava dello spiazzo esterno alla chiesa omonima, posta dove oggi sorge la Basilica di San Petronio e l'Hotel Commercianti. La scelta ricadde su di una chiesa sufficientemente grande e di tradizione civica, sita in un punto focale della città, laddove la zona ancora rispettava la trama viaria di età romana, ed era circondata dalle abitazioni delle famiglie più potenti dell'epoca. La chiesa sorgeva infatti sulla platéa major ovvero l'antico cardine massimo, oggi Via d'Azeglio..

Con l'ampliarsi delle funzioni di governo il Comune acquisì gli spazi circostanti e la chiesa stessa, ma nel corso del tempo diventarono insufficienti. Verso il 1178 infatti gli uffici del Podestà vennero spostati presso le case che furono del giurista Bulgaro, l'odierna Santa Maria dei Bulgari..

La cerchia dei torresotti