LAskatasuna (in libertà) era un centro sociale autogestito di Torino, ascrivibile all'area dell'Autonomia Contropotere.

Il centro, tra i principali punti di riferimento dell'antagonismo e della controcultura torinese e nazionale, ha operato per quasi trent'anni in un edificio occupato presso Borgo Vanchiglia. Lo sgombero dello stabile da parte della DIGOS, avvenuto il 18 dicembre 2025 per ordine del ministro dell'interno Matteo Piantedosi, ha avuto risonanza nazionale.

Origine del nome Askatasuna è il termine della lingua basca che significa "libertà". Il nome del centro sociale rappresenta un richiamo all'indipendentismo abertzale presente nei Paesi Baschi, la cui causa era nota negli ambienti autonomi di Torino fin dagli anni 1980. Colloquialmente, è noto anche come Aska.

Storia L'occupazione e i primi anni La nascita del centro sociale avvenne nel contesto della Torino degli anni '80 e '90, periodo in cui l'autonomia operaia cittadina si riorganizzò dando vita a nuovi CSOA, il primo dei quali fu il Murazzi.

Inizialmente i militanti del centro occuparono il 5 gennaio 1996 l'ex asilo Principessa Isabela in via Verolengo, dal quale furono sgomberati dopo pochi giorni. Quindi il 15 ottobre 1996 una sessantina di militanti dell'area autonoma occuparono la palazzina di corso Regina Margherita, anche se i giornali ne diedero notizia solamente un mese dopoLa Stampa 20 novembre 1996.. Nel 1998 Askatasuna e il CSA Murazzi inviarono una dura lettera in risposta alla proposta di don Ciotti di aderire al dialogo tra realtà autogestite e autorità patrocinato dal Gruppo Abele, dicendo che "chi oggi, nei centri sociali, pensa che sia giunta l'ora del dialogo faccia un grosso errore". Il 25 marzo 2000 fu oggetto di una aggressione da parte di un gruppo di neofascisti. Bianca & Nera – la denuncia in La Stampa, 25 marzo 2000, p. 25

Il 24 febbraio 1999, a Torino, i militanti, assieme a dei membri del CSA Murazzi, occuparono per due ore la sede provinciale dei Democratici di Sinistra in segno di solidarietà col PKK e al suo leader Abdullah Öcalan, il quale era stato arrestato dai servizi segreti turchi pochi giorni prima in Kenya dopo aver lasciato l'Italia a seguito del mancato asilo politico da parte del governo D'Alema. Il 29 marzo i membri del CSOA accompagnarono le militanti del collettivo Rosso fuoco a contestare con spray e uova uno "spettacolo pornografico" tenuto al centro sociale Gabrio e la situazione degenerò in spintoni e pugni, tanto che dal Gabrio si sollevarono voci polemiche contro la condotta di Askatasuna.

Il 1° maggio 1999, nel contesto della campagna di bombardamenti NATO sulla Jugoslavia, Askatasuna partecipò al corteo della festa dei lavoratori in aperta polemica con gli organizzatori, in particolare la CGIL. La situazione degenerò in tafferugli con il servizio d'ordine dei sindacati durante il corteo del 1° maggio, poi sfociati in scontri con la polizia. In risposta ai disordini, quello stesso giorno lo stabile venne perquisito e temporaneamente sgomberato.

Gli anni 2000 Il CSA fu oggetto di una ulteriore perquisizione il 16 luglio 2001La Stampa 17 luglio 2001, La Stampa - Consultazione Archivio.. Il 22 febbraio 2002 il centro sociale fu tra gli organizzatori del corteo, poi sfociato in scontri con la polizia, contro un annunciato raduno di Forza Nuova. Il 29 marzo 2003 prese parte alla manifestazione cittadina pacifista contro la guerra in Iraq, anche questa sfociata in scontri con la polizia (in parte derivati dalla presunta intenzione di Forza Nuova di unirsi al corteo)La Stampa 30 marzo 2003, La Stampa - Consultazione Archivio..

Altri momenti di scontro con le forze di polizia hanno riguardato iniziative contro i CPTLa Stampa, 16 febbraio 2000.La Stampa 19 giugno 2005, La Stampa - Consultazione Archivio., contro la nuova ferrovia Torino-LioneLa Stampa, 12 maggio 2005, La Stampa - Consultazione Archivio., a difesa delle persone sfrattate.

Nell'aprile 2010 il centro sociale ospitò la camera ardente per i funerali del sociologo torinese Romano Alquati.

Gli anni 2010 Nel 2015 il collettivo di lotta per la casa del centro sociale, chiamato PrendoCasa, occupò insieme a decine di famiglie un'ex conceria abbandonata in corso Ciriè 7 a Torino, e la chiamò Spazio Popolare Neruda. Da allora è la casa di oltre 100 persone, ospita una palestra, un ambulatorio medico, una scuola di italiano e un doposcuola per bambini. https://www.lastampa.it/torino/2025/03/01/video/cose_lo_spazio_neruda_le_voci_delle_persone_che_lo_vivono_e_lo_abitano-15029521/https://torino.repubblica.it/cronaca/2016/05/30/news/spazio_popolare_neruda_che_cos_e_la_struttura_dove_il_piccolo_e_stato_trovato-140957415/

Tra il 2016 e il 2018 alcuni suoi esponenti, tra cui Davide Grasso ed Eddi Marcucci, raggiunsero il Kurdistan siriano per combattere a fianco dei ribelli che in quella regione, dal 2011, tentano di opporsi all'espansione dell'ISIS. La loro presenza fu testimoniata da alcuni video postati in rete. La motivazione che li spinse derivava dalla condivisione degli ideali con il popolo curdo, impegnato a costruire in quei territori un nuovo modello di convivenza basato su ideali socialisti, ambientalisti e anticapitalisti. Tornati in Italia, venne richiesta per loro la sorveglianza speciale perché la procura di Torino li ritenne "socialmente pericolosi".

Il patto di collaborazione e lo sgombero

Il 30 gennaio 2024 la giunta comunale di Torino, su proposta di un comitato cittadino composto da membri del CSOA e esponenti del mondo dello spettacolo ed accademico, approvò una deliberazione che riconosce l'edificio occupato come bene comune, avviando un percorso di cogestione. Come primo passo del processo di co-progettazione, il 15 febbraio 2024 gli occupanti interruppero tutte le attività che avevano e avrebbero dovuto avere luogo nell'edificio, fino a data da destinarsi, per consentire lo svolgimento dei lavori contemplati dal processo. Il 12 marzo 2024 la giunta approvò un primo patto di collaborazione stipulato tra Comune e cinque cittadini: l'accordo, di durata annuale, prevedeva l'interdizione di qualsiasi attività del fabbricato al fine di svolgersi verifiche tecniche e strutturali e la coprogettazione dell'area esterna.

Il 18 marzo 2025 la giunta comunale rinnovò il patto di collaborazione, ampliando il progetto di riqualificazione all'edificio di Corso Regina ed estendendo la durata dell'accordo al 2030. Contro l'efficacia amministrativa dell'atto furono presentati, il 20 maggio, due ricorsi al TAR del Piemonte da parte della Regione (quest'ultima sfruttando una legge regionale sui beni comuni approvata su spinta dell'assessore di FdI Maurizio Marrone quello stesso 6 marzo) e di esponenti della minoranza di centrodestra della Circoscrizione 7 insieme con alcuni cittadini. Il 12 giugno il Tribunale bocciò il ricorso della Regione stabilendo che l'immobile non era una proprietà regionale e che non era oggetto di occupazione al momento dell'entrata in vigore del patto.

Il 28 novembre 2025, durante le manifestazioni inerenti allo sciopero nazionale, un gruppo di attivisti, non dichiarati e di incerta appartenenza, assaltò la sede del quotidiano torinese La Stampa. In seguito il Collettivo Universitario Autonomo, "vicino" ad Askatasuna, rivendicò l'attacco al giornale ed alcune persone identificate e denunciate furono ricondotte al centro sociale.

All'alba del 18 dicembre 2025 la DIGOS, supportata da un ingente schieramento di forze dell'ordine, mette in atto lo sgombero e il conseguente sequestro dell'edificio di corso Regina, ponendo fine a quasi trent'anni di occupazione della palazzina. La prefettura di Torino, in base a quanto rilevato durante lo sgombero, comunicò alla Città la presenza di sei attivisti nell'edificio. il sindaco Lo Russo, lamentando il disordine sociale con conseguente mancato rispetto delle prescrizioni concordate, comunica ai promotori la cessazione del patto di collaborazione.

Dopo lo sgombero dell'edificio di Borgo Vanchiglia i suoi militanti continuano a contribuire all'occupazione del ex-ITIS Baldracco di corso Ciriè a Torino.

Fatti successivi allo sgombero A seguito dello sgombero sono seguiti diversi giorni di manifestazione supportati dalle associazioni di quartiere e da alcuni residenti dello stesso, con susseguente organizzazione di eventi, tra cui un "contro-capodanno".

Manifestazione del 31 gennaio 2026 31 gennaio 2026, simpatizzanti e persone associate al centro hanno organizzato un corteo cittadino che secondo gli organizzatori contava tra le 50 e 60 mila persone, secondo la procura non più di 20 mila. Il corteo era diviso in 3 distinti gruppi, partenti dalla stazione Torino Porta Susa, dalla stazione Torino Porta Nuova e dal polo universitario Palazzo Nuovo.

Il corteo di Porta Susa si è mosso congiungendosi a quello di Porta Nuova, accodandosi e proseguendo insieme fino ad incontrare il corteo partito da Palazzo nuovo circa all'incrocio tra C.so Cairoli e Lungo Po Antonelli, dove il corteo proveniente dall'università ha diretto il movimento standone in testa. I 3 gruppi hanno poi proseguito il loro percorso verso Nord, arrivando all'incrocio con C.so San Maurizio, che hanno seguito fino a raggiungere il Rondò Rivella. Da qui alcuni presenti (secondo alcune ricostruzioni non sarebbe chiaro se siano riconducibili ai gruppi partecipanti), per la maggioranza a volto coperto, si sono diretti verso il centro sociale percorrendo C.so Regina Margherita, raggiungendo il cordone della polizia che lo proteggeva. La deviazione dal corteo verso il centro sociale è stata in seguito rivendicata da Askatasuna.

Durante l'avanzata di questi componenti ci sono stati diversi scontri con le forze dell'ordine con lanci di lacrimogeni ed uso di idranti da parte degli agenti e lancio di sassi, uso di fuochi d'artificio, petardi e bombe carta, oltre all'uso di scudi fai da te, cassonetti ed altri elementi come armi e come ripari improvvisati.

Durante gli scontri sono state ferite diverse persone, sia tra i manifestanti sia tra gli agenti. Secondo alcune fonti sembrerebbero essere un centinaio gli agenti feriti, mentre non è presente una stima per i manifestanti. Tra gli agenti feriti ve n'è uno che è stato accerchiato da alcuni manifestanti, preso a calci e colpito con un martello, in circostanze ancora da chiarire.

Sede storica Dopo lo sgombero da via Verolengo, i militanti occuparono una palazzina di corso Regina Margherita 47, rimasta sede del CSA, al netto di una serie di sgomberi temporanei, fino al dicembre 2025.

L'edificio, di quattro piani fuori terra, fu costruito nel 1880 ed era sede dell'Opera Pia Reynero, che raggruppava in una sola amministrazione sette istituti di beneficenza, tra cui un asilo lattanti, dove erano accolti bambini dall'età di pochi mesi fino a tre anni. Con regio decreto del 23 marzo 1924, n. 522, si stabilì la fusione dell'Asilo Reynero e dell'Associazione delle dame di carità di Santa Giulia in Vanchiglia in un unico ente denominato Opera Pia Reynero. L'edificio fu in seguito acquistato dal comune; questo portò all'abbandono progressivo della struttura, con cortile in condivisione con l'adiacente asilo nido comunale, negli anni 1980. Nel settembre 1989 un gruppo di autonomi occupò momentaneamente l'edificio.

Ai primi due piani erano concentrate quasi tutte le attività pubbliche (concerti, cene sociali, seminari e laboratori). Il centro sociale si distinse per la volontà di stabilire un forte contatto con il quartiere che lo ospitava (Vanchiglia)La Stampa 1 luglio 2003, La Stampa - Consultazione Archivio. e per l'impegno profuso in particolare sui temi del diritto alla casa e al lavoro e sulle attività rivolte all'infanziaLa Stampa 15 maggio 2002, La Stampa - Consultazione Archivio.. Ospitava uno sportello per persone in difficoltà abitativa, un laboratorio artistico, una biblioteca, una camera oscura fotografica e una sala di registrazione ().

Militanza politica