Stefano era il cugino di primo gradoIl termine cugino viene assimilato per semplificazione al cugino di primo grado cioè il figlio degli zii. di Maria Thopia, moglie di Balša III ed è presente nei documenti del Principato di Zeta (nome primitivo del Montenegro) dal 1419 al 1443. In quel periodo le fonti menzionano Stefano come "Stephanus de Maramonte ZarnagoraeStefano aus Maramonte Zarnagorae, termine in latino per montagna nera (), e "Mauromonte, cugino di Balsa".. Da una lettera ragusea del 23 marzo 1419 indirizzata a "Balsam et Stephan dominos Zente", si evince che Balša III non era da solo al potere, ma lo esercitava insieme a "Stefano de Balsis".. La stessa cosa si può notare da una lettera di Giacomo II di Borbone-La Marche, re consorte di Giovanna II di Napoli e mediatore della pace del 7 aprile 1420 tra i Veneziani e Balša III, dove vengono menzionati "Balsam Balse ac Stefanum Balse", cioè Balša III e Stefano Maramonte.. Sempre nello stesso anno, un ambasciatore raguseo a Zeta, riferì che era stato ricevuto da "Balscia e da Stefano Maramonte che allora era cum lui"..
In passato sono state fatte molte ipotesi su chi fosse Stefano Maramonte; secondo Paolo Angelo Flavio Comneno (-1453) era un "gentiluomo" della Dalmazia al quale Balša III avrebbe donato il Montenegro.. Giacomo Luccari (1551-1615), cronista di Ragusa, lo definisce "Stefano Zarnogoraz, d'altri detto Mauromonte, cugino di Balsa" dal quale "la casa di Zarnoeuicchi [Černetič, Crnojevic, italianizzato Cernovichio] hebbe origine". Così, nel 1866, lo storico francese François Lenormant (1837-1883) sostenne che "Étienne [Stefano in francese] de Maramont". proveniva da un casato francese stabilitosi in Puglia e affermò che sarebbe stato chiamato a Zeta dai tre figli di Balša I dove avrebbe avuto la signoria di Tsernogore (Montenegro) e dove, stabilendosi tra le popolazioni slave, avrebbe preso il cognome "Tsernoïevitj o Figlio del Nero""Étienne de Maramont, d'une maison française établie dans la Pouille, que les trois fils de Balscha Ier avaient appelé dans la Zéta en lui donnant la seigneurie du Tsernogore, et qui, se fixant parmi les populations slaves, y avait pris le nom d’Étienne Tsernoïevitj ou Fils du noir." ()., è sarebbe diventato Stefan Crnojević e Signore di Zeta dal 1451–1465.
Biografia
Stefano Maramonte nacque da Filippo, barone di Botrugno. e da Maria, figlia di Carlo Thopia..
I Maramonte di Lecce, probabilmente originari di Maramont in Artois. nell'odierna Francia, fin dai tempi di Federico II di Svevia avevano numerosi feudi in Terra d'Otranto..
Intorno al 1384, Filippo Maramonte, esercitando "qualche commercio" nei Balcani, fu "protovestiarioIl titolo di protovestiario esisteva nella Serbia medievale dai tempi di Stefano Uroš II Milutin (1282-1321), re dei serbi, e il suo ruolo era quello di occuparsi delle finanze statali. Questa posizione veniva spesso assegnata a mercanti di Cattaro o Ragusa che avevano esperienza nella gestione delle finanze. Il titolo di protovestiario andò in disuso nel 1435 e le sue precedenti funzioni furono trasferite ai Kaznac. di Đurađ II Stracimirović Balšić", Signore di Zeta (territorio in parte sovrapponibile a quello dell'attuale Montenegro) dal 1385 al 1403, data della morte di Đurađ II Stracimirović Balšić.
Nel 1400 Filippo Maramonte era "Cauvaliere Napoletano., consigliere., gran guerriero e maresciallo." di re Ladislao I di Napoli.
Filippo sposò Maria, figlia di Carlo Thopia,Carlo Thopia era sposato con Voisava Balšić, figlia di Balša I (nonno di Đurađ II Stracimirović Balšić), Principe di Zeta. (.) dalla quale ebbe tre figli ma si conoscono solo le generalità del secondo figlio Stefano.
Dopo la morte di Đurađ II Stracimirović Balšić nel'aprile 1403 salì al trono del Principato di Zeta suo figlio Balša III.
Stefano Maramonte al servizio di Balša III
Balša III che vedeva nei Veneziani il suo principale nemico, cercò di recuperare il territorio che, nel 1396, suo padre Đurađ II aveva ceduto ai Veneziani."Giorgio II [Đurađ II] rinunziava in favore della Repubblica di Venezia, alla città e al castello di Scutari, con quanto a questa veniva ascritto del lago e delle isole del lago stesso e lungo la Boiana; quindi a tutte le città, ai castelli ed ai territori di Drivasto, Sati e Dagno, riservando a sè ed agli eredi suoi unicamente la cosi detta Zaboiana. [...] Sotto quel nome s'intende dinotato il complesso territoriale di Dulcigno e di Antivari." (.)
Nel 1405, approfittando di una piccola rivolta della popolazione locale nella regione di Scutari e con l'aiuto degli ottomani, Balša III fu in grado di riconquistare tutta la regione di Scutari (compreso Drivasto) tranne la fortezza di Scutari stessa. Ebbe inizio la prima guerra di Scutari, una guerra di otto anni contro Venezia che terminò il 30 gennaio 1413."La pace, ratificata dal Senato di Venezia il 26 Novembre 1412, e da Balsa III con atto esteso in lingua italiana il di 30 Gennaio 1413, imponeva a costui la formale rinunzia a ogni altra pretesa sull'Albania, la sospensione immediata delle ostilità e quindi il divieto alle sue genti di correre armati il paese, ed in fine il trattamento umano dei nuovi sudditi. Mancando egli in un qualunque modo ai patti predetti, Venezia sarebbe stata nel diritto di sospendergli l’annuo assegno e di riavere le città e i tenitori di Budua e di Dulcigno. Di certo, i patti non potevano essere più favorevoli di cosi per i Veneziani, i quali, all'atto della consegna delle città promesse, videro anche sgombrato dai rivoltosi il castello di Scutari, che perciò ritornava in loro potere." ().
Nel marzo 1419 Balša III, con un'alleanza formata da Rugina (serbo Ruđina) BalšićRugina, figlia di Balša II, nel 1391 sposò il Mrkša Žarković, Signore di Berat, Valona e Canina. Dopo la sua morte nel 1414, Ruđina tentò di trasferire i possedimenti di Mrkša alla Repubblica di Venezia, ma non fu mai raggiunto un accordo. Così nel 1417 l'intera area fu conquistata dall'Impero Ottomano e Rugina si rifugiò a Corfù. di Valona, i fratelli Jurash, Koja Zaharia, Tanush Dukagjini, Stefano Maramonte (cugino di Maria ThopiaMaria era la figlia di Niketa (Nikola) Thopia: "Niketa, des Schwiegervaters Balschas", cioè Niketa, il suocero di Balša III (.), (), moglie di Balša III) e Giovanni I Castriota, tentò nuovamente di riconquistare Scutari e i territori circostanti."Le fait qu’à cette alliance participaient Rugina Balsha de Vlore, le frères Jurah, Kole Zaharia, Tanush Dukagjini, Stephane Maramonte Balsha et Gjon Kastrioti [...]" () Ebbe inizio la seconda guerra di Scutari (1419-1421) contro la Repubblica di Venezia...
Stefano Maramonte che "venne con esercito sotto Scutari". combatté per Balša III nella Zadrima, una pianura nel nord dell'odierna'Albania.., compresa fra le odierne prefetture di Alessio e Scutari, lungo il ramo del fiume Drin che sfocia nel mare Adriatico.. Lo storico Mavro Orbini informa che Stefano Maramonte "non fece altro, se non che spogliò alcuni mercanti Rausei, che venivano da Rassia [...]", territorio che, oggi, in parte, si trova nel Distretto di Raška..
Comunque, la Serenissima, stanca di Balša III che aveva iniziato un'altra guerra contro di lei, decise di "eliminare il suo ostinato e apparentemente implacabile nemico" convincendo "il famigerato avventuriero italiano" Stefano Maramonte, di assassinare Balša III per 5.000 ducati d'oro; in cambio avrebbe ottenuto l'intera eredità di Balša III, cioè Scutari, Antivari, Cattaro, Scibenico, Traguri e la Misia."Balsa [...] tenne in suo dominio Scutari, Antivari e Cataro, Scibenico, Traguri, la Misia et altro gran paese, et ultimamente casa Balsa teneva in suo dominio lo paese della Misia.".
La speranza di Venezia che Stefano che avrebbe assassinato il Signore di Zeta non si avverrò. Dopo alcuni tentativi di omicidio falliti, Venezia nel 1420, incaricò Jacopo Dandolo, provveditore veneziano di Scutari, di venire a patti con Balša III.
All'inizio di aprile del 1420 iniziarono i negoziati per il cessate il fuoco tra Pietro Loredan, Capitano generale da Mar e gli ambasciatori di "Balse et Stephani de Balsis".. La Serenissima fece sapere che si sarebbe accontentata di concludere la pace con Balša III e Stefano Maramonte, di trattarli come figli ed amici a condizione che restituiscano la terra di Drivasto con tutte le loro pertinenze e tutto ciò che detenevano e possiedevan nella giurisdizione di Scutari, "sia di sotto che di sopra"."[…] quod nostra dominatio contenta est venire ad pacem cum dictis Balsa et Stephano dominis suis, et eos habere in filios et amicos cum his conditionibus, quod dicti domini dare et restituere debeant nostro dominio terram Drivasti cum omnibus pertinentiis suis et totum illud, quod tenent et possident de jurisdictione Scutari tam de subtus quam de supra." () Inoltre, Venezia dichiarò che, se Balša III sarebbe morto ed avrebbe nominato suo erede "Stefano de Balsis", gli accordi si sarebbero ritenuti validi anche con Stefano Maramonte, nuovo reggente del territorio di Balša III."Item declaretur, quod si Balsa obiret et relinqueret suum heredem Stefanum de Balsis, quod predicta pacta intelligantur esse firma cum Stefano predicto, dominante dicto Stefano terris et locis Balse predicti." ()
Nel Gennaio del 1421 Balša III attaccò Cattaro, città che spesso aveva scontri con i Balšići, che, dopo numerose richieste di protezione alla Serenissima, quest’ultima, l'aveva accolta nel 1420 nei suoi domini dell'Albania Veneta. Dopo la sconfitta sotto le mura di Cattaro, si mormorava che Balša III fosse "rimasto ferito mortalmente";. in ogni caso Balša III lasciò il governo del suo regno a Stefano Maramonte e si trasferì alla corte di suo zio Stefan Lazarević, despota della Serbia, e non avendo eredi diretti, lasciò in eredità a quest'ultimo tutte le sue proprietà, escludendo così Stefano Maramonte dalla successione..
Il 28 aprile 1421, mentre era alla corte di Stefan Lazarević, Balša III morì. Con la sua morte si estinse il casato dei Balšići. e i ragusei ritennero che il nuovo "Conte Balsa" fosse Stefano Maramonte, per aver tradotto erroneamente il titolo di Knez a lui attribuito."Questi documenti ragusani del 30 luglio e 1 agosto 1421 respingono una domanda del Conte Balsa a Ragusa: e poiché proprio in quei giorni in Ragusa si respingevano le domande di Regina [Ruđina] Balsa, è facile arguire che il Balsa si occupava di aiutare Regina, per la parentela che già accennammo." ()
Nel frattempo, i Veneziani, che avevano previsto la morte di Balša III, volevano che Stefano Maramonte, nei capitolari della pace, fosse riconosciuto come successore di Balša III nel principato di Zeta, con l'obiettivo di averlo come garante e responsabile dell'adempimento del trattato che stava prendendo forma..
La seconda guerra di Scutari si concluse a favore di Venezia e, al momento della morte di Balša III, del Principato di Zeta non restava che un lembo di terra costiera "tra regio inter promontorium Rodoni, Croya et Alessium".. Questa striscia di terra fu chiamata Misia e pare che passò a Stefano Maramonte con la pace di Sveti Srdj dell'agosto del 1423 perché, in seguito, i suoi figli ed eredi Ivan Strez e Gojko Balšić, Signori di Misia, l'avrebbero persa in favore dei Castriota..