In Africa si va è un brano musicale scritto da Enrico Frati e musicato da Giovanni Raimondo nel 1935.
Storia Il brano venne inciso per la prima volta da Giglio sul lato B del 78 giri Faccetta nera/In Africa si va (Columbia, DQ 1693), in cui il lato A era interpretato da Carlo Buti; venne poi inciso anche dal tenore Renzo Mori nel 1935 per la casa discografica Grammofono.
Argomento La canzone fa parte della campagna propagandistica lanciata dal regime fascista per promuovere il consenso popolare sulle guerre coloniali. Anche in questo brano, lato B della più famosa Faccetta nera, l'intento propagandistico risiede nel nascondere la brutalità della guerra d'aggressione condotta dal regime (che fu attuata anche mediante uso di armi chimiche e altri crimini di guerra), nel distogliere l'attenzione dalle conseguenti sanzioni internazionali, nel veicolare stereotipi razzisti conferendo una immagine falsamente liberatrice alla campagna coloniale.
Il brano è un inno del colonialismo italiano che fa riferimento all'inizio della guerra d'Etiopia scoppiata proprio in quel 1935.. Il riferimento d'apertura è alla guerra combattuta in Etiopia alla fine dell'Ottocento (Per chiuder la partita) proseguendo nell'elogio di Mussolini, cui si accompagna la denigrazione di Hailé Selassié, al quale i soldati italiani augurano di somministrare l'olio di ricino, violenza fisica e morale usata dagli squadristi contro i loro avversari politici antifascistiportiam nella giberna / l'elisir di lunga vita / per il negus Selassié. L'elisir di lunga vita indicato nella strofa è per l'appunto l'olio di ricino vedi .
Nel ritornello Si va per Mussolini, per l'Italia e per il re, l'esperienza coloniale è celebrata come un'occasione per esaltare, in primo luogo, la figura del dittatore, che nella propaganda del regime andava assumendo proporzioni quasi divine.
Note
Bibliografia Antonio Virgilio Savona e Michele L. Straniero, Canti dell'Italia fascista (1919-1945), Garzanti, 1979 G. De Marzi, I canti del fascismo, Genova, 2004
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