Il castello Malatestiano è una fortificazione nel paese di Montefiore Conca, in provincia di Rimini in Emilia-Romagna; nacque nella prima metà del XIV secolo come una residenza di caccia per la potente famiglia Malatesta, poi, con il tempo, divenne residenza di lusso e fu utilizzata da alcuni membri della famiglia come residenza abituale.
Al castello, nel 1377, nacque Galeotto Novello detto Belfiore, ultimo figlio di Galeotto I Malatesta.
Storia
Si trova su un'altura a quasi 400 metri, in una posizione strategica a metà strada tra Rimini e Urbino. Ricerche archeologiche hanno portato a ritrovamenti di epoca romana che portano a ipotizzare l'esistenza di un insediamento, un castrum, lungo la via Flaminia. Si trova traccia dell'esistenza di un Castrum, struttura unicamente con funzione militare, in documenti risalenti al XII secolo.
Durante il Medioevo Montefiore fu il centro principale della vallata del Conca (fiume) e uno dei borghi sotto il dominio della Signoria dei Malatesta. L'edificazione della rocca risale al XIV secolo per opera dei Malatesta; durante la reggenza di Malatesta Ungaro la rocca venne ampliata e da fortilizio divenne anche luogo residenziale con saloni divenendo una delle residenze preferite della famiglia oltre che luogo di rappresentanza. Con la fine della dinastia venne conquistata dalle truppe di Federico da Montefeltro e dal XVI secolo finì sotto il dominio della Santa Sede. Dal 1463 al 1530 la reggenza del castello fu di diversi proprietari come Cesare Borgia (1503), la Repubblica di Venezia (1504-1505) e, dal 1514, di Costantino Comneno che morì nella rocca nel 1530. Fu proprietà dello Stato Pontificio fino all'Unità d’Italia; finì in stato di abbandono fino a quando, nel secondo dopoguerra, venne restaurato a partire dalla fine degli anni ’50 fino agli ultimi interventi che risalgono agli anni 2006/09.
Nella letteratura La località di Montefiore è ricordata da Ludovico Ariosto nell'Orlando Furioso (canto XLIII), in un passo che menziona il rapido attraversamento dei territori romagnoli da parte dei cavalieri:
«Quindi mutando bestie e cavalieri, Arimino passò la sera ancora; né in Montefiore aspetta il matutino e quasi a par col sol giunge in Urbino».L. Ariosto, Orlando Furioso, canto XLIII.
Note
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