Con il termine Ortigia nell'antichità si indicavano diversi luoghi geografici; attualmente con questo toponimo si fa riferimento all'isola di Ortigia, parte della città di Siracusa, in Sicilia, Italia.

I due poeti epici Omero e Esiodo menzionano l'esistenza di un'Ortigia di imprecisata collocazione; nel poema omerico essa appare per la prima volta collegata al culto della dea Artemide.

Ortigia era il nome originario dell'isola di Delo, nelle Cicladi, Grecia: il geografo Strabone informa che nei tempi più antichi vi era un distinguo tra l'isola di Delo e il suo isolotto deserto Renea; questo luogo, adibito a necropoli, in origine si sarebbe chiamato Ortigia e vi sarebbe nata Artemide (altri nomi dell'isolotto erano Keladusa e per l'appunto Artemide); il suo gemello, Apollo, sarebbe nato invece a Delo e dalla sua luce l'isola avrebbe tratto il nome.Strabone, Geografia, X 5, 5.

Si appellava Ortigia anche il bosco della città di Efeso, in Anatolia, Turchia, i cui abitanti, come ricordato da Tacito, rivendicavano nella loro patria, e non a Delo, la sacra nascita di Artemide e Apollo, che sarebbe avvenuta nei pressi del fiume ortigiano Cencreios, poco distante dal mare.Tacito, Annali, III 61; Strabone, Geografia, XIV 1, 20.

Secondo il poeta ionico Nicandro, nativo di Claros (città nota per il forte culto apollineo, prossima ad Efeso), pure in Etolia, regione montuosa della Grecia, vi era un'Ortigia ed egli reputava questo toponimo originario della terra etolica.Nicandro (schol. Apollo. I 419) = Archivio storico siciliano, vo. 14, 1889, p. 353.

Nel medioevo anche l'isola del lago Fucino, in Abruzzo, Italia, si chiamava Ortigia: essa in seguitò mutò il suo nome in Ortucchio.

Etimologia

La maggior parte delle fonti antiche afferma che il nome Ortigia () derivi dalle quaglie () o sia legato ad esse, ma il significato di tale accostamento resta incerto.

Il nome di Ortigia potrebbe derivare dal fatto che stormi di quaglie erano soliti posarsi su Delos, come sostenuto dall'antico ateniese Fanodemo, storico del III secolo a.C.;Fanodemo FGrHist 325 F 2. Cfr. Callimachea I: atti della prima Giornata di studi su Callimaco: Roma, 14 maggio 2003, 2006, p. 204; Tra Oriente e Occidente: studi in onore di Elena Di Filippo Balestrazzi, 2006, p. 231, n. 16. oppure fu così chiamata perché la quaglia, per la prima volta, fu vista sopra il suolo di Delos, come affermava l'autore antico romano Gaio Giulio Solino.Gaio Giulio Solino, De rebus mirabilibus XI, 18 in Memorie della Reale Accademia delle scienze di Torino, 1906, p. 73.

Il primo autore antico ad accostare Ortigia alla quaglia è Pindaro, poeta tebano del V secolo a.C.Margherita Guarducci, Maria Serena Mirto, La storia sacra dell'isola stella: Delo e i suoi nomi, p. 418, in il Nome nel testo. Rivista internazionale di onomastica letteraria (a cura di), n. XIX, Pisa ottobre 2017. Egli introduce nelle cronache antiche il mito di Asteria che si tramutò in una quaglia, che a sua volta fu tramutata da Zeus nell'isola di Delos (il cui toponimo, così come il nome di Asteria, era legato alla luce). Asteria era la titanide dea delle stelle e sorella di Leto;Pindaro, fr. 52e, 38-42 (Peana V) in Maria Serena Mirto, La storia sacra dell'isola stella: Delo e i suoi nomi, pp. 413-429, in il Nome nel testo. Rivista internazionale di onomastica letteraria (a cura di), n. XIX, Pisa ottobre 2017.Callimachea I: atti della prima Giornata di studi su Callimaco: Roma, 14 maggio 2003, 2006, p. 198. Ortigia divenne uno dei suoi appellativi.Giulio Giannelli,

Ortigia era anche l'appellativo della figlia di Leto, Artemide, essendo ad essa stata consacrata ed essendo sua terra natia. Alcuni autori antichi, ad esempio, sostengono che direttamente da Artemide l'Ortigia di Siracusa abbia tratto la propria denominazione.

Fonti storiografiche Nelle fonti storiografiche più antiche Omero Il poeta epico Omero, autore dell' e dell', menziona Ortigia in due diverse occasioni. Egli non la conosce con altri nomi: non la chiama mai Delos,Ai tempi di Omero doveva ancora verificarsi l'accostamento che posteriormente i Greci avrebbero fatto tra Delos e Ortigia; esse erano ancora due realtà distinte e separate e non va quindi dato per scontato che i versi di Omero parlassero delle isole delle Cicladi. ll filologo classico Erwin Rohde, nella sua opera Psiche, chiarisce: Citando Otto Schneider (Nicandr., p. 22 nota), Rohde sostiene inoltre che, nel contesto delio, il termine Delos sia più antico del termine Ortigia e che quindi l'isola delle Cicladi abbia accostato a sé questo nome solo in seguito. luogo che tra l'altro gli è già noto, poiché lo cita espressamente come un'antica tappa del viaggio di Ulisse ai tempi della guerra di Troia; qui il re di Itaca vide una giovane palma vicino all'altare del dio del Sole Apollo (Odissea 6.160-169).Analisi del testo e annotazioni in Vincenzo Di Benedetto, Omero, Odissea, 2013, p. 402.

Un fattore non trascurabile è inoltre l'omissione, in entrambe le citazioni, di una condizione di insularità riguardante Ortigia: nel poema essa viene accostata a un'isola, che Omero denomina Siria.

In Omero, nel suo racconto de lOdissea, appare il più antico collegamento tra Ortigia e la dea della Luna Artemide. Le sue citazioni su Ortigia sono le seguenti:

durante il dialogo tra la dea Calipso e il dio Hermes (venuto a chiedere alla dea in nome di Zeus il rilascio di Ulisse):

durante il dialogo tra Ulisse e Eumeo (costui servo di Ulisse, guardiano dei suoi maiali, in realtà discendente della famiglia reale dell'isola di Siria):

L'isola di Siria viene generalmente presa come punto di riferimento per cercare di cogliere l'esatta identificazione di Ortigia, che viene descritta come molto vicina ad essa. Tra gli studiosi vi è chi ritiene questi luoghi pura immaginazione di Omero; altri invece tentano di scorgervi una reale geografia antica.

Il filologo classico Erwin Rohde, così come Walter Friedrich Otto,Walter Friedrich Otto, Gli dèi della Grecia, 2016, Artemide. è tra coloro che ritiene l'Ortigia omerica - la terra dove venne ucciso il cacciatore gigante Orione e oltre la quale il Sole compieva il proprio giro - un luogo mitico, profondamente legato al culto di Artemide:

Si è supposto che l'inversione o giro del Sole (ὅθι τροπαὶ ἠελίοιο) che Eumeo dice svolgersi su Siria - alcuni pensano piuttosto si svolga in OrtigiaG. S. Kirk, J. E. Raven, M. Schofield, The Presocratic Philosophers - A Critical History with a Selection of Texts , 1983, p. 55, n. 3. - rappresenti i solstiziMaria Grazia Ciani, Omero - Odissea, 2010; Morena Deriu, Nēsoi. L’immaginario insulare nell’Odissea in Lexis Supplementi - Studi di Letteratura Greca e Latina, p. 57. o l'avvicendarsi del giorno e della notte, l'aurora e il tramonto;Se il giro del Sole di Omero sia da riferirsi però all'alba o al tramonto resta incerto: Eustazio di Tessalonica, come in seguito diversi altri studiosi, sosteneva si trattasse del tramonto. Cfr. in Francesco Soave, L'Odissea di Omero, tomo 1, 1805, p. 242 e in Carlo Castone della Torre di Rezzonico (a cura di Francesco Mocchetti), Opere, vol. 6, 1818, pp. 225-226.Vincenzo Di Benedetto in Omero - Odissea, 2010, p. 822. in ogni caso l'osservazione di un fenomeno astronomico tra Siria e Ortigia.

Sull'identificazione di Siria vi sono poi molteplici ipotesi, il che, di conseguenza, rende difficoltosa la collocazione dell'Ortigia che l'affianca. Συρίη (Siria) potrebbe riferirsi all'isola delle Cicladi, che affianca Delos e Renea (antica Ortigia), Siro (Σύρος), oppure potrebbe riferirsi a Siracusa (Συρακώ), che affianca l'Ortigia di Sicilia.

Potrebbe anche riferirsi alla Siria ma, obiettano molti studiosi, Omero avrebbe conosciuto l'antica regione della Mesopotamia quando questa portava ancora il nome di Aram, poiché solo in epoca successiva a quella omerica i Greci le avrebbero dato il nome di Siria, facendolo derivare dall'Assiria (così chiamata dalla divinità solare eponima Aššur). Inoltre non vi è un'Ortigia vicino alle coste siriache.Cfr. Omero, Odissea, vol . IV, libri XIII - XVI, a cura di Arie Hoekstra, trad. ita. di G. Aurelio Privitera, Fondazione Lorenzo Valla, Verona, 1993 (1984), p. 264 = Giuseppe Zanotto p. 17 in Lingue culture mediazioni (LCM Journal) (2021). 8/1: La Grecia degli altri: percorsi letterari, geografici e culturali nella Grecia contemporanea; Mario Zambarbieri, L'Odissea com'è: lettura critica, vol. 2, 2004, p. 193.

Esiodo

Nei papiri di Ossirinco (Hes. Pap. Oxyr. 1358 fr. 2 col. 1 = fr. 150, 26 Merkelbach-West) è contenuta quella che da diversi studiosi è considerata la menzione più antica del termine Ortigia. Il frammento di papiro, attribuito al poeta epico Esiodo, recita:

La menzione di Ortigia nell'opera esiodea si inserisce nel contesto del volo dei figli di Borea, il vento del Nord, appellati Boreadi, popolo dai bei cavalli.Esiodo, testo greco e italiano in Antonio Aloni, Massimiliano Ornaghi, Tra panellenismo e tradizioni locali: nuovi contributi, 2011, p. 375. Costoro, inseguendo le Arpie, prima di sorvolare il monte di Atlante, l'Etna e l'Ortigia, sono detti da Esiodo abitanti del fiume Eridano, dal flusso profondo d'ambraCit. Cesare Cassanmagnago, Esiodo - Tutte le opere e i frammenti, 2009, p. 347. (fr. 150, 23 MW); identificato dalla critica, in maniera piuttosto concorde, con il Po (Eridano era il suo antico nome greco); il fiume padano nel quale, in altri miti, narrati dallo stesso Esiodo (Teogania), sarebbe precipitato Fetonte con il carro del Sole di Apollo, incendiando la Terra.Lorenzo Braccesi, Terra di confine: archeologia e storia tra Marche, Romagna e San Marino, 2007, p. 124; Aurelio Peretti, Dall'Eridano di Esiodo al retrone Vicentino, 1994, p. 36; Attilio Mastrocinque, L'ambra e l'Eridano, 1991.

Sebbene la citazione del monte Etna sembri non lasciare dubbi sull'identificazione siciliana di questa Ortigia, parte della critica non la reputa invece così scontata:

Esiodo, poeta generalmente collocato intorno all'VIII secolo a.C. (periodo nel quale la polis Siracusa doveva ancora nascere o stava in quei frangenti venendo colonizzata dai Corinzi di Archia), nomina il termine Αἴτν]ην, la cui radice - aith - indica il fuoco, o l'ardere,Società Geografica Italiana, Bollettino, 2005, p. 574. e che fu in epoca successiva attribuito dai Siracusani alla regione geografica del vulcano siciliano: Aitna, da cui derivò il nome Etna.In un contesto che vedeva una sorta di lotta di stirpe tra Dori e Ioni, i Siracusani rifondarono Catania dandole il nome di Aitna e in seguito, quando i Catanesi si ripresero la loro città, i Dori assegnarono questo nome a Inessa; incerta località nei pressi del vulcano.

L'uso del termine Etna per tradurre il passo esiodeo è una scelta editoriale postuma.Antichistica 31 - Filologia e letteratura 4 - ΦΑΙΔΙΜΟΣ ΕΚΤΩΡ (a cura di Enrico Emanuele Prodi e Stefano Vecchiato), Bruno Currie, Typhoeus and Etna in Hesiod, Pindar, and (Pseudo-)Aeschylus , 2021, p. 80. Tuttavia, notano gli studiosi, l'aggettivo di «scosceso» (παιπαλόεσσαν), che ben si adatta a un territorio lavico come quello del vulcano siciliano, e l'autorità del geografo antico Eratostene di Cirene, il quale, riportato da StraboneGeografia I 2, 14 = Eratostene I B 3 Berger., afferma che l'Ortigia di cui parlava Esiodo fosse l'isola di Siracusa, legano saldamente la Sicilia a questo specifico frammento papiraceo.Andrea Debiasi, Esiodo e l'occidente, Hesperìa 24, 2008, cap. III, Aitnh παιπαλόεσσαν - Esiodo e la Sicilia, p. 77.