O miseras hominum mentes, o pectora caeca! (pronuncia: ... pèctora cèca) è un verso latino di Lucrezio, che letteralmente significa: «O povere menti degli uomini, o animi ciechi!». Trattandosi di un verso esametro, per ristabilire parzialmente il ritmo poetico dell'originale andrebbe pronunciato accentando le parole in questo modo: ò miseràs hominùm mentès o pèctora cèca.
Contesto e significato Si tratta del verso n. 14 del secondo libro del De rerum natura, poema filosofico che secondo l'autore avrebbe dovuto mostrare agli uomini, accecati dall'ignoranza e dalle passioni, l'ideale di vita epicurèo fondato sulla tranquillità dell'animo e sul benessere fisico e spirituale, raggiunto mediante la liberazione dalle preoccupazioni ingiustificate e dai desideri vani, fonti di turbamento e di insoddisfazione. Il verso biasima e insieme compatisce la miseria dell'umanità causata dalla cecità mentale e spirituale, che costringe la maggior parte degli uomini a vivere nelle «tenebre»:
Nei versi immediatamente precedenti, Lucrezio descrive il saggio che, distaccato e sereno, contempla dall'alto gli uomini inquieti e travagliati, ignari della vera felicità:
La frase può essere oggi citata con riferimento all'attivismo insensato e all'arrivismo miserevole degli uomini, e in generale come commento negativo nei confronti di situazioni e comportamenti giudicati del tutto contrari alla saggezza; biasimo tuttavia non disgiunto da una nota di sereno compatimento.Riportare la citazione con intonazione risentita e in un contesto di critica acerba sarebbe curiosamente contrario all'ideale, espresso dall'autore con questa frase, di una saggezza libera dalle passioni, serena e impeturbabile.
Note
Voci correlate Locuzioni latine De rerum natura Tito Lucrezio Caro
Categoria:Frasi di Tito Lucrezio Caro