La chiesa di San Lorenzo Martire, anche nota solo come chiesa di San Lorenzo, è la parrocchiale di Falmenta, frazione del comune sparso di Valle Cannobina, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola e diocesi di Novara; fa parte della unità pastorale di Cannobio.

Storia La prima citazione di un luogo di culto a Falmenta risale al 1355, quando esso dipendeva dalla matrice di Orasso.

La chiesa venne ricostruita nel Cinquecento e consacrata nel 1565; tuttavia, nel 1574 l'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo ordinò di ampliarla e nel secolo successivo i suoi ordini furono messi in pratica con la costruzione delle cappelle laterali.

Nel frattempo, nel 1569 Falmenta era stata costituita assieme a Gurro in parrocchia indipendente da Orasso, per poi diventare completamente autonoma nel 1616 con decreto dell'arcivescovo Federigo Borromeo.

La chiesa fu interessata nel 1857 da un ingrandimento, il quale portò però a un'asimmetria delle linee della struttura; tra gli anni venti e trenta del Novecento la parrocchiale, di nuovo insufficiente a soddisfare le esigenze dei fedeli, venne interessata da un intervento di rifacimento.

Descrizione

Esterno La facciata a capanna della chiesa, rivolta a sudovest, è suddivisa da una cornice marcapiano in due registri; quello inferiore, scandito da quattro lesene composite, presenta il portale d'ingresso timpanato, mentre quello superiore, tripartito da semicolonne tuscaniche e coronato dal frontone triangolare, è caratterizzato da una nicchia con una statua.

Annesso alla parrocchiale è il campanile in pietra a base quadrata, che si erge su un alto basamento a scarpa; la cella presenta su ogni lato una monofora. Il campanile fu costruito inizialmente come torre fortificata dai fratelli Mazzarditi, tiranni della zona, all'inizio del Quattrocento.

Interno L'interno dell'edificio si compone di un'unica navata, sulla quale si affacciano le cappelle laterali introdotte da archi a tutto sesto ed ospitanti gli altari minori, e le cui pareti sono scandite da lesene, sopra cui si impostano i costoloni che abbelliscono le volte; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di quattro gradini, delimitato da balaustre e chiuso dall'abside.

L'opera di maggior pregio qui conservata è l'altare ligneo di forma piramidale, acquistato nel 1678 dagli “indoratori” Antonio Pino da Bellagio e Paolo Giussani di Angera o forse proveniente da Milano.

Note

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