Pelle nera, maschere bianche (in francese Peau noire, masques blancs) è un saggio scritto da Frantz Fanon e pubblicato da Éditions du Seuil nel 1952. Insieme a I dannati della terra, pubblicato dallo stesso autore nel 1961, è considerato un classico degli studi postcoloniali e decoloniali.
Stile Il libro è scritto secondo lo stile di un'autoetnografia: Fanon vi condivide le proprie esperienze e presenta una critica storica degli effetti del razzismo e della disumanizzazione, insiti nelle situazioni di dominazione coloniale, sulla psiche umana: viene messo così in luce un doppio processo, quello economico e quello legato all'interiorizzazione del razzismo attraverso l'"epidermizzazione" dell'inferiorità.
Contenuto Il libro si apre con una citazione estratta dal Discorso sul colonialismo di Aimé CésaireCit. in :
Si tratta di un'analisi dell'impatto prevalentemente psicologico provocato dal colonialismo. A livello metodologico, Fanon attinge sia alle esperienze raccolte in prima persona durante la propria attività di studente e medico, sia alle testimonianze letterarie a lui contemporanee (in particolare Léopold Sédar Senghor, Aimé Césaire e Mayotte Capécia), sia alle analisi di alcuni filosofi (Jean-Paul Sartre, Michel Leiris, Georges Mounin, Marie Bonaparte, Alfred Adler). La tesi proposta in Pelle nera, maschere bianche è che il colonialismo ha creato una nevrosi collettiva di cui bisogna liberarsi: Fanon, nativo della Martinica, descrive le complesse stratificazioni in cui si articola la presa di coscienza di tale effetto del colonialismo innanzitutto da parte degli Antillani e, secondariamente, degli Africani e dei bianchi francesi colonizzatori.
Note
Bibliografia Edizioni francesi
Traduzioni in italiano
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