Il ladro di tombe (El ladrón de Tumbas) è un romanzo scritto da Antonio Cabanas. Uscito in Spagna nel 2004, è stato pubblicato in Italia tre anni dopo ad opera della Marco Tropea Editore. Pur essendo dominato da personaggi immaginari, il romanzo è ambientato nell'Egitto sotto i primi anni del regno di Ramses III e pertanto contiene anche alcuni personaggi ed eventi esistiti realmente.

Trama La storia ha come protagonisti due profanatori di tombe, Shepsenuré e il figlioletto Nemehat, trasferitisi a Itytawy, a sud di Menfi, dopo aver percorso un lungo pellegrinaggio per tutto l'Egitto durante il quale Shepsenuré ha dovuto assistere alla morte del padre Sekemut (per una malattia) e della moglie Heriamon (deceduta mentre tentava di dare alla luce una bambina). Padre e figlio tentano di vivere una vita onesta, ma il lavoro di Shepsenuré come scultore è solo una facciata di fronte al profanare in compagnia del figlio una delle piramidi della necropoli; dopo un tentativo andato a vuoto, i due riescono a entrare in una mastaba, dove si trovano molti oggetti di lusso, e dalla mummia nel sarcofago prende la collana d'oro, il primo dei numerosi tesori che arraffano nelle tre notti successive. Contento della spedizione, Shepsenuré decide di partire per il nord insieme al figlio viaggiando sul Nilo, quando s'imbatte in Ankh-Neferu, scriba del catasto di Menfi anch'egli in procinto di raggiungere Menfi; quando Shepsenuré gli chiede di viaggiare con lui, lo scriba accetta in cambio di un pegno e gli offre un lavoro sostanzioso in città, continuando la sua professione di artigiano.

Una volta che padre e figlio approdano così a Menfi, dove vive l'attuale faraone Ramsete III, Nemehat fa conoscenza del coetaneo Kasekemut, con il quale condivide vari guai. Passati alcuni anni, i due ragazzi fanno la conoscenza del veterano Userhet dopo una rissa con uno dei suoi fanti, e sotto il suo servizio imparano a combattere. Incontrano anche Kadesh, una giovane siriana che seduce i due giovani; per dimostrare di essere immune alle sue manie, Kasekemut si iscrive nella scuola di ufficiali di Menfi con il benestare del padre. Nel frattempo, Ankh viene raggiunto dal suo amico Irsw, un mercante siriano. Avendo lo scriba avvistato un bracciale d'oro in possesso di Shepsenuré e compreso che egli è un ladro di tombe, egli intende sfruttarlo per arricchirsi alle sue spalle: stando a un papiro scritto ai tempi di Djoser, esistono delle tombe nascoste sotto un tempio, nelle quali dovrebbero esserci dei gioielli di alta qualità; il ladro dovrà trafugarli e consegnarli allo scriba e al mercante, che intendono venderli. Shepsenuré viene dunque circuito da Ankh a trafugare il tesoro e il colpo riesce, ma il ladro decide di tenersi gran parte dei tesori per sé, all'insaputa dello scriba, nascondendoli in un pozzo dimenticato vicino alla piramide di Sekhemkhet.

Padre e figlio fanno conoscenza anche dell'anziano imbalsamatore Seneb, sua figlia Nubet, aspirante medico, e il servo Min, un gigante nubiano; Shepsenuré diventa presto amico di Seneb, e per non insospettirlo nasconde i gioielli in un luogo sicuro, in quanto rappresentano un pericolo per sé e gli altri. Il rapporto tra i loro figli inizia però col piede sbagliato: con gran disappunto della giovane che vive da spensierata, come d'altronde gran parte del popolo, Nemehat afferma che, al contrario, sia lui che il padre diffidano degli dei, che sembrano sordi alle sofferenze del popolo e che egli ritiene causa delle sventure capitate a padre e figlio. Dal dialogo tra i due giovani e dalla narrazione nel libro si viene a sapere tra le altre cose che l'Egitto di Ramsete III è in realtà corrotto, e la gerarchia delle Due Terre è dominata dal clero e dalle famiglie dei nobili a scapito del Faraone, la cui salita al trono è già stata segnata da una complicanza nella successione regia. Ben presto, ai problemi intestini si aggiunge la minaccia esterna dei libici; consapevole dei rischi, Kasekemut intende approfittarne per sedurre Kadesh e dimostrarle di essere un uomo. Per assicurare un solido rapporto con Kadesh, viene a sapere che anche un giovane commerciante di nome Siamun le ha messo gli occhi addosso, e con l'aiuto di un guerriero nubiano intima dunque quest'ultimo di lasciarla perdere. Heret, la madre vedova di Kadesh, esita inizialmente ad acconsentire all'unione, ma alla fine accetta dopo che Kasekemut si fa invitare in casa sua, a patto che il giovane ritorni sano e salvo, e come eroe, dalla guerra contro i libici; Kasekemut parte così al fronte e affida a Nemehat la sua statuetta di Sekhmet e la sicurezza di Kadesh.

Nemehat fa così carriera come muratore, ma alla fine viene involontariamente meno alla promessa fatta all'amico; dopo un alterco con un pastore amorrita che degenera in una rissa, dalla quale riesce a salvarsi solo con l'intervento dei medjay di Userhet, il giovane combina un rapporto con Kadesh, che si conclude purtroppo con un'eiaculazione accidentale. Kasekemut si fa intanto valere contro i libici alle porte di Eliopoli, e diviene uno degli uomini scelti di Userhet; tornato in patria, viene ovviamente a sapere dello spergiuro fatto a Kadesh, e cessa di essere amico di Nemehat. Quest'ultimo si consola così con la dolce compagnia di Seneb, del servo Min e della figlia Nubet, con la quale stavolta instaura un rapporto più sereno. In lui però si risveglia la natura di profanatore di tombe: dopo aver tentato un'avventura nella mastaba in onore del nobile Unas, porta a termine un colpo nel settore meridionale della necropoli, dove sono sepolti re e nobili della VI dinastia, e, vedendola come si riveli la più ricca di tutte le tombe, riesce a impossessarsi di tesori favolosi, uscire e ricoprire il pozzo da cui era entrato. Il rapporto tra Nemehat e Nubet inizia nondimeno a farsi di settimana in settimana sempre più forte, nonostante anche gli sporadici litigi tra di loro. Shepsenuré fa invece la conoscenza di Hiram, un mercante fenicio di Biblo, e tramite il bracciale di prima scambiato con del legname di prima qualità, porta il figlio dal fenicio, il quale accetta di essere mentore di Nemehat insegnandogli a leggere e a scrivere. Passano così due anni in mezzo a commercianti spietati, scribi ambiziosi e rudi scaricatori, ma alla fine Nemehat, da adulto, diventa un ottimo artigiano e commerciante, e una volta che lui e Nubet si rivedono, il loro rapporto sfocia in poco tempo in amore vero e proprio, tanto che i due decideranno di sposarsi con il benestare dei rispettivi padri.

Ankh e Irsw però tramano di nuovo nell'ombra, e stavolta progettano di sbarazzarsi di Shepsenuré, capendo che li ha raggirati: in una vecchia taverna del porto, Ankh ha trovato degli esemplari di una tomba profanata dal ladro, e ora gli oggetti ivi trafugati rischiano di cadere in mano altrui. Lo scriba è inoltre al corrente delle scorribande di Nemehat, che tra le altre cose è stato visto aggirarsi nelle necropoli; avendo il ragazzo imparato il mestiere di commerciante, è sicuro che venderà i tesori e diventerà ricco, ma conscio che essi sono ancora in mano a Shepsenuré, Ankh progetta di sfruttarlo per sapere dove si trovino prima che sia troppo tardi. Invita dunque l'anziano ladro in segno di amicizia nella sua dimora, dove si svolge una festa tra amici, e Irsw lo convince a sbizzarrirsi tra gli svaghi e il vino; questi raggiunge poi il giardino sulla terrazza e incontra una ballerina di nome Men-Nefer, una donna bellissima che vive in una villa vicina al fiume insieme a una nidiata di gatti. Shepsenuré si innamora alla follia della donna e decide di donarle il suo tesoro come dote intrattenendo quello che crederà un vero rapporto amoroso. Grazie a ciò, Ankh scopre infine dove si trova il suo bottino, e ordisce la seconda fase del suo piano insieme a Irsw e a un terzo alleato, il severo e influente giudice Seher-Tawi: Shepsenuré e Nemehat verranno arrestati e processati per le loro malefatte, e la compagnia di Hiram dovrà subire un'ispezione durante la quale uno dei funzionari troverà un gioiello sospetto piazzato ovviamente da Irsw la notte precedente; interrogato, Hiram sarà costretto a chiudere bottega, e Irsw avrà campo libero nei suoi affari.

Ma nel frattempo si odono voci di un'altra minaccia esterna: stavolta si tratta dei Popoli del Mare, una confederazione di eserciti barbarici che si avvicina all'Egitto dopo che ha già distrutto l'impero ittita e razziato le coste della Fenicia. Hiram trova il gioiello in anticipo e comprende che il suo rivale Irsw lo sta sabotando, certamente con la complicità di Ankh e di Seher-Tawy: per non correre rischi, chiude subito bottega per imbarcarsi a Biblo e invita Nemehat a scappare con il padre; ma nonostante il ragazzo segua subito il suo consiglio, viene tramortito e catturato. Shepsenuré raggiunge invece la casa di Men-Nefer per un'altra notte di piacere, ma la trova vuota e desolata, e mentre fa per uscire viene tramortito anche lui. Il ladro di tombe si risveglia nell'ufficio di Seher-Tawy, che gli propone di lasciare in vita lui e Nemehat a patto che firmi la confessione di profanatore di tombe con la complicità del figlio; Shepsenuré rifiuta, e viene così bastonato fino alla morte. Nemehat si risveglia invece nei quartieri militari di Menfi, dove viene assegnato alla divisione di Sutekh, unità d'assalto di prima linea dove spesso finiscono i condannati a morte, nella lotta contro i Popoli del Mare. Si fa però valere durante un'esercitazione, e una volta superato una prova del generale Aha viene assunto tra i pdity nesw, gli arcieri del re. Fa poi la conoscenza del principe Parahirenemef, che lo insegna a tirare il suo arco sul carro. Il fiducioso Nemehat spiega la sua storia al principe, e questi raccoglie tutte le informazioni al riguardo, ossia il piano di Ankh, Irsw e Seher-Tawy e la rovina e la morte del padre per mano loro, che poi condivide con il suo nuovo amico. Arriva il giorno della battaglia, e i due amici si fanno onore contribuendo alla vittoria dell'esercito egizio guidato dal Faraone in persona. Kasekemut, divenuto un ufficiale a tutti gli effetti, si congratula sardonicamente con Nemehat e si prepara a svergognarlo di fronte a tutti, ma l'amico di un tempo lo batte sullo stesso terreno, prima di dirgli addio. Subito dopo il Faraone affronta una flotta dei Popoli del Mare pronta a saccheggiare le coste del Nilo, e grazie a uno stratagemma riporta una vittoria rapida e schiacciante sugli invasori.