La morte di Giovanni Paolo I, avvenuta all'improvviso nella notte del 28 settembre 1978, dopo soli 33 giorni di pontificato,. fu un evento inatteso e scioccante per la Chiesa cattolica.Comunicato della presidenza della CEI,
Il nuovo papa, ancora relativamente giovane (avrebbe compiuto 66 anni diciannove giorni dopo), fu stroncato nel suo letto da un malore ricostruito nell'immediatezza come infarto miocardico acuto, in mancanza tuttavia di un vero bollettino medico e senza l'esecuzione di un'autopsia. Non esiste al riguardo alcuna versione ufficiale. La causa del decesso è perciò discussa e si parla talvolta di embolia polmonare, o anche di arresto cardiaco dovuto al sovradosaggio di un farmaco.
Per gli stessi motivi e per le eccezionali circostanze del fatto, con la possibile complicità del clima di sospetto che si respirava nell'Italia dell'epoca,. si diffusero già nelle prime ore, sulla stampa, congetture di non naturalità del decesso.. Il Vaticano inoltre annunciò la notizia con un comunicato pieno di inesattezze e celò il fatto che a scoprire il corpo fosse stata una suora.. Ciò alimentò anche un filone cospirazionista, nel cui ambito il più noto e criticato saggio è il best seller In nome di Dio di David Yallop, che in assenza di prove si spinge a indicare alcuni possibili colpevoli della morte del papa e i mezzi da loro usati..
Il consumarsi della vicenda nel cuore della Chiesa cattolica favorì infine la ricerca nella vita del papa di fatti soprannaturali e profetici.
Storia
Papa Luciani trascorse l'ultimo giorno della sua vita in maniera assolutamente regolare, svolgendo le consuete attività di studio e lavoro, decretando alcune nomine e tenendo varie udienze, tra le quali quella delle 18:30 con il segretario di Stato cardinale Jean-Marie Villot. Quella sera il pontefice cenò con i segretari Diego Lorenzi e John Magee, poi telefonò, intorno alle 21, all'arcivescovo di Milano Giovanni Colombo, e, alle 21:30, al proprio medico personale.
Morì a un'ora imprecisata della notte. A ritrovarlo senza vita, la mattina seguente, furono suor Margherita Marin e suor Vincenza Taffarel, due suore che lavoravano nell’appartamento pontificio. La notizia, trapelata nelle prime ore del mattino e confermata in un colloquio telefonico da un cardinale già alle 7, cominciò a diffondersi entro un'ora e fu data ufficialmente dallOsservatore Romano nell'edizione straordinaria listata a lutto delle 11 del 29 settembre. Il comunicato riportava:
Funerali Mentre l'entourage papale si raccoglieva al capezzale del pontefice defunto, la salma veniva rivestita dei paramenti del lutto ed esposta nella Sala Clementina per ricevere l'omaggio del presidente della Repubblica Sandro Pertini e del presidente del Senato della Repubblica Amintore Fanfani, che il giorno precedente, aprendo i lavori della camera alta del Parlamento, aveva espresso felicitazioni per la sua elezione. In seguito alla diffusione della notizia prese avvio un vasto afflusso di fedeli, ammessi a visitare la salma a partire dalle ore 12 fino al momento del funerale.
Il 30 settembre la salma fu traslata nella basilica Vaticana e, lo stesso giorno, il collegio cardinalizio fissò le esequie per il giorno 4 ottobre. Il funerale vide anch'esso una notevole partecipazione popolare, stimata in circa centomila presenti, e si svolse perciò sul sagrato della basilica di San Pietro. Vi presero parte centodue rappresentanze di Stati del mondo, dieci di organizzazioni internazionali, diciassette e tre ebraiche. Alle 16, all'uscita della processione funebre dalla basilica, la folla tributò un applauso al papa defunto, secondo un'usanza che all'epoca era recente e discussa, ma che era già stata osservata un mese prima ai funerali di papa Paolo VI.
Concluso il rito, la salma fu tumulata nelle Grotte Vaticane di fronte alla tomba di Marcello II, un papa anch'esso noto per la brevissima durata del pontificato (ventidue giorni nel 1555). Luciani fu paragonato anche a Leone XI, papa per ventisei giorni nel 1605, il cui epitaffio Magis ostentus quam datus («Più mostrato che dato») fu citato per Giovanni Paolo I.
Controversie
Stato di salute Nato debolissimo da un parto difficile e battezzato d'urgenza dalla levatrice, da bambino Albino Luciani contrasse una grave broncopolmonite, complici le pessime condizioni di vita e la denutrizione patite durante l'occupazione austriaca del Veneto (1917-1918), venendo salvato da un medico militare. Negli anni a venire subì tre ricoveri ospedalieri: una prima volta poco dopo l'ordinazione sacerdotale (1935), per polmonite bilaterale, e due volte consecutive nel secondo dopoguerra. In quest'ultima occasione, il futuro papa si sentì prossimo alla morte. Nel maggio 1975, sull'aereo di ritorno da un viaggio in Brasile, dove aveva incontrato gli emigranti veneti, il patriarca Luciani venne colpito da un embolo all'occhio destro; in seguito parlò dell'episodio tanto alla sorella Nina quanto alla nipote Pia, spiegando loro che, se l'embolo si fosse fermato nel cuore o nei polmoni, sarebbe morto all'istante, senza nemmeno accorgersene.
Quanto agli ultimi anni, le testimonianze sullo stato di salute di Giovanni Paolo I si fanno contraddittorie. Nell'ultima udienza da papa (26 settembre) egli ricordò di essere entrato otto volte in ospedale e di aver subito quattro interventi. Quello stesso giorno, in un articolo intitolato Santità, come sta?, OP-Osservatore Politico di Mino Pecorelli – testata che alcune voci collegavano ai servizi segreti deviati – aveva speculato sulle sue condizioni di salute, giudicandole non buone e rivelando in base ad anonime fonti del Vaticano che aveva sofferto di tubercolosi. Il pezzo virava però di colpo allusivamente su un altro argomento, adombrando la possibilità di un «repulisti» di «vescovi, arcivescovi e cardinali» da parte del nuovo pontefice. Tra coloro che sostengono la cagionevolezza della salute di Giovanni Paolo I, padre Francesco Farusi dichiara a sua volta di possedere informazioni su un episodio di tubercolosi e su «una forma d'infarto al cuore», mentre nelle memorie del cardinale Jacques-Paul Martin si esprimono perplessità per la scelta di Luciani da parte di un conclave che avrebbe dovuto conoscere le precarie condizioni fisiche del candidato (al contrario, nel 1955 la proposta della sua nomina vescovile, poi effettuata da papa Giovanni XXIII, fu disapprovata per motivi di salute legati al recente ricovero). Alcuni, come monsignor Maffeo Giovanni Ducoli, ritengono che tempi più recenti la salute di Albino Luciani fosse buona, pur avendo sempre manifestato qualche problema. Secondo il biografo Marco Roncalli, varie persone e un organo di stampa, il Gazzettino di Venezia, testimoniano invece dell'esistenza di indizi preoccupanti nell'imminenza del conclave, con sospetti incentrati sull'embolia, su un dolore al petto, su un gonfiore alle caviglie. Sul fronte opposto, tanto Yallop quanto il gesuita Jesús López Sáez ritengono che il papa fosse del tutto sano o che comunque le voci sulla sua infermità fossero molto esagerate. López cita in proposito il medico di Luciani, il dottor Antonio Da Ros, e il fratello del pontefice. Edoardo Luciani ebbe a dire che Giovanni Paolo I aveva «un fisico di ferro», negando che soffrisse di problemi cardiaci; aveva altresì riferito che all'inizio del pontificato i medici avevano escluso l'esistenza di veri problemi di salute, mentre Da Ros, da lui appositamente interrogato, gli aveva offerto rassicurazioni in ordine alle discrete condizioni del cuore. Da Ros, che visitò il papa tre volte nel corso del breve pontificato, sostenne poi di averlo trovato molto bene, circostanza confermata da Lorenzi, e ribadì in seguito che all'epoca era in buona salute; solo in un'intervista all'Associated Press del 16 ottobre 1978 ammise invece che il Santo Padre era in condizioni di forte stress. Il segretario personale di Luciani a Venezia, Mario Senigaglia, non lo credeva malato di cuore, e così anche la nipote del papa Lina Petri, medico, che lo definì «delicato, ma non certo di salute cagionevole» (sebbene un decennio dopo abbia rivelato un non confermato ricovero al policlinico Agostino Gemelli per trombosi dell'arteria retinica). Si ritiene piuttosto che Albino Luciani soffrisse di ipotensione arteriosa; è certo che assumesse farmaci, dei quali però si ignorano indicazioni e dosi.
Ultimo giorno di vita A lungo nulla di rilevante emerse sulle condizioni del papa durante il 28 settembre. Il cardinale Giovanni Colombo testimoniò a Radio Vaticana che, nel corso della telefonata delle ore 21, parlò con Luciani a lungo, non notando niente di anomalo nel tono della voce e ricevendo infine un commiato «pieno di serenità e di speranza». Il cardinale Jean-Marie Villot parlò dell'udienza delle 18:30, affermando di avervi incontrato un Luciani «sereno, disteso, senza alcun segno di stanchezza, in buono stato e perfettamente lucido».
Solo nove anni dopo, nel 1987, nel corso della trasmissione Giallo, condotta da Enzo Tortora, il segretario Lorenzi – premettendo «non l'ho mai rivelato a nessuno perché nessuno è mai venuto a chiedermi spiegazioni o lumi al riguardo» e provocando la reazione incredula e sarcastica di Yallop, presente in studio – dichiarò che al termine dell'udienza con Villot, durata circa un'ora, il papa si era recato da lui per riferirgli i sintomi di un malessere, parlando di «fitte e dolori al petto, con un senso di forte peso e oppressione».
Il segretario John Magee, che secondo Lorenzi aveva assistito all'episodio, confermò un anno dopo che il papa si era sentito male, ma menzionò due malori avvenuti invece nel pomeriggio, mentre non fece cenno a quello ricordato da Lorenzi, il quale, poi, in altre occasioni parlò di un malore avvenuto a cena, lasciando così incerto il numero esatto e la collocazione temporale degli episodi.
I due segretari concordano nel rammentare che Magee si premurò di suggerire a Luciani di contattare un medico, incontrando il suo rifiuto. Nella telefonata con Da Ros il papa non avrebbe riferito episodi dolorosi né, a detta del medico, chiesto o ricevuto prescrizioni. Lorenzi ricorda infine che Magee consigliò al pontefice, nell'accompagnarlo in camera, di suonare il campanello in caso di bisogno.
Autore della scoperta Divenne noto solo in seguito che il corpo esanime del papa non venne trovato dal segretario Magee, ma dalla suora Vincenza Taffarel, che da sempre accudiva Luciani. Questa circostanza fu alterata dal comunicato ufficiale, a quanto pare per la preoccupazione di non lasciar trapelare il fatto, giudicato sconveniente, che una donna fosse entrata per prima e spontaneamente nella stanza del papa. L'alterazione parrebbe doversi ricondurre a una scelta di Villot, preoccupato di «malaugurati malintesi» che il fatto avrebbe potuto creare. Questa e altre inesattezze del comunicato furono svelate immediatamente da una persona informata dei fatti, rimasta sempre anonima. Il personaggio si mise in contatto con Franco Antico, segretario del gruppo di destra Civiltà cristiana, e questi svelò la comunicazione all'ANSA. In seguito il biografo di Giovanni Paolo I, Camillo Bassotto, raccolse la testimonianza della religiosa, nel frattempo ritirata in convento con il voto del silenzio imposto dal Vaticano, e la diffuse solo dopo che la donna morì, nel 1984. La suora dichiarò:
La controversia sul punto è ormai cessata, avendo Magee e altri confermato apertamente che il segretario raccolse l'allarme delle suore prima di accorrere e constatare di persona la morte del pontefice.
Ora del decesso