Via de' Vecchietti è una strada del centro storico di Firenze, situata tra via degli Strozzi e il vicolo e la piazza di Santa Maria Maggiore (canto de' Guidalotti), nella omonima piazza. Lungo il tracciato si innestano via del Campidoglio e via de' Pecori. La strada odierna è in larga parte frutto del Risanamento di Firenze, operato negli anni novanta dell'Ottocento.
Storia
La denominazione ricorda la presenza in questa zona delle proprietà della famiglia Vecchietti (una delle più antiche di Firenze) e, in particolare, del palazzo cinquecentesco che, seppure modificato nell'Ottocento, ancora segna il canto (detto de' Diavoli) tra questa strada e via degli Strozzi.
Fino all'agosto del 1893, quando una delibera della giunta comunale ufficializzò per l'intero tracciato l'attuale nome, la titolazione si riferiva solo al primo tratto della strada, allora assi più stretta e comprendente la piazza omonima poi scomparsa, dove esisteva la chiesa di San Donato dei Vecchietti; gli altri segmenti portavano il nome degli Agli (poi trasferito a una traversa) e quello dei del Beccuto (soppresso), tutti nomi legati alle case di importanti famiglie, in parte ancora esistenti.
Tale situazione - documentata, ad esempio, nella pianta di Firenze delineata da Ferdinando Ruggieri nel 1731 - mutò significativamente durante l'intervento tardo ottocentesche (1885-1895) finalizzato al 'risanamento' del vecchio centro cittadino, nell'ambito del quale la strada fu allargata a danno del lato sinistro e regolarizzata in funzione di un diverso ordine conferito a tutta l'area.
Descrizione Nonostante permangano sul lato destro le facciate di vari nobili e antichi palazzi, la strada ha carattere tardo ottocentesco, nell'ambito del quale nuovi e vecchi edifici bene coesistono per i comuni riferimento all'antico. La carreggiata, a lastrico, è servita ai lati da ampi marciapiedi.
Nonostante la sua centralità e la sua vicinanza con il cosiddetto "distretto del lusso" (via degli Strozzi, via Roma, via de' Tornabuoni e via della Vigna Nuova) si tratta di una arteria fortemente segnata da uffici e filiali di banche, quindi frequentata essenzialmente in relazione a questi, e in parte mortificata dagli spazi concessi da ambo i lati alla sosta di auto e motoveicoli.
Preesistenze
Palazzo Vecchietti venne costruito da un nucleo di case appartenenti alla stessa famiglia fin dal Medioevo. Davanti ad esso si apriva la piazza di San Donato, detta anche dei Vecchietti, dove si trovava al centro la chiesa di San Donato dei Vecchietti e un gruppo di case, tanto a sud quanto a nord, pure appartenenti ai Vecchietti, dalle quali provengono alcuni stemmi della famiglia della scuola del Giambologna oggi nel Museo di San MarcoSframeli, cit.: l'artista aveva infatti ristrutturato tutte le proprietà della famiglia tra il 1578 e il 1584 circa. Qui si trovava nel medioevo anche la torre familiare, detta "la Bigongia"È ricordata tra gli edifici guelfi danneggiati dai ghibellini dopo la battaglia di Montaperti..
Dalla piazza, che venne anche chiamata dei Lupini, delle Noci o delle Uova perché vi si potevano acquistare questi generi a mercato o comunque vi erano magazzini che li conservavano, si potevano percorrere originariamente tre vicoli, uno solo dei quali era ancora aperto nell'Ottocento: era quello che andava verso nord (detto vicolo o volta dei Vecchietti o dei Teri) che, in parte coperto e dall'andamento zigzagante, portava fino a via degli Zuffanelli (oggi via del Campidoglio); gli altri due detti vicolo di San Donato e chiasso senza nome, portavano in origine rispettivamente verso ovest (in via de' Pescioni) e verso sud (in via degli Strozzi). Un piccolo tabernacolo ligneo si trovava al canto dei Diavoli, davanti al famoso Diavolino del Giambologna, e venne trasportato nei depositi del Museo di San Marco.
Pià avanti lungo la via, passato il palazzo dei Vecchietti, si trovavano a destra l'oratorio del Crocifisso e un palazzetto della famiglia Rinaldi, in angolo con le vie dei Teri e degli Arrigucci (oggi entrampe ampliate, rettificate e unificate in via del Campidoglio).
Il tratto successivo era dominato dalle case degli Agli: a destra il palazzo Ricci Altoviti che tuttora ingloba l'antica torre degli Agli, a sinistra - proprio davanti alla facciata del palazzo - si apriva invece la piazza degli Agli, di forma trapezoidale che si restringeva a imbuto verso via delle Stelle (oggi via dei Pescioni). Qui, in angolo con l'attuale via Vecchietti, lato sud, si affacciavano ancora i resti della trecentesca loggia degli Agli. Passata la torre degli Agli a destra, ancora esistente, si sarebbe vista un'estremità del giardino degli Orlandini, a sua volta sorto nel 1803 demolendo alcune case dei Boni e dei Panciatichi.
Passato il successivo incrocio con le vie dei Guidalotti e dei Buoi (oggi via dei Pecori) si entrava nella zona delle case dei Del Beccuto (a sinistra), fronteggiate dall'ancora esistente palazzo Orlandini del Beccuto. La casa d'angolo con la attuale via dei Pecori, lato ovest, inglobava i resti dell'antica torre dei Barucci. Da una di queste case del Beccuto proviene la Madonna col Bambino di Paolo Uccello (oggi nel Museo di San Marco), artista appartenente a quella famiglia da parte materna.
Edifici