Il First Party System - o Primo sistema bipartitico - è il modello utilizzato nella storia e nelle scienze politiche per descrivere il sistema dei partiti politici degli Stati Uniti nel periodo compreso tra il 1792 e il 1824 circaChambers, 1972. Il sistema è denominato bipartitico perché due partiti nazionali competevano per il controllo degli incarichi istituzionali elettivi (presidenza, Congresso e le altre cariche statali): il Partito Federalista, sorto ed animato in gran parte da Alexander Hamilton, ed il partito rivale istituito per volontà di Thomas Jefferson e James Madison, il Partito Democratico-Repubblicano, all'epoca chiamato solitamente Partito Repubblicano, da non confondersi con il moderno Partito Repubblicano, fondato nella seconda metà del XIX secolo. I federalisti dominarono la scena politica fino al 1800, quando vennero soppiantati dai repubblicani di Jefferson. Entrambi i partiti sorsero per concorrere alle competizioni politiche nazionali, ma presto moltiplicarono i loro sforzi per ottenere sostenitori ed elettori in ogni singolo stato nelle votazioni locali. I federalisti facevano appello al mondo degli affari, mentre i repubblicani ai proprietari terrieri delle piantagioni ed agli agricoltori. Nel 1796, la politica in ogni stato era pressoché monopolizzata dai due soggetti politici, con giornali di partito e caucus che divennero strumenti efficaci per mobilitare gli elettori.
I federalisti appoggiavano il sistema finanziario del segretario al Tesoro Hamilton, che enfatizzava l'assunzione federale dei debiti degli stati, un sistema tariffario volto al rimborso dei debiti stessi ed una banca nazionale, o centrale, per facilitare l'accesso al credito e supportare il settore bancario e quello manifatturiero. I repubblicani, il cui consenso era radicato nelle piantagioni degli stati del sud, si opponevano a un forte potere esecutivo accentrato ed erano ostili a forze armate (esercito e marina) permanenti, inoltre richiedevano un rigoroso rispetto dei poteri costituzionali del governo federale e si opponevano fermamente al programma finanziario di Hamilton. La differenza tra le due compagini politiche diventava però più evidente nell'ambito della politica estera, dove i federalisti favorivano la Gran Bretagna per la sua stabilità politica ed i suoi stretti legami con il commercio americano, mentre i repubblicani ammiravano la Francia e la Rivoluzione francese. Jefferson, in particolare, temeva che le influenze aristocratiche britanniche potessero minare il sentimento repubblicano della nuova nazione. A seguito della Rivoluzione francese, Gran Bretagna e Francia furono in guerra dal 1793 al 1815, con una sola breve interruzione. La politica americana ufficiale era caratterizzata dalla neutralità, con i federalisti ostili alla Francia e i repubblicani avversi alla Gran Bretagna. Il Trattato di Jay, del 1794, segnò la mobilitazione decisiva delle due parti e dei loro sostenitori in ogni stato. Il presidente George Washington, sebbene ufficialmente apartitico, generalmente sosteneva i federalisti e questi fecero di Washington il loro eroe iconico.David Hackett Fischer, The Revolution of American Conservatism: The Federalist Party in the Era of Jeffersonian Democracy (1965) p 116
Il primo sistema bipartitico terminò durante il periodo della cosiddetta "era dei buoni sentimenti", (1816-1824), quando i federalisti si concentrarono in poche roccaforti isolate ed i repubblicani-democratici persero la propria unità. Nel lasso temporale incluso tra le due elezioni presidenziali del 1824 e del 1828, in cui si ridusse ulteriormente il consenso del partito federalista, emerse il Secondo sistema bipartitico, con il Partito Democratico-Repubblicano che si divise nella corrente capeggiata da Andrew Jackson, che divenne il moderno Partito Democratico nel 1830, e la fazione di Henry Clay, che fu assorbita dal Partito Whig, cui aderirono anche i pochi federalisti rimasti.
Federalisti contro antifederalisti nel 1787-88 I principali leader nazionali - George Washington, Alexander Hamilton e Benjamin Franklin - si riunirono nella Convenzione costituzionale del 1787, che riformò gli Articoli della Confederazione e, con l'approvazione del Congresso della Confederazione, sottopose la nuova costituzione alla ratifica dei singoli stati per loro approvazione. James Madison fu la figura più prominente nella Convenzione costituzionale e viene spesso indicato "il padre della Costituzione"Morris The Forging of the Union: 1781–1789 pp 267–97..
La ratifica della nuova costituzione contrappose, in un acceso dibattito, i "federalisti" che, guidati da Madison e Hamilton, sostenevano l'approvazione delle modifiche agli Articoli, e gli "antifederalisti" che, al contrario, si opponevano. I federalisti ebbero la meglio e la nuova Costituzione, che emendava gli Articoli, fu ratificata. Gli antifederalisti erano profondamente preoccupati per il pericolo teorico di un governo centrale forte (come quello della Gran Bretagna) che avrebbe potuto usurpare i diritti degli statiWood (2009). D'altra parte, gli estensori della Costituzione non volevano stimolare la nascita di partiti politici, né si aspettavano che ciò sarebbe accaduto, perché li consideravano divisivi.Richard Hofstadter, "A Constitution against Parties" in his The Idea of a Party System: The Rise of Legitimate Opposition in the United States, 1780–1840 (1970) ch 2
Il termine "Partito federalista" inizio ad essere utilizzato intorno al 1792-1793, riferendosi però ad una coalizione alquanto diversa da quella che aveva coagulato intorno a sè i sostenitori della Costituzione nel 1787-1788. Infatti fra i nuovi federalisti si trovarono elementi completamente estranei al dibattito precedente e persino alcuni ex oppositori (come Patrick Henry). A riprova di ciò, basti pensare che anche Madison - un esponente federalista del 1787-1788, che contribuì in modo significativo alla redazione della "nuova" Costituzione - si oppose vigorosamente al nuovo "Partito federalista" ed al programma degli hamiltoniani che ne facevano parte.
Amministrazione Washington (1789-1797) Alla nascita degli Stati Uniti non vi erano partiti politici, né nazionali, né locali; inoltre, la figura di Washington dominava la scena e contribuiva a mantenere l'equilibrio fra le diverse posizioni. Ben presto però si formarono fazioni attorno alle personalità dominanti dell'amministrazione presidenziale, come Alexander Hamilton, Segretario del Tesoro, e Thomas Jefferson, Segretario di Stato, che si contrapponevano fra loro sul ruolo del governo federale centrale. In particolare, Hamiilton interpretava la Costituzione in modo flessibile, estendendone la portata fino ad includere una banca centrale nazionale. Jefferson si opponeva a tale visione e, affiancato da Madison, guidò il "partito anti-amministrazione", l'informale associazione che si opponeva ai componenti della presidenza Washington che, però, non fu mai messo in discussione e nel 1792 venne rieletto senza opposizione.
Hamilton intrecciò una fitta serie di relazioni con alleati politici che costituì, tra il 1792 e il 1793, il Partito Federalista. In risposta, Jefferson e James Madison aggregarono intorno a loro una fazione di sostenitori, sia al Congresso che negli stati, che divenne il Partito Democratico-Repubblicano. Le elezioni congressuali del 1792 furono le prime ad essere contese fra partiti e vennero percepite, nella maggior parte degli stati, come una "lotta tra il dipartimento del Tesoro e l'interesse repubblicano", come ebbe a dire lo stratega di Jefferson, John Beckley. Anche le elezioni nei singoli Stati assunsero il medesimo significato. A New York, ad esempio, la corsa alla carica di governatore vide candidati l'hamiltoniano John Jay e George Clinton, alleato di Jefferson e dei repubblicaniElkins and McKitrick, p. 288.
Nel 1793 furono costituite le prime associazioni Democratico-Repubblicane che - ispirate agli ideali radicali della Rivoluzione francese, che aveva appena visto l'esecuzione del re Luigi XVI - sostennero in maniera vigorosa la causa jeffersoniana. La parola "democratico" fu proposta da Citizen Genêt ed i federalisti utilizzarono il termine per schernire i sostenitori di Jefferson. Dopo che alla fine del 1794 Washington denunciò le società come eversive, per lo più svanirono, ma diversi loro leader si associarono al partito jeffersoniano, irrobustendone le file.
Nel 1793 scoppiò la guerra tra Inghilterra, Francia e i loro alleati europei. I Jeffersoniani parteggiarono per la Francia, evocando addirittura il trattato del 1778 che, all'epoca, era ancora in vigore, anche se sottoscritto da uno stato francese profondamente diverso. Washington e il suo gabinetto decisero unanimemente (Jefferson incluso quindi) che il trattato non vincolava gli Stati Uniti ad entrare in guerra permettendo al presidente di proclamare la neutralità gli Stati Uniti.
Nel 1794 si temeva l'inizio di una nuova guerra con la Gran Bretagna e il presidente Washington inviò John Jay a negoziare e, alla fine dello stesso anno, venne sottoscritto un trattato, ratificato nel 1795, che, oltre ad evitare una possibile guerra, risolse molte (ma non tutte) questioni in sospeso tra Stati Uniti e Gran BretagnaElkins and McKitrick, 405–12. I Jeffersoniani denunciarono con veemenza il trattato, dicendo che minacciava di indebolire la repubblica, dando troppa influenza agli aristocratici britannici e ai loro alleati federalistiElkins and McKitrick, 417–8; Goodman (1964) 71–2.. I feroci dibattiti sul Trattato di Jay, susseguitesi fino al 1796, secondo lo storico William Nisbet Chambers, nazionalizzarono la politica e trasformarono una fazione al Congresso - fedele al Segretario di Stato - in un partito nazionale. Per combattere il trattato i Jeffersoniani "stabilirono un coordinamento nell'attività tra i leader nella capitale, quelli negli stati, gli attivisti ed i seguaci negli stati, nelle contee e nelle città".Chambers, Political Parties p. 80
Nel 1796 Jefferson sfidò John Adams per la presidenza e perse. Il Collegio elettorale prese la propria decisione sulla base di quanto sostenuto nelle legislature statali che, spesso, non coincisero con le scelte dei partiti nazionali.
I giornali come armi di partito Nel 1796, entrambe le parti avevano una rete nazionale di giornali, che con veemenza attaccavano la controparte. I fogli federalisti e repubblicani degli anni '90 del Settecento si scambiavano feroci battute ed invettive contro i rispettivi rivaliMarcus Daniel, Scandal and Civility: Journalism and the Birth of American Democracy (2009). Un esempio è l'acrostico di un giornale repubblicano, dove la prima lettera di ogni riga scrive il nome del leader federalista Alexander Hamilton:Independent Chronicle (Boston), 16 October 1797 quoted in
A sk—who lies here beneath this monument? L o—'tis a self created MONSTER, who
E mbraced all vice. His arrogance was like
X erxes, who flogg'd the disobedient sea,
A dultery his smallest crime; when he
N obility affected. This privilege
D ecreed by Monarchs, was to that annext.
E nticing and entic'd to ev'ry ''fraud'',
R enounced virtue, liberty and God.
H aunted by whores—he haunted them in turn
A ristocratic was this noble ''Goat''
M onster of monsters, in pollution skill'd
I mmers'd in mischief, brothels, funds & banks
L ewd slave to lust,—afforded consolation;
T o mourning whores, and tory-lamentation.
O utdid all fools, tainted with royal name;
N one but fools, their wickedness proclaim.
Come sopra riportato i due partiti avevano posizioni differenti circa la Rivoluzione Francese e questo accese maggiormente il contraddittorio retorico in occasione dei dibattiti su di essa, specialmente durante il periodo del Terrore, fra il 1793 e l'anno successivo, in cui in Francia venne disposto, come noto, un significativo numero di esecuzioni degli oppositori politici del governo rivoluzionario.