Felsina pittrice è un'opera di Carlo Cesare Malvasia, pubblicata in due volumi nel 1678. Frutto di lunghe ricerche, la Felsina pittrice, apparsa nel 1678 - e ristampata nel 1841 con aggiunte, correzioni e note di Giampietro Zanotti - narra, con straordinaria ricchezza di aneddoti e di particolari, le vite dei pittori di Bologna.
Lo storico dell'arte Luigi Crespi volle proseguire l'opera del Malvasia, pubblicando nel 1769 il suo Vite de' pittori bolognesi non descritte nella Felsina pittrice, a volte impropriamente indicato come terzo volume del Felsina pittrice.
Contesto culturale Nel 1647 usciva a Bologna la ristampa di Carlo Manolessi delle Vite del Vasari in tre tomi. In risposta al Vasari e ai sostenitori del primato della scuola veneta come Ridolfi e Boschini, Malvasia si preoccupò di rilanciare la tradizione artistica bolognese, troppo poco considerata dalla storiografia contemporanea.
Contenuti La Felsina pittrice è una storia della scuola bolognese di pittura dalle origini al tempo dell'autore. Prodotto di decine d'anni di ricerche, è un'opera eccezionale, anche se non facile, scritta nello stile fiorito caro alle accademie di lettere e di retorica. Malvasia tratta con sensibilità e naturalezza l'enorme quantità di materiale a sua disposizione. Ancor più interessante è il fatto che egli includa nelle sue biografie resoconti direttamente attinti dai momenti significativi della vita dei personaggi, accompagnati da qualsiasi documento potesse trovare, in modo da giungere ai fatti da riportare ai suoi lettori. Sicuramente Malvasia conosceva di persona molti degli artisti citati nella Felsina pittrice, come Guido Reni ed Elisabetta Sirani.
Aneddoto storico Malvasia, nel dedicare la sua opera Felsina pittrice a Luigi XIV di Francia, intraprese un gesto che avrebbe avuto ripercussioni durature. Secondo quanto riportato da fonti storiche, l'arciduca La Chambre, membro dell'Académie royale de peinture et de sculpture, facilitò la trasmissione dell'opera alla corte francese. In segno di riconoscenza, Luigi XIV di Francia inviò a Malvasia un prezioso gioiello: una miniatura del re dipinta su smalto, incorniciata in oro e diamanti, opera del celebre miniaturista Jean Petitot.
Nel suo testamento del 22 dicembre 1692, Malvasia definì questo dono "la cosa più preziosa che io abbia in questo mondo" e lo legò all'Arciconfraternita di Santa Maria della Vita di Bologna. Stabilì che il gioiello fosse esposto al pubblico ogni 10 settembre, in memoria di una guarigione da lui attribuita all'intercessione della Madonna della Vita. Da allora, il 10 settembre di ogni anno, il gioiello è visibile gratuitamente nella chiesa di Santa Maria della Vita, come disposto dal testamento di Malvasia.
Edizioni (tomo I, tomo II)
Note
Bibliografia Vincenzo Vittoria, Osservazioni sopra il libro della Felsina pittrice per difesa di Raffaello da Urbino, dei Caracci, e della loro scuola, Roma, 1703; Giampietro Zanotti Cavazzoni, Lettere familiari scritte ad un amico in difesa del conte Carlo Cesare Malvasia autore della Felsina pittrice Bologna, 1705; Luigi Crespi, Vita del conte C.C. canonico Malvasia, autore della Felsina pittrice, Roma,1769; Adriana Arfelli, Carlo Cesare Malvasia. Vite di pittori bolognesi (appunti inediti), Bologna, 1961; Giovanna Perini Folesani, Il lessico del Malvasia nella sua Felsina pittrice, è stato pubblicato nella rivista "Studi e problemi di critica testuale", nel 1981 (numero 23, pagine 107-129); Giovanna Perini Folesani, L'epistolario del Malvasia. Primi frammenti: le lettere all'Aprosio, in «Studi seicenteschi», Firenze 1984, pp. 183–230; Anne Summerscale, Malvasia's Life of the Carracci: commentary and translation'', University Park, Pennsylvania State University Press, 2000.
Collegamenti esterni
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