I crimini di guerra commessi in Italia furono opera dei nazisti e dei loro alleati fascisti, appartenenti a due delle tre potenze dell'Asse durante la seconda guerra mondiale.

Una ricerca finanziata dal governo tedesco e pubblicata nel 2016 rileva che il numero delle vittime dei crimini di guerra nazisti in Italia ammonta a 22.000 persone, il doppio della cifra stimata in precedenza. La maggior parte delle vittime furono civili italiani, a volte vittime delle rappresaglie contro i partigiani, e gli ebrei italiani. Questa cifra non include gli internati militari italiani: circa 40.000 di loro morirono durante la prigionia tedesca. Questa stima esclude i circa 30.000 partigiani italiani uccisi durante la guerra. Secondo Charles O'Reilly, Kesselring stimò le perdite tedesche contro i partigiani italiani solo nell'estate del 1944 in 5.000 morti con circa 7.000-8.000 tra dispersi, prigionieri e disertori.

L'uccisione dei civili italiani da parte delle unità in prima linea della Wehrmacht e delle SS fu considerato come derivante dal senso di tradimento provato dai tedeschi dopo la resa italiana oltre che dal sentimento di superiorità razziale. Tuttavia, alcuni storici sostennero che le ragioni delle atrocità e del comportamento brutale fossero più complesse, spesso derivanti dalla crisi militare causata dalle ritirate tedesche e dal timore per le imboscate. Solo pochi responsabili furono processati per questi crimini di guerra e ancor meno scontarono le pene detentive a causa del rifiuto della Germania di perseguire ed estradare i criminali di guerra in Italia. Anche il governo italiano, nei primi decenni del dopoguerra, fece pochi sforzi per assicurare alla giustizia i criminali di guerra tedeschi chiedendone l'estradizione: temeva infatti che tali richieste avrebbero a loro volta incoraggiato altri paesi a chiedere a loro volta l'estradizione dei cittadini italiani accusati di crimini di guerra commessi mentre l'Italia fu alleata della Germania nazista.

Contesto storico Il Regno d'Italia, fino all'8 settembre 1943, fu alleato della Germania nazista e parte delle potenze dell'Asse. Dopo l'armistizio di Cassibile e la resa dell'Italia agli Alleati, i fascisti diedero vita alla Repubblica Sociale Italiana (RSI), nelle regioni settentrionali rimaste sotto il controllo tedesco: questa nuova repubblica, con a capo Benito Mussolini, fu in realtà uno stato fantoccio sotto il controllo tedesco.

Anche prima di questi eventi la Germania iniziò a diffidare dell'Italia come alleata e per questo, nel luglio 1943, iniziò a spostare un numero considerevole di truppe nel nord Italia mentre i combattimenti contro gli Alleati si svolgevano ancora in Sicilia e nell'Italia meridionale, preparandosi a fronteggiare l'invasione dell'Italia: infatti, quando l'Italia si arrese, 200.000 soldati tedeschi furono già schierati nel nord Italia. Lo scopo ufficiale fu di proteggersi da un'invasione alleata per garantire le linee di rifornimento. In realtà, gli obiettivi includevano il disarmo dell'esercito italiano e l'occupazione di quelle regioni italiane, assicurandosi così le risorse economiche italiane a vantaggio della Germania.Gentile, p. 2–3

I crimini di guerra commessi dai soldati tedeschi risalgono a prima della resa italiana. Ad esempio, il 12 agosto 1943 a Castiglione di Sicilia, furono assassinati 16 civili dalla Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring".

Vittime Olocausto in Italia

Gli ebrei italiani subirono molte meno persecuzioni nell'Italia fascista rispetto agli ebrei nella Germania nazista prima della seconda guerra mondiale. Nei territori occupati dall'Esercito Italiano in Francia e Jugoslavia, dopo lo scoppio della guerra, gli ebrei trovarono addirittura protezione dalle persecuzioni.. Le leggi razziali fasciste del 1938 peggiorarono la loro situazione favorendo così la Germania nazista dopo la resa italiana con la conseguente consegna degli elenchi degli ebrei residenti in Italia. Dei circa 40.000 ebrei che vivevano in Italia all'epoca, compresi i cittadini italiani e i rifugiati stranieri, 8.000 morirono durante l'Olocausto.

L'SS-Obergruppenführer Karl Wolff, SS- und Polizeiführer in Italia, fu incaricato di sovrintendere alla soluzione finale. Wolff riunì sotto il suo comando un gruppo di SS già esperte nello sterminio degli ebrei nell'Europa orientale, tra cui:

Odilo Globocnik, SS- und Polizeiführer per la zona costiera adriatica, fu responsabile dell'assassinio di centinaia di migliaia di ebrei e rom a Lublino, prima del suo incarico in Italia.. Karl Brunner, SS- und Polizeiführer a Bolzano. Willy Tensfeld, SS- und Polizeiführer a Monza per l'Italia nord occidentale. Karl-Heinz Bürger, incaricato delle operazioni antipartigiane.. Wilhelm Harster, al comando della polizia di sicurezza e del Sicherheitsdienst (SD) con sede a Verona, in precedenza ricoprì lo stesso incarico nei Paesi Bassi.. Theodor Dannecker, già attivo nella deportazione degli ebrei greci nella regione della Grecia occupata dalla Bulgaria, fu nominato capo dello Judenreferat dell'SD e incaricato della deportazione degli ebrei italiani. Non considerato abbastanza efficiente, fu successivamente sostituito da Friedrich Boßhammer, che, come Dannecker, fu strettamente associato ad Adolf Eichmann. Dannecker si suicidò dopo essere stato catturato nel dicembre 1945 mentre Boßhammer assunse un nome falso dopo la guerra. Fu scoperto e condannato all'ergastolo nella Germania Ovest nel 1972, ma morì prima di scontare la pena.

L'atteggiamento dei fascisti italiani nei confronti degli ebrei italiani mutò radicalmente nel novembre 1943: le autorità fasciste li dichiararono di "nazionalità nemica" durante il Congresso di Verona e iniziarono a partecipare attivamente al perseguimento e all'arresto degli ebrei. Tuttavia, l'azione penale delle autorità italiane non si estese alle persone discendenti dai matrimoni misti.. Inizialmente la polizia italiana aveva assistito al rastrellamento degli ebrei solo su richiesta delle autorità tedesche. Con il Manifesto di Verona, in cui gli ebrei venivano dichiarati stranieri e nemici in tempo di guerra, le cose cambiarono. L'Ordinanza di polizia RSI n.5 del 30 novembre 1943, emessa dal Ministro dell'Interno della RSI Guido Buffarini Guidi, ordinò alla polizia italiana di arrestare gli ebrei e di confiscarne i loro beni.

Internati civili italiani È stato documentato che circa 14.000 civili italiani non ebrei, spesso donne, bambini e anziani, siano morti in oltre 5.300 singoli casi di crimini di guerra commessi dalla Germania nazista: la più grande fu la strage di Marzabotto, dove furono assassinati oltre 770 civili; la strage di Sant'Anna di Stazzema vide la morte di 560 civili mentre la strage delle Fosse Ardeatine vide l'esecuzione di 335 persone selezionate a caso, tra cui 75 ebrei italiani. Nella strage del Padule di Fucecchio furono giustiziati 184 civili.

Internati militari italiani

Con la resa italiana dell'8 settembre, la Germania disarmò gran parte dell'esercito italiano considerando i soldati italiani come prigionieri. Invece di concedere loro lo status di prigioniero di guerra, fu lasciata la scelta di arruolarsi nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana o di diventare internati militari. La maggioranza scelse quest'ultima possibilità e circa 600.000 di questi militari furono inviati in Germania per lavorare nei campi nazisti. Di questi circa 40.000 morirono per omicidio, fame e freddo nelle dure condizioni di vita che dovettero sopportare. Nell'inverno 1944-1945 gli internati militari italiani furono designati come civili dalla Germania nazista per integrarli più efficacemente nel lavoro forzato richiesto per l'industria degli armamenti. Questo passaggio giuridico fu dichiarato illegale dal governo tedesco nel 2001, dichiarandoli così prigionieri di guerra e escludendo i sopravvissuti dal risarcimento.

Internati militari alleati Alcuni militari alleati furono giustiziati dopo essere stati catturati dalle truppe tedesche. Il comandante del LXXV Corpo d'Armata, Anton Dostler, fu condannato a morte e giustiziato nel 1945 per aver ordinato l'esecuzione di quindici soldati americani catturati durante un'incursione di un commando dietro le linee tedesche, mentre gli ufficiali delle SS Heinrich Andergassen e August Schiffer, così come l'Oberscharführer Albert Storz, furono condannati e giustiziati per l'omicidio di altri sette soldati alleati. Alcuni degli imputati sfruttarono l'Ordine Commando in loro difesa, poi rigettato durante il processo.

Campi In Italia esistevano dei campi di transito gestiti sia da tedeschi che italiani per ebrei, prigionieri politici e lavori forzati:

Campo di Bolzano, situato nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, all'epoca parte della Zona d'operazioni delle Prealpi, operante come campo di transito controllato dai tedeschi dall'estate 1944 al maggio 1945. Campo di Borgo San Dalmazzo, situato in Piemonte, operante come campo di transito controllato dai tedeschi dal settembre 1943 al novembre 1943 e, sotto controllo italiano, dal dicembre 1943 al febbraio 1944. Campo di Fossoli, situato in Emilia-Romagna, operante come campo di prigionia sotto controllo italiano dal maggio 1942 al settembre 1943, poi come campo di transito, ancora sotto controllo italiano fino al marzo 1944 e, da allora fino al novembre 1944 sotto controllo tedesco.

Oltre a questi tre campi di transito, la Germania gestì anche il campo della Risiera di San Sabba, situato a Trieste, allora parte della Zona Operativa del Litorale Adriatico, che funse contemporaneamente da campo di sterminio e di transito: fu l'unico campo di sterminio in Italia durante la seconda guerra mondiale e operò dall'ottobre 1943 all'aprile 1945, con al massimo 5.000 persone uccise.

Oltre ai campi designati, ebrei e prigionieri politici furono detenuti anche nelle carceri comuni, come il carcere di San Vittore a Milano, che divenne famoso durante la guerra per il trattamento disumano dei detenuti da parte delle SS e per le torture praticate.

Autori

Protagonisti dei crimini di guerra furono vari rami delle forze armate e di sicurezza tedesche. La Gestapo, le SS e la Sicherheitsdienst, furono coinvolte nel perseguimento e nell'assassinio degli ebrei italiani e nel massacro delle Fosse Ardeatine, mentre le unità delle Waffen-SS e della Wehrmacht furono responsabili della maggior parte dei crimini di guerra commessi contro i civili italiani.

La 1. SS-Panzer-Division "Leibstandarte SS Adolf Hitler" fu responsabile del massacro di Boves, avvenuto poco dopo la resa italiana e, pur non essendo né incaricata né autorizzata a compiere arresti ed esecuzioni contro gli ebrei, partecipò in entrambe le misure di propria iniziativa. La divisione saccheggiò anche le proprietà ebraiche e fu esplicitamente fermata dal comandante delle SS Paul Hausser sulla base del fatto che solo la polizia di sicurezza e l'SD erano realmente autorizzate a eseguire tali misure.. La 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS" fu responsabile delle stragi di Marzabotto e Sant'Anna di Stazzema, le due peggiori atrocità in Italia per numero di vittime, la divisione fu coinvolta anche nella strage di Vinca, dove furono giustiziati 162 civili italiani, nella strage di San Terenzo Monti, con 159 vittime, e nella strage delle Fosse del Frigido, con 149 vittime.

Anche le unità della Wehrmacht furono coinvolte nei massacri in Italia, come la 19ª divisione da campo della Luftwaffe che uccise 57 civili nel massacro di Guardistallo e la 26ª divisione Panzer con l'uccisione di 184 civili nel massacro del Padule di Fucecchio. Si presume che i soldati di quest'ultima divisione abbiano anche commesso l'omicidio della famiglia di Robert Einstein, cugino del premio Nobel Albert Einstein. La Fallschirm-Panzer-Division 1 "Hermann Göring" fu coinvolta nei massacri a Cavriglia (173 vittime), Monchio, Susano e Costrignano (130 vittime), Vallucciole (107 vittime) e Civitella in Val di Chiana (146 vittime).