Ponte a Moriano è una frazione del comune di Lucca, divisa in quattro territori: San Gemignano di Moriano, Saltocchio, Santo Stefano di Moriano e Sesto di Moriano. La frazione è il centro più importante dell'area settentrionale del comune di Lucca e include un ponte, dedicato ad Ansano di Siena, che unisce i quattro territori attraverso il fiume Serchio: dal 1992 il ponte conferisce alla frazione il nome.

Ponte a Moriano confina con altre frazioni di Lucca e Capannori: Brancoli a nord, Aquilea a ovest, Palmata a est e Marlia a sud. Si trova a circa dalle Mura Urbane di Lucca e contava abitanti a fine 2021.

Storia

Origini del nome Il vescovo Rangerio che ricorda il castello di Sesto Moriano nel suo poemaRangerius Lucensis Vita metrica Anselmi Lucensis episcopi, ne spiega anche il nome :v.5277 "Vicus abest Luca fere per sex milia Sextus,Hoc illi nomen contulit hic numerus".

Le origini del nome Moriano sono incerte. Secondo la proposta oggi più accettata, sostenuta in particolare da Riccardo Ambrosini, deriva dal nome latino di persona, Murrius, da cui sarebbe stato formato l'aggettivo Murrianus per indicare un "terreno di Murrio". In seguito la parola si è trasformata in Morianus e Moriano. Secondo un'altra ipotesi il nome potrebbe derivare dal latino mora, "sosta"; nella frazione è in effetti presente una località chiamata "La Mora"..

La parola Murianese è attestata per la prima volta in una pergamena del 752 conservata oggi nell'Archivio dell'Arcivescovato di Lucca. I nomi Moriano e morianese, in ogni caso, indicano un'ampia zona a nord della città di Lucca, zona oggi suddivisa in svariate frazioni e che non coincide con il territorio dell'odierna Ponte a Moriano.. Età classica

Nel IV secolo, la zona di Moriano si trovava al confine tra il territorio degli etruschi e quello dei liguri apuani. Gli scavi archeologici compiuti nel territorio nel Settecento e nell'Ottocento hanno portato alla luce alcuni resti che mostrano una presenza etrusca. I liguri iniziarono invece a controllare la zona a nord del Serchio nel IV secolo a. C. Nel secolo successivo, i liguri entrarono in contatto coi romani, i quali avevano nel frattempo conquistato la Toscana settentrionale. Dopo vari decenni, i romani sconfissero definitivamente i liguri e controllarono la zona fra le due regioni di Pisa e Luni. Dovendo potenziare le vie di comunicazione dopo la fondazione della colonia romana di Lucca nel 180 a. C., i romani utilizzarono il percorso delle mulattiere liguri: fu proprio per quel motivo che Ponte a Moriano iniziò ad avere una notevole importanza..

La jura vescovile La più antica giurisdizione presente sul territorio morianese è quella della cosiddetta "jura vescovile", un territorio controllato direttamente dai vescovi di Lucca. Nonostante la sua vicinanza alla città di Lucca, la jura rimase indipendente dal 980 al 1728.

Il centro della jura era il preesistente Castello di Santo Stefano, fondato dal vescovo di Lucca Pietro II e citato per la prima volta attorno al 915. Il castello, collocato in un'area in cui i vescovi avevano già acquisito diversi possedimenti, permetteva di controllare le vie di comunicazione e i traffici con la Garfagnana..

Il 31 dicembre 980 l'imperatore Ottone II conferì a Guido, successore di Pietro II, il feudo del castello di Moriano: questo viene considerato l'atto formale di creazione della jura. Essa nel 1075 circa comprendeva i territori delle ville di Santo Stefano, San Lorenzo, Sant'Angelo (poi San Michele di Villorbana) e San Quirico. Successivamente, la jura inglobò i territori di Sesto, Aquilea e Mammoli, a cui si aggiunsero, nel 1078, la pieve di Santa Maria e Diecimo, donate ad Anselmo di Lucca da Matilde di Canossa..

Nel corso dei secoli, la Repubblica di Lucca cercò più volte di sottrarre al vescovo i territori della jura, ma senza successo. Nel 1080Margherita Giuliana Bertolini, Enrico IV e Matilde di fronte alla città di Lucca, in Atti del convegno "Sant'Anselmo Vescovo di Lucca (1073-1086) nel quadro delle trasformazioni sociali e della riforma ecclesiastica" a cura di Cinzio Violante, 1992, pp. 345-346.nota 48 si ebbe il primo scontro: Anselmo II fu costretto a rifugiarsi nel castello per difendersi dai lucchesi scismatici, supportati da Enrico IV. Soltanto la strenua difesa dei morianesi, molto fedeli al vescovo, riuscì a salvare il Castello.

A partire dal XIII secolo, il vescovo di Lucca iniziò a riconoscere legalmente le varie comunità rurali createsi nella zona come paesini autonomi: nacquero così i comuni del Morianese. Il primo fu Moriano, nel 1121, cui seguirono, nell'ordine, Diecimo, Aquilea e Sesto..

In un documento del 1196 viene citato un uomo, Manfredo, proveniente da Ponte de Moriano, toponimo con cui si indicava la zona della piaggia del ponte. Tale toponimo iniziò a essere di uso comune nel secolo seguente; il notaio Uberto di ser Geminiano, attivo nella zona almeno tra il 1306 e il 1341, fu il primo a definirsi "di Ponte a Moriano"..

Nel 1308, in uno degli Atti di cancelleria del periodo, il Comune di Lucca affermò di avere il controllo giurisdizionale sulle pievi di Sesto, Diecimo e Aquilea. Enrico II l'anno dopo rispose a questa nota con la scomunica dei principali rappresentanti del Comune. L'episodio più violento si verificò proprio a partire da quella scomunica: Uguccione della Faggiola, signore di Lucca, nel 1316 attaccò e distrusse il castello di Aquilea.

Il controllo vescovile sulla jura si mantenne comunque anche nei secoli successivi. Una rolla militare di inizio XVII secolo dimostra per esempio l'autonomia della jura, i cui comuni erano uniti col vescovo. La rolla contava 208 uomini, suddivisi fra i vari comuni esistenti..

Dalla jura alla Repubblica di Lucca Nel 1647 la Repubblica di Lucca inviò il diplomatico Lorenzo Saminiati a Roma per discutere col Papa sulla cessione della jura di Santo Stefano alla Repubblica lucchese, ma la missione ebbe esito negativo.

Le trattative andarono avanti comunque per molto tempo e nel 1726 il Pontefice approvò la loro prosecuzione: la Repubblica convinse il Papato adducendo ragioni di sicurezza pubblica, viste le difficoltà a gestire i frequenti atti di criminalità della zona e l'assistenza che alcuni locali avrebbero offerto ad alcuni criminali già noti alle forze dell'ordine repubblicane. Oltre a ciò, gli Anziani convinsero il Papa che il vescovo non era feudatario dell'imperatore, ma che il territorio era una donazione.

Il 6 marzo 1728, l'imperatore Carlo VI annunciò che l'arcivescovato di Lucca aveva perso il controllo sulla jura di Moriano: la Repubblica di Lucca poteva quindi annettere i vari comuni al suo territorio, ma in cambio avrebbe dovuto versare al vescovo una rendita di 300 scudi annui come risarcimento per le terre perdute. I lucchesi poterono, inoltre, completare l'espansione del territorio della Repubblica verso Borgo a Mozzano e le comunità della Valdottavo e della Val Pedogna, con cui era rimasta collegata tramite le strade medievali, grazie alla costruzione della Via Ludovica che collega tuttora Lucca e Borgo a Mozzano, la quale fu ultimata solo nel 1835. Dal 1728 il territorio di Moriano fu quindi annesso a Lucca..

L'Ottocento Il primo Ottocento Nel primo Ottocento molti dei terreni agricoli del Morianese erano di proprietà di nobili famiglie mercantili lucchesi, come i Trenta, i Boccella e i Cenami. Tali famiglie già nel corso del Cinquecento avevano deciso di costruire le loro residenze di campagna, come Villa Mennucci, Villa Bertolli e Villa Laurenzi, nella zona delle colline morianesi.

Nella zona si coltivavano cereali come orzo e grano, anche se salendo verso i colli venivano coltivati anche olivo e vigneto. La maggior parte del grano veniva destinato alla città, cosicché gli agricoltori dovevano accontentarsi di cereali minori: in alcune famiglie soltanto l'impegno delle donne nelle filande di Moriano riusciva a evitare una situazione di povertà assoluta..

Industrializzazione Dopo l'Unità d'Italia a Ponte a Moriano iniziarono le attività industriali, facilitate dalla presenza del Serchio. Questo nuovo impulso all'economia locale, tuttavia, non ebbe un effetto profondo sulla società: molti dei nuovi posti di lavoro andarono a operai specializzati, provenienti da altre zone d'Italia, che iniziarono quindi a migrare verso la frazione. Se a inizio secolo la popolazione della frazione non arrivava a abitanti, nel 1881 i luoghi che avrebbero costituito la frazione di Ponte a Moriano avevano già abitanti.

Già nel 1866, per sfruttare la presenza del Serchio, il Ministero della Guerra fece stanziare un finanziamento per la costruzione di una fabbrica di fucili a Moriano; il progetto tuttavia non ebbe seguito.. La prima attività industriale sul territorio fu quindi, nel 1874, una fonderia edificata nella località "ai Gialli", al confine fra San Gemignano e Santo Stefano di Moriano, dalla società Henry dopo lunghe trattative tra il suo titolare, il piemontese Pietro Henry, e la Giunta comunale. L'attività ebbe però vita breve, visto che già nel dicembre 1877 venne dichiarato il fallimento della compagnia..

Balestrieri e lo iutificio Alla liquidazione della fonderia Henry, il ligure Emanuele Balestrieri rilevò la fabbrica nel 1879 e l'avvicendamento ebbe ripercussioni molto positive per la zona. Balestrieri trasformò l'impianto in uno iutificio, assunse molti cittadini, costruì abitazioni per i suoi dipendenti e investì nella realizzazione della linea tramviaria Lucca-Ponte a Moriano. Inoltre, aiutò molte famiglie povere della zona..

A poco a poco, però, le crescenti tensioni fra l'imprenditore e i suoi sottoposti, i quali erano costretti a turni di lavoro molto duri, a cui si unì il malcontento dei locali per le continue assunzioni di operai specializzati forestieri in luogo degli abitanti del posto, affievolirono l'entusiasmo dei primi anni..

Balestrieri morì nel 1900, pochi mesi dopo aver posto in liquidazione lo iutificio: in suo onore venne costruito un monumento nel 1902.

Pastificio Mennucci Nel 1877, Giuseppe Mennucci, un possedente della zona, acquistò un piccolo negozio di alimentari vicino a Sant'Ansano. Assieme a un socio, Pasquale Bucchianeri, dal 1882 vi impiantò una società per la fabbricazione di pane e pasta. Maurizio, nipote di Giuseppe, prese le redini del pastificio nel 1919 e lo fece crescer fino a renderlo una realtà industriale importante, il Pastificio Mennucci S. p. A. Nel 1966 venne inaugurato il moderno stabilimento, tuttora funzionante, di San Gemignano.

Tentativi di scissione dal comune di Lucca Nel corso degli ultimi decenni del XIX secolo il territorio settentrionale del comune di Lucca, il quale ruotava e ruota attorno all'attuale Ponte a Moriano, provò a dividersi da Lucca per trasformarsi in un comune autonomo. Nel 1875 i pontemorianesi infatti chiesero al Comune di realizzare una fonte pubblica. Per motivi di bilancio, la giunta inizialmente respinse le richieste, salvo poi scendere a un compromesso coi rappresentanti politici di Ponte a Moriano: due anni più tardi sarebbero iniziati i lavori per la costruzione di un pozzo all'incrocio fra via del Brennero e lo stradone dei Trenta. Gli abitanti tuttavia chiesero a gran voce la realizzazione di una fonte in luogo del pozzo previsto dagli accordi e chiesero di sospendere i lavori appena iniziati: questo evento rese teso il rapporto fra i maggiorenti locali e i cittadini. Il presidente di sezione chiese di rivedere il progetto con l'approvazione della prefettura, senza successo. Il pozzo alla fine venne realizzato e i lavori partirono da fine 1878.