Real Marina del Regno delle Due Sicilie, ovvero Armata di Mare di S.M. il Re del Regno delle Due Sicilie erano le terminologie ufficiali - quali risultanti dai documenti dell'epoca - della Marina militare del Regno delle Due Sicilie che, assieme all'esercito delle Due Sicilie, costituiva le forze armate del regno nato nel dicembre 1816.
Il termine "Regio", a volte utilizzato, verrà introdotto solo dopo l'annessione al Regno di Sardegna. È stata tra le più importanti marine militari italiane pre-unitarie e, secondo alcuni ricercatori, alcune tradizioni sarebbero state riportate nella formazione della nuova Regia Marina italiana dopo l'annessione delle Due SicilieLamberto Radogna, Storia della Marina Militare delle Due Sicilie (1734-1860), Mursia 1978.
La Marina nei regni di Napoli e di Sicilia (1735-1816)
Quando lo spagnolo Carlo di Borbone nel 1734 conquistò il regno di Napoli e l'anno successivo quello di Sicilia, non trovò una flotta, in quanto i due regni erano sotto il controllo degli Asburgo d'Austria, con le loro navi. Con Carlo di Borbone, dal 1735
La continua minaccia dei "barbareschi", come venivano denominati i popoli rivieraschi del Nordafrica, impose una politica marittima molto decisa al nuovo sovrano, che affidò a José Joaquin Guzmán de Montealegre y Andrade, Marchese di Salas, nominato Ministro per la Guerra e Marina, il compito della costituzione di un'Armata di Mare. Il 10 dicembre del 1735 veniva promulgato il () "Reglamento que el Rey manda se observe para el establecimiento i regímen de su esquadra de galeras, arsenal, darsena i demas officio pertenecientes a la marina" (: "Regolamento che il Re manda ad osservare per l'istituzione del regime della sua squadra delle galere, arsenale, darsena ed altri uffici appartenenti alla marina") di chiara derivazione spagnola, sin nella lingua utilizzata.
Il Regolamento dichiarava che si doveva formare una Squadra delle Galere formata da: 1 Galera Capitana, a 27/28 banchi; 1 Galera Padrona, a 26/27 banchi; 2 Galera Sensiglie (più piccole), a 25/26 banchi; ma, per mancanza di legname, 3 di esse furono acquistate, i soli scafi, nel Porto di Civitavecchia, dallo Stato Pontificio, per 60.000 ducati; l'armamento dei 3 scafi si effettuò poi presso il cantiere navale dell'Arsenale di Napoli. La quarta, la Capitana, che si nominò "Sant'Anna", iniziò ad essere costruita dal 26 luglio 1735, con la cerimonia del "primo chiodo" sotto la direzione del "Costruttore Maggiore di Navi e Galere" Sebastiano Tixi, che aveva ricoperto lo stesso incarico in epoca vicereale austriaca.
Questo primo nucleo di una Marina, che si svilupperà negli anni seguenti, sino a raggiungere una dimensione di tutto riguardo sul finire del secolo, iniziò ad essere pienamente rispondente alle necessità del Regno, ovvero la protezione dei traffici marittimi, per lo stesso vitali, dai pirati barbareschi.
Durante il primo decennio del regno di Carlo le forze navali napoletane comprendevano., quindi: il vascello San Filippo - La Reale; la fregata San Carlo - La Partenope; la Galera Sant'Anna - La Capitana; la galea Concezione; la galea Sant'Antonio; la galea San Gennaro; oltre a qualche legno minore.
Contestualmente veniva istituito il corpo della Fanteria di marina, il primo in Italia concepito per operare a bordo delle navi da guerra insieme agli equipaggi; successivamente tra i suoi compiti ricadde anche la vigilanza alle basi navali.
Il Regolamento surrichiamato è importante anche perché segna l'origine dellAccademia della Real Marina. Nel 1742, fronteggiandosi la Spagna e l'Austria durante la guerra di successione austriaca, una squadra della Royal Navy penetrata nel golfo di Napoli impose al re di ritirare le truppe inviate in sostegno degli spagnoli, minacciando in caso contrario di bombardare la città. In seguito a tale affronto il governo napoletano ebbe ulteriori motivi di occuparsi della Marina militare, dando impulso anche alla costruzione di vascelli e fregate, oltre al naviglio sottile che avrà comunque sempre un notevole peso. Dal 1740 al 1759 il naviglio sottile del citato "Capitan Peppe" condusse vaste operazioni contro i corsari barbareschi: con successo furono catturati numerosi sciabecchi turchi, tunisini, tripolini, algerini. Gli equipaggi, di solito, venivano adibiti ai lavori forzati (buona parte delle maestranze che edificarono la Reggia di Caserta era appunto formata da prigionieri di guerra barbareschi). Tuttavia, il contrasto alla guerra di corsa non poteva mai essere interrotto, dato il continuo rinnovarsi dell'attività delle flottiglie saracene.
Nel 1759, sul finire del regno di Carlo, la flotta era articolata su 3 Squadre navali:
Squadra delle Navi: vascello da 64 San Filippo - La Reale, fregata da 50 San Carlo - La Partenope, fregata da 40 Regina, fregata da 40 Concezione, fregata da 40 Santa Amalia,
Squadra delle Galere: Galera Sant'Anna - La Capitana, galera Patrona, galera Sant'Antonio, galera San Gennaro,
Squadra degli Sciabecchi, al comando del capitano di vascello Giuseppe Martinez, noto come "Capitan Peppe": sciabecco da 20 San Ferdinando, sciabecco da 20 San Gabriele, sciabecco da 20 San Gennaro, sciabecco da 20 San Luigi, sciabecco da 20 San Pasquale, sciabecco da 20 Sant'Antonio.
Ferdinando IV di Borbone, re dal 1767
Con l'ascesa al trono di Spagna di Carlo III, che lasciò i due regni italici al figlio Ferdinando IV, la Marina, durante tutto il periodo di minorità, fu trascurata; ciò accadde perché il ministro Bernardo Tanucci, che era restato in carica anche dopo la partenza di Carlo, non aveva mai condiviso appieno la politica navale del sovrano.
Una decisa ripresa si ebbe grazie alla decisa volontà della regina Maria Carolina, che volle a Napoli John Acton, un ufficiale irlandese fino ad allora comandante della marina del Granduca di Toscana Leopoldo d'Asburgo, fratello della regina. Acton, nominato tenente generale, fu posto a capo del Ministero del Commercio e Marina nel 1779 e, da uomo esperto di cose militari e di mare e conoscitore degli uomini e dei tempi, fu l'organizzatore sapiente della nuova Marina e inaugurò il secondo periodo di forte crescita della Marina napoletana.
In primo luogo, riordinò su solo due squadre la flotta: dei vascelli e degli sciabecchi. Acquistò vascelli e fregate, ma predispose anche un vasto programma di nuove costruzioni, ampliò il Collegio di Marina ed inviò alcuni giovani guardiamarina con altri ufficiali a prestare temporaneo servizio su navi delle maggiori marine militari europee. Fondò il famoso cantiere navale di Castellammare di Stabia, istituì un autonomo corpo di fanteria di marina, denominato Reggimento Real Marina.
Nel 1783, 1784 e 1785 una squadra della Marina Napoletana partecipò con l'Armata Spagnola e quella portoghese ai bombardamenti su Algeri. Nel 1793 una squadra partecipò alla spedizione di Tolone in sostegno degli Inglesi, contribuendo in seguito al pattugliamento delle coste liguri e scontrandosi con le navi francesi al largo di Genova (Battaglia di Capo Noli).
Nel 1789 la Marina contava 39 navi armate di 962 cannoni, così ripartite: 3 vascelli di linea da 74 cannoni (Partenope, Ruggero, Tancredi) 1 vascello di linea da 60 cannoni (San Gioacchino) 6 fregate da 40 cannoni (Minerva, Cerere, Pallade, Sibilla, Sirena, Aretusa) 2 fregate da 36 cannoni (S. Teresa, S. Dorotea) 1 orcaOrca - Veliero mercantile di origine olandese, largo e piatto, attrezzato con tre alberi e bompresso da 36 cannoni (Pantera), 2 sciabecchi da 24 cannoni (S. Luigi, S. Antonio) 4 sciabecchi da 20 cannoni (Difensore, Robusto, Vigilante, Diligente) 5 corvette da 20 cannoni (Stabia, Flora, Aurora, Fortuna, Fama) 1 corvette da 12 cannoni (la Galatea, comando personale del re) 4 brigantini da 12 cannoni (Sparviero, Vulcano, Stromboli, Lipari), 10 galeotte da 3 cannoni (Vespa, Serpente, Levriera, Prudente, Rondine, Veloce, Attiva, Allerta, S. Gennaro, S. Francesco)
Sempre nello stesso anno 1789 l'organico contava: 4 capitani di vascello, 10 capitani di fregata, un gran numero di ufficiali di grado inferiore, 270 marinai di posto fisso, 470 cannonieri, 2128 fanti di marina, raggruppati in 4 divisioniciascuna composta di 4 compagnie
La spesa totale per la Marina ammontava a 653.000 ducati, aumentati l'anno seguente di altri 250.000, aumentando ancora fino alla somma di 1.023.000 ducati nel 1790. Con questi soldi si potenziò ulteriormente il programma delle costruzioni, ordinando la costruzione di un vascello da 74 cannoni e di un gran numero di barche cannoniere, fino a giungere a 140 in pochi anni.
Questi anni di fervore costruttivo, non soltanto in campo navale, conobbero una brusca interruzione con l'invasione dello Stato da parte delle truppe francesi. Ferdinando IV, sconfitto, riparò in Sicilia, con parte della flotta, che si aggiunse a quella di stanza nell'isola. Nella Napoli occupata si formò la Repubblica Napoletana dall'effimera, tragica vita.
Seguirono per la Marina napoletana le vicende del 1799, riassumibili in due episodi, entrambi dolorosi: l'incendio della metà della flotta che non aveva seguito il sovrano in Sicilia e, successivamente, la condanna a morte del suo illustre ammiraglio Francesco Caracciolo.
La Marina borbonica del tardo XVIII secolo seppe coniugare luci ed ombre. Sicuramente il programma navale di Lord Acton risultava razionale e ben strutturato: le navi di nuovo varo erano progettate da architetti navali ed ingegneri (come il francese Ibért), sostituendo i maestri d'ascia empirici (in genere genovesi) e le navi erano standardizzate in classi moderne (pure di derivazione francese) e relativamente numerose per una potenza di secondo piano. Entro il 1799 i vascelli da 74 cannoni varati o in servizio erano ben 5 (forse le migliori navi da guerra esistenti in Italia in quel momento), mentre il San Gioacchino si avviava ad essere smantellato e sostituito da una nuova moderna unità. Diminuivano i legni a remi a favore di quelli a vela, anche in ambito costiero. Esistevano però anche notevoli punti deboli: le fonderie calabresi d'artiglieria non erano ancora in grado di supportare tutte le esigenze della flotta, che importava dalla Francia buona parte delle sue artiglierie, e mancavano completamente le carronate, introdotte in Gran Bretagna a partire dal 1770. Soprattutto scarseggiavano gli uomini, non tanto gli ufficiali (anche se problemi derivavano anche dal corpo ufficiali, in parte anglofobo e "giacobino", contrario alla corte, in parte invece cortigiano, raccomandato e poco propenso alle lunghe navigazioni), quanto i marinai. Infatti la flotta reale era ancora, essenzialmente, stagionale, veniva mobilitata in buona parte ogni primavera per contrastare le operazioni dei corsari barbareschi o (soprattutto dopo il 1780) molestarne le basi, ma poi, in autunno ed inverno, le squadre erano sciolte e smobilitate, e i marinai professionisti (sottufficiali e cannonieri) che rimanevano in servizio erano pochi. Si creava quindi una sorta di strato sociale di marinai-precari, specializzati nella caccia ai corsari, ma poco preparati per la guerra vera e propria (anche se il blocco di Tolone e le operazioni in Liguria durante i primi anni '90 modificarono un po' questa situazione) e affezionati alle loro case, che non vollero lasciare disciplinatamente (disertando in massa) durante la crisi del 1799. Non solo: nel 1791 la flotta francese fu in grado di imporre, senza contrasto, il riconoscimento diplomatico del nuovo regime, visto che le difese del porto di Napoli erano poco migliorate rispetto al 1742, mentre la squadra era, in quel momento, a corto di uomini.