Le pitture murali di Casa Provenzali sono un fregio raffigurante le gesta mitiche di Provenco, ad opera del Guercino e dei suoi allievi, site a Cento.
L'edificio
Casa Provenzali sorge sull'omonima via, perpendicolare a corso del Guercino, nel comune di Cento, in provincia di Ferrara. Risale alla fine del XVI secolo ed è tuttora adibita ad abitazione privata, di proprietà della famiglia Benazzi. Alla famiglia Provenzali si erano avvicendati nel possesso i Tiazzi, i Carandini, i Verdi e i Bertuzzi; dalla seconda metà dell'Ottocento l'edificio risulta di Vito Diana..
L'edificio si sviluppa su tre livelli — piano terra, primo piano e sottotetto — per circa ottocento metri quadrati di superficie per piano, e presenta un prospetto molto ordinato e simmetrico, con il centro marcato da una finestra con balaustra in scultura settecentesca e l'androne d'ingresso collocato esattamente nella mezzeria della facciata. Il recente restauro ha rivelato che il palazzo è frutto dell'accorpamento di diversi corpi di fabbrica, finalizzato a trasformare più residenze in un'unica grande dimora: irregolarità analoghe si leggono nelle planimetrie, che lasciano ipotizzare una vicenda costruttiva ben più articolata di quanto la facciata unitaria non suggerisca. L'edificio ha oggi la solennità di un palazzo patrizio, caratterizzato dallo scenografico scalone settecentesco e da una serie di stanze infilate l'una dopo l'altra, con belle porte ornate.
Il fregio del Guercino occupa una sala del piano nobile, alla quale si accede attraverso lo scalone monumentale; l'ambiente prende luce dalle prime due finestre poste all'estremità sinistra dell'edificio. Dalla metà del XIX secolo il fregio, insieme al sovrastante soffitto ligneo, è rimasto occultato da un controsoffitto, e le pitture sono tornate visibili solo con il restauro reso necessario dai danni del terremoto del 2012.
Storia Come ricorda il Malvasia, biografo del Guercino, il fregio con le gesta mitiche di ProvencoProvenco fu un soldato cesareo e, secondo la tradizione, il capostipite della famiglia Provenzali. fu dipinto dal pittore assieme ai suoi allievi.
Il recente restauro dell'edificio ha riportato alla luce l'intero ciclo decorativo ed il prezioso soffitto ligneo, di oltre 67 m2, raffigurante le costellazioni tolemaiche (comprovate anche dalle stelle dipinte apposte sulle stesse) che appaiono inserite tra racemi di acanto e putti che alternativamente reggono ghirlande o panneggi intervallati da volti con copricapi i cui nastri formano volute e accrocchi. Alcuni particolari pittorici del fregio culminano sul soffitto comprese le ombre delle figure a monocromo.
Il ciclo pittorico in esame, come riporta lo storico dell'arte Renato Roli nel 1968, è molto probabile che sia stato commissionato dal nobile Alberto Provenzali, fratello del grande pittore e mosaicista Marcello Provenzale, che ha affidato al giovane Guercino la decorazione di una sala nella propria casa.
Descrizione Gli affreschi che raffigurano le gesta di Provenco si trovano al piano nobile, ma non erano visibili fino al restauro del 2019 perché rimanevano nascosti nell'intercapedine tra l'antico soffitto e uno più basso costruito nella seconda metà dell'Ottocento. Gli affreschi sulle gesta di Provenco furono commissionati da Alberto Provenzali; . nel 1614/15 al Guercino, il quale via via adornò la fascia attorno al soffitto di undici storie in figure di circa tre palmiLe dimensioni metriche del fregio sono due pareti di 9,20 metri e due pareti di 7,30 metri per una altezza di 1,90 metri. Cfr. ., rappresentanti le azioni di Provenco prode guerriero e capostipite della famiglia Provenzali.
Nei vari compartimenti si leggono sotto ad ognuno vari motti latini, nei quali si legge che: ” Provenco nipote di Antebrogio e di Iccio Remo primati della città di Reims segue le parti di Cesare; che pugnando Cesare contro Ariovisto Re de' Germani viene gravemente ferito; che va con Cesare a combattere in Germania; che colla flotta di Cesare passa in Bretagna; che ritorna in Italia; che combatte valentemente contro gl'Ispani; che gli vien dato il comando di una coorte ausiliaria in Egitto; che nel trionfo di Cesare incede fra i Centurioni; che dopo l'uccisione di Cesare si reca a Bologna, e si ammoglia; che per le discordie de' Bolognesi si ripara colla moglie alla Palude Padusa, ed ivi diviene Padre. Pare, che le epigrafi sottoposte ai fregi siano state inventate da Alberto per trarre da nobile principio la sua origine, e date al pittore come soggetto per le sue pitture..”.
Le undici scene sono inserite in una architettura (anch'essa dipinta) con quadrature che simulano cornici, cornicioni, lesene e capitelli, sormontate da cartigli ed elementi in finto marmo policromo. Intervallano le scene raffigurate quattro figure di telamoni monocromi sostenuti da mensole a voluta che, fittiziamente, sorreggono le due travi portanti del soffitto e quattro figure monocrome inserite entro nicchie. Ai quattro angoli, seduti su mensole, quattro putti interagiscono con festoni e frutti. Al di sotto delle scene la descrizione, entro ampi cartigli, degli episodi raffigurati. Una descrizione molto completa sugli affreschi delle gesta di Provenco ci è fornita da Gaetano Atti, nel suo trattato Intorno alla vita e alle opere di G.F. Barbieri detto il Guercino. Il professor Sandro Zannarini ha dimostrato che le scene che si susseguono nei primi sei riquadri sono ispirate alle campagne di Giulio Cesare, descritte nel De bello Gallico, cui si aggiungono due riquadri che descrivono gli episodi della guerra civile, con la campagna di Spagna e d'Egitto. Un nono riquadro raffigura il trionfo di Cesare con al seguito Provenco; gli ultimi due, molto enigmatici e di difficile interpretazione, riguardano Provenco che si sposa con Livia e si accasa in Cento. Questi ultimi tre riquadri, posti nella parete est della sala, sono di difficile interpretazione perché in parte sono raffigurati su muro e in parte su finestrelle di legno. L'Algarotti cita una camera intitolata della musica perché era adorna di emblemi musicali e di figure analoghe, che probabilmente non era più visibile nella prima metà dell'ottocento.. Queste finestrelle potevano essere tolte e i musici potevano suonare nascosti alla vista degli uditori, allietando le serate della famiglia Provenzali e presumibilmente dei loro ospiti.
Chi possa essere l'eroe Provenco, raffigurato nei vari riquadri, è difficile dirlo, ma se osserviamo attentamente i vari personaggi in primo piano nelle diverse scene, si può notare sempre un soldato con l'armatura color ocra e la folta barba collocato a fianco del comandante, o che conversa con lui, quest'ultimo di solito è rappresentato a cavallo.
Nel primo riquadro a lato del camino, a sinistra per chi entra nella sala si legge: ”Gallia Transalpina et Cisalpina decerniturCesare scelse la Gallia Transalpina e Cisalpina. Cfr. .”. È dipinto un loggiato ad archi, che lascia vedere un prospetto di città. Sembra la sala di un Senato con un trono. Un Imperatore entra con lo scettro, conversando con due Senatori. A fianco, dentro una nicchia Giove adirato coi fulmini in mano assiso su di un sasso, nudo e con muscoli ben marcati.
Nel secondo riquadro si legge: “ Provencus Antebrosii Rhemi nepos singulari virtute iuvenis. Caesaris partes, castraque sequiturProvenco nipote di Antebrosio, di Remi (attuale Reims), giovane di straordinario valore. Segue le parti e gli accampamenti di Cesare.”. Sono raffigurati una moltitudine di guerrieri astatiCavalieri armati di hasta, che nell'ordinamento militare romano venivano in seconda linea dietro i principes. a cavallo che assediano una Città, sulle cui mura sono presenti molte persone. A sinistra si vedono dei guerrieri appiedati radunati che brandiscono la spada con lo scudo al braccio. Al lato destro del camino vi è come confine una figura a chiaroscuro, il dio Nettuno che in bellissimo scorcio, conficca un tridente sulla testa di un pesce.
Nel terzo riquadro si legge: “Caesare contra Ariovistum Germanorum regem pugnante Provencus gravi vulnere sauciaturQuando Cesare combatteva contro Ariovisto, re dei Germani, Provenco venne ferito gravemente.”. Sono visibili dei soldati in battaglia, in una pianura intramezzata da un fiume (le Doa - Flumen DubisIl fiume Dubis (attualmente Doubs) si trova nella Svizzera occidentale ed è citato nella campagna di Giulio Cesare contro gli Elvezi. Cfr. e .) che respingono chi vuole traghettare su una barca. La città che si vuole occupare, è chiamata VesontionemLa prima testimonianza scritta sulla città di cui siamo a conoscenza appare nel De bello Gallico di Giulio Cesare sotto il nome di Vesontionem; è l'attuale Besançon. Cfr. ., visibile su di un monte. Fra i cavalieri accorsi, e i soldati si osserva steso al suolo un soldato che sarà Provenco, con una mano sulla testa in atto dolorante, e con la sinistra imbraccia ancora lo scudo.
Nel De bello Gallico, Giulio Cesare ci narra l'episodio: ”Dopo tre giorni di marcia gli riferirono che Ariovisto era partito dai suoi territori già da tre giorni e si dirigeva con tutte le truppe verso Vesonzione, la più grande città dei Sequani per occuparla. Vesonzione è difesa naturalmente dal fiume Dubis che la circonda quasi completamente, […] dove non scorre il fiume, sorge un monte molto elevato, la cui base tocca entrambi i lati le sponde del Dubis. Un muro circonda il monte, lo unisce alla città e ne fa una roccaforte; ..”.
La scritta presente nel cartiglio, che indica il capo tribù Ariovisto,. indica senza alcun dubbio che la fonte utilizzata per la rappresentazione della scena è tratta dal De bello Gallico. Nella seconda parte del Libro primo, del De bello Gallico, Cesare invia immediatamente un'ambasciata presso gli Edui, imponendo un patto di protezione e interesse nella causa degli Edui, ossia riguardo l'aiuto romano nella riconquista dei territori persi nel 72 a.C. durante varie battaglie contro i Germani. Nel 58 a.C. essendo imminente la minaccia di Ariovisto, capo delle tribù germaniche, Cesare non esita a cogliere l'occasione per trascinare Ariovisto nella battaglia, incontrandolo presso il Reno, e imponendo un ultimatum al popolo germanico con varie condizioni, tra cui non attraversare il fiume per giungere in Gallia..
A fianco è presente una figura a cavallo di un delfino, che sostiene la trave con gli omeri, e con le braccia. Nel quarto riquadro si legge: “Provencus in Germaniam cum Caesare contenditProvenco marcia in Germania con Cesare.”. Giulio Cesare a cavallo con il mantello rosso (Giulio Cesare era solito indossare sopra la corazza un mantello rosso, il paludamentum, per distinguersi dai suoi soldati.), dà ordini ai soldati appiedati sulla sponda di un fiume, su cui si sta fabbricando un ponte di legno. Sono visibili inoltre, monti in lontananza, e sopra uno di questi una città, che sembra ardere.
Nel 55 a.C., Giulio Cesare deciso ad attuare un'azione decisiva intimidatoria contro i Tencteri e Usipeti, invade la Germania, facendo costruire un ponte di legno sul Reno, poiché riteneva che l'impiego delle navi non fosse abbastanza sicuro e non lo giudicava consono alla sua dignità e del popolo romano.. Molto probabilmente il ponte di legno costruito da Giulio Cesare, raffigurato nel fregio è quello costruito nel 55 a.C. e fatto distruggere dopo il rientro in Gallia.. In base ad alcuni ritrovamenti archeologici, il ponte di legno si troverebbe in una località da identificare con Neuwied, a quindici chilometri a valle di Coblenza. La città che arde in lontananza, forse si riferisce al seguente episodio narrato nel De bello Gallico: ” Dopo che Cesare aveva varcato il fiume, marciò verso il territorio dei Sigambri, i quali si erano ritirati nella foresta, […] Cesare diede alle fiamme tutti i villaggi e le singole abitazioni e distrusse i raccolti […]..”.
A lato c'è una figura dipinta a gesso, assisa su di un cane, che col collo, e con le mani sostiene la trave.