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La seconda stagione della serie televisiva Il commissario Ricciardi, composta da 4 episodi, è stata trasmessa in prima visione e in prima serata su Rai 1 dal 6 al 21 marzo 2023. Il primo episodio è stato pubblicato in anteprima su RaiPlay il 4 marzo.

nº Titolo Prima TV 1 Febbre 6 marzo 2023 2 Anime di vetro 13 marzo 2023 3 Serenata senza nome 20 marzo 2023 4 Rondini d'inverno 21 marzo 2023

Febbre Fortino nel Cilento, agosto 1933. Ricciardi visita la tomba della governante Rosa (posta accanto a quella della baronessa Marta, madre dell'uomo) e solo qui simbolicamente le confida ciò che le aveva sempre taciuto, ovvero la capacità di vedere le anime delle vittime di morte violenta, e di aver deciso di non avere figli per evitare che anche loro ereditino tale maledizione, che la stessa madre gli ha trasmesso suo malgrado.

Napoli. Al Bancolotto di vicolo della Speranzella, nel quartiere di Montecalvario, viene trovato il cadavere di Gaspare Rummolo detto 'O Cecato, un “assistito”, ossia una persona cui i defunti, secondo la credenza popolare, rivelano i numeri vincenti al Lotto, per cui ne è interpellato dai giocatori; il fantasma dell'uomo, ucciso nella sua camera con un colpo di lama all'occhio sinistro, continua a ripetere "Ventuno, nove e diciannove". Come Maione spiega a Ricciardi, per le stesse tradizioni solo le anime del Purgatorio possono parlare in sonno ai vivi: in particolare quelle più propense a dare i numeri pare siano quelle di persone giustiziate e pentite, oppure quelle morte in modo violento.

Le indagini si concentrano subito sul conte Romualdo Palmieri di Roccaspina, che aveva urgenza di contattare Rummolo, e su sua moglie Bianca: infatti il conte è dipendente dal gioco d'azzardo e tale dipendenza sta portando i coniugi sul lastrico; sua moglie ritiene che Rummolo abbia alimentato la patologia del marito, perciò non è dispiaciuta per il suo decesso.

Ricciardi trova nella camera del morto uno specchio, cosa strana dato che Rummolo era cieco; nemmeno Vincenzo e Maria Caruso, fratello e sorella proprietari del Bancolotto che avevano dato all'uomo la camera, sapevano che possedeva tale oggetto. Bambinella informa Maione che, il giorno prima di essere ucciso, Rummolo aveva litigato con Gennaro Luise, un uomo pericoloso e temuto da tutti che abita vicino alla ricevitoria, per una grossissima somma giocata su un terno i cui numeri però non erano usciti; Luise è un'usuraia e tra i suoi clienti c'è anche il conte Palmieri. I numeri che Rummolo aveva 'dato' a Luise erano ventuno, nove e diciannove.

Il conte Palmieri, spinto dalla moglie, rivela a Ricciardi che Luise riscuote i crediti in una locanda a Salita Arenella. Luise nega di aver ucciso Rummolo, e quando Ricciardi prova a portarlo in Questura lo minaccia con una lama nascosta nel suo bastone ma, dopo che il commissario gli risponde che se lo uccidesse gli farebbe un favore, lo strozzino desiste perché colpito da una tale imperturbabilità, che associa alla conoscenza di un grande dolore, e lo porta in casa dove abita con suo fratello Mario, malato e costretto a letto. Luise spiega a Ricciardi che due anni prima aveva mandato il fratello a Marsiglia, dove gestiscono due pescherie, per far condurre a Mario una vita onesta; purtroppo da un mese Mario era tornato a Napoli nelle condizioni in cui adesso versa, e Luise non vuole che nessuno sappia del suo stato perché non vuole che la gente ne tragga soddisfazione né che compatisca suo fratello. Per tale motivo Luise si è rifiutato di fornire un alibi alle autorità, tuttavia giura a Ricciardi che la notte in cui Rummolo è stato ucciso stava assistendo il fratello con un'infermiera. Il commissario, poco prima di andarsene, rimprovera Luise perché prova più vergogna per la condizione di suo fratello che per la paura che con le sue minacce e soprusi arreca alle persone.

Ricciardi sente per caso due donne discutere dei numeri dati da Rummolo a Luise, che stavolta sono usciti e che corrispondono a "donna bella", "desiderio" e "parto", sebbene il nove possa significare anche "addio". Il commissario ripensa allo specchio trovato nella camera di Rummolo e conclude che il motivo per cui l'uomo è stato ucciso non riguarda il gioco d'azzardo: se egli infatti era vestito di tutto punto, nonostante fosse passata la mezzanotte, era perché aspettava qualcuno, e che fosse già in possesso delle chiavi della sua stanza, cioè i Caruso e il giovane Gaetano, impiegato del Lotto. Ricciardi rammenta ai tre una frase che Maria aveva pronunciato riguardo alla «bellezza del cuore», intuendo che lo specchio sia suo e che lo usasse per sistemarsi dopo aver visitato Rummolo, col quale aveva una relazione; allora la donna ammette di provare rabbia nei confronti del fratello perché l'ha tenuta praticamente sempre chiusa in casa dato che la gente la deride perché brutta: Rummolo invece, cieco, non la giudicava per il suo aspetto e lei aveva finito per innamorarsene. L'uomo però aveva deciso di interrompere la relazione per il timore che Vincenzo li scoprisse e potesse decidere di mandarlo via, dacché secondo lui nessuno la poteva avvicinare con sincerità. Quando in sogno gli erano arrivati i numeri corrispondenti a "donna bella", "desiderio" e "addio", si era convinto che separarsi fosse l'unica soluzione. A questo punto Maria, sconvolta, aveva afferrato il taglierino che aveva con sé e aveva colpito all'occhio sinistro il suo amante, uccidendolo.

Bruno Modo, durante una delle sue abituali visite in un bordello, conosce la nuova prostituta Lina e col tempo se ne innamora, ricambiato. La richiesta di trasferimento in Italia di Manfred viene accettata e gli viene affidata una missione diplomatica. Dopo le insistenti domande della madre, Enrica le rivela che intrattiene una corrispondenza con un ufficiale tedesco, mentre con il padre ammette che, nonostante Manfred sia gentile e premuroso, lei è ancora innamorata di Ricciardi, il quale però è diventato freddo, distaccato: allora Giulio rivela alla figlia di aver parlato col commissario per convincerlo ad andare a Ischia e chiarirsi con lei. Enrica non lo aveva visto né sa che Ricciardi aveva scorto il bacio da lei scambiato con Manfred. Da parte sua, Livia, intuendo che tra Enrica e Ricciardi c'è un legame, chiede a Falco di indagare sulla ragazza. Tra Nelide e l'ortolano Tanino inizia a nascere una certa simpatia.

Tratto da: Febbre (racconto contenuto nella raccolta Giochi criminali, Einaudi 2014) e Lo spirito giusto (novella, BUR Rizzoli 2021). Altri interpreti: Arturo Muselli (conte Romualdo Palmieri di Roccaspina), Domenico Pinelli (Tanino Sarracino), Franca Abategiovanni (Maria Caruso), Marianna Robustelli (Lina), Giovanni Allocca (Cesarano), Francesco Borragine (Giovanni Maione), Dominique Donnarumma (Benedetta Maione), Pietro Piccirillo (Antonio Maione), Rosalba Caggiano (Maria Maione), Valentina Ciriello (Clara, cameriera di Livia), Pasquale Nastri (autista di Livia), Patrizia Spinosi (maîtresse Clara), Antonio De Rosa (Gaspare Rummolo), Enzo Casertano (Vincenzo Caruso), Giovanni Marra (Gaetano), Edoardo Velo (Gennaro Luise), Thayla Orefice (dirimpettaia), Carmen Di Marzo (dirimpettaia), Carmine De Luca (custode del palazzo dove abitava Luise), Marisa Carluccio (signora del palazzo dove abitava Luise), Fortunato Iannaccone (Peppe, oste della locanda), Nikolay Selikowsky (graduato nazista), Rosario D'Anna (bambino di Fortino), Rosanna Amoroso (bambina di Fortino), Luigi Russo (Mariano, cognato di Maione), Veronica Andreano (Anna, sorella di Lucia), Annalisa D'Ambrosio (donna cilentana), Francesca Annunziata (donna cilentana). Ascolti: telespettatori – share 21,5%.

Anime di vetro La contessa Bianca Palmieri di Roccaspina chiede a Ricciardi di risolvere un caso di omicidio per il quale è accusato il marito Romualdo, secondo lei ingiustamente, poiché afferma che la notte del delitto è rimasto nella sua stanza, ubriaco. Il morto è l'avvocato Ludovico Piro, che segretamente faceva lo strozzino con i nobili, trovato riverso sulla scrivania del suo studio a Santa Lucia con la giugulare recisa da un'arma appuntita; il conte, rinchiuso nel carcere di Poggioreale, si è autoaccusato dell'omicidio ma ha chiesto al proprio avvocato di riuscire a fargli avere la minor pena possibile. Ricciardi sente il fantasma di Piro dire «È deciso così, è inutile parlare».

Dalla vedova dell'avvocato, la signora Costanza, Ricciardi e Maione vengono a sapere che Piro amministrava alcuni enti religiosi molto importanti, godendo della fiducia del vescovo e di alti funzionari dello Stato. La mattina in cui il conte e l'avvocato hanno avuto un'accesa discussione, in casa c'erano Costanza, la cameriera e l'autista, mentre l'adolescente figlia Carlotta era a scuola. Ricciardi e Moscato, l'avvocato del conte, provano a far confessare a quest'ultimo la verità, ma il conte insiste nel non dire nulla, affermando che anche se rischia 21 anni di prigione uscirà prima per buona condotta.

Bambinella spiega a Maione che Carlo Maria Fossati Berti, duca di Marangolo, è innamorato della contessa Palmieri di Roccaspina, ma lei non lo ricambia, anche se ha piacere che continuino a essere amici (come la stessa contessa racconta a Ricciardi); inoltre, da un ex collega ha saputo che l'autista di Piro è stato licenziato dopo la morte dell'avvocato perché non si possono più permettere tale spesa. Il duca incontra Ricciardi e ribadisce quanto dichiarato al commissario da Bianca, la quale un anno prima gli aveva rivelato che il marito era stato picchiato; per tale ragione il duca aveva deciso di aiutarlo, ma solo per amore di Bianca: aveva chiesto a Piro di aiutare Romualdo e che avrebbe pensato lui a onorarne i debiti, ma alla condizione che nessuno sapesse chi stesse pagando; a un certo punto, però, Piro smise di accettare il suo denaro. In più il duca spiega di essere malato e prossimo alla morte (quindi non avrebbe avuto neanche motivo di prendersela col conte) e di aver visitato Bianca per avvertirla perché temeva che Romualdo potesse decidere di farla finita.

L'ex autista della famiglia Piro si presenta in Questura e, tra le altre cose, spiega a Maione e Ricciardi che la giovane Carlotta voleva andare a scuola a piedi, per questo non si faceva accompagnare e usciva presto; in più, il giorno prima dell'omicidio lui aveva portato Piro al convento della Madonna Incoronata, dopo Pomigliano d'Arco, ma il giorno dopo l'avvocato gli aveva chiesto di esservi riaccompagnato, come se avesse scordato qualcosa. La madre superiora del convento-collegio spiega, senza scendere nei dettagli, che si trattava di una questione personale che però non aveva niente a che fare con quanto accaduto dopo.