Il socialismo è un complesso di ideologie, movimenti e dottrine legato a orientamenti politici di sinistra tendente a una trasformazione della società finalizzata a ridurre le disuguaglianze fra i cittadini sul piano sociale, economico e giuridico.

Originariamente tutte le dottrine e movimenti di matrice socialista miravano a perseguire i propri obiettivi attraverso l'abolizione delle classi sociali e la soppressione totale della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. Fino al 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. In quell'anno, nel Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, si opera la distinzione tra "socialismo utopico" e "socialismo scientifico", il solo, quest'ultimo, che secondo Marx ed Engels può garantire la transizione verso una fase successiva, il "comunismo", per evidenziarne polemicamente le differenze con il primo.

Descrizione Per socialismo si intende uguaglianza formale con l'obiettivo di raggiungere anche quella sostanziale. Nel pensiero marxista, il socialismo e il comunismo divennero due fasi della rivoluzione: la fase socialista, cioè quella delle statalizzazioni, che facevano parte della dittatura del proletariato, che si realizzava in un nuovo concetto di Stato, diverso da quello borghese; poi la fase comunista, che prevedeva l'abolizione delle classi, intesa come libera associazione di tutti.

Contemporaneamente si sviluppava un'altra forma di dottrina di analoga matrice socialista, l'anarchismo, un'ipotesi di organizzazione i cui obiettivi egualitari in termini economici sociali e civili venissero fondati sull'autonomia e la libertà degli individui, contrapponendosi a ogni forma di potere costituito compreso quello statale. Tale dottrina, prendendo le mosse dal pensiero dell'illuminista William Godwin, si concretizzava nelle teorie di Pierre-Joseph Proudhon, fin dagli esordi in polemica con Marx. Lo scontro divampò progressivamente nel corso del secolo, e ulteriormente all'interno dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori (Prima Internazionale), portando tra il 1871 e il 1872 a una prima scissione, concretizzata nel 1896. Nel XX secolo, marxisti e anarchici si troveranno spesso a condividere e combattere insieme nelle fasi iniziali dei moti rivoluzionari di ispirazione socialista come la guerra civile spagnola o la rivoluzione d'ottobre russa, giungendo in fasi successive a scontri e repressioni da parte delle fazioni marxiste verso i socialisti libertari (rivoluzione anarchica spagnola, rivolta di Kronštadt, insurrezione rivoluzionaria d'Ucraina, e altri). Il filone, nel tempo, si è suddiviso in aree con diverse connotazioni, fondendo temi propri di varie ispirazioni, originando socialismo libertario, anarco-comunismo, anarco-sindacalismo, eccetera.

In ogni modo, il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l'Ottocento. I partiti che prendevano parte alla Seconda Internazionale, tutti definitivamente di ispirazione marxista dopo il IV congresso di Londra del 1896, venivano denominati socialisti o socialdemocratici.

Il socialismo, nel tempo, si è diviso e ha fuso il pensiero socialista con altre connotazioni politiche. I principali esempi di queste sintetizzazioni sono il socialismo cristiano, il socialismo islamico, l'ecosocialismo, il socialismo nazionale, il socialismo libertario, il socialismo liberale, il socialismo democratico e il socialismo del XXI secolo.

Sviluppi e ideologie

Il socialismo è una corrente di pensiero legata ai movimenti politici che, a partire dal XIX secolo, lottarono per modificare la vita sociale ed economica delle classi meno abbienti e in particolare del proletariato. Il movimento operaio da cui scaturì il socialismo pose per la prima volta il problema della giustizia sociale. In una prospettiva di analisi teorica storica, quindi, mentre si vede il periodo feudale come caratterizzato dal predominio dell'aristocrazia e del clero, e il periodo post-rivoluzioni francese ed americana come caratterizzato dall'ascesa al potere sociale della borghesia (e quindi del liberalismo e del capitalismo), il socialismo dovrebbe essere lo stadio successivo, caratterizzato dal predominio delle classi popolari che detengono il potere economico e asserviscono, o addirittura annullano, lo Stato.

Il socialismo si oppone inizialmente al liberalismo classico, che postula il liberismo in economia, chiedendo invece la nazionalizzazione o la socializzazione di tutte o parte delle attività economiche e dei mezzi di produzione. Il criterio economico socialista di gestione delle risorse e di produzione non è quello del profitto individuale ma quello della ricerca del bene comune collettivo. Il socialismo contesta inoltre l'idea delle neutralità delle istituzioni statali rispetto alla lotta di classe e si batte per un mutamento del ruolo dello Stato o, addirittura, nella versione avanzata dall'anarchismo, per la sua eliminazione.

Sul piano internazionale il movimento socialista nasce come un movimento favorevole all'autodeterminazione dei popoli, contrapponendosi al nazionalismo e all'imperialismo occidentali. Nell'ala riformista e della socialdemocrazia la linea politica è spesso pacifista, mentre storicamente i socialisti rivoluzionari hanno auspicato una rivoluzione violenta. Nella prassi tuttavia, soprattutto durante il periodo della prima guerra mondiale, molti partiti socialisti o correnti di essi finiscono per abbandonare il pacifismo e l'internazionalismo, appoggiando le imprese belliche dei loro paesi con motivazioni patriottiche. Un esempio è il nazionalismo dell'Unione Sovietica che scaturì dalla politica di Stalin del socialismo in un solo paese prima e dalla "grande guerra patriottica" poi (anche se per i più ortodossi ciò che si instaurò nella Russia post-rivoluzionaria non si può definire esattamente "socialismo").

Partiti e movimenti estremamente diversi fra loro si sono definiti socialisti: molti di essi sopravvivono ancora oggi e formano una delle più importanti correnti politiche in Europa, nonché la principale componente della sinistra europea, con la definizione di socialdemocrazia. Il movimento socialista conosce numerosissime scissioni, accuse reciproche di aver tradito gli ideali originari asservendosi allo Stato liberale, ecc. La scissione più importante è probabilmente quella verificatasi all'indomani della rivoluzione d'ottobre, che vede una larga fetta della sinistra dei partiti socialisti staccarsi e scegliere la denominazione comunista, già utilizzata in passato da alcuni teorici socialisti come Karl Marx.

Le origini: il socialismo utopico

I movimenti ottocenteschi derivano dalle lotte rivoluzionarie repubblicane della Rivoluzione francese (con il movimento dei Montagnardi e dei Sanculotti) e dalle rivolte contadine che dal Medioevo si ripetevano ciclicamente contro l'aristocrazia terriera. Talvolta queste rivolte assumevano connotati religiosi che sfociavano nell'egualitarismo e nella comunione dei beni di produzione.

Nel primo socialismo troviamo quindi un significativo legame con la matrice dell'illuminismo: le due correnti condividono battaglie ideali come la lotta all'oscurantismo e la ricerca dell'emancipazione umana. Tale continuità è riscontrabile nel pensiero e nell'azione di figure di raccordo come Filippo Buonarroti e Adam Weishaupt, che tradussero il razionalismo settecentesco in primi modelli di eguaglianza e organizzazione politica.

Nel XIX secolo si ebbe il socialismo di Robert Owen in Inghilterra, mentre in Francia si diffuse il sansimonismo: una corrente politico-religiosa che divulgava il pacifismo e proponeva una riorganizzazione della società industriale in cui ciascun individuo avrebbe ricoperto il ruolo più adatto alle proprie capacità.

Su posizioni differenti si collocarono l'insurrezionalismo di Auguste Blanqui e la teoria anarchica di Pierre-Joseph Proudhon, sostenitore del socialismo libertario. Quest'ultimo portò avanti un duello ideologico con Karl Marx, il quale lo definirà nel suo Manifesto del Partito Comunista come "socialista conservatore" e "borghese". Il contrasto Marx-Proudhon porterà al famoso scontro di penna che sfocerà negli scritti contrapposti: Filosofia della miseria e Miseria della filosofia.

Il termine socialismo utopico fu introdotto proprio da Marx per distinguere queste prime teorie dalla propria dottrina, definita socialismo scientifico in quanto fondata su analisi storiche e socio-economiche rigorose, in contrapposizione alle correnti passate considerate prive di basi empiriche e guidate da sole aspirazioni ideali.

Il socialismo scientifico e le sue derivazioni

Il termine socialismo scientifico viene coniato da Karl Marx per indicare la sua visione del socialismo, illustrata nelle sue numerose opere sulla società, sulla storia e sull'economia. In opposizione al socialismo utopico, Marx riteneva che la prassi del movimento operaio dovesse essere ispirata da una rigorosa analisi. A Marx si deve la nozione di lotta di classe, illustrata nel Manifesto del Partito Comunista del 1848. Marx si propone nelle sue opere di dimostrare come il capitalismo, gestito dalla borghesia, opprimesse il proletariato (lavoratori industriali) nella fase storica in cui scriveva. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori, ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva ottenendo così profitto (vedi marxismo per i dettagli); questo, secondo Marx, porta ad un'insostenibile sperequazione nella distribuzione della ricchezza.

Marx riteneva che le classi lavoratrici di tutto il mondo, presa coscienza dei propri obiettivi comuni, si sarebbero unite per rovesciare il sistema capitalistico. Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta - dopo un periodo di transizione in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione (dittatura del proletariato) - una società comunista in cui la proprietà sarebbe diventata collettiva. In questo modello, lo Stato era destinato a dissolversi progressivamente, mentre la proprietà privata sarebbe rimasta limitata ai soli beni ad uso personale.

Secondo la visione marxiana, la proprietà collettiva dei mezzi di produzione avrebbe eliminato lo sfruttamento e la divisione in classi sociali, permettendo così la piena realizzazione dell'individuo. L'ateismo, caratteristica del socialismo marxista, era una conseguenza logica del materialismo dialettico che il marxismo adottava come metodo.

Il socialismo libertario e l'anarchismo

A partire dalle basi del pensiero socialista e dalle teorie di Marx e dei suoi contemporanei, sorsero numerosi orientamenti politico-filosofici. Alcuni integrarono del pensiero marxista soltanto il metodo d'analisi della società; altri ne accolsero appieno l'impostazione rivoluzionaria, marginalizzando i contributi del socialismo non marxista.

La nascita di una società di uomini liberi e uguali dal punto di vista dei diritti è il concetto chiave attorno ai quali si articolano tutti i progetti libertari; le idee anarchiche entrarono presto in conflitto sia con le concezioni riformiste del socialismo che con le concezioni marxiste, in particolare per quanto riguarda l'uso dello Stato come mezzo rivoluzionario. Gli anarchici Michail Bakunin e Pëtr Alekseevič Kropotkin, che presero l'avvio dalle idee del socialista utopico di matrice anarchista Pierre-Joseph Proudhon, vengono oggi considerati i principali rappresentanti ottocenteschi del socialismo libertario, ma alcune delle idee basilari affondano le radici in Godwin.

Fra gli italiani, un noto esponente del socialismo libertario è Gino BiancoSi veda: Gino Bianco, Socialismo libertario, Una città, Forlì 2011..

Associazione Internazionale dei Lavoratori o Prima internazionale