La battaglia di Rostov del 1943 venne combattuta nel corso della grande controffensiva generale del 1942-1943 sferrata dall'Armata Rossa sovietica durante la seconda guerra mondiale sul Fronte orientale.
Dopo l'accerchiamento della 6. Armee della Wehrmacht a Stalingrado e mentre erano in corso i durissimi combattimenti nel settore della sacca, l'Armata Rossa aveva continuato ad attaccare in tutti i settori meridionali del fronte e aveva costretto alla ritirata i tedeschi sia nel Caucaso sia nel settore del basso e medio Don.
Dopo complicate manovre tattiche e prolungati combattimenti, i sovietici entrarono infine a Rostov e liberarono la città entro il 14 febbraio 1943 anche se non riuscirono, come era nei piani di Stalin, a tagliare fuori e distruggere le ingenti forze tedesche che dal 28 dicembre 1942 erano in ritirata dal Caucaso.
La liberazione di Rostov, ottenuta lo stesso giorno della riconquista di Vorošilovgrad, due giorni prima della ripresa di Charkov e una settimana dopo la liberazione di Kursk, sembrò segnare un successo decisivo per i sovietici e preannunciare la vittoria definitiva dell'Unione Sovietica.
Storia
La controffensiva invernale sovietica
La grande città sovietica di Rostov sul Don aveva costituito un centro strategico e un obiettivo importantissimo fin dall'inizio della campagna sul Fronte orientale della seconda guerra mondiale; per la sua posizione quasi alla foce del fiume Don rappresentava una vera "porta di accesso" per le importanti regioni del Kuban' e del Caucaso che erano tra gli obiettivi politico-economici più importanti di Adolf Hitler. Nel novembre 1941 i tedeschi avevano conquistato per la prima volta la città ma erano stati immediatamente contrattaccati e costretti alla ritirata a nord del Don, subendo la prima sconfitta dell'operazione BarbarossaJ. Erickson, The road to Stalingrad, pp. 265-266.. Nell'estate 1942, durante la operazione Blu, Rostov era stata raggiunta e conquistata una seconda volta dai tedeschi il 25 luglio 1942. Le forze della Wehrmacht avevano attraversato il fiume ed erano avanzate in massa verso sud e sud-est creando una situazione gravissima per l'Armata Rossa che aveva ripiegato in profondità fino alle montagne del Caucaso e al fiume Terek abbandonando vasti territoriJ. Erickson, The road to Stalingrad, pp. 370-371 e 376-380..
La grande controffensiva invernale sovietica, iniziata nel novembre 1942 con il rapidissimo accerchiamento della 6. Armee tedesca a Stalingrado, cambiò completamente la situazione e consenti a Stalin e allo Stavka di pianificare una serie di nuove grandiose offensive per vincere definitivamente la guerra; in questi piani l'obiettivo di raggiungere e liberare al più presto Rostov e i suoi ponti sul Don, rivestiva un'importanza fondamentaleA. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, pp. 350-351.. L'originaria operazione Saturno prevedeva infatti una gigantesca offensiva a tenaglia da parte del "Fronte Sud-occidentale" del generale Nikolaj Vatutin e del "Fronte di Voronež" del generale Filipp Golikov contro le armate italiane e rumene del Gruppo d'armate B, schierate precariamente lungo il corso del medio Don; dopo lo sfondamento, i piani prevedevano l'immissione di ulteriori potenti riserve meccanizzate per avanzare in un colpo solo direttamente fino a Rostov da nord-ovestJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 6-7.. In caso di successo questa manovra avrebbe portato alla distruzione non solo del Gruppo d'armate Don, schierato a sud-est del Don al comando del feldmaresciallo Erich von Manstein, ma anche dell'intero Gruppo d'armate A del generale Ewald von Kleist che era sempre fermo sulla linea Terek-Caucaso-Sukhumi-Tuapse.
Nella realtà un piano così gigantesco e ambizioso si dimostrò ineseguibile, in primo luogo a causa dello spostamento delle riserve meccanizzate sovietiche destinate ad avanzare su Rostov che invece dovettero essere frettolosamente dirottate a sud del Don, sul fronte del fiume Myskova, per fronteggiare l'inattesa controffensiva sferrata il 12 dicembre 1942 dal feldmaresciallo von Manstein con tre Panzerdivision al comando della 4. Panzerarmee del generale Hermann Hoth, per andare in soccorso della 6. Armee accerchiata a StalingradoJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 11-12.. L'operazione Piccolo Saturno, sferrata dall'Armata Rossa il 16 dicembre quindi ridusse i suoi obiettivi strategici ma ottenne ugualmente un grande successo, travolgendo le armate italiana e rumena e mettendo in pericolo i campi di aviazione tedeschi e le retrovie delle forze del feldmaresciallo von Manstein.A. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, pp. 368-376. L'intervento delle riserve meccanizzate sovietiche, costituite dalla 2ª Armata della Guardia del generale Rodion Malinovskij, contribuì inoltre in modo decisivo a fermare la controffensiva tedesca verso la sacca di Stalingrado, segnando definitivamente il destino delle truppe tedesche accerchiate. Il 24 dicembre 1942 il "Fronte Meridionale" del generale Andrej Erëmenko rinforzato con quattro corpi meccanizzati e un corpo carri, passò a sua volta all'offensiva sul fronte della Myškova e superò rapidamente la resistenza delle deboli forze del generale Hoth; i carri armati sovietici del 7º Corpo carri e del 6º Corpo meccanizzato liberarono Kotel'nikovo il 29 dicembre 1942A. Samsonov, Stalingrado, fronte russo, pp. 381-384..
Nonostante le alterne vicenda della guerra e le variazioni della pianificazione strategica sovietica, l'obiettivo di Rostov restava fondamentale per Stalin e l'alto comando; a nord del Don le forze meccanizzate dei generali Vatutin e Golikov alla fine del dicembre 1942 erano state rallentate nella loro avanzata verso il Donec da alcuni efficaci contrattacchi delle Panzerdivision tedesche richiamate da altri fronti, ma nel settore di Kotel'nikovo, a sud della grande ansa del Don, le forze del generale Hoth avevano subito una pesante sconfitta ed erano fortemente indeboliteE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, pp. 290-291.. La 17. Panzerdivision e la 23. Panzerdivision avevano ancora solo poche decine di carri armati, mentre la 16ª Divisione motorizzata era quasi isolata a Ėlista. In questo settore quindi Stalin e lo Stavka intendevano riprendere al più presto l'offensiva che avrebbe potuto aprire definitivamente la via per Rostov da sud-est.
Gli ordini per il generale Erëmenko, comandante del Fronte Meridionale, prevedevano una offensiva in due direzioni contemporaneamente, con la 2ª Armata della Guardia del generale Malinovskij lungo il corso meridionale del Don, verso Rostov, e con la 51ª Armata del generale Nikolaj Trufanov e la 28ª Armata del generale Vasilij Gerasimenko verso Sal'sk e Tichoreck. Le forze sovietiche, nonostante le vittorie, erano in parte logorate; in particolare il 3º Corpo meccanizzato della Guardia e il 13º Corpo meccanizzato avevano subito forti perdite e necessitavano di rinforzi di mezzi corazzati. L'alto comando promise l'arrivo di 150 carri armati nuovi ma sollecitò a riprendere comunque l'avanzata, cercando di recuperare anche i mezzi danneggiatiJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 28 e 31..
La rapida liberazione di Rostov, secondo i piani sovietici, avrebbe provocato una svolta decisiva e tagliato fuori l'intero Gruppo d'armate A del feldmaresciallo vn Kleist, schierato nel Caucaso e del Kuban'; i piani dell'alto comando sovietico del 4 gennaio 1943 infatti prevedevano non solo l'offensiva del Fronte Meridionale del generale Erëmenko ma anche l'attacco generale del "Fronte Transcaucasico" del generale Ivan Vladimirovič Tjulenev che avrebbe costituito un cosiddetto "Gruppo del Mar Nero" al comando del generale Ivan Efimovič Petrov per avanzare rapidamente verso Krasnodar e Tikhoreck dove si sarebbe collegato con le truppe sovietiche del Fronte Meridionale provenienti da Kotel'nikovo, accerchiando in questo modo la massa principale delle forze tedesche; i due raggruppamenti congiunti avrebbero poi attaccato insieme verso RostovJ. Erickson, The road to Berlin, pp. 28-30.. Si trattava di una manovra complessa che prevedeva un accurato coordinamento, in inverno su vasti terreni solcati da grandi fiumi e con modeste vie di comunicazione, di forze militari distanti tra loro centinaia di chilometri.
Ritirata dal Caucaso e avanzata sovietica verso Rostov
L'alto comando tedesco era pienamente consapevole della situazione strategica straordinariamente pericolosa delle sue armate schierate nel settore meridionale del Fronte orientale; il generale Kurt Zeitzler, capo di stato maggiore dell'OKH, riteneva quindi inevitabile, a causa della debolezza delle forze tedesche a nord e a sud del Don, iniziare la ritirata del Gruppo d'armate A dal Caucaso e dalla costa del Mar Nero per evitare un accerchiamento molto più grande di quello di StalingradoAA.VV., Germany and the second world war, vol. VI, pp. 1173-1174.. Il feldmaresciallo von Manstein condivideva questa valutazione, riteneva ormai impossibile soccorrere la 6. Armee nella sacca e richiedeva ulteriori rinforzi mobili, ritirati dalle armate del feldmaresciallo von Kleist. Adolf Hitler in un primo momento si oppose a questi piani di ritirata; egli era soprattutto impegnato a far affluire riserve meccanizzate da altri fronti con cui stabilizzare la situazione evitando di cedere terreno e addirittura ipotizzava un secondo tentativo di andare in soccorso della sacca di Stalingrado. Fu solo nella notte del 28 dicembre che il generale Zeitzler riuscì, dopo un drammatico colloquio in cui egli evocò il rischio di una "seconda Stalingrado" per l'intero Gruppo d'armate A in caso di mancata ritirata, a convincere Hitler ad autorizzare l'abbandono del Caucaso. Il Führer diede il suo consenso con grande riluttanza e dopo poche ore sembrò addirittura aver cambiato nuovamente parere; infine la ritirata venne confermata. La nuova direttiva dell'alto comando tedesco del 28 dicembre 1942 prevedeva un metodico e ordinato ripiegamento delle truppe del generale von Kleist fino alla linea Armavir-Sal'skAA.VV., Germany and the second world war, vol. VI, pp. 1174-1175..
Dalla notte del 31 dicembre 1942 quindi il feldmaresciallo von Kleist diede inizio alla ritirata generale del Gruppo d'armate A; le truppe tedesche ripiegarono in modo organizzato, portando con loro i feriti e la maggior parte del materiale. Negli intendimenti di Hitler la manovra non avrebbe dovuto comportare l'abbandono di tutto il terreno conquistato; al contrario la 17ª Armata del generale Richard Ruoff avrebbe mantenuto le posizioni intorno a Krasnodar, mentre la 1. Panzerarmee del generale Eberhard von Mackensen doveva entrare in contatto con la 4. Panzerarmee e mantenere una grande testa di ponte a sud del DonR. Cartier, La seconda guerra mondiale, vol. II, p. 108-109.. Il Fronte Transcaucasico del generale Tjulenev iniziò la sua offensiva il 3 gennaio 1943, ma a causa di errori operativi e delle difficoltà del terreno, non riuscì a sviluppare con la necessaria rapidità la manovra prevista per accerchiare il Gruppo d'armate A.