Factory Act definisce una serie di leggi sull'attività manifatturiera promulgate a partire dal 1802 per migliorare le condizioni di lavoro nelle fabbriche inglesi e arginare lo sfruttamento minorile. Il Parlamento si dimostra attivo nel regolamentare attività che richiamano problematiche sociali;. l'efficacia dei provvedimenti diviene effettiva soltanto con l'istituzione di un ispettorato di controllo, e aumenta nel corso dell'Ottocento. Di particolare rilievo la legge del 1833, concepita per tutelare i bambini e le donne in stato di gravidanza, mentre la regolamentazione dell'orario del lavoro femminile viene introdotta nel 1844. La sequenza di questo tipo di provvedimenti, insieme all'introduzione di nuovi macchinari, portano un lento ma effettivo miglioramento e una maggiore sensibilità nei confronti dei lavoratori più fragili. In concomitanza con la promulgazione di queste leggi, iniziano fra l'altro gli studi antropometrici a vasta scala su altezza e peso dei bambini, e vengono raccolti dati sulle malattie e sulla mortalità infantile.. Per un quadro generale cfr.

Storia

Analogamente ad altri Stati coinvolti nella rivoluzione industriale, in Inghilterra i bambini cominciavano a lavorare nelle fabbriche e nelle miniere normalmente all'età di otto anni, e in alcuni casi addirittura a cinque o anche prima. Si trattava di una consuetudine già in uso da secoli, e l'introduzione dell'industria non aveva che mutato il luogo di lavoro. In particolare nell'industria tessile i bambinetti di tre o quattro anni venivano impiegati nella raccolta dei residui di cotone che scivolavano sotto le macchine, in posizioni non raggiungibili dagli adulti. I più grandicelli lavoravano quindici ore al giorno, e anche di notte, spesso costretti con la forza e brutalizzati. La legislazione dei secoli precedenti era totalmente diversa, volta più che altro a prevenire l'indolenza..

Invece, a partire dal 1802, una serie di leggi venne man mano promulgata per mitigare tali condizioni, specialmente in seguito alle indagini svolte da apposite commissioni. Una di queste redasse il Report of the Commissioners on the Employment of Children in Factories, un importante documento del 1833 sull'occupazione dei bambini nelle fabbriche, firmato fra gli altri da Edwin Chadwick (1800-1890)..

Un ulteriore importante documento riportò i risultati di un'indagine svolta nel 1872 da un'altra commissione parlamentare, che fornì prove evidenti di come le condizioni di lavoro influissero sullo stato di salute dei nascituri. Il sottopeso al momento del parto, unito alla malnutrizione nei primi mesi di vita, avrebbe causato una forte riduzione dell'altezza, visibile attraverso il confronto fra l'andamento delle curve nella crescita nel 1833 e quarant'anni dopo, nel 1873. La causa venne imputata all'aria respirata dalle madri nei luoghi di lavoro, al cibo spesso adulterato e alla scarsa nutrizione delle donne durante la gravidanza. I medici contattati dalla commissione concordavano nel ritenere necessaria la sospensione del lavoro nelle ultime settimane di gravidanza. In aggiunta, venne richiesta un'indagine sull'altezza e sulle condizioni igieniche dei bambini, che mise in risalto l'effetto sfavorevole del lavoro in fabbrica. Il Factory Act che seguì nel 1874 alzò il limite di età minima necessario per iniziare a lavorare negli stabilimenti tessili. Parallelamente le indagini antropometriche, effettuate da vari studiosi, si diffusero man mano anche in altri Stati.. Il percorso degli studi e l'avvicendamento degli scienziati è riportato in particolare nel cap. 8.

Factories Regulation Acts Health and Morals of Apprentices Act del 1802 Nel 1802 venne promulgata da Sir Robert Peel la legge intesa a migliorare le condizioni della salute fisica e mentale dei bambini nelle fabbriche tessili. Il provvedimento fu originato dalle preoccupazioni espresse dai medici di Manchester in una relazione del 1784 sull'epidemia di febbre putrida sviluppatasi in una proprietà dello stesso Peel. La norma prevedeva alcune prescrizioni igieniche, ma era rivolta principalmente al trattamento degli apprendisti, lasciando ancora senza regole l'attività dei bambini privi di contratto. Pur costituendo un primo tentativo di miglioramento, soltanto i regolamenti successivi intervennero su basi umanitarie. Fra l'altro si trattava di un primo tentativo di legislazione nato da una nuova attitudine mentale nei confronti delle questioni industriali nascenti..

Cotton Mills and Factories Act del 1819 Al 1819 risale la norma che limitava l'orario di lavoro dei bambini dai nove anni, età al di sotto della quale se ne vietava l'impiego. La prescrizione riguardava soltanto l'industria tessile, ma era estesa a tutti i bambini, anche al di fuori della fase di apprendistato. Proposta da Sir Robert Peel, la legge prendeva origine da una bozza redatta da Robert Owen quattro anni prima, ma il testo fortemente emendato si rivelò di fatto inapplicabile; il controllo era lasciato ai funzionari locali, in grado soltanto di verificare eventuali segnalazioni. Nemmeno una successiva modifica, effettuata qualche mese più tardi, migliorò la situazione, in quanto sanciva la punizione in caso di incidenti notturni solo a tragedia avvenuta.

Cotton Mills Regulation Act del 1825 Per ovviare alla scarsa efficacia del provvedimento precedente, nel 1825 John Cam Hobhouse propose un disegno di legge che permettesse ai magistrati di agire di propria iniziativa, e che obbligasse eventuali testimoni a presentarsi alle udienze. La proposta ricevette pareri favorevoli, ma incontrò l'opposizione di chi riteneva che lasciasse i proprietari in balia dei lavoratori. Ne derivò una norma che, pur migliorando le azioni necessarie per l'applicazione, non diminuì di molto l'orario di lavoro, a differenza di quanto aveva suggerito Hobhouse..

Labour in Cotton Mills Act (Hobhouse's Act) del 1831 Nel 1829 un nuovo provvedimento modificò la precedente normativa, che venne ulteriormente rettificata tramite l'abrogazione, nel 1831, delle leggi sull'apprendistato relativo all'industria tessile. Tale provvedimento attuava il disegno di legge proposto da Hobhouse con il sostegno dei maggiori produttori, i quali consideravano sleale la concorrenza degli stabilimenti più piccoli, che praticavano il lavoro nelle ore notturne. Di conseguenza la norma del 1831 proibì i turni di notte agli operai di età inferiore ai ventun anni, applicando ulteriori restrizioni nell'orario di lavoro per i più giovani. Il provvedimento venne inteso ancora una volta soltanto per i cotonifici, mentre il disegno di legge prevedeva l'estensione a tutto il settore tessile..

Labour of Children, etc., in Factories Act (Althorp's Act) del 1833 Deluso dall'esito ottenuto dagli sforzi di Hobhouse, nel 1832 il parlamentare Tory Michael Thomas Sadler propose un altro disegno di legge per ridurre a dieci le ore di lavoro giornaliero ed estendere la tutela delle norme precedenti ai bambini che lavoravano in tutte le industrie tessili, e non solo nei cotonifici. Con ciò seguiva le tendenze dei gruppi eterogenei che si erano formati nel frattempo a sostegno della riduzione a dieci ore, i cosiddetti Short time Committees, di uno dei quali Sadler aveva preso la guida nel 1831.. Fra l'altro la riduzione delle ore avrebbe impedito ai lavoratori più anziani di abbandonare il lavoro, dal momento che sopra i quarant’anni risultava difficile mantenere il ritmo necessario nelle fabbriche.. In seguito Sadler stesso ritirò il disegno di legge, che aveva cercato di far approvare senza rispettare la consueta procedura. La mancata rielezione di Sadler al Parlamento nel 1832 spinse il suo Short time Committee a proporre il subentro di Anthony Ashley-Cooper, VII conte di Shaftesbury..

Lord Ashley a propria volta propose un disegno di legge molto simile a quello di Sadler stesso, forte del sostegno di chi aveva potuto constatare il modo brutale in cui i bambini venivano trattati nelle fabbriche, ma venne battuto dalla proposta di Lord Althorp.. Quest'ultima prevedeva una serie di investigazioni da parte di un’apposita commissione, quella che generò il Report of the Commissioners on the Employment of Children in Factories del 1833, in cui veniva evidenziato come la situazione, pur migliorata rispetto al passato, continuava ad essere critica, specialmente nei piccoli stabilimenti. Di conseguenza il Factory Act dello stesso anno proibì l'impiego dei bambini di età inferiore ai nove anni nelle industrie tessili, vietò il lavoro nelle ore notturne ai lavoratori di età inferiore ai diciotto anni e sancì che fino ai tredici anni fosse concessa una mezz'ora di pausa per il pasto e per il riposo. Inoltre la legge rese obbligatorio certificare le condizioni di salute che garantissero l'idoneità dei ragazzini al lavoro in fabbrica. Il certificato doveva essere rilasciato da un medico competente e firmato da un magistrato.. Allo scopo venne appositamente costituito un ispettorato per il controllo delle fabbriche, cui era conferita l’autorità di agire al pari dei magistrati.

A tale certificato venne in seguito aggiunto quello di un'apposita commissione governativa formata da quattro ispettori. Fra questi Leonard Horner (1785-1864), uno dei futuri presidenti della Geological Society of London, mantenne l'incarico per venticinque anni. Secondo Horner il provvedimento non garantiva sufficiente tutela per il lavoro nelle fabbriche, in particolare per quanto riguardava la prevenzione degli incidenti. In uno scritto del 1840 l'ispettore condannò il modo disumano e ingiusto in cui i bambini venivano occupati, senza tenere conto della loro fragilità, ridotti in condizioni di schiavitù.Una serie di studi comparati ha dimostrato che le condizioni fisiche dei bambini inglesi occupati nelle fabbriche erano peggiori di quelle degli schiavi americani: cfr. . Attraverso il confronto con le leggi di altri Stati, e la collaborazione con i tre colleghi della commissione, Horner redasse anche un rapporto sullo sfruttamento minorile nelle miniere, che suscitò uno scandalo tale da interdirne l'accesso ai bambini e alle donne.. Il divieto venne decretato tramite il Mines and Collieries Act del 1842, avente per oggetto le miniere e le cave di carbone.

Nello stesso anno 1840 l'indagine della commissione venne proposta anche in Francia ad opera di Louis René Villermé, dove lo sfruttamento minorile nelle fabbriche era pari se non peggiore rispetto al Regno Unito. Il rapporto che Villermé redasse in seguito all'inchiesta, il Tableau de l'état physique et moral des ouvriers (1840), favorì la promulgazione di una legge che l'anno successivo proibiva l'occupazione per più di otto ore al giorno dei bambini fra gli otto e i dodici anni, e allo stesso tempo rendeva obbligatoria l'istruzione scolastica fino all'età di dodici anni..

Factories Act (Graham's Factory Act) del 1844 A parte una piccola modifica del 1834, la legge del 1833 risultò piuttosto duratura, nonostante i tentativi di abrogazione, avvenuti a più riprese nel 1836, nel 1838 e tra il 1839 e il 1841. Gli ultimi, in particolare, erano costituiti dalle proposte avanzate da Fox Maule, poi ritirate.

La legge del 1833 conferiva agli ispettori l'autorità per indurre l'obbligo di frequentazione scolastica,. e le verifiche venivano effettuate anche in merito all'educazione religiosa. Dieci anni dopo la commissione governativa, di cui faceva parte ancora una volta Leonard Horner, continuò a raccogliere informazioni sulle condizioni morali dei bambini. Dall'indagine emerse una generale assenza di istruzione e necessità di apprendimento delle nozioni basilari pure in materia di religione, causate soprattutto dal degrado in cui vivevano le famiglie, e dall'urgenza dei genitori di inviare i figli al lavoro appena possibile, costretti dall'indigenza..