Colle, chiamato anche Colle d'Arquata è una frazione di Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno, nella regione Marche ed appartiene all'ente territoriale della Comunità montana del Tronto.

Il suo impianto urbano è costituito da numerose abitazioni, molte delle quali conservano mura in pietra ed alcune mostrano sugli architravi il simbolo del sole raggiante con il cristogramma della sigla medioevale IHS, grafema del nome di Gesù, scalpellato al centro di un cerchio. Si tratta del trigramma diffuso dal minore francescano san Bernardino da Siena durante le sue predicazioni in questa zona, avvenute nel XV secolo.N. Galiè, C. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 110. È noto per essere l'unico borgo dell'arquatano dove si pratica ancora oggi l'arte del carbonaio ed, insieme a Spelonga, è annoverato come il paese più popolato del comune. Si raggiunge lasciando la via Salaria a Trisungo, proseguendo per la SP20 e superando i paesi di Faete e Spelonga.

Geografia fisica Il centro urbano è immerso nel verde dei boschi, con lo sguardo rivolto a sud, nella zona dell'alta valle del Tronto ad un'altitudine di 1.115 , N. Galiè, C. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 16. la più elevata fra tutte le frazioni del comune arquatano N. Galiè, C. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 18. e della provincia ascolana. N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 103. Situato tra le alture della riva destra del fiume Tronto si trova accanto alla gola del torrente Chiarino ed in prossimità del Passo di Chino. Il paese è circondato dalle vette della Laga, quali: il monte Comunitore (1695 s.l.m.), la Macera della Morte (2073 s.l.m.) e Pizzo di Sevo (2419 s.l.m.). Come l'intero comune di Arquata estende il territorio tra due parchi nazionali: il Parco nazionale dei Monti Sibillini e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Torrente Chiarino Il corso d'acqua scende dal monte Macera della Morte. Con il suo percorso segna il confine territoriale tra le regioni Marche e Lazio, dividendo la Provincia di Ascoli Piceno da quella di Rieti. Scorre tra rocce e boschi fittissimi in direzione Grisciano dove diventa affluente di destra del fiume Tronto. N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 50. A. Bucciarelli, Dossier arquatano, op. cit., p. 43.L'idronimo esprime la caratteristica limpidezza delle sue acque. Giulio Amadio scrive che per questo torrente è stato adottato l'uso del diminutivo per distinguerlo dal torrente Chiaro che, nei pressi di Ascoli, è affluente di sinistra del Tronto e, per qualche tratto, segna la linea di confine tra Marche ed Abruzzo. G. Amadio, Toponomastica marchigiana, op. cit., p. 72. Clima Il clima di Colle è quello tipico dell'Appennino centro-settentrionale, caratterizzato quindi da temperature rigide durante i mesi invernali, con frequenti nevicate e gelo intensi. I mesi estivi risultano miti, mai troppo caldi. Le piogge sono distribuite durante tutte le stagioni con maggiore frequenza nei mesi freddi.

Storia Medioevo L'eremitaggio nella Valle del Chiarino Durante il periodo altomedievale il fenomeno eremitico si diffuse anche nelle zone montuose del comprensorio arquatano. Tra i religiosi che scelsero di vivere e pregare nel silenzioso isolamento dei boschi della valle del Chiarino, in prossimità del paese di Colle, si ricordano sant'Amico di Avellana, sua sorella santa Adelpha, san Petrone, N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 48. il beato Corrado da Offida, fra Pietro da Macerata ed Angelo Clareno. A. Bucciarelli, Dossier arquatano, op. cit., p. 54. Il primo ad arrivare in queste terre fu sant'Amico seguito, due secoli dopo, dal Clareno. N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 51. La zona fu popolata anche da altri anacoreti che si stabilirono in diversi cenobi, appartenuti alla Congregazione dei Celestini, eretti nelle zone che circondano la sorgente di Fonte Cannillo, a 1.500 m s.l.m., nelle aree che sovrastano il paese di Colle. Sant'Amico di Avellana, eremita a Colle di Arquata

Il santo, vissuto tra il X e l'XI secolo, era un monaco benedettino di origine camerinense, che aveva avuto il permesso dai suoi superiori di condurre vita eremitica. Dopo aver trascorso buona parte della sua esistenza nell'Italia meridionale giunse in territorio ascolano per far visita ai confratelli che risiedevano nel monastero dell'Ordine di San Benedetto, nei pressi del torrente Chiarino. Restò a soggiornare «per qualche tempo» nella casa dei religiosi e decise di trattenersi a dimorare fra queste montagne. Scelse di appartarsi nella solitudine di una cella, lontana sette miglia dal convento che l'aveva ospitato, e si stabilì nella grotta situata tra i paesi di Colle e Poggio d'Api, ad una quota di circa 1500 metri , sul pianoro dove c'è la Sorgente (o Fonte) di Santa Maria di Chiarino, N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 47. la Fonte che per tradizione «dissetò il santo». Dalle parole di Serafino Razzi, vivente nel XVI secolo, si apprende che il romito restò per tre anni in completa solitudine ed in seguito fu raggiunto dai suoi discepoli. Insieme a questi confratelli eresse un altare, in onore di san Michele Arcangelo.P. Settefrati, Sant'Amico di San Pietro di Avellana attraverso le immagini e i nomi, p. 13. Dagli scritti di padre Giacinto Pagnani si apprende che il vescovo di Ascoli si recò più volte a far visita all'eremita durante la sua permanenza. Alla figura del santo sono legate diverse tradizioni locali, una vuole che egli condividesse la sua vita solitaria con un asino che lo aiutava a trasportare la legna da ardere per riscaldare la grotta. La bestia da soma fu aggredita ed uccisa da un lupo che, redarguito dal santo, s'inginocchiò al suo cospetto e pentito sostituì l'asino cominciando a portare il legname necessario. Una narrazione piuttosto simile ricorda un miracolo attribuito a san Francesco d'Assisi, vissuto due secoli più tardi, che ammansì il lupo a Gubbio. N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 49. La memoria della tradizione del frate eremita è divenuta, nel tempo, il tema di dipinti che ritraggono sant'Amico in compagnia del lupo. Nella chiesa di San Silvestro di Colle un affresco, ormai corrotto dall’umidità, eseguito dall'amatriciano Dionisio Cappelli, ritraeva l'effige del santo raffigurato, secondo la tradizione agiografica, con l'accetta in spalla ed il lupo pentito che, carico di legna e condotto a cavezza, lo aiutava in sostituzione del suo asino. P. Settefrati, Sant'Amico di San Pietro di Avellana attraverso le immagini e i nomi, p. 12. Un altro affresco in cui ricorrono le figure del santo e del lupo si trova all'interno del Santuario dell'Icona Passatora, nei pressi del paese di Retrosi di Amatrice. Anche in questo dipinto il santo reca con sé un'ascia da boscaiolo e conduce il lupo gravato del peso della legna a guinzaglio. Pasquale Settefrati riferisce di aver avuto modo di osservare il quadro, destinato alla chiesa di San Silvestro di Colle, dipinto da Paolo Lazzaretti, suo contemporaneo ed all'epoca vivente in Ascoli Piceno. L'artista aveva ritratto Sant'Amico, con il lupo carico di legna e l'ascia in spalla, genuflesso davanti alla Madonna col Bambino. Lo storico aggiunge che in questa rappresentazione il santo era vestito con l'abito bianco dell'Ordine cistercense e con un'aureola intorno alla testa. Un'altra memoria riporta che il cranio di sant'Amico sia conservato, insieme ai resti di sua sorella Adelfa, all'interno di un'urna murata nella chiesa di San Sebastiano. Nell'aula liturgica, una lastra reca l'epigrafe che tramanda sia la presenza delle ossa di sant'Aldelfa e sia della testa del santo: Negli inventari delle visite pastorali, avvenute nel XVI secolo, quest'urna non compare elencata. Gabriele Lalli è incline ad attribuirne la provenienza dalla chiesa scomparsa di Santa Maria del Chiarino, dove la devozione religiosa venerava le reliquie dell'eremita. In effetti, è davvero poco probabile, come scrivono Galiè e Vecchioni, che parti del corpo del santo possano trovarsi a Colle perché deceduto e tumulato intatto nel paese di San Pietro Avellana come dichiarato dall'Abate ordinario di Montecassino quando, il 22 settembre 1623, procedette alla ricognizione dei resti mortali. N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., pp. 48-49. Numerose testimonianze della particolare venerazione che hanno avuto i residenti per questo religioso si trovano e si conservano ancora ai nostri giorni in alcuni nomi, come: Fonte di Sant'Amico, Chiesa di Sant'Amico.

Sant'Adelfa Alla figura di sant'Amico, la tradizione locale lega anche la presenza di santa Adelfa o Adelfia, (Adelpha), sorella del romito che visse con questi nell'eremo di San Michele Arcangelo, a breve distanza da dove dimorava anche san Petrone. Secondo le memorie tramandate a Colle si narra che i tre anacoreti, in una rigida giornata invernale in cui infuriava una tempestosa bufera di neve, si misero in cammino per discendere dalla valle del Chiarino. Durante il percorso Adelfa, sfinita dal freddo, morì. Sant'Amico e san Petrone, constatato il decesso, decisero di lasciarne il corpo in mezzo alla bianca coltre che ricopriva le montagne. I resti mortali incorrotti della donna furono rinvenuti durante la fase di disgelo della primavera seguente dai pastori che provvidero a dare al corpo una degna sepoltura. In seguito le sue ossa furono riposte nell'urna che, sempre secondo la tradizione locale, custodiva anche il cranio del fratello nella chiesa di san Sebastiano.

Angelo Clareno, eremita nella valle del Chiarino Angelo Clareno, noto anche come fra' Angelo da Cingoli, o Angelo da Fossombrone, Al nome del frate si accosta Fossombrone perché è la cittadina dove nacque. N. Galiè G. Vecchioni, Arquata del Tronto - il Comune dei due Parchi Nazionali, op. cit., p. 50. due secoli dopo sant'Amico di Avellana, insieme a Corrado da Offida e Pietro da Macerata, risalì il corso del torrente Chiarino. I tre erano seguaci del santo d'Assisi, ed appartenevano al movimento francescano degli Zelanti o Spirituali della Marca Anconitana, istituito e fondato dallo stesso Angelo da Cingoli con altri religiosi tra i quali: Angelo e Tommaso da Tolentino e Corrado da Offida. Il frate fu tra i proseliti di Gioacchino da Fiore e noto per il suo temperamento rigoroso, inflessibile e fermo nella deplorazione e disapprovazione degli eccessi e dei lussi del clero.