Il crollo del viadotto Polcevera, noto anche come ponte Morandi, avvenne il 14 agosto 2018, giorno in cui la sezione del ponte che sovrasta la zona fluviale e industriale dei quartieri genovesi di Campi, Certosa e Rivarolo, lunga 250 metri, crollò insieme al pilone di sostegno numero 9, provocando 43 vittime a bordo dei mezzi in transito e tra gli operai al lavoro nella sottostante isola ecologica dell'AMIU, l'azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti.
Il 3 agosto 2020 è stato inaugurato, in sua sostituzione, il nuovo viadotto Genova San Giorgio, costruito su disegno dell'architetto Renzo Piano e aperto al traffico il giorno dopo verso le 22 circa.
Il crollo
Alle ore 11:36 di martedì 14 agosto 2018, all'improvviso, l'intero sistema bilanciato della pila 9 del ponte collassò, provocando 43 morti e 566 sfollati.
Il crollo iniziò con la rottura dello strallo Genova Mare, in prossimità del suo attacco in alto (a circa due metri o tre). Non essendo più equilibrato dal tiro gemello di circa 2200 tonnellate dello strallo Genova, lo strallo Savona comunicò una forza squilibrata alla pila, che prima si torse e poi si ruppe. Durante alcuni brevi istanti lo strallo Mare Savona, perdendo tiro a causa della torsione della pila, si piegò circa a metà sotto il suo peso formando una cuspide.
Perduto il sostegno degli stralli lato mare, l'impalcato si inarcò e poi si ruppe, torcendosi. La pila, perso il traverso superiore di attacco si ridusse a due V capovolte disgiunte. La V lato Monte si ruppe per ultima, quella lato Mare per prima. Le due sezioni di impalcato da 36 metri in semplice appoggio, a collegamento della 9 con la 8 e la 10, perso un appoggio a causa della rovina dell'impalcato sostenuto dagli stralli, rovinarono al suolo a loro volta. Le altre pile e sezioni di impalcato rimasero in opera.
Nel febbraio 2019 è stata avviata la demolizione delle sezioni residue del viadotto, inizialmente mediante tecniche di smontaggio meccanico; l'intervento è culminato, idealmente e a livello mediatico, nella demolizione con esplosivi dei due piloni strallati superstiti, avvenuta il 28 giugno 2019, per poi concludersi (eccetto che per la rimozione delle macerie) con la demolizione dell'ultima pila il 12 agosto 2019.
Secondo la perizia presentata nell'incidente probatorio del processo sulle cause dell’evento, redatta dagli ingegneri e professori universitari Massimo Losa e Renzo Valentini dell'Università di Pisa e Giampaolo Rosati e Stefano Tubaro del Politecnico di Milano, la causa del crollo è stata la mancanza e/o l’inadeguatezza dei controlli. Nella pila 9 solo 4 trefoli su 464 (meno dell'1%) non erano corrosi; a ciò si aggiungeva anche il degrado sia degli stralli sia del calcestruzzo.
Dall'ispezione condotta il 21 ottobre 2015 da tecnici della società Spea, che era responsabile dei controlli tecnici dell'opera e aveva estratto alcune carote dello strallo della pila n.9, risultava che la guaina era ossidata e tre dei quattro trefoli si muovevano con facilità facendo leva con uno scalpello; inoltre, i fili dei trefoli erano ossidati.
Vittime Le vittime furono 43, suddivise per nazionalità nella tabella seguente:
Nazionalità Vittime 29 4 3 2 1 1 1 1 1
Di seguito un elenco di tutti i nomi, seguiti dall'età:
Artus-Bastit Mélissa, 21 anni Battiloro Giovanni, 29 anni Bellasio Emanuele, 16 anni Bellasio Camilla, 12 anni Bello Francesco, 42 anni Bertonati Matteo, 26 anni Boccia Stella, 24 anni Bokrin Admir, 31 anni Bottaro Giovanna, 43 anni Bozzo Elisa, 33 anni Campora Alessandro, 55 anni Casagrande Bruno, 57 anni Cecala Christian, 43 anni Cecala Crystal Dyana, 9 anni Cerulli Andrea, 47 anni Danisi Marta, 29 anni Diaz Henao Henry, 38 anni Djerri Marius, 22 anni Donaggio Giorgio, 57 anni Esposito Gerardo, 26 anni Erazo Trujillo Carlos Jesus, 27 anni Fanfani Alberto, 32 anni Figueroa Carrasco Juan Ruben, 59 anni Gusman Nathan, 20 anni Licata Vincenzo, 57 anni Malai Anatoli, 44 anni Matti Altadonna Luigi, 34 anni Munroe Dawna, 42 anni Pastenes Juan Carlos, 64 anni Piccinino Ersilia, 41 anni Plaze Axelle Nemati Alizè, 20 anni Possetti Claudia, 47 anni Pouzadoux William, 22 anni Rivera Castillo Leyla Nora, 47 anni Robbiano Roberto, 41 anni Robbiano Samuele, 7 anni Robotti Alessandro, 50 anni Roşca Marian, 36 anni Sarnataro Gennaro, 43 anni Stanzione Antonio, 26 anni Vicini Mirko, 30 anni Vittone Andrea, 49 anni Zerilli Angela, 57 anni
Conseguenze Il crollo del ponte ha determinato la chiusura al traffico del raccordo fra A7 e A10 e di numerose strade sottostanti, oltre che della linea ferroviaria di raccordo con il porto, nonché la necessità di evacuare per motivi precauzionali 566 persone residenti nelle case presenti sotto il pilone n. 10. Per due anni il traffico è stato quindi forzatamente deviato sia in entrata sia in uscita della A10 nello svincolo di Genova Aeroporto, provocando grossi problemi alla viabilità urbana ed extraurbana.
Il Consiglio dei ministri, il 15 agosto, ha dichiarato lo stato di emergenza nel territorio del comune di Genova per la durata di dodici mesi e ha successivamente nominato il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti, commissario straordinario per l'emergenza.
Il 18 agosto è stato decretato un giorno di lutto nazionale e, nella stessa data, sono stati celebrati i funerali di Stato per solo 19 delle 43 vittime all'interno del padiglione Blu della Fiera di Genova trasformato in camera ardente celebrati dal cardinale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco e dall'imam di Genova Salah Hussein per le due vittime albanesi alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, del Presidente della Camera Roberto Fico, del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dei ministri in carica e del sindaco di Genova Marco Bucci, assieme ad altre cariche politiche, civili e militari; alle esequie erano presenti dentro e fuori la struttura.
A fine agosto sono stati consegnati i primi alloggi ad alcune centinaia di persone residenti nella "zona rossa", obbligate cautelativamente ad abbandonare le proprie abitazioni nei giorni successivi al crollo. Il comune di Genova e la regione Liguria hanno dichiarato di attendere il via libera dal Consiglio dei Ministri per firmare col dipartimento della Protezione Civile l'ordinanza nazionale che, per i nuclei famigliari che hanno deciso di provvedere privatamente alla ricerca di una nuova abitazione, stanzia un contributo mensile a titolo di rimborso del canone di locazione. A inizio settembre, vi sono state proteste davanti alla sede del consiglio regionale.
La dimensione e la gravità dei fatti hanno spinto il Governo a prendere in considerazione un processo di revisione globale del sistema delle concessioni da parte dello Stato, ipotizzando anche la revoca, la risoluzione, la decadenza o il recessoSi tratta di istituti giuridici diversi, che presuppongono approcci legali e motivazioni differenti. della concessione ad Autostrade per l'Italia. Sono inoltre stati pubblicati, il 27 agosto 2018, gli allegati economici e finanziari, fino a quel momento segreti, relativi a tutte le concessioni autostradali, mentre in precedenza erano stati pubblicati solo i testi privi dei dati monetari: secondo i termini di tale Convenzione, la revoca della concessione comporterebbe l'esborso di una penale di circa 20 miliardi. Tuttavia, più recenti interpretazioni ministeriali evidenziano che il crollo del ponte è configurabile come "grave inadempimento" della Convenzione di affidamento, in quanto il bene affidato (il ponte) avrebbe dovuto essere restituito integro: pertanto l'affidamento sarebbe revocabile senza forti risarcimenti.
Il crollo inoltre ha sollevato dubbi sulla sicurezza di diversi altri ponti e viadotti in Italia, ad esempio il viadotto della Magliana a Roma e il ponte San Michele sull'Adda tra le province di Lecco e Bergamo, con conseguenti chiusure per verifiche e interventi di manutenzione.
Il 25 settembre 2018 la commissione ispettiva del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha ultimato il suo lavoro e presentato la propria relazione sullo stato del ponte e sul crollo. Oltre ad alcune ipotesi provvisorie relative alla dinamica del cedimento, in essa si evidenziano, secondo i commissari, le serie problematiche strutturali presenti e note già da alcuni anni, e a fronte di esse gli scarsi investimenti in manutenzione strutturale straordinaria effettuati dopo la privatizzazione.Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Ponte Morandi: online la relazione della Commissione Ispettiva Mit La relazione è stata acquisita dalla magistratura.
Il 28 settembre 2018 è stato pubblicato il decreto-legge n. 109 (cosiddetto "Decreto Genova") che conferisce amplissimi poteri (ritenuti anche eccessivi da parte dell'ANAC in quanto viene derogata anche la normativa antimafia) al Commissario per la ricostruzione.
Il 1º luglio 2019 la Procura della Repubblica di Genova ha autorizzato la diffusione di un filmato registrato dalle telecamere private dell’azienda Ferrometal, sita nelle vicinanze del viadotto, dal quale si potrebbe ritenere che il crollo sia stato innescato dal cedimento dello strallo sud della pila 9 in una zona però non visibile nel filmato stesso. Tale filmato era stato sequestrato dai militari della Guardia di Finanza subito dopo la tragedia e non era stato pubblicato fino a quel momento per non influenzare le testimonianze raccolte. Da esso sono stati rimossi alcuni fotogrammi, da parte delle autorità, per evitare il riconoscimento di alcune vittime.
Dibattito sul destino del viadotto Dopo il crollo si è aperto un dibattito tecnico e culturale relativo alle azioni concrete da seguire per ripristinare la viabilità di Genova. Da un lato si è posta l'idea di demolire e ricostruire interamente il ponte, con diverse proposte da parte di molti progettisti fra i quali Santiago Calatrava (che aveva già formulato un suggerimento in tal senso nel 2006), Pierangelo Pistoletti e Renzo Piano. La prospettiva di affidare il progetto ad personam a Piano è stata peraltro criticata dal sindacato di architetti e ingegneri e dall'ordine degli ingegneri di Napoli, i quali hanno invece sollecitato l'indizione di un concorso pubblico.
D'altro canto alcuni tecnici e docenti universitari hanno evidenziato come a loro avviso, avvalendosi delle tecnologie disponibili e sfruttando assenza del traffico, la parte residua della struttura di Morandi potesse essere resa sicura e ricostruita solo nella parte crollata, impiegando circa un quarto del tempo necessario a una completa demolizione e successiva ricostruzione, evitando inoltre di dover demolire le case e gli stabilimenti industriali sottostanti. Una petizione di architetti e ingegneri strutturisti mirante alla conservazione, al recupero e alla messa in sicurezza del ponte è stata lanciata dal professor Antonino Saggio dell'Università La Sapienza di Roma ed è stata sottoscritta (al 18 ottobre 2018) da esperti.
Dello stesso orientamento è anche l'Istituto Nazionale di Architettura, che ha sottolineato il valore ingegneristico e documentale dell'opera e, in una lettera aperta, ha sposato la proposta di consolidare le parti rimanenti e sostituire il pilone crollato con un nuovo segmento, pur in diverso stile e con differenti tecniche costruttive.