La logica ibrida è un insieme di estensioni della logica modale proposizionale aventi un maggior potere espressivo, sebbene ancora inferiore alla logica del primo ordine. Rappresenta un punto di equilibrio tra espressività e complessità computazionale. La storia della logica ibrida iniziò con le ricerche di Arthur Prior sulla logica temporale.

A differenza della logica modale ordinaria, la logica ibrida rende possibile fare riferimento a stati (i mondi possibili) descritti mediante formule.

Ciò è ottenuto attraverso una classe di formule chiamate nominali (nominals), che sono vere in un singolo stato, e attraverso l'uso dell'operatore @, che è definito come segue: @i p è vero se e solo se p è vero nell'unico stato identificato dal nominale i (cioè lo stato in cui i è vero). Esistono logiche ibride con ulteriori operatori, ma la presenza dell'operatore @ è pressoché la regola standard.

Le logiche ibride hanno molte caratteristiche in comune con le logiche temporali (che talora usano costrutti di tipo nominale per denotare punti specifici nel tempo) e sono una ricca fonte di idee per i ricercatori della logica modale moderna. Trovano anche applicazioni nelle aree della feature logic, della teoria dei modelli, della teoria della dimostrazione e dell'analisi logica del linguaggio naturale. La logica ibrida è anche strettamente connessa alla logica descrittiva perché l'uso dei nominali consente di eseguire il ragionamento asserzionale ABox, così come il più diffuso ragionamento terminologico TBox.

Note

Bibliografia P. Blackburn. 2000. Representation, reasoning and relational structures: a hybrid logic manifesto. Logic Journal of the IGPL, 8(3):339-365.

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Categoria:Logica modale