Le elezioni parlamentari in Thailandia del 2023 si svolsero il 14 maggio. Tale data fu annunciata il 21 marzo 2023 dalla Commissione elettorale dopo che il giorno precedente il re Vajiralongkorn aveva sciolto il Parlamento.

I primi risultati provvisori furono resi noti il 15 maggio e vennero sostanzialmente confermati dopo il secondo conteggio delle schede pubblicato il 24 maggio, che vide il netto successo dei partiti pro-democrazia Kao Klai (con 151 seggi) e Pheu Thai (con 141), che assieme si assicurarono 292 dei 500 seggi alla Camera. Il voto sancì la secca sconfitta dai partiti associati ai militari Palang Pracharath e il nuovo Ruam Thai Sang Chart, che insieme raccolsero solo 76 seggi contro i 116 di Palang Pracharath nel 2019. Passò invece da 51 a 71 seggi Bhumjaithai, partito che era entrato nella coalizione filo-militare del governo uscente. Secondo i nuovi conteggi aveva votato il 75,71% degli aventi diritto, un record per le elezioni in Thailandia. I risultati furono definitivamente confermati dalla Commissione elettorale il 19 giugno successivo.

Come per le precedenti elezioni del 2019, riguardarono solo la scelta dei 500 deputati alla Camera, mentre i 250 senatori rimasero quelli della passata legislatura, ed entrambi i rami del Parlamento avrebbero preso parte alla seduta comune nella quale avrebbero scelto il nuovo capo di governo. Si rinnovarono quindi le aspre critiche in Thailandia e all'estero contro i militari che, secondo quanto previsto dalla nuova Costituzione da loro voluta, nel 2019 avevano arbitrariamente nominato i senatori con un mandato di 5 anni fino al 2024 senza che fossero stati eletti, rendendo problematica anche per le elezioni del 2023 la nomina a primo ministro di un candidato dei partiti pro-democrazia.

A luglio, una coalizione di otto partiti pro-democrazia sottopose al nuovo Parlamento la candidatura a primo ministro del leader del Partito Kao Klai Pita Limjaroenrat, che non ricevette i voti sufficienti e fu in seguito impossibilitato a presentare per la seconda volta la propria candidatura per gli ostacoli posti dai parlamentari filo-militari. In quei giorni Pheu Thai annunciò che avrebbe formato una nuova coalizione senza Kao Klai, la cui intransigenza nel voler modificare la legge sulla lesa maestà, considerata intoccabile dalla maggior parte dei parlamentari, rendeva impossibile raggiungere una maggioranza. La nuova coalizione trovò l'appoggio dei parlamentari legati ai militari e il 22 agosto la maggioranza del Parlamento riunito votò in favore della candidatura a primo ministro di Srettha Thavisin, appena eletto deputato nelle file di Pheu Thai.

Sistema elettorale e scelta del primo ministro Elezione dei deputati Con un emendamento apportato alla Costituzione nel 2021, furono cambiate le regole delle elezioni del 2019 che prevedevano per la Camera bassa un sistema proporzionale misto con 350 seggi provenienti dalle circoscrizioni elettorali e gli altri 150 erano seggi compensativi; entrambi i voti erano stati espressi su una scheda unica. Per le elezioni del 2023 furono reintrodotte le regole in vigore prima del 2017, i deputati da eleggere rimasero 500, ma furono 400 quelli eletti con il sistema uninominale secco, mentre gli altri 100 furono eletti secondo il sistema proporzionale dalla lista dei partiti, ma non come seggi compensativi; furono quindi previste due schede per il votante. Il cambiamento fu criticato perché si riteneva che avrebbe favorito i partiti maggiori — in particolare il partito di governo Palang Pracharath e il maggior partito di opposizione Pheu Thai, entrambi votanti a favore dell'emendamento — penalizzando i partiti minori tra i quali il progressista Phak Kao Klai, che aveva ottenuto nel 2019 molti seggi compensativi.

Sistema per l'elezione del Primo ministro Nell’emendamento del 2021 non furono invece apportate modifiche alle disposizioni previste nella Costituzione del 2017 per quanto riguardava il sistema di scelta del primo ministro, che rimase quindi immutato rispetto alle elezioni del 2019. A ogni partito fu concesso di sottoporre all'elettorato una lista comprendente un massimo di tre dei propri candidati alla carica di primo ministro, che sarebbe stato scelto tra i candidati dei partiti che avessero ottenuto almeno 25 deputati eletti.

Il voto del Parlamento per la scelta del primo ministro fu previsto con una seduta comune dei 500 nuovi deputati eletti e dei 250 senatori scelti nel 2019 con un mandato di 5 anni, i quali – secondo le previsioni – nella precedente legislatura avevano votato all'unanimità il capo della giunta militare Prayut Chan-o-cha. Questa regola rese necessario che anche nel 2023 il Fronte Democratico si assicurasse almeno 375 seggi alla Camera per imporre il proprio candidato, mentre una semplice maggioranza di 251 deputati avrebbe potuto portare alla nomina a primo ministro di un candidato scelto dai militari o a uno stallo che avrebbe potuto favorire la nomina di una persona non facente parte della lista dei candidati, come previsto dalla Costituzione.

Nuova distribuzione delle circoscrizioni elettorali e dei seggi

In vista delle elezioni, il passaggio da 350 a 400 circoscrizioni elettorali previsto dagli emendamenti del 2021 impose alla Commissione elettorale di ridisegnare la mappa delle circoscrizioni e una nuova distribuzione dei seggi, che rimasero comunque uno per ogni circoscrizione. Il 1º febbraio 2022 la commissione rese noto che – a tutto il 31 dicembre 2021 – secondo i propri calcoli gli aventi diritto al voto erano e che sarebbe stato eletto 1 deputato ogni elettori. Questa nuova distribuzione fu quindi approvata dal Parlamento.

La Commissione elettorale finì la nuova mappa delle circoscrizioni nel febbraio 2023, quando già diversi candidati avevano iniziato la propria campagna elettorale. La mappa fu subito contestata in quanto nel calcolo erano state incluse tra i votanti persone che non avevano cittadinanza thailandese; la Corte costituzionale accolse il reclamo e impose alla commissione di ridisegnare di nuovo i confini delle circoscrizioni. Fu contestata anche la nuova mappa della Commissione, che fu accusata di gerrymandering, ma ad aprile la Corte costituzionale stabilì che la mappa era legittima.

Nella tabella che segue, è riportato il numero dei seggi per ogni provincia alle elezioni del 2023. Per ognuna delle 400 circoscrizioni uninominali fu prevista l'elezione di un deputato. +ProvinciaNº seggi/provinciaTotaleMappaBangkok 33 33Nakhon Ratchasima 16 16Khon Kaen, Ubon Ratchathani 11 22Chiang Mai, Chonburi, Buriram, Nakhon Si Thammarat, Udon Thani 10 50Sisaket, Songkhla 9 18Nonthaburi, Roi Et, Samut Prakan, Surin 8 32Chaiyaphum, Chiang Rai, Pathum Thani, Sakon Nakhon, Surat Thani 7 35Kalasin, Nakhon Pathom, Nakhon Sawan, Phetchabun, Maha Sarakham 6 30Kanchanaburi, Lopburi, Narathiwat, Pattani, Phra Nakhon Si Ayutthaya, Phitsanulok, Rayong, Ratchaburi, Suphanburi 5 45Kamphaeng Phet, Chachoengsao, Trang, Nakhon Phanom, Lampang, Loei, Saraburi, Sukhothai 4 32Krabi, Chanthaburi, Chumphon, Nan, Bueng Kan, Prachuap Khiri Khan, Prachinburi, Phayao, Phatthalung, Phichit, Phetchaburi, Phrae, Phuket, Yasothon, Yala, Sa Kaeo, Tak, Nong Khai, Nong Bua Lamphu, Samut Sakhon, Uttaradit 3 63Chainat, Nakhon Nayok, Phang Nga, Mukdahan, Mae Hong Son, Lamphun, Satun, Ang Thong, Amnat Charoen, Uthai Thani 2 20Trat, Ranong, Samut Songkhram, Singburi 1 4Totale nazionale dei seggi con il sistema maggioritario 400

Premesse Governi legati alla famiglia Shinawatra in conflitto con i tradizionali centri di potere Il magnate delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra, fondatore e leader del partito Thai Rak Thai, fu eletto primo ministro dopo le elezioni del 2001 e rieletto dopo aver vinto quelle del 2005 e 2006 con un margine amplissimo di voti. Con il populismo che caratterizzò la sua politica, ottenne un crescente consenso tra le classi più disagiate, riducendo ad esempio i costi per l'assistenza sanitaria o aiutando gli insolventi. La sua politica intaccò gli interessi delle vecchie élite di Bangkok legate ai militari e alla monarchia; si venne così a creare un ultradecennale conflitto che coinvolse anche gran parte della popolazione. Il 19 settembre 2006 ebbe luogo il colpo di Stato con cui i militari posero fine alla carriera politica di Thaksin e iniziarono un lavoro capillare per distruggerne il potere. Thaksin si rifugiò all'estero e fu in seguito condannato in contumacia per corruzione e conflitto d'interessi, ma avrebbe comunque continuato a lungo a esercitare la propria influenza sulla politica nazionale anche dall'esilio. Con il colpo di Stato fu inoltre abolita la Costituzione del 1997, che era stata la prima compiutamente democratica mai promulgata nel Paese.

I militari guidarono il paese fino alle elezioni del dicembre 2007, che portarono al governo una coalizione guidata dal Partito del Potere Popolare (PPP), alleato di Thaksin, ma dopo otto mesi di proteste di piazza dei conservatori la Corte costituzionale disciolse il PPP per presunti brogli elettorali. Con l'aiuto dei militari e delle élite finanziarie conservatrici, il nuovo governo fu affidato a una coalizione guidata dal Partito Democratico – che era all'opposizione – senza passare per nuove elezioni. Tra l'aprile e il maggio del 2010, le manifestazioni a oltranza nelle strade di Bangkok del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, gruppo che appoggiava le politiche di Thaksin e che chiedeva nuove elezioni, furono represse dalle forze dell'ordine con la forza e il bilancio finale degli scontri fu di 90 morti e feriti. Le elezioni del luglio 2011 videro il largo successo del Partito Pheu Thai guidato da Yingluck Shinawatra, sorella minore di Thaksin, che fu eletta primo ministro. La proposta del suo governo di un'amnistia di cui avrebbe potuto beneficiare il fratello, che avrebbe così potuto tornare in Thailandia, diede il via a una serie di agguerrite proteste delle opposizioni. I disordini proseguirono per diversi mesi e nel maggio 2014 Yingluck fu destituita dalla Corte costituzionale con l'accusa di abuso del potere politico a fini personali per aver fatto eleggere un proprio parente a capo della polizia nazionale.

Colpo di Stato del 2014, dittatura militare, nuova Costituzione e aumento dei privilegi per il nuovo re

Quello stesso mese, la giunta militare denominata Consiglio nazionale per la pace e per l'ordine (CNPO) effettuò un colpo di Stato guidato dal comandante in capo dell'esercito Prayut Chan-o-cha, che si auto-proclamò primo ministro ad interim. Nei cinque anni successivi, malgrado le pressioni internazionali per il ritorno alla democrazia, Prayut mantenne il controllo del governo senza fissare nuove elezioni ed esercitò una forte repressione sull'opposizione legata agli Shinawatra. I militari stilarono una bozza della nuova Costituzione e la sottoposero alla popolazione nel referendum dell'agosto 2016. Ogni critica alla bozza fu vietata dal CNPO, che proibì anche il monitoraggio del referendum. Gli attivisti che si proclamarono contrari e coloro i quali espressero l'intenzione di votare contro la bozza furono arrestati, detenuti e processati da tribunali militari, Il 6 aprile 2017, re Vajiralongkorn, detto anche Rama X, controfirmò la nuova Costituzione (la 20ª da quando fu introdotta la monarchia costituzionale nel 1932) che aumentò i poteri dei militari e della Corte costituzionale in ambito politico per prevenire il ritorno al potere di Thaksin Shinawatra e dei suoi alleati.