L'Olocausto in Romania si riferisce alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei iniziato nel 1937 con le misure discriminatorie del governo di Octavian Goga, proseguito e aggravato nel 1940 con l'istituzione dello Stato Nazionale Legionario, divenuto sistematico nel 1941 con il regime di Ion Antonescu e terminato il 23 agosto 1944 quando Antonescu fu rovesciato e la Romania si unì agli Alleati.
Nel censimento del 1938 la comunità ebraica presente in Romania contò 756.930 persone. Le vittime furono identificate dalla commissione d'inchiesta riunita da Elie Wiesel, che si basò sulle precedenti ricerche storiche e sugli archivi militari romeni, accessibili dal 1990.
Contesto storico
Secondo Raul Hilberg,. un quinto dei 756.930 ebrei romeni registrati nel 1938, ovvero 146.264 persone, viveva in Romania al censimento del 1956. Tra l'80% dei dispersi, ovvero 611.000 persone, ci sarebbero circa 330.000 vittime della Shoah e 280.000 sopravvissuti (di cui 170.000 diventati sovietici e 110.000 emigrati). Dei 756.930 ebrei romeni nel 1938, quasi 400.000 cambiarono nazionalità nel 1940 quando la Romania cedette il 40% del suo territorio all'URSS, all'Ungheria e alla Bulgaria, mentre 356.237 mantennero la nazionalità romena e si ritrovano nel censimento del 1941; dopo la guerra, la comunità dei sopravvissuti diminuì, per l'emigrazione in Israele, in Francia o negli Stati Uniti: nel censimento del 1956 gli ebrei furono solo 146.254, poi scesi a 24.667 nel 1970, 9.670 nel 1992, 6.179 nel 2002 e 643 nel 2012. Inoltre, dopo l'Olocausto, un numero imprecisato seppur elevato di ebrei romeni preferì dichiararsi solo "romeno" nei successivi censimenti.
Nel 2003, la commissione d'inchiesta presieduta da Elie Wiesel sotto gli auspici del governo romeno, stilò un macabro inventario dell'Olocausto in Romania. Secondo le sue conclusioni furono assassinati il 44% degli ebrei romeni, cioè circa 330.000 persone:
il regime filo-nazista ungherese di Ferenc Szálasi fu responsabile di circa 120.000 vittime in Transilvania, incluse le 85.000 deportate nella Germania nazista;. il regime filo-nazista romeno di Ion Antonescu fu responsabile di circa 200.000 vittime Ebraiche: nel 1940, secondo il patto tedesco-rumeno (quarto alleato nazista per importanza dopo Germania-Giappone-Italia), circa 240.000 ebrei divennero rumeni per l'acquisizione dei territori in cui vivevano e che la Romania aveva conquistato; durante l'operazione Barbarossa e nei tre anni successivi, l'esercito romeno, uccise più di 120.000 ebrei in Bessarabia, Odessa e Transnistria; circa 90.000 persone fuggirono a est durante l'attacco, furono raggiunte dall'Einsatzgruppe D o dall'esercito romeno e uccise in Ucraina. Il massacro Rumeno non finisce qui, poiché nello stesso periodo furono massacrati e sepolti più di 300 Mila Rom/Gitani e altri circa 100 Mila persone di origine Slava (in particolare Bulgaria, Ungheria, Ucraina, Serbia, Albania), recente è la scoperta di fosse contenti ossa e documenti verso le provincie ad est della Romania. Questo passato storico nazista/fascista Rumeno che si contrapponeva ad est con l'unione sovietica e della Jugoslavia (ad eccezione della Polonia) in aggiunta ad un passato storico,culturale,e di origini greco/turche/latine che li differenziava da quei paesi, si crearono forti correnti d'odio tutt'oggi molto forti dei paesi est europei nei confronti della Romania....
La commissione Wiesel concluse che, come il regime di Pétain, quello di Antonescu attuò una propria politica di eliminazione degli ebrei presenti sul territorio, oltre le aspettative naziste. Il regime di Antonescu proclamò chiaramente il suo desiderio di sterminare la popolazione ebraica prebellica, ma la disorganizzazione, l'inefficienza e la corruzione dell'amministrazione e dell'esercito romeni.., unitamente all'azione di alcuni ufficiali che si rifiutarono di essere considerati criminali di guerra, a quella dei "giusti" come Traian Popovici e soprattutto ai timori dei governanti e dei soldati romeni dopo la sconfitta di Stalingrado, spiegano perché il genocidio degli ebrei romeni non superò il 44% della comunità; la contrario la discriminazione, la persecuzione e la spoliazione, invece, colpirono l'intera comunità.
Situazione degli ebrei prima dell'alleanza con la Germania
Prima che la Romania diventasse formalmente un alleato nazista e cadesse sotto la sua influenza, la società romena (come altre società europee contemporanee) presentava un gran numero di ebrei già integrati (anche nelle sfere politiche, economiche e accademiche) così come una minoranza di tradizionalisti che vivevano all'interno della comunità (soprattutto nel nord e nell'est del paese). L'opinione pubblica fu attraversata da correnti più o meno antisemite, veicolate da partiti nazionalisti e xenofobi, inizialmente molto minoritari.
Dopo la Grande Depressione, il credito di questi partiti aumentò nell'opinione pubblica, soprattutto tra i piccoli borghesi impoveriti che aderirono alle tesi del primo ministro Goga (che prese i primi provvedimenti di numerus clausus nelle università e nelle libere professioni già dal 1937) o della Guardia di Ferro, un movimento violento antisemita. Mentre l'opinione rimase divisa, questi partiti di estrema destra raccolsero il sostegno popolare e ufficiale quando chiesero che gli ebrei in Romania fossero esclusi dalle posizioni di influenza o addirittura espulsi dal paese. Infatti, la base elettorale di questi partiti fu reclutata anche tra i lavoratori e i più poveri delle campagne, emarginati sotto i regimi imperiali austro-ungarico e russo, e che immaginarono gli ebrei come agenti dell'imperialismo sovietico o ungherese, o come occidentali corrotti dal capitalismo.
I primi provvedimenti di esclusione ci furono nel dicembre 1937, quando il governo Goga ritirò la cittadinanza romena a 120.000 ebrei; alcuni dei successori di Goga continuarono sulla stessa linea emanando i divieti per alcune professioni contro le persone di religione ebraica.. L'8 agosto 1940, i nuovi bandi professionali non colpirono più solo le persone di fede ebraica, ma anche i cristiani di origine ebraica. Furono vietati anche i matrimoni misti. Queste discriminazioni si applicarono in particolare (ma non esclusivamente) agli aschenaziti di lingua jiddisch, originari della Galizia e della Russia, la cui naturalizzazione avvenne dopo il 1918.
Situazione degli ebrei durante gli anni dell'Olocausto
Dall'autunno del 1940, quando le misure discriminanti si fecero più severe, diverse migliaia di ebrei lasciarono la Romania verso la Palestina (circa 80.000 persone, grazie all'associazione Aliyah presieduta da Eugène Meissner e Samuel Leibovici).. Non tutti riusciranno nell'intento, soprattutto dopo che gli Alleati dichiararono guerra alla Romania nel dicembre 1941, evento che li rese cittadini di un paese nemicoDéclaration de Harold McMichael après le torpillage du Struma ai quali non furono più concessi i visti per entrare in Palestina, come dimostra ad esempio la tragedia della nave Struma. Anche il film Train de vie - Un treno per vivere di Radu Mihaileanu evoca queste tragedie.
Strage di ebrei nelle aree cedute
Nelle regioni cedute all'Ungheria, il regime di Horthy si rifiutò di deportare gli ebrei nonostante le insistenze di Hitler. Quando i nazisti invasero l'Ungheria e istituirono il regime delle Croci Frecciate, deportarono 120.000 ebrei dall'aprile 1944, ovvero l'80% della popolazione ebraica di questo territorio.
Nelle regioni cedute all'URSS, gli ebrei non saranno vittime in quanto tali dalle autorità sovietiche, ma coloro che erano commercianti perderanno le loro proprietà a causa della nazionalizzazione mentre i funzionari statali romeni saranno deportati in Kazakistan come "lacchè di un potere sfruttatore": per loro è l'entrata in guerra della Romania di Antonescu il 22 giugno 1941, durante l'Operazione Barbarossa, che segna l'inizio dell'Olocausto. Infatti, il regime di Antonescu li considerò indiscriminatamente "sostenitori del bolscevismo".
La maggior parte dei massacri furono compiuti dalle truppe romene nelle regioni in guerra, spesso in collaborazione con l'Einsatzgruppe D, ma molte persecuzioni si verificarono nelle retrovie.
Il 22 giugno, un incidente tra alcuni disertori e l'esercito innescò il pogrom di Iași: 12.000 ebrei furono massacrati o rinchiusi nei treni dove furono lasciati a morire lentamente di sete o di fame. Alla fine di luglio, i romeni respinsero da 25.000 a 30.000 ebrei dalla Bessarabia a est del Dniester, in Transnistria, dove furono massacrati dai tedeschi.
Successivamente, i romeni ottennero la Transnistria e vi crearono un governatorato: vi furono inviati 160.000 ebrei in condizioni così precarie che all'arrivo erano ancora vivi solo in 135.000.. La metà dei 320.000 ebrei della Bessarabia, della Bucovina e del distretto di Dorohoi furono assassinati nei mesi successivi all'entrata in guerra della Romania. Dopo i primi massacri furono raccolti nei ghetti e poi deportati in Transnistria in una quindicina di campi di concentramento.
Avviso ufficiale
Poco dopo l'entrata in guerra contro l'Unione Sovietica, A. Hanciu, sindaco di Paşcani, pubblicò un avviso dove annunciò il coprifuoco per gli ebrei e avvertì che gli ebrei sarebbero stati fucilati in caso di "sabotaggio" o "terrorismo", anche per gli atti imputabili a non ebrei. Il testo fece riferimento all'agitazione "comunista" e, eccezionalmente, ai "legionari comunisti". L'epiteto è apparentemente un ossimoro: i "Legionari" erano la Guardia di Ferro, il movimento fascista e antisemita che si era ribellato all'estrema destra tradizionalista soppresso dal governo di Ion Antonescu; il manifesto si riferì a una teoria complottista, secondo cui alcuni legionari furono filo-sovietici, differenziandoli quindi dall'ala lealista ("codrenista") della Guardia di ferro. Inoltre Hanciu citò degli ordini specifici della gerarchia fascista: Ion Antonescu e il ministro dell'Interno Mihai Antonescu.
Il testo recita:
Situazione degli ebrei nel resto della Romania
Nella stessa Romania, la corruzione fu alimentata dalla spoliazione dei beni degli ebrei. Anche dopo la caduta della Guardia di Ferro, il regime di Antonescu, ancora alleato della Germania nazista, continuò la politica di persecuzione e sfruttamento degli ebrei e, in misura minore, dei rom.
Dal 1943 fu introdotto il lavoro forzato, imposto agli ebrei nell'ambito delle costruzioni stradali e dei lavori di sterro: 40.000 uomini furono assegnati al lavoro quotidiano nei pressi della loro residenza, dovevano presentarsi con pale e picconi e portarsi il pranzo, 26.000 ebrei poterono comprare la loro esenzione..
Attraverso le voci del loro ambasciatore a Bucarest, Manfred von Killinger, e del loro Judenberater Dieter Wisliceny, i nazisti rimproverarono al regime di Antonescu l'inefficacia nei confronti della "questione ebraica" e fecero pressioni per portare la politica in linea con la "soluzione finale", e cioè che gli ebrei romeni fossero concretamente e sistematicamente sterminati, ma Antonescu, che aveva già ordinato il massacro di tanti ebrei in Bessarabia, in Bucovina e in Transnistria, fu reticente al riguardo.Joseph Goebbels riporta nel suo diario personale: Antonescu è al governo con l'aiuto dei massoni e dei nemici della Germania. Le nostre minoranze (tedesche in Transilvania) hanno vita dura. Il Reich ha fatto un tale sforzo per niente. Alla fine del 1941, le SS Gustav Richter e Radu Leca, plenipotenziario romeno per gli affari ebraici, ottennero da Mihai Antonescu la creazione di un consiglio ebraico fantoccio, Centrala Evreilor din Romania ("Centrale degli ebrei di Romania"), ma, allo stesso tempo, la Croce Rossa romena, Wilhelm Filderman e la Confederazione delle società ebraiche della Romania continuano ad operare e ad organizzare i soccorsi per gli ebrei della Transnistria..