Lalbero della conoscenza del bene e del male (, etz ha-daʿat tov va-raʿ) era un albero posto nel giardino dell'Eden, insieme all'albero della vita, secondo la Genesi.

Dio vietò ad Adamo ed Eva di mangiarne i frutti, ma l'infrazione di questo divieto gli fece perdere lo stato soprannaturale in cui Dio li aveva collocati e li rese sottoposti ai vincoli naturali fra cui la fatica, la sofferenza e la morte.

Riferimenti biblici

Secondo il libro della Genesi, l'albero della conoscenza del bene e del male era posto nel centro del giardino di Eden. Il divieto di consumo riguardava solo l'albero della conoscenza del bene e del male. La disubbidienza avvenne così:

Adamo ed Eva mangiarono del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male e andarono incontro alla punizione: l'allontanamento da Eden e perciò l'impossibilità di continuare a nutrirsi col frutto dell'albero della vita;

Adamo, tuttavia, non morì subito, ma visse altri 930 anni.

Nella religione islamica La storia dell'albero della conoscenza del bene e del male si trova descritta anche nel Corano, libro sacro dell'Islam (in cui, peraltro, compaiono anche Adamo ed Eva), nella sūra 2. Dio avverte chiaramente i progenitori dell'umanità di stare lontani da quell'albero:

Gnosticismo In modo unico, la religione gnostica sosteneva che l'albero fosse interamente positivo o addirittura sacro. Secondo il trattato gnostico Sull'origine del mondo furono gli arconti a dire ad Adamo ed Eva di non mangiare il suo frutto, mentendo loro affermando che sarebbero morti dopo averlo assaggiato. Più avanti nella storia, un istruttore viene inviato dal Pleroma dagli eoni per salvare l'umanità e rivelare la gnosi. Questo salvatore lo fa dicendo ad Adamo ed Eva che mangiare il frutto è la via per la salvezza.James M. Robinson (2007). Pagine 290-291. The Nag Hammadi Scriptures (in inglese). HarperCollins.

La conoscenza del bene e del male Gli studiosi discutono tuttora sul significato da attribuire all'albero.I diversi approcci alla questione sono stati approfonditi in French, Nathan S. French, A Theocentric Interpretation of הדעת טוב ורע: The Knowledge of Good and Evil as the Knowledge for Administering Reward and Punishment Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 2021. Per alcuni biblisti, "il bene e il male" sono un merismo per indicare la totalità della conoscenza e, perciò, in alcune Bibbie la denominazione "albero della conoscenza del bene e del male" è tradotta semplicemente con "albero della conoscenza". Il racconto, quindi, indicherebbe l'illusione umana di poter acquisire l'onniscienza divina con un semplice atto di disobbedienza.

In alcuni testi biblici (Deut 1,39; 1 Re 3,7-9; Is 7,15), tuttavia, il discernimento del bene dal male è la facoltà che caratterizza il passaggio alla maturità; il testo biblico quindi non descriverebbe un peccato dei progenitori, ma una loro crescita. Adamo, però, è presentato come un uomo già adulto (nel folklore ebraico gli sono assegnati venti anni) incaricato della cura del giardino e della supremazia su tutti gli animali. Egli non può essere privo di discernimento e proprio questa caratteristica è il presupposto della sua capacità di peccare.

In questo racconto, inoltre, la "conoscenza del bene e del male" è una caratteristica divina, che tuttavia l'uomo acquisisce consumando il frutto (Gen 3,22) e che determina conseguenze negative (la consapevolezza della propria nudità, cioè della propria fragilità e indegnità, e il senso di colpa; cfr Gen 3,7-10). Perciò l'azione di mangiare dall'albero, proibita all'uomo, è la decisione di stabilire autonomamente ciò che è bene e ciò che è male, prescindendo dal giudizio del Creatore. Peccando, l'uomo rifiuta di riconoscere la propria natura creaturale, ma questa illusione è subito smentita dalla morte. L'autonomia di giudizio, poi, si rivolta subito contro i progenitori, generando una grave perdita di autostima.

Il racconto biblico, in cui l'autonomia di giudizio morale è indicato con un albero, il peccato con la consumazione di un frutto e il demonio tentatore con un serpente è chiaramente metaforico e la genericità della descrizione è opportuna per impedire che la descrizione di un atto concreto ne assolutizzi il significato. Non è importante per il testo biblico che cosa esattamente abbiano fatto i progenitori, ma soltanto il fatto che abbiano deliberatamente violato un comandamento di Dio. Anche il catechismo della chiesa cattolica, che pure afferma che il peccato originale sia un evento storico, ammette che il racconto utilizza un "linguaggio d'immagini".Catechismo della chiesa cattolica, 390, Libreria Editrice Vaticana, 1992, p. 111.

Interpretazioni tradizionali circa la natura del frutto Ebraismo Fico La velocità della scena in Genesi fa supporre che la coppia, sorpresa dall'immediato senso di vergogna per le proprie nudità, prese la prima cosa a portata di mano per coprirsi, le foglie dell'albero della conoscenza del bene e del male. Il libro della Genesi dice che le foglie utilizzate erano foglie di fico, in ebraico תאנה ().

Cristianesimo: la mela Nella cultura dell'Europa occidentale, soprattutto a partire dal Medioevo, l'albero della conoscenza del bene e del male viene considerato un melo. Questa identificazione nasce probabilmente da una lettura allegorica del testo biblico: in latino la stessa parola, malum, può riferirsi sia al frutto del melo, sia al "male", e per questo motivo i commentatori avrebbero favorito l'identificazione, passata poi anche nelle arti figurative, tra il simbolico frutto dell'albero e la mela.

Si osservi che in alcune culture anteriori al cristianesimo, la mela era un attributo di Venere, la dea dell'amore nella sua accezione erotica. È possibile che l'iconografia di due giovani che si scambiano una mela sia poi stata riletta in ambito cristiano, dando origine alla identificazione tra il peccato originale e un peccato di natura sessuale.Robert Graves. La Dea bianca. Milano, Adelphi, 1992

Esegesi ebraica sulle particolarità del peccato

«Guardare e non toccare...» Dio proibì ad Adamo di mangiare il frutto (Gen 2,17), ma questi aggiunse una proibizione riferendo ad Eva di non toccare neppure l'albero (Gen 3,3). Secondo la tradizione ebraica il peccato fu determinato o almeno favorito da questo errore di appesantire arbitrariamente le regole divine. Eva, infatti, toccò l'albero, casualmente o spinta dal serpente, senza subirne danno e perciò decise che non c'era alcun pericolo a mangiarne il frutto. La questione venne sollevata da Rabbi Chiyah nella parasha 19 del Genesis Rabbah, un testo midrashico del III secolo d.C. L'argomento ricompare nel Talmud babilonese (Sanhedrin 29a) ed è sviluppato ulteriormente nel primo capitolo dell'opera "I padri secondo Rabbi Nathan" (VIII-IX secolo)איזהו סייג שעשה אדם הראשון לדבריו הרי הוא אומר ויצו ה’ אלהים על האדם לאמר מכל עץ הגן אכול תאכל ומעץ הדעת טוב ורע לא תאכל ממנו כי ביום אכלך ממנו מות תמות (בראשית ב’ י”ז) לא רצה אדם הראשון לומר לחוה כדרך שא”ל הקדוש ברוך הוא אלא כך אמר לה ומפרי העץ אשר בתוך הגן אמר אלהים לא תאכלו ממנו ולא תגעו בו פן תמותון (שם ג’ ג’) באותה שעה היה נחש הרשע נוטל עצה בלבו אמר הואיל ואיני יכול להכשיל את האדם אלך ואכשיל את חוה הלך וישב אצלה והרבה שיחה עמה אמר לה אם לנגיעה את אומרת צוה עלינו הקדוש ברוך הוא הריני נוגע בו ואיני מת אף את אם תגעי בו אי את מתה. מה עשה הנחש הרשע באותה שעה עמד ונגע באילן בידיו וברגליו והרתיעו עד שנשרו פירותיו לארץ. [נוסחא א’], il più antico commentario del trattato Abot della MishnahThe Fathers According to Rabbi Nathan (Yale Judaica Series) Paperback – September 10, 1990 by Judah Goldin (Translator).

Note

Bibliografia Jean-Marc Rouvière. Adam ou l'innocence en personne. Parigi: L'Harmattan, 2009. Cfr. recensione.

Voci correlate Adamo Albero della vita (Eden) Eva Giardino dell'Eden Tohu e Tikun Tu b'Shvat

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