Il Prognosticum futuri saeculi è un’opera teologica riguardante l’escatologia cristiana in tre libri, scritta da Giuliano di Toledo nel 688. Annoverato tra le opere di Giuliano già dal suo successore Felice di Toledo, questo testo è preceduto al suo interno da una lettera ad Idalio, vescovo di Barcellona, a cui l’opera è dedicataJimenèz del Guazo - Larcius Priscus, Diccionario biográfico espanol, Real Academia de la Historia, p. 409., e dallOratio ad Deum, preghiera con cui Giuliano raccomanda se stesso e il Prognosticum a Cristo.

La lettera ad Idalio La lettera introduttoria all’opera ad Idalio accompagnava la prima copia del Prognosticum spedita al vescovo di Barcellona. La lettera ricorda l’occasione in cui Giuliano concepì l’opera, ossia un intenso dialogo avvenuto tra Giuliano e lo stesso Idalio il giorno del Venerdì Santo del 687 presso la sede episcopale di Toledo. Idalio soffriva da tempo di gotta e nonostante le sue condizioni di salute molto precarie e un viaggio estenuante si era recato a Toledo per partecipare al XV Concilio e lì aveva avuto questa occasione di dialogo con GiulianoTommaso Stancati, Prognosticum futuri saeculi. Il preannuncio del mondo che verrà, Editrice italiana domenicana, Napoli, 2012, p. 174-175.. Il metropolita di Toledo ricorda in questa lettera prefatoria con grandissimo affetto quei momenti passati con Idalio, con cui, avendo preso il Vangelo e sotto delle coperte, rilessero la Passione di Cristo con molta commozione giungendo a parlare della condizione delle anime tra la morte terrena e il giorno del Giudizio. Nella prima sezione di questa lettera Giuliano, dopo aver lamentato una presunta ineffabilità nel ricordare quel Venerdì Santo, lo rievoca trasmettendo l’immagine della Pasqua come punto centrale della vita di ogni cristiano e al tempo stesso come punto di partenza per ogni riflessione escatologica. Nella seconda parte Giuliano rievoca come dal silenzio commosso e contemplativo nacque il dialogo teologico sulle anime da cui ha origine l’opera. I due vescovi decisero che le loro riflessioni dovessero essere messe per iscritto e pertanto si servirono di uno scriba che annotasse i loro interventi. Con la terza parte della lettera, Giuliano ricorda il periodo di composizione dell’opera, un momento di serenità favorito dalla partenza del re e di gran parte dei cittadini di Toledo per una spedizione militare. Egli chiede infine ad Idalio di correggere il testo laddove eventualmente avesse commesso degli errori e di criticarlo dove necessario per apportare dei miglioramenti.

Oratio ad Deum L’Oratio ad Deum ha uno scopo ben preciso: introdurre il lettore nel clima solenne che incontrerà nell’intera opera. La preghiera è un grido di aiuto a Cristo: Giuliano si sente come un pellegrino nel deserto, simbolo delle difficoltà della vita, che supplica Gesù di sorreggerlo e di perdonare i suoi errori affinché lui possa alla fine della vita accedere alla Gerusalemme Celeste. La preghiera è colma di eco veterotestamentarie, su tutte il Salmo 62Soprattutto Salmo 62, 1-3., scritto dal re Davide. Nella preghiera Giuliano sottolinea come quanto andrà a trattare nel Prognosticum non è frutto di una o più visioni, ma dello studio dei Padri e di quanto la mente umana può da se stessa conoscere circa l’anima dopo la morte. La preghiera si conclude poi ad anello, con la rinnovata richiesta che dopo la sua morte Giuliano possa accedere al Regno Celeste.

Prognosticum futuri saeculi Il Prognosticum futuri saeculi è un titolo che si può attribuire alla volontà dello stesso Giuliano, in quanto nella Lettera ad Idalio e, se non bastasse, anche in Felice di Toledo, è presente questa dicitura. La critica di fronte ad un legittimo dubbio, ossia se il titolo dovesse essere Prognosticum o Prognosticon alla greca, ha decretato come corretta la prima opzione tenendo conto del fatto che tutti i manoscritti più antichi che citano l’opera hanno la dicitura latinizzata, mentre, al contrario, solo dei manoscritti tardivi e filologicamente secondari hanno il titolo grecoTommaso Stancati, Prognosticum futuri saeculi. Il preannuncio del mondo che verrà, Editrice italiana domenicana, Napoli, 2012, p. 248.. A questo si deve aggiungere che nella lettera prefatoria di Giuliano e nella Vita sancti Iuliani di Felice viene riportata la voce latinizzata. La parola prognosticum che Giuliano trovò nelle Etymologiae di Isidoro aveva il valore di “conoscenza anticipata delle realtà future”Isidoro di Siviglia, Etymologiae 4, 10, 1.. Giuliano era perfettamente a conoscenza del fatto che si trattasse di una parola di origine greca e la scelta dell’autore forse cadde proprio per questo motivo su questo termine in quanto il cristianesimo aveva conosciuto la sua diffusione in Occidente in primis grazie al greco.

Il Prognosticum potrebbe essere visto in maniera superficiale come una sorta di centone di citazioni bibliche e patristiche. La presenza di queste ultime in largo numero è effettiva, ma ciò non toglie la portata di originalità di questa opera: Giuliano innanzitutto lega passi biblici e patristici in modo non scontato, inoltre non si limita a riferire testi a lui antecedenti, ma si sforza di spiegarli e dare loro senso nel contesto dell’operaTommaso Stancati, Prognosticum futuri saeculi. Il preannuncio del mondo che verrà, Editrice italiana domenicana, Napoli, 2012, p. 222.G.G. Herrero, Notas sobre el papel del Prognosticum futuri saeculi de Julián de Toledo en la evolución de la idea medieval del purgatorio in Murcia 2006, (Antiguedad y cristianismo: Monografias historicas sobre la Antiguedad tardia, 23), pp. 505-506.. Il Prognosticum si presenta pertanto come esemplare di un nuovo modo di fare teologia, in cui le citazioni sono dense di insegnamenti teologici, ma ad esse si aggiungono anche ragionamenti riassuntivi e argomentazioni razionali da parte dell’autore. Una funzione fondamentale la presentano anche i titoli dei paragrafi dell’opera che sono lapidari e enfatici e costituiscono una vera e propria bussola per il lettore cristiano. Essi sono il frutto della capacità retorica di Giuliano, ma anche di una sua lunga e meditata riflessione su questi temi escatologici. Tutto ciò fa del Prognosticum il più antico trattato sistematico di escatologia cristiana.

La finalità primaria del Prognosticum doveva essere didattica, come è tipico per le opere di Giuliano: lo scopo dichiarato dall’autore nella Prefazione è quello di voler rendere più comprensibile al cristiano non solo la morte, ma anche e soprattutto a cosa l’anima va incontro dopo di essa. Per questo fine così importante egli decide di servirsi delle auctoritates cristiane: la Bibbia e i Padri della Chiesa. Inoltre, l’opera, proprio per il fine per cui era stata concepita, divenne di fatto anche un manuale di teologia per la formazione dei chierici della scuola episcopale di ToledoIvi, pag. 229..

Il primo libro del Prognosticum si intitola De origine mortis humanae: è costituito da 22 brevissimi capitoli e, come suggerisce il titolo, si occupa del mistero della morte. Innanzitutto, il libro esordisce sul perché e come la morte ha fatto la sua comparsa e poi affronta diverse tematiche sempre relative al medesimo tema: l’etimologia della parola morte, se l’uomo è stato creato mortale o immortale, il fatto che i cristiani aspettano con ansia la morte, le diverse tipologie di morte e di sepoltura. Partendo dalla conoscenza dei Padri e della Bibbia e servendosi della sua elegante capacità retorica, Giuliano risponde ai quesiti: la morte ha origine nel momento in cui l’uomo commise il Peccato Originale, prima infatti l’essere umano era stato creato in modo tale che, se avesse obbedito a Dio, avrebbe preso parte della sua immortalità. L’etimologia della parola “morte” è a dir poco inerente a questo tema: essa deriverebbe da morsusIsidoro di Siviglia, Etymologiae XI, ii, 31. Si tratta chiaramente di una paretimologia, ma, come si sa, per il mondo antico e medievale le paretimologie sono spesso per noi più importanti da studiare delle etimologie vere., quello del frutto proibito. Tutto insomma si lega a quel momento preciso raccontato nella Genesi. Giuliano scelse di affidare al primo libro questa tematica per tre motivi: il primo, l’occasione del dialogo tra Giuliano e Idalio era stata un Venerdì Santo, ossia il giorno della Passione di Cristo; il secondo, per parlare del destino dell’anima è di fatto necessario fare almeno un cenno sull’evento iniziale, appunto la morte; terzo, trattandosi di un'opera rivolta ai cristiani visigoti del loro tempo Giuliano doveva scendere a patti anche coi loro interessi e le loro ansie: tra le loro paure quella della morte e di cosa succedeva dopo di essa era sicuramente la più diffusaTommaso Stancati, Prognosticum futuri saeculi. Il preannuncio del mondo che verrà, Editrice italiana domenicana, Napoli, 2012, p. 264..

Il secondo libro ha un titolo piuttosto lungo, ma anch’esso enfatico: De animabus defunctorum quomodo se habeant ante ultimam corporum resurrectionem. È di 37 capitoli, occupa il cuore dell’opera e affronta la tematica che più di tutte interessava a Giuliano e, come a lui, anche al suo pubblico cristiano: qual è il destino dell’anima tra la morte e il Giorno del Giudizio. Questo era stato l’argomento affrontato dai due amici durante il Venerdì Santo: essi avevano cercato di rispondere nel modo più completo possibile mettendo in connessione tutto quanto sapevano fosse scritto su questa tematica nella Bibbia e nei Padri. Era così emerso il nucleo di quanto Giuliano scrive in questa sezione dell’opera. È bene tenere conto del fatto che Giuliano riteneva necessarie queste due condizioni, da cui iniziano le sue riflessioni: l’esistenza dell’anima e la sua sopravvivenza dopo la morteIbidem..

È sicuramente molto interessante la presentazione che Giuliano fa del paradiso e dell’inferno: esistono due paradisi, come due inferni. Il paradiso terrestre è quello relativo alla storia della creazione, quello della Gerusalemme Celeste ha invece a che fare con la storia della redenzione ed è proprio quest’ultimo che interessa a Giuliano (ma anche al suo pubblico). Questo è la bussola che deve orientare la vita del cristiano e le anime dei beati, una volta uscite dai corpi, vi si spostano immediatamente in uno stato di gioia perenne, ma anche di attesa. Quest’ultima è legata al fatto che l’anima e il corpo sono fatti per stare assieme e pertanto essa aspetta, contemplando Dio, il Giorno Finale quando potrà finalmente ricongiungersi col corpo e con esso continuare ad ammirare il Creatore. Per quanto riguarda l’inferno la questione è un po’ più complessa: Giuliano innanzitutto si occupa di chi è vissuto prima di Cristo collocando costoro, peccatori o no, in un’unica dimensione infernale, sulla scorta di Agostino. Con la venuta di Cristo la situazione però cambia: tutte le anime beate e perfette accedono direttamente al paradiso, le anime di coloro che non hanno raggiunto un tale grado di perfezione si trova in uno stato “purgatoriale” (anche se Giuliano non adotta questo termine), ossia di purificazione e infine le anime dei dannati vivono l’inferno, nel senso che quest’ultimo secondo Giuliano non è un vero luogo materiale, ma è una condizione di esistenza in cui l’anima deve sopportare pene e dolori.