Biografia Della vita di Louis Marin sono documentati per lo più gli studi e i percorsi professionali. Dopo la scuola primaria a Lione, frequenta il liceo a Parigi.Ove non diversamente segnalato, le informazioni biografiche sono tratte dal , sul quale è presente una bibliografia esaustiva e una serie di articoli e di contributi a testo pieno, sia di Marin che degli studiosi che ne onorarono la memoria o ne subirono l'influenza. Iscrittosi alla École normale supérieure, nel 1953 ottiene la cattedra per l'insegnamento secondario di filosofia. Durante gli anni della formazione Marin stringe amicizie destinate a durare tutta la vita con studiosi quali Michel Foucault, Pierre Bourdieu, Michel Deguy e Jacques Derrida.

Dal 1961 al 1964 è consigliere della cultura presso l'ambasciata francese in Turchia, e durante questo periodo conosce Greimas. Al rientro in Europa, sceglie di continuare l'insegnamento, trasferendosi a Londra, dove entra in contatto con il Warburg Institute,. e dove diviene assistente direttore dell'Istituto francese, nel periodo compreso tra il 1964 e il 1967. A Londra conosce, fra gli altri, anche Anthony Blunt ed Edgar Wind, la cui influenza suggerisce a Marin di intraprendere la ricerca nella storia dell'arte..

Dal 1967, insieme a Michel de Certeau, si unisce all'équipe di ricerca costituita da Greimas l'anno precedente, all'insegna della "semio-linguistica" e con il duplice riferimento del Laboratorio di antropologia sociale e del Collegio di Francia, nella persona di Claude Lévi-Strauss. Marin viene poi invitato presso l'Università di Paris-Nanterre, dove nel 1968 partecipa attivamente agli avvenimenti politici di quel periodo. L'anno successivo diviene supplente di Roland Barthes presso l'École pratique des hautes études.

Dal 1970, in qualità di visiting professor, insegna negli Stati Uniti d'America, inizialmente presso l'università della California a San Diego, e nel 1974 presso la Università Johns Hopkins a Baltimora. Marin rimane nel continente americano fino al 1977, anno in cui viene eletto direttore presso l'École des hautes études en sciences sociales - Centro di Ricerche storiche a Parigi, dove tiene un seminario sulla semantica dei sistemi rappresentativi contemporanei..

Pur dedicandosi all'insegnamento in Francia, dove nel 1971-1972 riprende anche il seminario a Nanterre e la cattedra a Paris-I, Marin negli anni settanta e ottanta trascorre la maggior parte della propria vita lavorativa principalmente negli Stati Uniti d'America. Qui il campus più attivo e fecondo di spunti, anche per gli altri intellettuali francesi, è quello presso La Jolla a San Diego, dominato dall'influenza avanguardista di Herbert Marcuse, dalle rivendicazioni femministe, dall'opposizione alla guerra del Vietnam, dalla presenza di nutriti gruppi appartenenti alle minoranze etniche.

Un altro luogo prediletto da Marin è l'Italia, che conosce fin dal 1968 quando accompagna Greimas a Urbino, dove partecipa per 24 anni di seguito agli incontri semiotici, durante i quali ritrova Michel de Certeau e frequenta Paolo Fabbri e Umberto Eco. Tutta la penisola italiana lo interessa per accrescere le proprie conoscenze artistiche, che gli permettono di coltivare e nutrire la passione per la storia e la teoria dell'arte, approfondita anche grazie al confronto con studiosi quali Daniel Arasse o Hubert Damisch.

Due anni dopo la pubblicazione di Utopiques. Jeux d'espaces (1973), Marin nel 1975 entra nel comitato di redazione della nuova rivista Traverses, frutto della volontà pluridisciplinare del Centro Georges Pompidou, dove unisce i propri contributi a quelli di autori quali Paolo Fabbri e Jean Baudrillard.

Marin considera la propria generazione di studiosi di storia dell'arte, come Damisch, Bourdieu, Derrida, dotata di una preparazione filosofica, estetica e sociologica da cui derivano critiche sull'interpretazione dell'arte proposta da Erwin Panofsky. Marin è inoltre a lungo in contatto con Jean-François Lyotard, fra gli anni settanta e parte degli anni ottanta. Entrambi contribuiscono al volume collettivo Du Sublime pubblicato nel 1988.

L'interesse di Marin ai dipinti di Poussin si incrementa nel tempo, si riversa su di una parte più vasta della produzione artistica del pittore e viene largamento utilizzato negli insegnamenti di storia dell'arte.. Un nutrito seguito di allievi dimostra entusiasmo per le sue lezioni. Una serie di opere verrà pubblicata dopo la sua morte. Nel 2009 un gruppo di studiosi si raccoglie intorno alla moglie Françoise per creare un'associazione che porta il nome di Louis Marin, e che si propone l'intento di ampliarne la notorietà, nella speranza che lo studio dei suoi lavori incoraggi nuove ricerche sugli argomenti da lui trattati.

Il pensiero Gli studi di Marin illustrano la possibilità e il vantaggio di utilizzare modelli tratti dalla semiotica, dalla linguistica e della teoria del testo per l'interpretazione della pittura.. L'analisi avviene tramite la "lettura", attività dinamica che costituisce un sistema aperto di forze in costante e perpetua ricomposizione, e riguarda i testi di ogni tipo, letterari e artistici..

Il rapporto fra il linguaggio e l'immagine occupa tutta l'opera dello studioso. Nella Critique du discours (Critica del discorso) sono contenute già le idee che serviranno di base, sia in senso metodologico che teorico, alla riflessione costante sui fondamenti e sul potere della rappresentazione, e in particolare sull'intersezione fra il visivo e il verbale. Il paradigma fondatore della comprensione di qualsiasi tipo di segno inteso come rappresentazione è la teoria rappresentazionale del linguaggio e il suo utilizzo nella Logique de Port Royal, che Marin analizza nei minimi dettagli proprio nella Critique du discours. Il processo semiotico viene così compreso attraverso il concetto di rappresentazione: l'idea rappresenta l'oggetto, e il segno ne genera la manifestazione, costituendone il significato..

Nelle sue opere Marin mostra le tensioni, le opacità e le aporie delle teorie della rappresentazione e del disegno. Pone insieme il XVII secolo francese alla storia dell'evoluzione della modernità e chiarisce in tal modo il patrimonio ideologico moderno sul segno, sulla rappresentazione e sul potere delle immagini. Gli studi di Marin, all'interno di una riflessione teorica sulla natura del segno, mostrano come le rappresentazioni accumulino riserve di forza. Nel Ritratto del re (1981) compare l'espressione "poteri della rappresentazione", espressione che presenta il chiasmo "i poteri della rappresentazione e la rappresentazione dei poteri". Ciò che esso segnala è l'intrecciarsi dei poteri e delle rappresentazioni, che non possono coesistere indipendentemente gli uni dalle altre. In questo senso l'introduzione del Ritratto del re costituisce la continuazione della Critica del discorso,. in cui l'autore rivela i collegamenti fra la Logica di Port-Royal e i Pensieri di Pascal. In sostanza Marin pone l'accento sulla comprensione di come, in ogni discorso e immagine (compresi i dipinti, gli arazzi e le medaglie), i segni siano organizzati in relazione l'uno con l'altro, di come producano significato e di come funzionino..

In Des pouvoirs de l'image (Sui poteri dell'immagine) Marin fornisce una serie di definizioni della rappresentazione in senso lato, e in particolare scrive che i registri di lettura si incrociano, si intrecciano, si rispondono l'un l'altro, senza tuttavia confondersi: un quadro ha il potere di mostrare ciò che la parola non è in grado di pronunciare, che nessun testo riuscirà a far leggere. Per contro l'immagine resta estranea alla logica della produzione di senso che apportano le figure del discorso..

Nell'opera L’Écriture de soi (Scrivere di sé) testo e immagine vengono definite quali facce della stessa medaglia, separate da una sottile frontiera, quasi intangibile: uno stretto legame che costituisce l'essenza della figurabilità che si trova sia nella scrittura, come in Stendhal e Montaigne, che nella pittura, come nei dipinti del quattrocento. Testo e immagine non si possono pensare separatamente, si richiamano a vicenda. Des pouvoirs de l’image (Sui poteri dell'immagine) non tratta invece di pittura né di scultura, bensì riflette sull'immagine che emerge dal testo, e del modo in cui essa impregna lo scritto e lo organizza, dotandolo di senso..

La soggettività gioca un ruolo primario nel produrre e nel ricevere l'opera d'arte, e per tale motivo Marin si è particolarmente interessato alla rappresentazione dell'io e della figura umana, specialmente nella forma autobiografica e dell'autoritratto..

L'analisi di Ex voto, dipinto da Philippe de Champaigne nel 1662, così come quella della Logica di Port-Royal, vertono sul potere che viene strutturato ed esibito, istituzionalizzato dalla scrittura o dalle immagini, ossia dalla rappresentazione in generale..

Il concetto di rappresentazione Fin dall'inizio Marin lavora allo studio della struttura e allo sviluppo storico della rappresentazione, attraverso l'investigazione della teoria del segno nella Logica di Port-Royal, la filosofia del linguaggio di Pascal, le analogie fra linguaggio e pittura (in particolare con l'analisi delle opere di Nicolas Poussin, Philippe de Champaigne e Paul Klee), e le strategie narrative dei Vangeli del Nuovo Testamento e dell'Utopia di Tommaso Moro. Il suo approccio moderno a testi e immagini del passato intende evidenziare le interazioni reciproche positive fra passato e presente.

Marin fornisce una definizione molto precisa della rappresentazione in diverse occasioni. Il concetto sembra essersi formato intorno al 1980, ed è quindi rimasto stabile nel suo pensiero. In Politiques de la représentation lo studioso specifica che la rappresentazione produce un doppio effetto attraverso un doppio potere: il potere di rendere qualcosa presente all'immaginazione del fruitore, e quello di costituirsi quale soggetto. Le due dimensioni coesistono in seno alla medesima rappresentazione, e la qualità della loro tensione determina la profondità significante dell'opera, qualunque sia il tipo di supporto sul quale viene eseguita. Marin infatti applica tale concetto al teatro, all'architettura, alla pittura, alla letteratura e perfino al paesaggio..

Il lavoro sul testo della Logique, influenzato dal modello rappresentativo di Cartesio, suggerisce a Marin una serie di problematiche: la questione del segno in generale, quella del discorso e della sua unità minima, la frase, e infine la questione teologica dell'Eucaristia, ossia del rituale "Questo è il mio corpo", operativo in ambito cattolico..

Il concetto della rappresentazione che Louis Marin sviluppa nei suoi scritti è anzitutto ancorato in un rapporto specifico fra testo e immagine. Partendo dal segno linguistico, lo studioso associa il segno iconico in una relazione che suggerisce una sorta di gerarchia nel sostrato comune di una riflessione sulla figura, a partire dalla quale vi è una zona indeterminata fra testo e immagine che non sono riconducibili l'uno all'altra..

Inoltre Marin effettua una storicizzazione della teoria della rappresentazione, di cui attribuisce l'apogeo nella Francia del XVII secolo. In quel periodo coincidono tre fenomeni fra loro interrelati: la formalizzazione della nozione da parte dei logici di Port-Royal, l'investimento nella rappresentazione quale forma di propaganda per conto del re Luigi XIV, e l'illustrazione della teoria della rappresentazione in dipinti accademici, come quelli di Nicolas Poussin..