Con l'espressione arti marziali indiane ci si riferisce ai sistemi di combattimento del Subcontinente indiano. Nelle lingue di quel luogo“Languages of South Asia”, scholarblogs.emory.edu esistono numerosi termini, di origine antica, per il concetto di cui ci occupiamo in questa voce. Alcuni di essi sembrano concentrarsi su specifiche discipline (ad esempio uso dell'arco, combattimento armato), ma in epoca classica erano usati genericamente per tutti i sistemi di combattimento.

Tra i termini più comuni oggi, śastra-vidyā è un composto di śastra (arma) e vidyā (conoscenza).Attestato solo nel sanscrito classico, in particolare nell'Anargharāghava. Dhanurveda deriva dalle parole per "arco" (dhanushya) e "conoscenza" (veda), la "scienza del tiro con l'arco" nella letteratura puranica, poi applicato alle arti marziali in generale.Attestato nel sanscrito epico, vedasi Il testo Viṣṇu Purāṇa definisce dhanuveda come uno dei diciotto tradizionali rami di "conoscenza applicata" o upaveda, assieme a shastrashastra o scienza militare. Un termine successivo, yuddha kalā, viene dalle parole yuddha che significa lotta o combattimento e kalā che vuol dire abilità. Il termine collegato śastra kalā (letteralmente arte delle armi) di solito si riferisce specificamente alle discipline armate. Un altro termine, yuddha-vidyāo "conoscenza del combattimento", si riferisce alle abilità usate sul campo di battaglia, comprendenti non solo il combattimento vero e proprio ma anche formazioni di battaglia e strategia. Le arti marziali di solito sono apprese e praticate nelle akhara tradizionali.

Storia

Antichità (prima dell'impero Gupta) Uno stemma della civiltà della valle dell'Indo mostra due uomini che si trafiggono a vicenda con una lancia in un duello che sembra incentrato su una donna. Da uno scavo archeologico di quell'ambiente è emersa la statua di un lanciatore di giavellotto.

Dhanurveda, un passo reperito nei Veda (1500 - 1100 a.C.), contiene riferimenti ad arti marziali. I testi di poesia epica indiana contengono i primi racconti di combattimenti, sia con armi sia a mani nude. La maggior parte degli dei nel pantheon indù-buddhista sono muniti di loro specifiche armi, e sono riveriti non solo come maestri di arti marziali ma spesso come iniziatori di tali sistemi stessi. Il Mahābhārata narra di combattenti, armati solo di daghe, che riescono a sopraffare leoni, e descrive una lunga battaglia tra Arjuna e Karna con l'impiego di archi, spade, alberi, pietre e pugni. Un altro scontro senza armi nel Mahābhārata descrive due combattenti che boxano con i pugni alzati e lottano con calci, colpi con le dita, ginocchiate e testate., Book 4: Virata Parva, Mahabharata. La più antica arte di combattimento non armato organizzata nel subcontinente indiano è il malla-yuddha o lotta, codificata in quattro forme nel periodo vedico. Le storie che descrivono Krishna riferiscono che a volte si impegnava in incontri di lotta in cui usava ginocchiate al petto, pugni alla testa, tirate di capelli e strangolamenti. Sulla base di queste testimonianze, Svinth (2002) fa risalire all'epoca preclassica le flessioni e gli accovacciamenti utilizzati dai lottatori indiani.

Nella letteratura sanscrita il termine dwandwayuddha si riferiva ad un duello, sicché era una battaglia tra due guerrieri e non due eserciti. L'epica spesso narra che i duelli tra divinità ed eroi simili a dei duravano un mese o anche di più. Il malla-yuddha (incontro di lotta) tra Bhima e Jarasandha dura 27 giorni. Analogamente, il dwandwayuddha tra Paraśurāma e Bhisma durò 30 giorni, mentre quello tra Krishna e Jambavan durò 28 giorni. Allo stesso modo, il dwandwayuddha tra Bali e Dundubhi, un demone con le forme di un bufalo d'acqua, dura per 45 giorni. Il Manusmṛti spiega che se il ciuffo di un guerriero si scioglie durante un combattimento o un duello, l'avversario deve dargli il tempo di legarsi i capelli prima di continuare.

Il Charanavyuha composto da Shaunaka nomina quattro upaveda (veda applicati). Tra questi, l'uso dell'arco (dhanurveda) e le scienze militari (shastrashastra), la cui padronanza era un dovere (dharma) per la classe dei guerrieri. I re di solito appartenevano alla classe kshatriya (guerriera) e pertanto erano capi dell'esercito. Tipicamente, praticare tiro con l'arco, pugilato, e scherma faceva parte della loro educazione. Si possono citare ad esempio di sovrani simili Siddhartha Gautama e Rudradaman. Il monaco cinese Xuánzàng scrive che l'imperatore Harsha era agile malgrado la sua età avanzata e riuscì a schivare e catturare un assalitore che aveva tentato di assassinarlo.Destruction of Maharashtra and the Marathas in the first half of seventh-century “Travels of Hsuen Tsang,” Vol. IV, Samual Beal, P, 449.

Molti dei popolari sport menzionati nei Veda e negli scritti epici derivano dall'addestramento militare, come pugilato (musti-yuddha), lotta (maladwandwa), corse con i carri (rathachalan), ippica (aswa-rohana) e tiro con l'arco (dhanurvidya). Le gare si svolgevano non solo come competizione di abilità per i partecipanti, ma anche per designare il consorte (di una dama di rango). Arjuna, Rama e Siddhartha Gautama conquistarono tutti le rispettive mogli in virtù di tornei del genere.

Nel III secolo furono incorporati nelle arti di combattimento elementi di Yoga Sūtra ed anche movimenti con le dita delle danze nata. Alcuni stili di combattimento indiani rimangono strettamente connessi a yoga, danza ed arti performative. Alcune delle coreografie di sparring del kalarippayattu possono essere applicate alla danza e i danzatori kathakali che conoscevano il kalarippayattu erano ritenuti nettamente migliori degli altri esecutori. Fino a non molti anni fa, la danza chhauLa danza Chhau, detta anche Chhou, è una danza indiana semiclassica con tradizioni marziali e popolari. È presente in tre stili che prendono il nome dalla località in cui vengono eseguiti, ovvero il Mayurbhanj Chhau dell'Odisha, il Seraikella Chhau del Jharkhand e il Purulia Chhau del Bengala occidentale. La danza spazia dalla celebrazione delle arti marziali, delle acrobazie e dell'atletica eseguite in temi festivi di una danza popolare, a una danza strutturata con temi religiosi che si ritrovano nello Shaivismo, nello Shaktismo e nel Vaishnavismo. I costumi variano da uno stile all'altro, con Purulia e Serakeilla che utilizzano maschere per identificare il personaggio. Le storie messe in scena dai danzatori di Chhau includono quelle tratte dalle epopee indù Ramayana e Mahabharata, dai Purana e da altre opere della letteratura indiana. La danza è tradizionalmente una troupe di soli uomini, celebrata a livello regionale in particolare durante la primavera di ogni anno, e potrebbe essere una forma di danza sincretica emersa dalla fusione delle danze classiche indù e delle tradizioni delle antiche tribù regionali. La danza è sorprendente e riunisce persone provenienti da diversi contesti socio-economici in uno spirito festivo e religioso. era eseguita solo da cultori di arti marziali. Alcune tradizionali scuole di danza indiana classica annoverano tuttora le arti marziali come parte integrante del loro regime di esercizio.D.H., Luijendijk (2008). Kalaripayattu. The Netherlands: Stichting Oprat, Elst.

Le testimonianze scritte di arti marziali nell'India meridionale risalgono alla letteratura Sangam, intorno al II secolo a.C. o al II secolo d.C. Le raccolte di poesie Akanaṉūṟu e Purananuru descrivono l'uso di lance, scudi, archi e Silambam nell'era Sangam. La parola kalari appare in Puram (versi 225, 237, 245, 356) e Akam (versi 34, 231, 293) per descrivere sia un campo di battaglia sia un'arena di combattimento. La locuzione kalari tatt denotava una prodezza marziale, mentre kalari kozhai indicava un codardo in guerra. Ogni guerriero dell'era Sangam riceveva addestramento militare regolareSubramanian, N. (1966). Sangam polity. Bombay: Asian Publishing House. in tiro a segno ed equitazione. Si specializzavano in una o più delle armi importanti del periodo, come lancia (vel), spada (val), scudo (kedaham), ed arco e freccia (vil ambu). Le tecniche di combattimento del periodo Sangam furono antesignane del kalarippayattu. I riferimenti al “Silappadikkaram” nella letteratura Sangam risalgono al II secolo. Si trattava del bastone da silambam, molto richiesto dai visitatori stranieri.

La città di Taxila, capitale intellettuale dell'antica India ma situata nell'odierno Punjab (Pakistan), sarebbe stata fondata da Bharata che le avrebbe dato un nome ispirato a quello del proprio figlio Taksha. Dal VII al V secolo a.C. era assai rinomata come grande centro di commercio e istruzione, che attraeva discepoli da tutto l'attuale Pakistan e dall'India settentrionale. Tra le materie d'insegnamento erano le "scienze militari", e il tiro con l'arco era una delle preminenti.

Durante il periodo buddhista si presero iniziative per scoraggiare l'attività marziale. Il libro Khandhaka in particolare proibisce lotta, pugilato, tiro con l'arco e scherma. Comunque, si trovano menzioni di arti di combattimento nei testi buddhisti, come il Sutra del Loto (I secolo a.C. circa) che si riferisce ad un'arte pugilistica parlando a Mañjuśrī.Bruce A. Haines (1995). Karate's History and Traditions (p. 23-25). Tuttle Publishing. Categorizzava anche le tecniche di combattimento come blocchi articolari, colpi di pugno, prese di lotta e lanci. Il Sutra del Loto fa un altro riferimento ad un'arte marziale con movimenti simili a danza, chiamata Nara. Un altro sutra buddhista chiamato Hongyo-kyo (佛本行集經) descrive una "gara di forza" tra il principe Nanda (fratellastro di Buddha) e suo cugino Devadatta. Lo stesso Siddhartha Gautama era un campione di lotta e di scherma prima di divenire il Buddha.

Periodo classico (dal III al X secolo)

Come altri rami della letteratura sanscrita, i trattati sulle arti marziali assunsero carattere più sistematico nel corso del I millennio d.C. Il Vajra-musti, uno stile di corpo a corpo armato, è menzionato in fonti dei primi secoli d.C. Intorno a questo periodo, i filosofi tantrici svilupparono importanti concetti metafisici quali kundalini, chakra, e mantra.

Il Sushruta Samhita (circa IV secolo) identifica 108 punti vitali del corpo umanoG. D. Singhal, L. V. Guru (1973). Anatomical and Obstetrical Considerations in Ancient Indian Surgery Based on Sarira-Sthana of Susruta Samhita. di cui 64 erano classificati come letali se colpiti appropriatamente con un pugno o un bastone. L'opera di Sushruta formarono la base della disciplina medica ayurveda che venne insegnata assieme a varie arti marziali. Dati anche i numerosi riferimenti sparsi a punti vitali in fonti vediche ed epiche, è certo che gli antichi combattenti del Subcontinente indiano conoscessero e praticassero l'attacco o la difesa di punti vitali.

Intorno al 630, il re Narasimhavarman I della dinastia Pallava commissionò dozzine di sculture che mostravano combattenti a mani nude che neutralizzavano avversari armati. Questo è simile allo stile descritto nellAgni Purana.

Le arti marziali non erano monopolio della casta kshatriya, ma la casta dei guerrieri era quella che ne faceva maggior uso. Il testo dell'VIII secolo Kuvalaymala, di Udyotanasuri, riporta l'insegnamento delle tecniche di combattimento in istituzioni educative dove allievi che non erano di estrazione kshatriya, provenienti da tutto il subcontinente, "imparavano e praticavano il tiro con l'arco, il combattimento con la spada e lo scudo, con i pugnali, i bastoni, le lance, i pugni e i duelli (niyuddham)".