Le Brigate Nere furono un corpo ausiliario volontario delle Forze armate della Repubblica Sociale Italiana, organizzato dal Partito Fascista Repubblicano, che operò in Italia settentrionale dagli inizi di luglio del 1944 fino al termine della seconda guerra mondiale con compiti di antiguerriglia.
Il corpo fu istituito il 30 giugno 1944, con il decreto legislativo 446-XXII, con il nome di Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione delle Camicie Nere ed era costituita da iscritti al Partito Fascista Repubblicano arruolatisi su base volontaria.
Furono costituite quarantuno Brigate Nere territoriali, ovvero una per provincia, intitolate ciascuna ad un caduto del fascismo repubblicano. Ad esse si affiancavano cinque brigate mobili, di cui una alpina, e dodici brigate autonome e speciali. Le Federazioni provinciali del partito furono convertite in Comandi di Brigata, diretti dai rispettivi Segretari FederaliCon la sola eccezione della XL Brigata, il cui comandante non era il Segretario Federale., mentre la Segreteria Nazionale del PFR assumeva le funzioni di Ufficio di Stato Maggiore del Corpo. Comandante Generale del Corpo fu, sin dall'inizio, il Segretario del Partito Fascista Repubblicano Alessandro Pavolini.
Origini
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, furono ricostituiti nel Nord Italia i corpi delle Forze Armate Repubblicane, sotto la guida del generale Rodolfo Graziani, comprendenti l'Esercito Nazionale Repubblicano, la Guardia Nazionale Repubblicana ed altre formazioni. Nella prima metà del 1944, a seguito dell'offensiva alleata e dello sfondamento della Linea Gustav, si ebbe un incremento dell'attività della Resistenza partigiana nei territori della RSI ed un drastico ridimensionamento della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) da parte dei vertici tedeschi. Sin dal settembre 1943, anche all'interno del Partito Fascista esistevano già formazioni armate organizzatesi spontaneamente, su iniziativa di squadristi desiderosi di partecipare alla lotta armata che si stava accendendo in molte zone del Nord Italia: ad esempio, la Squadra d'Azione Garibaldi e il Reggimento Federale Carroccio di Milano, la Xª Legio di Bologna, e così via. Squadre e reparti armati di militanti fascisti, non rispondenti alla GNR né alle questure repubblicane, ma solo alle Federazioni del Fascio Repubblicano, si stavano formando un po' dovunque. Pertanto, venne deciso di riunirle tutte in un'unica organizzazione.
Nell'estate del 1944 la consistenza totale della GNR si era ridotta da oltre uomini a poco più di unità, a causa delle operazioni di disarmo e cattura da parte tedesca degli ex-appartenenti all'Arma dei Carabinieri, ritenuti inaffidabili dal regime fascista. L'operazione di cattura tedesca non ebbe grande successo, perché molti ex-carabinieri riuscirono a darsi alla macchia o unirsi alle formazioni partigiane prima dell'arresto, ma comportò lo scioglimento di numerosi presidi territoriali e gravi problemi di controllo del territorio da parte della RSI.
La stessa situazione bellica aveva chiarito che la GNR (nei centri urbani minori) e la Polizia Repubblicana (nelle città) non bastavano più a contenere le azioni dei GAP e del CLN, sempre più audaci e numerose. Tutto ciò aveva spinto il segretario del Partito Fascista Repubblicano (PFR), Alessandro Pavolini, ad istituire una sorta di "milizia politica" all'interno dello stesso partito fascista che rispondesse alle esigenze di protezione dei membri del partito e da affiancare alla Guardia Nazionale Repubblicana nei suoi compiti d'istituto, limitatamente ai servizi di ordine pubblico e di sorveglianza del territorio; il decreto istitutivo del Corpo non comprendeva infatti i poteri investigativi.
Con l'assenso di Benito Mussolini, il 9 maggio 1944 venne quindi fondata la Segreteria Militare del PFR, sotto la guida del generale della GNR e già Console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) Giovanni RiggioPier Paolo Battistelli, Andrea Molinari, Le Forze Armate della RSI, p. 123.. Dapprima egli attese al compito di sovrintendere all'istituzione dei nuclei volontari di fascisti all'interno delle forze armate (Esercito Nazionale Repubblicano, Marina Nazionale Repubblicana, Aeronautica Nazionale Repubblicana) e di polizia (Guardia Nazionale Repubblicana e Corpo di Polizia Repubblicana), ma già dalla fine di giugno del 1944 si decise per la trasformazione definitiva del Partito Fascista Repubblicano in un organismo militare.
Il Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione di Camicie Nere nacque così per raggruppare le formazioni armate paramilitari fasciste, organizzate e reclutate direttamente dal PFR, che presero il nome ufficiale di "Brigate Nere". Queste dovevano raccogliere le reclute su base volontaria tra gli iscritti al Partito Fascista Repubblicano. Ciascuna Federazione del Fascio Repubblicano (cioè ogni provincia) doveva così organizzare la propria Brigata Nera, attingendo ai ranghi dei propri iscritti. Tuttavia, né il numero dei volontari né, soprattutto, la limitatissima disponibilità di armi ed equipaggiamenti permisero di avvicinarsi agli organici previsti. Per fare un esempio, la 22ª Brigata Nera Antonio Faggion di Vicenza non superò mai i quattrocento uomini, meno di un terzo di quanto previsto dagli ordinamenti ( uomini, strutturati su una compagnia comando e tre battaglioni operativi di quattro compagnie ciascunoR.Lazzero "Le Brigate Nere", Rizzoli, Milano 1983.). .
Istituzione Secondo il decreto istitutivo delle Brigate Nere, l'arruolamento era riservato ai soli iscritti al partito e del tutto volontario. Successive circolari applicative specificarono tuttavia che l'iscrizione al Partito Fascista Repubblicano per gli uomini tra i 18 e i 60 anni di età non già soggetti ad altri obblighi militari era subordinata alla contestuale domanda di arruolamento nelle Brigate Nere, in quanto "non merita l'onore di militare nel partito chi non si senta di servirlo in armi". Allo stesso modo, veniva con forza sottolineato "l'obbligo morale" da parte dei fascisti già iscritti al PFR ad arruolarsiDianella Gagliani, Brigate Nere, Bollati Boringhieri.. Per questi motivi le Brigate Nere divennero un corpo paramilitare formalmente a carattere volontario, ma che di fatto comprendeva anche elementi forzati dalle circostanze ad entrarviGiampaolo Pansa, 1991. Il Gladio e l'Alloro. L'esercito di Salò. Mondadori Ed..
La decisione di mobilitare il PFR in una forza combattente era stata presa nell'ottica di riportarlo alle sue origini, quando il fascismo era soprattutto un movimento di reduci ed ex-combattenti. Pavolini ed i vertici fascisti erano convinti che solo così il PFR potesse riprendere l'originale tradizione di milizia spontanea e di azione militare, nonché il suo ruolo di élite militare della società, secondo la dottrina più radicale del fascismo. Per queste ragioni, il fascista doveva essere anzitutto un combattente.
A queste motivazioni ideologiche si aggiungevano le necessità imposte dalle circostanze in cui versava la Repubblica Sociale Italiana: occorreva un serbatoio di risorse umane cui attingere per sostenere le autorità militari e di polizia, costantemente in difficoltà nel controllare il territorio e fronteggiare la sempre più attiva Resistenza, e per difendere gli iscritti e le sedi del PFR dagli attacchi costanti dei GAP partigiani.
Ciononostante, il progetto originario di un'integrale militarizzazione del Partito Fascista Repubblicano nell'interezza delle sue strutture e dei suoi iscritti non ebbe un seguito concreto. La struttura militare del partito si affiancò semplicemente a quella politica, che continuò ad operare autonomamente, e solo un numero molto limitato degli iscritti al partito (poco più del 3%) venne mobilitato nelle Brigate Nere ed esclusivamente su base volontaria.
Decreto istitutivo
Organizzazione Gli appartenenti alle Brigate Nere ebbero la denominazione ufficiale di "Squadristi", esattamente come i componenti delle "squadre d'azione" del primo fascismo degli anni '20, per evidenziare ancora di più il richiamo alla tradizione originaria. Ogni Segretario Federale del PFR (le Federazioni erano su base provinciale) diveniva automaticamente il comandante della Brigata Nera formata nella propria Federazione. Ogni Brigata Nera era suddivisa teoricamente in 2 o 3 battaglioni, suddivisi a loro volta in compagnie. Sin dalla sua istituzione, il Corpo Ausiliario delle Squadre d'Azione di Camicie Nere suddivise il personale delle Brigate Nere in tre categorie: Volontari Permanenti (questi effettivamente composti da membri delle BB.NN. su base volontaria); Ausiliari di pronto impiego; Ausiliari di seconda categoria. Solamente il personale permanente aveva l'obbligo di risiedere nelle caserme (cioè le sedi del PFR e le Case del Fascio) e di portare l'uniforme. Le altre due categorie erano da mobilitare solo in caso di emergenza, sempre per la cronica mancanza di armi. I membri delle Brigate Nere disponevano di apposite tessere di riconoscimento ed erano autorizzati a portare armi ed a circolare liberamente anche durante il coprifuoco. I Volontari Permanenti ricevevano un sussidio mensile di 200 lire. Struttura Brigata 3 battaglioni 3 compagnie 3 squadre d'azione
Equipaggiamento e uniformi
Sebbene il comandante generale Alessandro Pavolini avesse istruito i Federali del partito affinché recuperassero ogni arma disponibile dai reparti (soprattutto di ex-Carabinieri Reali) che davano indicazioni di scarsa affidabilità, non fu possibile raggiungere un armamento adeguato alla forza costituenda. La cronica mancanza di armi fu dovuta soprattutto alla mancanza di fiducia da parte tedesca, manifestatasi con il netto rifiuto alla cessione delle armi da parte di Albert Kesselring (comandante delle forze tedesche in Italia) e dal limitato appoggio del generale Karl Wolff (comandante delle SS e della polizia tedesca nell'Italia settentrionale), che solo all'inizio di luglio 1944 autorizzò una cessione di fucili italiani Carcano Mod. 91, ai quali in teoria avrebbero dovuto far seguito altre armi da fuoco. A queste limitazioni si aggiungevano quelle sui tessuti per confezionare uniformi, generi alimentari, strutture adatte ad alloggiare un numero consistente di uomini, nonché carburante per i mezzi.Per quanto riguarda l'armamento individuale, le fonti fotografiche mostrano una grande varietà di modelli tra pistole, fucili e pistole mitragliatrici. Scarsissima o più spesso inesistente la presenza di armi di squadra o reparto (mortai, mitragliatrici e così via). In effetti, per tutta la loro esistenza le Brigate Nere dovettero sempre arrangiarsi con quel che trovavano, considerato anche che le poche armi lasciate alla RSI dalle autorità tedesche erano assegnate in priorità alle forze armate e alla GNR.Per quanto riguarda l'uniforme, i regolamenti si limitavano a prescrivere la camicia nera, spesso sostituita sul campo da maglioni, giacche o giubbotti dello stesso colore, e integrata a seconda della reperibilità da elementi di uniforme e buffetterie del Regio Esercito, dell'Esercito Repubblicano o della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.Nella fase iniziale non esistevano gradi in senso stretto, ma delle semplici cordelline indossate attorno alla spalla destra come indicatori temporanei di funzione di comando, legati al ruolo rivestito nell'operazione in corso, secondo il seguente schemaP. Marzetti, Uniformi e Distintivi dell'Esercito Italiano 1943-1945, Ermanno Albertelli Editore, Parma 1981.:
Comandante di Brigata Comandante di Battaglione o Vice-Comandante di Brigata Comandante di Compagnia Comandante di Plotone Comandante di Squadra
A partire dal gennaio 1945, il sistema venne abbandonato e vennero istituiti gradi permanenti, analoghi a quelli della Guardia Nazionale Repubblicana.